«Senza le Crociate, l’Europa sarebbe islamica»
- Ultimissime
- 02 Mag 2026

L’eminente storico Thomas F. Madden (Saint Louis University) toglie il velo ideologico dalle Crociate e spiega perché l’Europa dovrebbe esserne grata.
Pochi temi sono circondati da tanti pregiudizi e miti quanto le Crociate.
Descritte spesso come il primo esempio di colonialismo europeo o come un’aggressione gratuita mossa dall’avidità, queste spedizioni militari vengono oggi guardate sotto una luce diversa da sempre più studiosi di fama internazionale.
In questo caso ne ha parlato Thomas F. Madden, eminente storico del Medioevo e direttore del Center for Medieval and Renaissance Studies presso la Saint Louis University.
Un vero specialista delle Crociate, a cui ha dedicato oltre trent’anni di carriera tanto che molti famosi studiosi statunitensi di storia medievale sono stati suoi alunni. Di suo consigliamo in italiano il libro “Le crociate. Una storia nuova“ (Lindau 2014)
Cosa sarebbe l’Europa senza le crociate?
«Se non ci fosse mai stata una crociata», ha dichiarato in un’intervista durata oltre due ore, «tutta l’Europa occidentale sarebbe stata conquistata dalle potenze islamiche. Fu chiaramente opera di Dio».
Un giudizio netto, dato a posteriori da chi ha studiato dettagliatamente il contesto storico, senza negare o giustificare le atrocità che si verificarono anche per mano dei crociati.
Tuttavia, ha spiegato, «la superpotenza del Medioevo era l’Islam. L’Occidente era debole, diviso e spesso in guerra con se stesso. Le potenze islamiche erano ricche, immense, controllavano vasti territori e avevano un’ideologia di espansione, il jihad. Non nascondevano il fatto di voler conquistare tutto».
«Le crociate», spiega, «non fermarono mai completamente l’avanzata islamica, ma la rallentarono». Senza di esse «probabilmente entro il XVI secolo — forse anche prima — tutta l’Europa occidentale sarebbe stata conquistata».
Il cristianesimo sarebbe forse sopravvissuto ma nel modo in cui resiste oggi nei paesi musulmani: come una piccola minoranza.
E Roma? «Forse avrebbe ancora un papa, ma con pochissimo potere, un po’ come il patriarca di Costantinopoli oggi a Istanbul. Deve essere approvato dal governo turco».
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Le crociate furono guerre di difesa
Il mito più diffuso sulle crociate è che sarebbero state una forma di colonialismo medievale mosso dall’avidità dei cavalieri che, ad un certo punto, si stancarono di combattere tra loro e furono inviati dalla Chiesa a uccidere quanti più musulmani possibile, prendere le loro terre e colonizzarle.
«Penso che la maggior parte delle persone non vada molto oltre questa idea», spiega lo storico. «I fatti, naturalmente, sono completamente diversi».
Quella descritta è una caricatura recente emersa dalle idee illuministe di Voltaire e Gibbon del XVII e XVIII secolo. Nel XIX secolo il marxismo adottò questa interpretazione che, di fatto, entrò nei libri di scuola.
La verità, spiega Thomas Madden, è che «le crociate furono un fenomeno completamente medievale, che non aveva nulla a che fare con il colonialismo e furono una risposta a secoli di espansione musulmana».
Quando iniziarono erano già trascorsi oltre cinque secoli durante i quali due terzi del mondo cristiano originario erano stati conquistati dai musulmani.
O l’Occidente iniziava a difendersi «oppure sarebbe stato completamente assorbito dall’Islam. Le crociate furono quella difesa».
Si trattò sempre di «un’azione difensiva», specifica ancora lo storico. «Ogni grande crociata fu proclamata in risposta a un attacco».
La chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, ad esempio, fu intenzionalmente distrutta nel 1009 dal sultano in Egitto, Al-Hakim e i cristiani furono espulsi. La prima crociata, nata nel 1095, intese respingere l’avanzata turca in Asia Minore e restituire ai Bizantini i loro territori.
I crociati non si arricchirono
Un altro mito sui crociati è infatti che si unirono alla chiamata per arricchirsi di denaro e di terreni.
«Negli ultimi 60-70 anni», però, «gli storici hanno esaminato numerosi materiali disponibili lasciati dai crociati scoprendo che ognuno spendeva tre volte il proprio reddito annuale per partecipare anche solo a una breve crociata e qualunque bottino ottenessero — e non era molto — veniva comunque più che speso durante il viaggio».
Per quanto riguarda i terreni invece, l’idea della Prima crociata fu conquistarli e restituirli all’imperatore bizantino a Costantinopoli. Chi rimase, dovette farlo con enorme sacrificio poiché avevano terre e famiglia a casa loro.
In ogni caso, oltre il 90% dei crociati sopravvissuti tornò a casa: «Non volevano restare, lo si legge nelle loro lettere».
Perché nacquero le Crociate?
Perché allora partirono per le crociate?
Madden cita un illustre collega, Jonathan Riley-Smith dell’Università di Cambridge, il quale rispose parlando di “pio idealismo”.
I crociati sapevano di essere peccatori, di vivere in un’epoca segnata dalla guerra e dai combattimenti e sapevano che «avrebbero avuto molte difficoltà a entrare in paradiso».
La crociata divenne una grande opportunità perché Urbano II la presentò come atto di carità verso i cristiani d’Oriente oppressi e perseguitati. Un atto di penitenza, un pellegrinaggio.
I Turchi, dopo aver sconfitto le forze cristiane bizantine in Oriente con la battaglia di Manzicerta, conquistarono anche Gerusalemme rendendo impossibile la vita dei cristiani.
Fu così che l’imperatore di Costantinopoli, Alessio Comneno, si trovò costretto a chiedere aiuto alle uniche potenze cristiane rimaste, quelle dell’Europa occidentale.
Urbano II raccolse quella richiesta e nel 1095, al concilio di Clermont, la presentò ai cavalieri presenti come opportunità per un’indulgenza plenaria, cioè la remissione delle pene temporali dovute al peccato. Ma sarebbero dovuti partire a loro spese e a loro rischio.
Il messaggio fu poi affidato ai predicatori, come Pietro l’Eremita.
Fu lui a guidare una sorta di pre-crociata, chiamata “la crociata dei poveri” perché composta da circa 10mila cavalieri poveri e contadini, incapaci di infliggere danni al nemico.
Furono tutti massacrati dai turchi del sultano Kilij Arslane, tranne coloro che furono disposti a convertirsi all’Islam. Pietro l’Eremita fu l’unico superstite.
Quando l’anno successivo arrivarono i crociati, il sultano turco pensò che fosse altrettanto facile. Ma fu sconfitto dai sofisticati sistemi di guerra dell’Europa occidentale.
Quasi tutte le Crociate furono un fallimento
Nessuno all’epoca pensava che la Prima crociata fosse la prima di qualcosa, era solo quella.
Poi però nel 1147 Edessa fu catturata dagli islamici e la popolazione venne massacrata, così Papa Eugenio dovette indire una nuova crociata, la seconda. A questa tutti i re vollero partecipare, donne comprese.
Ma, come riconosce Madden, «la seconda crociata fallì completamente. Non è un’esagerazione dire che sarebbe stato meglio se non fosse mai stata lanciata». Edessa non poté essere riconquistata, così i crociati si diressero verso Gerusalemme e attaccarono Damasco. Ma furono costretti a ritirarsi.
E anche le altre crociate, tutte orientate a riconquistare Gerusalemme, fallirono quasi sempre.
Le atrocità dei crociati condannate dal Papa
Parlando infine delle atrocità avvenute per mano dei crociati, lo storico statunitense ricorda che la guerra è mortale, spesso è caotica e non va come si vorrebbe.
E’ quanto accadde con la conquista e il sacco di Costantinopoli durante la Quarta crociata. Avvennero anche stupri di donne e suore. spesso per mano di italiani.
Si conosce un caso in particolare, grazie alla testimonianza di Niceta Coniata, quando un italiano a cavallo afferrò una giovane donna e lo portò in una delle case per violentarla. Il padre non riuscì a rincorrerlo e chiese aiuto a dei cavalieri crociati che intervennero e costrinsero l’uomo a riportare la ragazza al padre.
Questo indica la presenza di vari gruppi diversi che parteciparono al sacco di Costantinopoli. E Innocenzo III, spiega lo storico, «ne fu profondamente sconvolto, tanto che alcune delle cose terribili che sappiamo provengono proprio dalle sue lettere».
In una lettera, ad esempio, il Papa scrisse: «Sento parlare di conventi violati e di suore esposte alla turpitudine delle truppe. Sento parlare dell’uccisione di innocenti, del furto ai danni dei poveri. Voi dite che i Greci considerano chiunque obbedisca al papa peggiore dei cani. Bene, gli avete dato un motivo per pensarlo».
Per Innocenzo III la crociata era semplicemente andata fuori controllo. Nel 2004 Giovanni Paolo II chiese ancora perdono per la Quarta crociata, ricorda lo storico, «anche se il suo predecessore fece tutto il possibile per fermarla e la condannò».
Per contrappasso, non vanno dimenticati i santi tra i crociati.
Ad esempio San Luigi, un grande re cristiano di Francia ricordato per le sue opere di carità. Lavava i lebbrosi, invitava i poveri alla sua tavola e amministrava la giustizia per chiunque venisse a chiedergliela.
“Grazie a Dio per le crociate!”
Arrivati alla conclusione dell’intervista, Thomas Madden prova a tirare le somme.
«Le crociate furono guerre difensive che erano anche una pratica devozionale, non erano colonialiste, non erano imperialiste», ricorda ancora una volta.
Ebbero il grande effetto nel rallentare l’avanzata dell’Islam e diedero all’Europa «quello spazio di respiro di cui aveva bisogno per poter durare abbastanza a lungo quando arrivò al XVI e XVII secolo».


















8 commenti a «Senza le Crociate, l’Europa sarebbe islamica»
Interessante!
La questione delle Crociate non può essere compresa se non si accetta il “fatto” che l’islam non è una reliigione inclusiva. E’ lo stesso Corano che introduce (a priori) l’esistenza di “altre” persone e “altri” popoli da soggiogare e riportare (anche con la forza) sotto la “vera” fede. Una impostazione del genere, in un momento (nel basso medioevo) in cui le aspirazioni alla trascendenza interessavano praticamente tutti gli esseri umani viventi, non poteva che conformare una cultura (quella islamica appunto) che separa a priori “noi” (gli islamici) dagli “altri” (tutto il resto delle altre fedi)… con tutte le conseguenze del caso. Quanto ai “non credenti” non si può non constatare come al giorno d’oggi gli islamici continuano a vedere e percepire (in termini sempre fortemente divisivi) le persone atee (considerati miscredenti, negazionisti dell’ordine creato da Dio, moralmente deficitari, ecc…). Quanto al cristianesimo non possiamo non ricordare come uno dei fondatori del cristianesimo, Paolo, non era Giudeo e allo stesso Paolo diventò di fatto “locomotiva” della nuova religione che Gesù aveva avviato.
E’ prima di tutto il vangelo a non essere inclusivo dove si insulta e si condanna chiunque non creda ai vangeli e a cristo, da Giovanni e Tessalonicesi 2:
Giovanni 3:18:
e ancora:
Molto bello discuterne in dialogo aperto!
Come non riuscire nemmeno a interpretare il testo più famoso della storia 😀
Bellissimo discuterne, grazie mille Roberto!
Cosa c’entra l’Islam con l’Europa!? L’Islam era già in Spagna e aveva deciso di fermarsi, infatti Federico II di Svevia e il sultano d’Egitto Al-Kamil condussero la sesta crociata attraverso la diplomazia anziché le armi, culminando nel trattato di Giaffa. Questo accordo pacifico restituì Gerusalemme ai cristiani e garantì il controllo dei luoghi santi, scambiando conoscenze culturali
Trattato di Giaffa (1229): Grazie a intensi negoziati, Federico ottenne la riconsegna di Gerusalemme, Betlemme e Nazaret, ottenendo il titolo di Re di Gerusalemme.
L’accordo pacifico scandalizzò il Papa Gregorio IX, poiché voleva il sangue degli infedeli, voleva “crociata” militare e per questo scomunicò lo Stupor Mundi!
Quindi furono i cristiani a volere la guerra, non l’Islam, come oggi è israele e gli USA cristiani che vogliono la guerra, non gli islamici!
Molto interessanti questi approfondimenti!
Dire che l’Islam “aveva deciso di fermarsi” in Spagna è un’assurdità: si sono fermati perché a Poitiers Carlo Martello li ha sconfitti e perché la Reconquista cristiana li ha ricacciati indietro palmo dopo palmo in otto secoli di guerra aperta. Non è stata una scelta etica, è stata una sconfitta militare. Passando al Trattato di Giaffa, Al-Kamil era un politico pragmatico e cinico: ha ceduto Gerusalemme perché aveva i fratelli pronti a pugnalarlo alle spalle e non poteva permettersi due fronti aperti. Federico I era un re isolato e scomunicato che cercava un risultato facile per salvare la faccia senza sprecare l’esercito.
Il mondo islamico dell’epoca insultò pesantemente il Sultano, trattandolo come un traditore della fede per aver consegnato i luoghi santi ai “miscredenti”.
Sono molto interessanti questi approfondimenti, soprattutto per chi conosce la storia!
Poitiers è in Francia non in Spagna, infatti si legge: « Poitiers (pronuncia francese [pwaˈtje], in pittavino Poetae o Poetié, in occitano Peitieus, in italiano arcaico Poitieri[2]) è una città della Francia centrale di 91 345 abitanti, sul fiume Clain » inoltre si legge che:
« A giudizio dello storico belga Henri Pirenne, la battaglia di Poitiers «non ha l’importanza che le si attribuisce» perché «segna la fine di un’incursione ma in realtà non arresta nulla». I musulmani, infatti, proseguirono le loro scorrerie negli anni immediatamente successivi »
Inoltre sempre fermati si sono, a prescindere dal motivo!
Lo Stupor Mundi era Federico II non Federico I, ed era chiamato cosi perché era considerato il Sovrano più Illuminato del tempo, apprezzato da tutti , addirittura dal mondo Arabo, tranne che dal papa, perché Federico II era aperto anche ad altre culture e sopratutto era giusto, infatti aveva giustamente permesso che i cristiani potessero essere portati a giudizio da TUTTI , musulmani compresi!
Il papa lo ha scomunicato perché andava contro i suoi interessi.
Usala anche tu la Wikipedia ti fa bene! E’ bello confrontarsi con testa aperta , ma anche con cuore aperto e a te ti sento un po chiusa!
Continuare a copiare da Wikipedia non ti renderà conoscitore di argomenti di cui evidentemente non sai nulla, muovendoti solo per spirito polemico e per ideologia personale.
Non considero Wikipedia una fonte autorevole perché ci ho collaborato in passato e le cose che copi malamente potrei averle scritte io o tu e aver inserito come prova una fonte a caso con la certezza che nessuno sarebbe mai andato a verificare.
Prova a confrontarti usando le tue conoscenze e la tua intelligenza, copiare dagli altri è sintomo di debolezza culturale e chiusura mentale e sono certa che tu non sei un ignorante.