Nietzsche: «Ecco perché odio il cristianesimo»

Quale fu il giudizio di Nietzsche sul cristianesimo? Stima per Gesù ma odio profondo per la religione cristiana la quale impedisce «di vantare diritti particolari, di supremazia». La carità e l’attenzione ai più deboli furono per lui il principio opposto alla selezione naturale.

 
 
 

Già in passato ci eravamo occupati di Nietzsche e della sua viscerale intolleranza per il cristianesimo.

Ne ha parlato qualche tempo fa anche David Lloyd Dusenbury, docente alla Hebrew University of Jerusalem, riflettendo anche sulla visione nicciana di Socrate e Gesù, che il filosofo tedesco accomunò strettamente, criticando instancabile l’eredità platonico-cristiana.

 

Nietzsche e la stima per Gesù.

La morte di Cristo e quella di Socrate furono per Nietzsche «i più grandi assassinii giudiziari della storia del mondo». Mentre ritenne il secondo, Socrate, un grande dialettico «ambulante di Atene», Gesù fu «l’uomo più nobile».

Dusenbury ha commentato così queste parole: «Nietzsche è l’unico a riflettere sul fatto che che la cultura europea è stata inaugurata, anche solo simbolicamente, da questi due processi».

La psicologia di Nietzsche, scrive lo studioso, «è modellata dai testi greco-romani pre-cristiani (e anti cristiani). Questo gli impedisce di vedere il cristianesimo secondo il modello stereotipato dell’Illuminismo, cioè la fede più sanguinosa della storia umana».

 

Ecco perché Nietzsche odiava il cristianesimo.

Mentre la stima per la figura di Gesù è palpabile («questi in verità è stato un uomo divino», scrisse ne L’Anticristo), alrettanto lo è la repulsione per i Vangeli e il cristianesimo.

Nietzsche parla addirittura di «sorte funesta» diffusa dal cristianesimo. Cos’è che lo scandalizza? E’ il fatto che l’eredità cristiana impedisce che qualcuno oggi «possa avere il coraggio di vantare diritti particolari, di supremazia».

I cristiani distruggono la gerarchia tra gli uomini, essi, scrive il filosofo tedesco, sono «per un profondissimo istinto ribelli contro tutto quanto è privilegiato, egli vivono, combattono sempre per “diritti uguali”». La carità, l’attenzione ai malati, ai più deboli è insopportabile per l’autore de L’Anticristo, il cristianesimo «si volgeva a ogni specie di diseredati della vita».

Ecco le parole di Nietzsche ne L’Anticristo:

«Se si pongono gli individui come uguali si mette in questione la specie, si favorisce una prassi che mette capo alla rovina della specie; il cristianesimo è il principio opposto a quello della selezione. Se il degenerato e il malato devono avere altrettanto valore del sano, allora il corso naturale dell’evoluzione è impedito. Questo amore universale per gli uomini […] ha in realtà abbassato la forza, la responsabilità, l’alto dovere di sacrificare uomini. La specie ha bisogno del sacrificio dei falliti, deboli, degenerati; ma proprio a questi ultimi si rivolse il cristianesimo. Questo pseudoumanesimo che si chiama cristianesimo, vuole giungere appunto a far sì che nessuno venga sacrificato»1Friedrich Nietzsche, L’Anticristo. Maledizione del cristianesimo, Adelphi 1977, p. 73-136.

 

Secondo David Lloyd Dusenbury saranno proprio i pensieri di Nietzsche a “difendere” il cristianesimo dagli attacchi illuministi, quando venne accusato di essere gerarchico e patriarcale. «Se avessimo ascoltato Nietzsche», conclude lo studioso, «saremmo stati più riluttanti nell’accusare» l’eredità cristiana.

La redazione

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