Paolo Villaggio, l’odio su Madre Teresa: «Un topo albanese»

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Le parole dissacranti dell’attore Paolo Villaggio su Madre Teresa fanno parte di un inspiegabile un odio di molti, abbagliati dalla luce della suora albanese. Una donna che ha infastidito l’egoismo e il cinismo disperato di molti occidentali.

 

Madre Teresa, risposta alle critiche: nessun lato oscuro (dossier)


 

Capita ogni anno, puntualmente.

All’anniversario della morte dell’attore Paolo Villaggio, il 3 luglio, sui social lo si celebra riproponendo uno spezzone di un’intervista del 2008 al programma televisivo “Invasioni barbariche” in cui il comico diede il meglio (o il peggio) del suo cinismo.

«Non le ho detto che io ho conosciuto suor Teresa», disse alla conduttrice Daria Bignardi. «Questo topo albanese, piccolina così».

 

Paolo Villaggio e l’incontro con Madre Teresa di Calcutta

L’attore, noto per il personaggio Fantozzi, riferì di essere stato a Calcutta in visita a un lebbrosario gestito dalle suore e di aver incontrato proprio Madre Teresa: «Mi guardò come si guarda un rettile».

Bignardi replicò: «Forse ha visto in lei una persona cattiva. «No, assolutamente», la risposta secca. «Ha visto un rompipalle che andava lì…a far che cosa?».

Villaggio parla di una stanza «piena di computer» (mai comparsi in alcuna foto) e alla richiesta di visitare il lebbrosario Madre Teresa avrebbe chiamato una consorella giovane e italiana per accompagnarlo.

«Ma com’è lei?», chiese quindi l’attore italiano alla suora, cercando di capire qualcosa su Madre Teresa. La risposta: «Non me lo faccia dire. Lei ha mai sentito parlare di noi?».

Da questo breve scambio, Paolo Villaggio riferì a Bignardi di aver capito che «questo topo albanese non ha avuto la generosità di coinvolgere nella sua scalata al successo, perché è stata beatificata da viva, anche gli altri».

 

Qui sotto il video:

 

Paolo Villaggio, un ateo disperato

Se nel personaggio cinematografico che lo ha reso famoso la vena dissacrante serviva a denunciare l’alienazione della società borghese, nel racconto su Madre Teresa il cinismo di Villaggio è pieno di compiacimento nel violare un santa.

Così come sono orgogliosi di lui tutti quelli che ogni anno condividono queste sue parole, come ha fatto l’anno scorso il giornalista di Today.it, Massimo Falcioni:

L’attore è sempre stato un ateo irriverente, convinto che la Chiesa fosse «la più grande forza reazionaria della storia», accusando Gesù Cristo di essere «da manicomio, uno squilibrato», Papa Wojtyla «un buon attore, fingeva di essere gobbo e buono», mentre Benedetto XVI «ha un accento che se si veste da SS con quella faccia fa svenire tutti gli ebrei che incontra».

Non era neppure la prima volta che Villaggio raccontava questo episodio, in precedenza aveva aggiunto che «Madre Teresa è stata una manager, aveva uno studio faraonico con i computer, una barca di segretarie. Tra i lebbrosi, non ci andava mai».

 

Il misterioso odio su Madre Teresa

Nel nostro dossier dedicato a Madre Teresa di Calcutta ci siamo occupati di replicare a queste ed altre violente menzogne contro la suora albanese, piovutele inspiegabilmente addosso da vari esponenti occidentali.

Lo scrittore statunitense Christopher Hitchens è stato il più attivo. Mentre ingozzava litri di alcool nella sua villa a Washington, scrisse un libro chiamandola «fanatica, fondamentalista e imbrogliona», spingendosi fino a definirla «“put**na”» di fronte al sociologo William A. Donohue.

E’ un mistero inspiegabile come Madre Teresa sia stata oggetto di tanto livore gratuito, la risposta non è semplice ma ruota attorno a un paradosso: più una figura si avvicina alla santità, più raccoglie l’odio di chi vive nell’ombra e rimane abbagliato dalla luce emanata.

Con la sua radicale e totale dedizione ai più poveri e sofferenti, Madre Teresa ha infatti rappresentato uno shock fastidioso per chi ha come metro morale l’indifferenza, l’egoismo e il cinismo.

E’ lo stesso figlio di Paolo Villaggio a dirlo. In un’intervista a Vanity Fair, Piero Villaggio ricorda con amarezza il padre, con il quale non è mai riuscito ad avere un rapporto e questo lo ha condotto alla dipendenza da eroina dall’età di 17 anni.

Lo definisce «una persona molto egoista» anche se oggi «la rabbia che ho nutrito per anni si è quasi trasformata in tenerezza».

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Una risposta laica a Paolo Villaggio

Su Il Fatto Quotidiano qualche anno fa è uscita la testimonianza laica di Emanuele Fucecchi.

Racconta di aver servito assieme alle suore di Madre Teresa in alcune strutture di Roma, descrivendole come «variopinti convogli di disperazione: trans picchiati a sangue, preti ciechi e alcolisti, ex detenuti psicotici, marginalità estreme e di qualsiasi tipo, accolte sempre con lo stesso sorriso. Agli occhi della santa e delle sue sorelle erano tutti moribondi come quelli di Calcutta».

Anche lui, come Villaggio, incontrò Madre Teresa e rispondendo all’attore ricordò che «lo sguardo di questa mini-albanese era capace di guardare dentro».

In particolare, ciò che colpì Fucecchi furono gli «occhi rossi che sbucavano dal buio ogni giorno, per cercare la luce», quelli di «un’apostola della carità, pronta ad accogliere esseri di qualsiasi status e credo».

 

Ecco quindi che l’odio nei racconti su Madre Teresa si scopre essere più una confessione involontaria che una vera critica: non dice molto di vero su Madre Teresa, ma moltissimo su chi racconta.

Autore

La Redazione

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1 commenti a Paolo Villaggio, l’odio su Madre Teresa: «Un topo albanese»

  • Paolo ha detto:

    Anch’io ho avuto l’immensa grazia di incontrare Madre Teresa, nel dicembre del 1992. Sebbene il nostro incontro sia stato breve, ricordo ancora come ti guardava: non solo il tuo volto, ma la tua anima, come se nulla dentro di te potesse essere nascosto. Non era uno sguardo di giudizio, ma di verità e compassione. Riflettendo su quel momento, mi viene in mente un passo del Commento di san Tommaso d’Aquino alla Lettera agli Ebrei (cap. 5, lect. 3): «Unusquisque enim secundum quod dispositus est, sic iudicat; sicut iratus aliter iudicat durante passione et aliter ipsa cessante; et ideo dicit Philosophus quod unusquisque qualis est, talis et finis videtur sibi» – «Ciascuno giudica secondo la sua disposizione d’animo; come un uomo adirato giudica diversamente durante la sua passione rispetto a quando questa si è placata; e così, come dice il Filosofo, ciascuno vede la fine secondo ciò che egli stesso è». Forse questo spiega perché alcuni riconobbero in lei lo splendore della santità, mentre altri, incapaci di sopportare quella luce, reagirono con inspiegabile ostilità. Alla fine, tali reazioni rivelano molto di più su chi giudica che su chi viene giudicato.