«Il massacro del Circeo è colpa dei cattolici»
- Ultimissime
- 13 Mag 2026

Secondo Micaela Grosso (UAAR), la cultura e le scuole cattoliche furono mandanti morali di Angelo Izzo nel Massacro del Circeo. Una tesi folle.
Cosa non si fa per dimostrare di esistere.
Più l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) perde iscritti e ai suoi eventi vincono costantemente sedie vuote e capelli bianchi, e più la sparano grossa.
Sul loro blog è recentemente comparso un articolo intitolato “L’ora di religione finisce col Circeo”.
A firmarlo è Micaela Grosso, stretta collaboratrice, esperta di glottodidattica e docente di Linguistica all’Università degli Studi eCampus. L’UAAR quando le serve la presenza pure come critica cinematografica.
Il Circeo e la cultura cattolica
Grosso sostiene che nel massacro del Circeo ci sarebbe la «complicità della cultura cattolica» degli anni Settanta, la quale «ha fornito agli assassini e ai loro complici silenti un humus almeno altrettanto fertile quanto le svastiche esibite».
L’autrice descrive infatti il cattolicesimo come segnato dalla «pedagogia della colpa e della redenzione a orologeria», della repressione sessuale. Una materia, scrive, «viva, fetida ma reale».
Quale sarebbe il legame che indicherebbe nel cattolicesimo il mandante morale diretto del Circeo?
Semplice, il fatto che i tre assassini, Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira, avessero in passato frequentato il liceo cattolico San Leone Magno, storico istituto privato dei Fratelli Maristi nel quartiere Trieste-Salario di Roma.
E’ quindi sufficiente che tre studenti, su migliaia accolti dai Fratelli Maristi, siano diventati criminali per incolpare direttamente oltre che l’istituto stesso anche tutta la morale cattolica.
E’ un ragionamento davvero curioso. Soprattutto perché nello stesso istituto si diplomò qualche anno prima anche Sergio Mattarella, attuale capo di Stato, oltre al fratello Piersanti. Non proprio carriere simili a quelle di Izzo.
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Silenzio sull’ateismo di Stato
Anzitutto colpisce l’assenza di qualunque competenza specifica. Grosso non è storica, criminologa, sociologa o studiosa del terrorismo nero e della violenza politica degli anni di piombo.
La sua lettura nasce da un pregiudizio poco razionale che lei stessa non ha problemi a manifestare.
«Chi scrive», confessa Micaela Grosso, «per deformazione professionale tende e vedere nei dettagli minimi (un crocifisso appeso storto, un prete che chiude in fretta la porta) i segnali di una lunga consuetudine alla negazione, alla minimizzazione, all’assoluzione preventiva dei “figli di papà”».
In secondo luogo, stupisce sempre l’ostinazione degli ambienti ateisti di voler trovare assurde colpe al cattolicesimo restando però totalmente silenti sulla violenza verso i credenti perpetrata in tutti i regimi che hanno aderito ufficialmente all’ateismo di Stato.
Dalla Cina di Mao, all’Albania di Hoxha, dall’Unione Sovietica di Stalin alla Corea del Nord di Kim Jong-un, dalla Cambogia di Pol Pot alla Jugoslavia di Tito.
Torna alla mente quando il giornalista Enrico Mentana liquidò come “colossale minchiata” la tesi secondo cui “se tutti fossimo atei il mondo sarebbe più pacifico”, sottolineando proprio che i regimi più crudeli ebbero un tratto comune: la messa al bando della religione.
Il libro di Edoardo Albinati
L’ispiratore della tesi di Micaela Grosso è il romanzo “La scuola cattolica” di Edoardo Albinati e il film che ne è stato tratto.
La stessa Grosso attribuisce ad Albinati il pensiero che il mostro del Circeo nacque «dalla pedagogia della preghiera imposta con la cinghia, dal dogma trasfigurato in privilegio, dall’anarchia morale travestita da ordine» e dal fatto che «se reciti bene le Ave Maria, tutto ti sarà perdonato».
Essendo anche critica cinematografica deve aver visto troppi horror, confondendo film con realtà.
In realtà, sia il libro che la pellicola uscita successivamente, giungo a conclusioni meno nette: pur criticando l’ipocrisia di certa educazione borghese e cattolica dell’epoca, sostengono che tale pedagogia non fornì gli strumenti per capire la radicale trasformazione sociale in corso e non aiutò i tre ex studenti che, una volta diventati, grandi furono autori del massacro.
Eppure Grosso conclude ugualmente che «il Circeo non è soltanto un crimine fascista» e negare la responsabilità del cattolicesimo sarebbe un’«operazione di comodo e anche un po’ codarda».
Angelo Izzo: “Tutte falsità”
Tale ricostruzione è stata, tra l’altro, smentita da uno dei protagonisti della vicenda.
Angelo Izzo dichiarò infatti che la cosiddetta “scuola cattolica” non c’entrava nulla con il delitto e che la violenza nasceva piuttosto da dinamiche personali e sociali molto più profonde (aveva già violentato e rapinato in passato).
In un’intervista recente ha contestato apertamente la volontà di voler attribuire ai «preti della scuola cattolica» il massacro che commise.
«Fu una porcheria, punto e basta», ammise nel 2021 in occasione dell’uscita del film tratto dal romanzo di Albinati.
Il criminale spiegò che si trattava di «un concentrato di luoghi comuni» in quanto la ricostruzione si basò sulle falsità che lui e gli altri coimputati misero a verbale all’epoca per esigenze difensive. Erano cose false, dice, ma che «ci facevano comodo».
A proposito di “mascolinità tossica”, Izzo ricorda ad esempio la presenza di altre persone, «tra cui una donna, nella villa del Circeo». È incredibile «che si voglia fare un racconto basato su una storia che è destituita di ogni fondamento, costruita su una serie di falsità che abbiamo in gran parte imbastito io e Gianni Guido coi nostri avvocati di fiducia».
Anche la severità delle rispettive famiglie fu un’invenzione giornalistica, «come altre cavolate divenute vere per i media e l’opinione pubblica».
Soltanto «autori a corto di idee possono riproporre le teorie che vuole responsabili dei giovani educati dalle scuole cattoliche e da famiglie assenti o loro stesse tarate, che se la presero con delle povere borgatare», spiegò. Tutto è basato su «presupposti inventati».
Allo stesso modo, il mostro del Circeo ritenne «ripugnante cercare di attribuire ai preti della mia ex scuola San Leone Magno le mie colpe o quelle dei miei sodali». Per farlo, ammette, «bisogna essere accecati da un pregiudizio anticattolico».
Mattarella: “Ho studiato lì, li ringrazio”
Dai Fratelli Maristi al San Leone, ricordò infine Izzo, hanno studiato altissime personalità.
Abbiamo già ricordato l’attuale capo di Stato che, nel 2017, partecipò in qualità di ex alunno al bicentenario dell’istituzione Marista. L’istituto è lo stesso frequentato da Izzo e dagli altri due criminali, soltanto 15 anni prima di loro.
Salendo sullo stesso palco da cui ringraziò l’istituto San Leone nel giorno della sua maturità, Sergio Mattarella disse parlando a braccio:
«C’è qualcosa che rimane inalterato nei cambiamenti d’epoca, cioè il senso della vita, quello trasmesso dall’insegnamento dei Maristi. La preparazione ad affrontare lo sviluppo, le gioie e le difficoltà della vita, le sue difficoltà e i suoi grandi e bei momenti. E’ questo che, in questa scuola e in tutte le scuole dei Maristi, viene trasmesso inalterato accanto all’insegnamento e alla trasmissione di conoscenza e di cultura. Di questo io allora ho ringraziato il San Leone e di questo posso rinnovare il ringraziamento ai Fratelli Maristi per quanto fanno. Questi 200 anni sono un lungo itinerario ma costantemente sviluppato con questa funzione e questa missione. Li ringrazio per quel che fanno nel nostro Paese».
Nessuna cultura sessuofobica, nessuna pedagogia soffocante, nessuna redenzione a orologeria o repressione morale.
D’altra parte, l’Italia cattolica degli anni Sessanta e Settanta fu il Paese che produsse i fratelli Mattarella, ma anche sacerdoti antimafia, volontari, opere caritative, famiglie stabili e un tessuto sociale infinitamente più coeso di quello odierno.
Il massacro del Circeo resta uno dei delitti più orribili della storia italiana. Proprio per questo meriterebbe analisi serie, non buffonate ateiste utili soltanto per regolare conti personali con la religione.


















4 commenti a «Il massacro del Circeo è colpa dei cattolici»
Infatti: Sergio Mattarella fu colui che, in viaggio ufficiale in Brasile, per affermare la crisi della democrazia non trovò di meglio che di riferirsi al papa che è un monarca assoluto che nulla sa e nulla gli interessa della emdocrazia.
Per quanto riguarda la violenza basterebbe che vi informaste seriamente sulla violenza che i cristiani praticarono per imporsi, a cominciare da quel criminale che fu Paolo di Tarso che bruciava libri per diffondere la voce del “signore”. Basterebbe pensare a come nel nostro paese la laicità venga ad ogni piè sospinto tradita vergognosamente: laFrancia qui insegna. E che dire del pedobattesimo che è una vera e propria vergognosa imposizione su esseri inermi? Imposto con la premessa che dal battesimo non si può uscire, si può essere solo cancellati dagli elenchi della criminale organizzazione internazionale CCAR.
Poc he cose , ma significative, in pochissimi minuti.
Ok, ora prendi la pillolina e riposa un po’.
Il classico benaltrismo di chi non ha argomenti. Parli di Mattarella, di Paolo di Tarso, della laicità tradita, ma della tesi assurda oggetto della critica dell’articolo cosa mi dici? Non hai risposto a nessuna delle critiche di questo articolo, hai solo cercato di spostare l’attenzione su argomenti fantoccio.
leggere e studiare…studiare e leggere… Buon metodo per evitare figuracce!