Atei, comunisti e massoni: il pittoresco fronte spagnolo contro Leone

papa spagna proteste

Schieramento di protesta contro la visita del Papa in Spagna: anticlericali, indipendentisti e massoni. Passano gli anni, cambiano i Papi ma il copione resta uguale.


 

Dal 6 al 12 giugno Papa Leone XIV sarà in Spagna.

Si attendono grandi folle e anche l’immancabile fronte anti-cattolico si sta organizzando.

A Barcellona, in particolare, si sono formate truppe compatte di protesta che riuniscono associazioni laiche, ambienti dell’ateismo militante, gruppi massonici, sindacati e settori del separatismo catalano.

L’obiettivo? Contestare la presenza del Papa e il ruolo pubblico della Chiesa cattolica. Sai che novità.

 

L’esercito di atei e massoni

Il nucleo dell’iniziativa è il manifesto intitolato “Yo no te espero”, che critica la gestione istituzionale della visita papale, giudicata incompatibile con la neutralità dello Stato laico.

Tra i promotori figurano realtà come Ateos de Cataluña, Europa Laica, Comunistes de Catalunya e la Fundación Ferrer i Guàrdia, già attive in campagne per la separazione tra religione e istituzioni pubbliche.

Anche diversi esponenti legati alla massoneria spagnola si sono uniti al già bizzarro esercito.

In particolare si tratta di figure accademiche e giuridiche, membri della presidenza stessa della Fundación Ferrer i Guàrdia, collegata a ruoli di rilievo nella massoneria catalana.

Lo stesso presidente, Joan Francesc Pont Clemente, è un massone di 33° grado, il più alto, e ha ricoperto la carica di Vice Gran Maestro della Gran Loggia Simbolica di Spagna (GLSE) e di Gran Comandante del Supremo Consiglio dei Massoni (SCME), la più alta istituzione della massoneria inglese.

Altri massoni che si sono legati al fronte laicista sono Lluís Pérez Lozano, membro del patronato della stessa fondazione, Vicenç Molina Ferrer, già “venerabile maestro” e membro di onore del Supremo Consiglio dei Massoni spagnoli e Santiago Castellà, militante della sinistra radicale.

 

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Le polemiche sui costi della visita

Immancabile la campagna di raccolta firme e l’organizzazione di una manifestazione il 9 giugno alle 19 sul Passeig del Born, in concomitanza con il primo evento del Papa a Barcellona presso lo Stadio Olimpico.

Il manifesto chiede che non vengano stanziati fondi pubblici per l’organizzazione di eventi in onore del Papa e che i rappresentanti delle istituzioni non partecipino agli atti liturgici, arrivando a pretendere l’abolizione degli accordi con la Santa Sede.

Le polemiche sul costo della visita di Leone XIV erano ampiamente previste.

Ne abbiamo già dimostrato la pretestuosità sottolineando che il viaggio costerà 15 milioni e verrà pagato totalmente dalla stessa Conferenza Episcopale con l’aiuto di benefattori privati.

I guadagni per le città visitate, invece, saranno enormemente maggiori dei costi, come avviene ad ogni visita pastorale (si stimano 100 milioni di entrate).

 


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Gli indipendentisti: un tocco folkloristico

Molto curiosa invece l’accusa del movimento indipendentista catalano.

Secondo loro, durante la visita del Papa verranno “spagnolizzate” icone che sarebbero esclusivamente catalane.

Tra esse, ad esempio, la Sagrada Familia , dove Leone XIV celebrerà la Messa, l’abbazia di Montserrat, che verrà effettivamente visitata, e persino lo Stadio Olimpico, intitolato a Lluís Companys.

Il copione folkloristico è ora completo.

 

Lo schema resta identico

Arriva il Papa, si accendono le telecamere e immediatamente si mette in moto il riflesso pavloviano del fronte laicista-anticlericale. Che, per l’occasione, troverà sponda perfino nella massoneria catalana.

La migliore risposta a queste frange sociali saranno, come sempre, le piazze che a breve si riempiranno di spagnoli felici e pieni di speranza.

Cambia il Paese, cambia il Papa, cambiano i temi, ma lo schema resta identico. Puntuale come un orologio.

Autore

La Redazione

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1 commenti a Atei, comunisti e massoni: il pittoresco fronte spagnolo contro Leone

  • Paolo ha detto:

    La prossima visita di Papa Leone XIV in Spagna e la galassia eterogenea di sigle mobilitate per contestarlo offrono uno spunto interessante e un po’ straordinario per riflettere su una delle grandi questioni filosofiche e politiche della modernità: come costruire un “noi” senza distruggere l’“io”?È il nodo affrontato da Hans Urs von Balthasar e, in altro modo, da Augusto Del Noce. Entrambi avevano compreso che la crisi dell’Occidente non è soltanto morale o politica, ma anzitutto metafisica e teologica: riguarda il fondamento stesso della comunione umana.Ciò che colpisce nella composizione del fronte anti-papale è la convergenza di realtà profondamente differenti — l’individualismo di matrice massonica e il collettivismo della sinistra radicale, l’universalismo laicista e il particolarismo del separatismo catalano — unite tuttavia da un medesimo impulso negativo. Non si tratta di una vera comunione, ma di una coalizione reattiva, costruita più sul rifiuto di un principio comune che sulla condivisione di un significato positivo.Qui emerge una delle intuizioni più profonde di Balthasar: quando il fondamento dell’unità non è più personale e trascendente, ma puramente ideologico, biologico, economico o procedurale, la società oscilla inevitabilmente tra due poli opposti e complementari:l’atomizzazione individualistica e la massificazione impersonale. Da un lato, l’uomo viene pensato come individuo autosufficiente, legato agli altri solo da contratti, interessi o diritti reciproci; dall’altro, proprio questa dissoluzione dei legami organici produce nuove forme di conformismo collettivo, identitario o burocratico.Del Noce aveva intuito lucidamente questa parabola della modernità tardiva: molte ideologie nate come tentativi di costruire un “noi” sociale finiscono progressivamente assorbite nella civiltà tecnocratica e consumistica, dove persino la contestazione rischia di trasformarsi in un riflesso del medesimo individualismo radicale che pretendeva di combattere. Anche il particolarismo territoriale o culturale, quando perde il riferimento a un universale vivente, rischia di irrigidirsi in una logica difensiva. L’identità smette allora di essere apertura a una comunione più ampia e si riduce a delimitazione polemica di sé contro l’altro.Il cristianesimo propone invece una logica radicalmente diversa. Per la tradizione cristiana, l’unità autentica non nasce dalla fusione delle differenze né dalla loro repressione, ma da una comunione personale che ha il suo archetipo nella Trinità stessa. Nel mistero trinitario, infatti, la massima unità coincide con la massima distinzione:Il Padre non annulla il Figlio;Il Figlio non assorbe il Padre;Lo Spirito Santo non uniforma le Persone divine.L’unità divina non è monotonia, ma amore reciproco assoluto. È precisamente questa struttura che, secondo Balthasar, si rislette cristologicamente nella Chiesa. In Cristo l’uomo non perde la propria identità, ma la ritrova. Più una persona entra nella comunione ecclesiale, più diventa irripetibilmente sé stessa.Per questo la Chiesa non è assimilabile né a una massa ideologica né a un semplice aggregato di individui. Essa vive di una paradossale sintesi di unità e differenza: una pluralità di popoli, lingue, temperamenti, vocazioni e culture, unificati non da coercizione esterna, ma da una comune partecipazione allo stesso Logos e allo stesso Spirito.Le piazze che accoglieranno il Papa mostreranno probabilmente proprio questo contrasto tra due modelli antropologici:Da una parte, aggregazioni spesso costruite sulla reazione, sulla frammentazione o sulla pura rivendicazione;Dall’altra, la possibilità — almeno simbolica — di una comunione capace di tenere insieme universalità e persona, appartenenza e libertà.

    In fondo, il vero problema politico dell’Occidente resta sempre lo stesso: come evitare che il “noi” diventi tirannia e che l’“io” diventi isolamento.

    La risposta cristiana è che questo paradosso non può essere risolto semplicemente da procedure, interessi o strutture di potere, perché il suo fondamento ultimo è ontologico e spirituale. Solo una concezione dell’essere come comunione personale — il cui archetipo è la Trinità — permette di pensare insieme:
    Unità senza uniformità
    Differenza senza conflitto
    Personalità senza individualismo
    Comunione senza collettivismo