Un nuovo documentario svela “la mano nascosta dietro l’Universo”
- Ultimissime
- 15 Apr 2026

Luci e ombre del nuovo documentario, espressione del “Disegno Intelligente”. Giusta provocazione al materialismo ma messaggio filosoficamente attaccabile.
Un’opera ambiziosa, con luci ma anche ombre.
Parliamo del documentario “The Story of Everything“ in uscita nei cinema statunitensi il 30 aprile prossimo.
L’obbiettivo è raccontare l’universo non solo come un sistema fisico, ma come una realtà che suggerisce intenzionalità e ordine.
Diretto da Eric Esau e ispirato al libro “Return of the God Hypothesis” del biochimico Stephen Meyer, il film propone ufficialmente come «un’esplorazione cinematografica del cosmo che svela la mano nascosta dietro il nostro universo».
Le ombre: il Disegno Intelligente
La tesi centrale ruota attorno a tre grandi scoperte scientifiche: l’inizio dell’universo con il Big Bang, la cosiddetta “fine-tuning” delle costanti fisiche e la complessità informativa della vita.
Secondo gli autori, questi elementi suggerirebbero che la realtà non è il prodotto di processi puramente casuali, ma presenta indizi di una struttura intenzionale.
Il documentario (qui il trailer ufficiale) si inserisce chiaramente nel filone del cosiddetto “Intelligent Design” (ID), o “Disegno Intelligente”, un movimento statunitense di stampo cristiano protestante che sostiene che alcune caratteristiche dell’universo e della vita siano troppo complesse per essere spiegate solo da processi naturali non guidati, introducendo l’azione diretta di un disegnatore intelligente.
Più che il Dio della rivelazione biblica, l’ID sembra però rievocare il demiurgo platonico ed è chiaro essere un contraltare filosofico del più ingenuo materialismo neodarwinista, secondo cui se le strutture biologiche sono determinate dall’interazione tra mutazione e selezione allora non ci sarebbe alcuno spazio per Dio.
UCCR ne ha parlato pochi mesi fa con il biochimico cattolico Paolo Tortora (Università Bicocca).
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Le luci: una sfida al materialismo
Sarebbe però sbagliato liquidare “The Story of Everything” come neo-creazionismo.
Il film ha invece il merito, non banale nel panorama contemporaneo, di sottrarsi alla narrazione materialista dominante e di rimettere al centro grandi domande: perché esiste qualcosa piuttosto che nulla? Perché le leggi dell’universo sono così straordinariamente e innegabilmente adatte alla vita?
In un’epoca in cui molta divulgazione scientifica tende a escludere a priori ogni apertura metafisica, questo tipo di proposta può stimolare un dibattito più ampio.
Il cast del documentario
Il cast riflette questa ambivalenza.
Da un lato, la presenza di figure legate al “Disegno Intelligente” come Stephen Meyer o Michael Behe indica chiaramente l’impostazione del progetto.
Dall’altro, però, emergono nomi come il matematico John Lennox e il chimico James Tour, entrambi credenti ma non allineati formalmente al movimento: la loro partecipazione contribuisce a dare maggiore spessore e pluralità alla riflessione.
Non a caso lo stesso Lennox, a proposito del “Disegno Intelligente”, scrive in maniera totalmente condivisibile: «Occorre distinguere il riconoscimento del progetto e l’identificazione dell’architetto. Il secondo è una questione essenzialmente teologica e si colloca al di fuori dell’ambito scientifico»1J. Lennox, “Fede e scienza”, Armenia 2009, pp. 11, 12
Più controversa appare invece la presenza dell’imprenditore miliardario Peter Thiel, tecno–filosofo statunitense spesso autore di dichiarazioni e posizioni piuttosto estreme.
Un misto di luci e ombre, sicuramente una provocazione culturale che sfida il riduzionismo imperante ma avrebbe potuto trasmettere un messaggio meno attaccabile dal punto di vista filosofico, scientifico e teologico.


















3 commenti a Un nuovo documentario svela “la mano nascosta dietro l’Universo”
Si gira in tondo senza però un approccio serio alla domanda: le leggi che regolano l’universo sono frutto del caso o sono state volute in modo immutabile così come sono?
Da notare che, se fossero frutto del caso, le nostre certezze scientifiche non avrebbero senso perché le leggi che regolano l’universo potrebbero casualmente cambiare in ogni istante.
Ho affrontato questi temi in modo approfondito nel mio libro “Segni di un Progetto Intelligente”, recentemente tradotto anche in inglese con il titolo “Beyond Chance”.
A mio avviso, dire che l’Intelligent Design è “filosoficamente attaccabile” è corretto solo in parte: qualsiasi posizione lo è. Il punto è se le obiezioni riescono davvero a spiegare meglio l’origine dell’informazione biologica, che resta una questione centrale.
Il problema non è inserire Dio nelle lacune, ma comprendere come possa emergere informazione altamente specifica e funzionale.
Che molti cattolici abbiano adottato senza riserve l’evoluzionismo, secondo me, dipende anche da una conoscenza non sempre approfondita di questi aspetti.
Salvatore Canto
Il vero problema sono infatti tutte le sfumature di significato che oggi si attribuiscono al termine “evoluzione”, talvolta in netto contrasto tra loro, con le quali si getta fumo negli occhi e si riesce addirittura a non far entrare in conflitto l’evoluzione con il salto di specie.