«A Gerusalemme gli ebrei mi sputano»: il monaco conferma i video
- Ultimissime
- 07 Mag 2026

L’abate Nikodemus Schnabel di Gerusalemme conferma la crescente intolleranza di ebrei ortodossi verso i cristiani. Ma sbagliato generalizzare.
Che succede a Gerusalemme?
Negli ultimi mesi si sono intensificate le preoccupazioni per la condizione delle comunità cristiane in Terra Santa, vittime di sempre più numerosi attacchi da parte degli ebrei più ortodossi.
Proprio ieri, sui nostri social abbiamo documentato alcune di queste manifestazioni di odio attraverso una serie di video inquietanti dove rabbini e fedeli ebrei picchiano e sputano contro sacerdoti e suore cattoliche, oltre a vandalizzare chiese e statue.
Violenza anticristiana
In queste ore è emerso l’ennesimo dileggio verso i simboli cattolici in Libano: un soldato israeliano ha infilato una sigaretta nella bocca di una statua della Vergine Maria.
Qualche giorno fa l’aggressione di suor Marie-Reinea nella zona della Città Vecchia di Gerusalemme ha fatto il giro del mondo. La religiosa ha fatto sapere di aver perdonato l’aggressore e di pregare per la sua conversione.
L’episodio era di poco successivo alle immagini di un soldato israeliano intento a prendere a martellate una statua di Gesù. La croce è stata prontamente ricollocata al suo posto grazie all’intervento dei militari italiani.
Già nel 2023 padre Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, denunciava «un aumento degli attacchi: scontri, sputi, accuse, insulti, non sono una grande novità. Però l’aumento esponenziale di questi fenomeni, soprattutto nella zona della Città Vecchia, sono diventati oggetto di preoccupazione e sono ormai all’ordine del giorno».

“Se esco per strada mi sputano”
A documentare questa escalation non sono soltanto video e immagini ma anche la testimonianza dell’abate Nikodemus Schnabel, membro dell’abbazia della Dormizione a Gerusalemme.
La crescente ostilità anticristiana tra gli ebrei radicali in Israele sarebbe secondo lui dovuta alla «completa destigmatizzazione del sentimento anticristiano» da parte del governo di Israele.
A seguito del brutale attacco alla suora francese a Gerusalemme, ad esempio, non c’è stata alcuna reazione indignata delle istituzioni. Il Primo Ministro, Benjamin Netanyahu, non ha rilasciato una dichiarazione di solidarietà per le vittime cristiane degli attacchi: «Lo Stato dovrebbe prendere una posizione chiara, e non vedo che ciò sta accadendo», dice padre Schnabel.
Precisiamo soltanto che il ministro degli Esteri, Gideon Saar, ha affermato due giorni fa che «chiunque alzi le mani contro i nostri fratelli cristiani sarà punito severamente».
Il monaco benedettino ha inoltre sottolineato che un noto anticristiano, Itamar Ben Gvir, siede addirittura nel governo come Ministro della Sicurezza Nazionale. Nel frattempo, diversi membri del parlamento israeliano sono arrivati a chiedere che Israele sia “purificato” da croci e altri simboli non ebraici.
«Appena esco in strada a Gerusalemme vestito da monaco», racconta l’abate, «potrei contare quante volte vengo insultato verbalmente». Se in precedenza tali attacchi tendevano a verificarsi in modo discreto e nell’oscurità, «ora mi sputano addosso in pieno giorno».
E’ quello che le immagini effettivamente testimoniano.
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Solidarietà di ebrei a cristiani
Padre Schnabel vuole però sottolineare anche che molti ebrei, al contrario, aborrono la violenza contro le minoranze.
L’organizzazione “Rabbis for Human Rights” (Rhr) ha infatti dichiarato che «la violenza contro i cristiani deve finire!», condannando l’aggressione alla suora francese.
Un gruppo di rabbini e rabbine di diverse correnti dell’ebraismo ha anche fatto visita alla religiosa.
Presenti anche rappresentanti di “Tag Meir” (Segno di luce), altra organizzazione ebrea che lotta contro il razzismo e i crimini d’odio: «Siamo solidali con la nostra sorella colpita, e con tutti coloro che sono minacciati dall’estremismo e dalla violenza», si legge in una breve nota.
Ebrei, fratelli maggiori
Riconoscere questi atti è fondamentale per non cadere in un’accusa generalizzata e quindi ideologica.
Il Concilio Vaticano II ha dichiarato che gli ebrei «rimangono ancora carissimi a Dio» e che la Chiesa riconosce un legame spirituale profondo con il popolo dell’Antica Alleanza.
La questione è stata sviluppata da Giovanni XXIII a Paolo VI, fino a Giovanni Paolo II quando durante la visita alla sinagoga di Roma nel 1986 definì gli ebrei «i nostri fratelli prediletti» e, in un certo senso, «i nostri fratelli maggiori», espressione rimasta simbolica nel linguaggio del dialogo interreligioso.
Al netto di questa sconcertante escalation, ci auguriamo che la discriminazione dei cristiani anche da parte di alcuni ebrei ortodossi -come se non bastasse quella subita nei Paesi a maggioranza musulmana- non arrivi ad ostacolare il percorso di avvicinamento compiuto nel corso dei secoli.


















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