Don Pagliarani, vola basso: la Provvidenza non guida lo scisma della FSSPX
- Ultimissime
- 27 Apr 2026

La Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) vicina allo scisma per ribellione al Papa. Il superiore, don Pagliarani, sente però la legittimazione della Provvidenza.
Nuova intervista-fiume rilasciata da don Davide Pagliarani.
Pochi lo conoscono ma si tratta del superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), comunità tradizionalista fondata da Marcel Lefebvre nel 1970 in opposizione al Concilio Vaticano II.
L’arcivescovo francese fu scomunicato nel 1988 (poi riabilitato nel 2009, ma senza piena riconciliazione canonica) a causa dell’ordinazione di vescovi senza il mandato del Papa.
La FSSPX vicina allo scisma
Oggi la Fraternità si ritrova oggi nella medesima situazione essendo intenzionata a procedere con ordinazioni episcopali senza mandato pontificio per propria sopravvivenza: gli unici vescovi rimasti sono molto anziani.
Un gesto che il diritto canonico considera un atto gravissimo, fino allo scisma.
La tentazione di disobbedienza ha sempre vissuto all’interno della Fraternità, spesso auto-danneggiandosi.
Infatti, anche il braccio destro di Lefevre, Richard Williamson (noto per aver negato l’Olocausto), fu allontanato nel 2012 perché rifiutò l’obbedienza ai suoi superiori. Cioè la stessa cosa che oggi fa l’intera FSSPX nei confronti di Roma.
Lo scisma di Williamson provocò quindi la nascita dell’Unione sacerdotale Marcel Lefebvre, una comunità separata e in ostilità con la FSSPX. Dinamiche abituali in ambito protestante-luterano.
Contro Roma in nome della libertà
L’intervista recente a don Pagliarani conferma l’idea di un gruppo di fedeli (circa 1.000 membri) abituati a vivere all’interno di una bolla comunitaria, convinti di essere la guida autentica della Chiesa e il suo epicentro spirituale.
Quel che emerge è la suggestiva abilità di ribaltare la realtà a proprio favore.
Così, ad esempio, le prossime consacrazioni annunciate dalla FSSPX vengono spiegate da don Pagliarani non come un oggettivo gesto di sfida e tradimento ma «sono un atto di fedeltà» dovuto dalla «salvaguardia della libertà indispensabile per professare la fede e trasmetterla alle anime».
Quindi una piccola comunità cattolica disobbedisce apertamente al Papa in nome della libertà a professare la fede. E’ un ragionamento che definire illogico è riduttivo.
La FSSPX guidata dalla Provvidenza?
Un secondo esempio, ancora più clamoroso, è l’annuncio al proprio fianco della volontà divina per giustificare le gesta e l’esistenza stessa della FSSPX.
Don Pagliarani lo ripete spesso, basta solo contare quante volte ripete la parola “Provvidenza“.
Il sacerdote tradizionalista afferma infatti che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sarebbe uno «strumento di un salutare scuotimento» per tutti i cattolici, «scuotimento che solo la Provvidenza può realizzare». E’ sempre la Provvidenza, infatti, che concederebbe alla fraternità di «l’opportunità di contribuire a qualcosa di cui la Chiesa ha bisogno oggi più che mai, per il suo bene e per il suo rinnovamento».
La Provvidenza starebbe guidando la FSSPX a disobbedire a Roma per dare alla Chiesa stessa un insegnamento che la porterebbe sulla retta via?
Il dubbio di aver sbagliato a capire svanisce quando il concetto viene ripetuto.
«Nell’attuale confusione», spiega ancora don Pagliarani, «la Provvidenza fornisce alla Società di San Pio X i mezzi per proclamare chiaramente i diritti eterni di Nostro Signore», per questo si sarebbe «un grave peccato da parte nostra sottrarci a quest’obbligo impostoci dalla fede e dalla carità».
E’ l’obbedienza al volere di Dio che permette «di comprendere perché la Società di San Pio X esiste e perché sta procedendo oggi con queste consacrazioni episcopali».
Se non fosse ancora chiaro, il superiore della FSSPX lo ripete per la terza volta.
«Il ruolo che la Provvidenza sembra aver riservato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X», afferma solennemente, «è quello singolare di essere segno di contraddizione: una spina nel fianco per i riformatori». E più si cerca di estirpare la spina «e più essa si insinua: non è la spina in sé a determinare questo effetto terapeutico, bensì i duemila anni di Tradizione che essa incarna e rappresenta».
La questione prende quindi una piega escatologica. E’ la FSSPX a dover salvare la Chiesa, ritenendosi evidentemente depositaria della successione apostolica.
Non vediamo francamente molta differenza dalle strabordanti omelie dell’ex don Alessandro Minutella, autoproclamatosi Grande Prelato e successore di Pietro dopo aver ricevuto la scomunica ecclesiale.
Anche lui, come Pagliarani, giustifica abitualmente il suo agire come volere diretto della Provvidenza, intenzionata a far sopravvivere un piccolo resto di cattolici come segno di conversione per tutti in mezzo all’iniquità manifestata dalla Chiesa.
I vescovi a favore della FSSPX
Un altro elemento interessante dell’intervista di don Pagliarani è l’entusiasmo per il sostegno ricevuto da due vescovi.
Verrebbe da dire i “soliti” due vescovi tradizionalisti: Athanasius Schneider (Kazakistan) e Joseph Strickland (Stati Uniti), entrambi grandi sostenitori dello scomunicato Carlo Maria Viganò.
Il primo già visitatore ufficiale presso la FSSPX e il secondo rimosso dall’incarico di vescovo di Tyler dopo aver dato del “pagliaccio diabolicamente disorientato” a Papa Francesco.
Al contrario, i cardinali Müller e Sarah si sono fermamente opposti alla FSSPX, ricevendo l’accusa da don Pagliarani di vivere in «dicotomia permanente».
L’ombra di Lutero
Il lungo intervento di don Pagliarani lascia emergere come sempre giudizi dissacranti sulla Chiesa e sui suoi pastori, a partire da Papa Francesco.
Nulla di nuovo a parte il ricordo di un’esperienza personale da lui vissuta: «Quando chiesi un incontro con Francesco in Vaticano, ottenni un’udienza in meno di 24 ore, ed è stato particolarmente affabile».
Non c’è molto altro da salvare in un’intervista che, ancora una volta, palesa l’intenzione di voler respingere l’obbedienza ecclesiale in nome di una presunta investitura divina.
Sembra superfluo ricordare che nella visione autenticamente cattolica, l’unico criterio oggettivo di comunione e verità è la successione di Pietro. È lì che la Provvidenza agisce stabilmente nella storia.
Pretendere di correggere la Chiesa contro il Papa, appellandosi alla Provvidenza, non è zelo per la verità: è il suo travestimento. Lutero ci ha già provato e non è andata benissimo.
















2 commenti a Don Pagliarani, vola basso: la Provvidenza non guida lo scisma della FSSPX
Un vero cattolico riconosce che ogni Papa è voluto dallo Spirito Santo, anche se lo critica per quello che dice o per quello che fa: non era forse
voluto dallo Spirito Santo anche quel sodomita di Papa Giulio III che, appena salì al soglio pontificio, nominò cardinale Innocenzo, il suo amante 17enne, figlio di un suo servo?
Pagliarani è, come molti tradizionalisti del resto, quantomeno ottuso se non ignorante. Perché, spoiler, la Chiesa ha sempre fatto in 2000 anni riforme e riforme. Il che non vuol dire sia progressista, o tradizionalista. La Chiesa è Chiesa: custodisce la Tradizione apostolica e sa come renderla comprensibile a tutti cogliendo i segni dei tempi. È così da sempre.
San Gregorio VII fece riforme importanti, Innocenzo III fece riforme importanti, il Concilio di Trento le fece così come il Concilio Vaticano II. E non c’è nulla di strano, la nostra fede si incarna nella storia, sa proclamare quella bellezza antica e sempre nuova che Agostino contemplava.
La FSSPX invece resta estranea sì, ma non solo alla storia… alla Chiesa stessa.