«Senza le Crociate, l’Europa sarebbe islamica»

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L’eminente storico Thomas F. Madden (Saint Louis University) toglie il velo ideologico dalle Crociate e spiega perché l’Europa dovrebbe esserne grata.


 

Pochi temi sono circondati da tanti pregiudizi e miti quanto le Crociate.

Descritte spesso come il primo esempio di colonialismo europeo o come un’aggressione gratuita mossa dall’avidità, queste spedizioni militari vengono oggi guardate sotto una luce diversa da sempre più studiosi di fama internazionale.

In questo caso ne ha parlato Thomas F. Madden, eminente storico del Medioevo e direttore del Center for Medieval and Renaissance Studies presso la Saint Louis University.

Un vero specialista delle Crociate, a cui ha dedicato oltre trent’anni di carriera tanto che molti famosi studiosi statunitensi di storia medievale sono stati suoi alunni. Di suo consigliamo in italiano il libro Le crociate. Una storia nuova (Lindau 2014)

 

Cosa sarebbe l’Europa senza le crociate?

«Se non ci fosse mai stata una crociata», ha dichiarato in un’intervista durata oltre due ore. «Tutta l’Europa occidentale sarebbe stata conquistata dalle potenze islamiche. Fu chiaramente opera di Dio».

Un giudizio netto, dato a posteriori da chi ha studiato dettagliatamente il contesto storico, senza negare o giustificare le atrocità che si verificarono anche per mano dei crociati.

Tuttavia, ha spiegato, «la superpotenza del Medioevo era l’Islam. L’Occidente era debole, diviso e spesso in guerra con se stesso. Le potenze islamiche erano ricche, immense, controllavano vasti territori e avevano un’ideologia di espansione, il jihad. Non nascondevano il fatto di voler conquistare tutto».

«Le crociate», spiega, «non fermarono mai completamente l’avanzata islamica, ma la rallentarono». Senza di esse «probabilmente entro il XVI secolo — forse anche prima — tutta l’Europa occidentale sarebbe stata conquistata».

Il cristianesimo sarebbe forse sopravvissuto ma nel modo in cui resiste oggi nei paesi musulmani: come una piccola minoranza. E Roma? «Forse avrebbe ancora un papa, ma con pochissimo potere, un po’ come il patriarca di Costantinopoli oggi a Istanbul. Deve essere approvato dal governo turco».


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Le crociate furono guerre di difesa

Il mito più diffuso sulle crociate è che sarebbero state una forma di colonialismo medievale mosso dall’avidità dei cavalieri che, ad un certo punto, si stancarono di combattere tra loro e furono inviati dalla Chiesa a uccidere quanti più musulmani possibile, prendere le loro terre e colonizzarle.

«Penso che la maggior parte delle persone non vada molto oltre questa idea», spiega lo storico. «I fatti, naturalmente, sono completamente diversi».

Quella descritta è una caricatura recente emersa dalle idee illuministe di Voltaire e Gibbon del XVII e XVIII secolo. Nel XIX secolo il marxismo adottò questa interpretazione che, di fatto, entrò nei libri di scuola.

La verità, spiega Thomas Madden, è che «le crociate furono un fenomeno completamente medievale, che non aveva nulla a che fare con il colonialismo e furono una risposta a secoli di espansione musulmana». Quando iniziarono erano già trascorsi oltre cinque secoli durante i quali due terzi del mondo cristiano originario erano stati conquistati dai musulmani.

O l’Occidente iniziava a difendersi «oppure sarebbe stato completamente assorbito dall’Islam. Le crociate furono quella difesa».

Si trattò sempre di «un’azione difensiva», specifica ancora lo storico. «Ogni grande crociata fu proclamata in risposta a un attacco».

La chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, ad esempio, fu intenzionalmente distrutta nel 1009 dal sultano in Egitto, Al-Hakim e i cristiani furono espulsi. La prima crociata, nata nel 1095, intese respingere l’avanzata turca in Asia Minore e restituire ai Bizantini i loro territori.

 

I crociati non si arricchirono

Un altro mito sui crociati è infatti che si unirono alla chiamata per arricchirsi di denaro e di terreni.

«Negli ultimi 60-70 anni», però, «gli storici hanno esaminato numerosi materiali disponibili lasciati dai crociati scoprendo che ognuno spendeva tre volte il proprio reddito annuale per partecipare anche solo a una breve crociata e qualunque bottino ottenessero — e non era molto — veniva comunque più che speso durante il viaggio».

Per quanto riguarda i terreni invece, l’idea della Prima crociata fu conquistarli e restituirli all’imperatore bizantino a Costantinopoli. Chi rimase, dovette farlo con enorme sacrificio poiché avevano terre e famiglia a casa loro. In ogni caso, oltre il 90% dei crociati sopravvissuti tornò a casa: «Non volevano restare, lo si legge nelle loro lettere».

 

Perché nacquero le Crociate?

Perché allora partirono per le crociate? Madden cita un illustre collega, Jonathan Riley-Smith dell’Università di Cambridge, il quale rispose parlando di “pio idealismo”.

I crociati sapevano di essere peccatori, di vivere in un’epoca segnata dalla guerra e dai combattimenti e sapevano che «avrebbero avuto molte difficoltà a entrare in paradiso».

La crociata divenne una grande opportunità perché Urbano II la presentò come atto di carità verso i cristiani d’Oriente oppressi e perseguitati. Un atto di penitenza, un pellegrinaggio.

I Turchi, dopo aver sconfitto le forze cristiane bizantine in Oriente con la battaglia di Manzicerta, conquistarono anche Gerusalemme rendendo impossibile la vita dei cristiani. Fu così che l’imperatore di Costantinopoli, Alessio Comneno, si trovò costretto a chiedere aiuto alle uniche potenze cristiane rimaste, quelle dell’Europa occidentale.

Urbano II raccolse quella richiesta e nel 1095, al concilio di Clermont, la presentò ai cavalieri presenti come opportunità per un’indulgenza plenaria, cioè la remissione delle pene temporali dovute al peccato. Ma sarebbero dovuti partire a loro spese e a loro rischio.

Il messaggio fu poi affidato ai predicatori, come Pietro l’Eremita.

Fu lui a guidare una sorta di pre-crociata, chiamata “la crociata dei poveri” perché composta da circa 10mila cavalieri poveri e contadini, incapaci di infliggere danni al nemico.

Furono tutti massacrati dai turchi del sultano Kilij Arslane, tranne coloro che furono disposti a convertirsi all’Islam. Pietro l’Eremita fu l’unico superstite.

Quando l’anno successivo arrivarono i crociati, il sultano turco pensò che fosse altrettanto facile. Ma fu sconfitto dai sofisticati sistemi di guerra dell’Europa occidentale.

 

Quasi tutte le Crociate furono un fallimento

Nessuno all’epoca pensava che la Prima crociata fosse la prima di qualcosa, era solo quella.

Poi però nel 1147 Edessa fu catturata dagli islamici e la popolazione venne massacrata, così Papa Eugenio dovette indire una nuova crociata, la seconda. A questa tutti i re vollero partecipare, donne comprese.

Ma, come riconosce Madden, «la seconda crociata fallì completamente. Non è un’esagerazione dire che sarebbe stato meglio se non fosse mai stata lanciata». Edessa non poté essere riconquistata, così i crociati si diressero verso Gerusalemme e attaccarono Damasco. Ma furono costretti a ritirarsi.

E anche le altre crociate, tutte orientate a riconquistare Gerusalemme, fallirono quasi sempre.

 

Le atrocità dei crociati condannate dal Papa

Parlando infine delle atrocità avvenute per mano dei crociati, lo storico statunitense ricorda che la guerra è mortale, spesso è caotica e non va come si vorrebbe.

E’ quanto accadde con la conquista e il sacco di Costantinopoli durante la Quarta crociata. Avvennero anche stupri di donne e suore. spesso per mano di italiani.

Si conosce un caso in particolare, grazie alla testimonianza di Niceta Coniata, quando un italiano a cavallo afferrò una giovane donna e lo portò in una delle case per violentarla. Il padre non riuscì a rincorrerlo e chiese aiuto a dei cavalieri crociati che intervennero e costrinsero l’uomo a riportare la ragazza al padre.

Questo indica la presenza di vari gruppi diversi che parteciparono al sacco di Costantinopoli. E Innocenzo III, spiega lo storico, «ne fu profondamente sconvolto, tanto che alcune delle cose terribili che sappiamo provengono proprio dalle sue lettere».

In una lettera, ad esempio, il Papa scrisse: «Sento parlare di conventi violati e di suore esposte alla turpitudine delle truppe. Sento parlare dell’uccisione di innocenti, del furto ai danni dei poveri. Voi dite che i Greci considerano chiunque obbedisca al papa peggiore dei cani. Bene, gli avete dato un motivo per pensarlo».

Per Innocenzo III la crociata era semplicemente andata fuori controllo. Nel 2004 Giovanni Paolo II chiese ancora perdono per la Quarta crociata, ricorda lo storico, «anche se il suo predecessore fece tutto il possibile per fermarla e la condannò».

Per contrappasso, non vanno dimenticati i santi tra i crociati. Ad esempio San Luigi, un grande re cristiano di Francia ricordato per le sue opere di carità. Lavava i lebbrosi, invitava i poveri alla sua tavola e amministrava la giustizia per chiunque venisse a chiedergliela.

 

“Grazie a Dio per le crociate!”

Arrivati alla conclusione dell’intervista, Thomas Madden prova a tirare le somme.

«Le crociate furono guerre difensive che erano anche una pratica devozionale, non erano colonialiste, non erano imperialiste», ricorda ancora una volta.

Ebbero il grande effetto nel rallentare l’avanzata dell’Islam e diedero all’Europa quello spazio di respiro di cui aveva bisogno per poter durare abbastanza a lungo quando arrivò al XVI e XVII secolo».

Autore

La Redazione

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