La sorella di padre Hamel e la madre del killer: l’amicizia sfida ogni logica

sorelle di dolore

Un’amicizia impossibile da cui è nato il libro “Sorelle di dolore” (Ares 2026). Per non lasciare al male l’ultima parola.


 

Ci sono storie che sfidano la logica del dolore umano.

Una di queste è quella di Roseline Hamel e Nassera Kermiche, protagoniste di un percorso umano nato dalle macerie di uno dei più gravi attentati islamisti avvenuti in Francia.

L’uccisione di padre Jacques Hamel, avvenuta il 26 luglio 2016 nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray.

Roseline è la sorella del sacerdote assassinato durante la celebrazione della messa. Nassera è la madre di Adel Kermiche, uno dei due giovani autori dell’attacco, poi uccisi dalle forze dell’ordine.

 

Sorelle di dolore: l’amicizia impossibile

Due donne che il destino avrebbe potuto condannare a una distanza insanabile, ma che invece hanno intrapreso un cammino comune di ascolto e riconciliazione.

La loro vicenda è raccontata nel volume Sorelle di dolore (Ares e Libreria Editrice Vaticana 2026), scritto con il giornalista Samuel Lieven (prefazione del card. Pierbattista Pizzaballa).

In una recente intervista, hanno raccontato la progressiva trasformazione del loro rapporto, da semplice contatto umano a una vera amicizia, costruita attorno alla sofferenza condivisa e al bisogno di dare senso a una perdita radicale.

L’attentato del 2016, rivendicato dall’Isis, aveva scosso profondamente la Francia nel contesto di una lunga serie di attacchi jihadisti.

 


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Le due donne dopo l’attentato

Prima del loro incontro, entrambe le donne vissero una fase di isolamento.

Roseline, sorella di padre Hamel, ricorda il senso di impotenza e le domande rivolte a Dio: «Mi dicevano: bisogna lasciare che il tempo faccia il suo corso…ma che significa?».

È in quel dolore che nasce una riflessione decisiva: «Chi può soffrire più di me? E mi è venuta in mente la madre del ragazzo che aveva accoltellato mio fratello».

Dall’altra parte, Nassera descrive lo smarrimento successivo all’attentato: «Dopo il dramma, la famiglia era distrutta. Ci chiedevamo: perché è capitato proprio a noi?».

Per settimane si chiuse in casa, interrogandosi continuamente sulle responsabilità materne: «Ho fatto tutto il necessario per crescere mio figlio in modo che questo non accadesse?».

 

Il primo contatto

Il primo contatto tra le due avvenne telefonicamente a cui ne seguì uno di persona.

Roseline racconta: «Mi sono permessa di chiederle se fossi andata a bussare alla sua porta avrebbe accettato di incontrarmi. Mi ha detto: “È molto tempo che aspetto questo momento”».

L’incontro avviene con la presenza e l’accompagnamento dell’arcivescovo di Rouen. Entrambe piansero, Nassera chiese continuamente perdono. Roseline la abbracciò: «Non sono venuta a cercare una richiesta di perdono, ma a proporle di affrontare insieme il nostro dolore».

 

sorelle di dolore

 

La preghiera davanti alla Madonna Nera

Due storie che si specchiano.

A distanza di anni, quel rapporto non è rimasto confinato alla dimensione privata: Roseline Hamel e Nassera Kermiche portano oggi la loro testimonianza in pubblico, soprattutto nelle scuole, nelle librerie e in incontri con i giovani.

Nel febbraio scorso, hanno pregato insieme la Madonna Nera nel cuore della cattedrale di Velay, sedute fianco a fianco.

Nell’intervista emerge il tentativo della madre di Kermiche di impedire la radicalizzazione del figlio e la risposta alla tipica domanda che tutti le fanno: se vuole ancora bene al figlio.

«Io rispondo che una mamma ama sempre i suoi figli, qualsiasi cosa spaventosa possano avere commesso», afferma. «Il dolore è enorme, eppure l’amore resta».

Roseline, infine, riflette sulla percezione pubblica della loro amicizia: «Molti mi chiedevano: cosa sei andata a fare in quella famiglia? Ma non hanno letto il Vangelo?».

 

Non lasciare al male l’ultima parola

Il caso di padre Jacques Hamel è diventato uno degli episodi simbolici della stagione degli attentati jihadisti in Francia tra il 2015 e il 2016, insieme a quelli del Bataclan e di Nizza.

L’amicizia impossibile tra la sorella della vittima e la madre dell’attentatore sfida ogni logica umana e insegna la possibilità di una riconciliazione che non cancella il male, ma rifiuta di lasciargli l’ultima parola.

Autore

La Redazione

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1 commenti a La sorella di padre Hamel e la madre del killer: l’amicizia sfida ogni logica

  • Marco ha detto:

    Per me non è un caso che siano donne.
    Sorella e madre di una vittima e un carnefice, che si incontrano nello spazio umano che precede (nel senso che sta a fondamento) le riflessioni.
    Maria meditava nel suo cuore e Maria era sotto la croce.
    Maria è colei che ha continuato ad avere fede anche davanti alla morte.
    Roseline e Nassera ci insegnano a fare un po’ lo stesso

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