Il caso Galileo convertì lo storico della scienza agnostico F. S. Taylor

caso galileoSolitamente si cita il caso Galileo come l’emblema del conflitto tra scienza e fede ed invece è un fatto storico che, quando è studiato seriamente, porta a giudizi diametralmente opposti. E’ capitato allo storico della scienza inglese Frank Sherwood Taylor.

 

Se ci si reca sulla pagina Wikipedia dedicata a Frank Sherwood Taylor, si può apprezzare il suo importante ruolo come storico e filosofo della scienza nell’Inghilterra tra gli anni ’30 e ’50 del secolo scorso. Docente di Chimica al Queen Mary College di Londra, direttore del Museo di Storia della scienza a Oxford dal 1950 fino alla sua morte nel 1956. Fu anche presidente dell’Accademia inglese di Storia della scienza (il biologo Sydney Brenner, premio Nobel nel 2002, raccontò di aver iniziato la sua carriera leggendo The Young Chemist, scritto proprio da Sherwood Taylor nel 1934).

Non si legge nulla però sulla sua vita personale, a meno di scorgere alla fine dell’elenco dei suoi libri, il titolo Man and Matter – Essays Scientific & Christian (1951). Si scopre così che il suo ultimo lavoro riguardò proprio i rapporti tra scienza e fede, una serie di saggi scientifici nei quali si armonizzano le conoscenze scientifiche alla visione cristiana e cattolica dell’esistenza. Si accenna anche che F.S. Taylor, invitato a tenere una conferenza su Galileo Galilei, indagò talmente a fondo che divenne un esperto dell’argomento e arrivò alla conclusione che «la storia di Galileo era piena di deliberate distorsioni attuate da scrittori anti-cattolici e razionalisti. Questo gli fece capire che la scienza è colpevole di tutti i reati solitamente assegnati alla Chiesa: è malata, malvagia, ingannevole e superstiziosa». Da quel momento in poi, «Sherwood Taylor iniziò a vedere il cristianesimo come la più pura e più intelligibile delle religioni, capace di offrire soluzioni a innumerevoli problemi della vita».

 

Agnostico ed imbevuto di positivismo illuminista.

Nonostante la precaria attendibilità di Wikipedia, sopratutto su questo tipo di argomenti, occorre ammettere che i fatti raccontati sono veri. Potremmo dire che se il caso Galileo viene solitamente addotto per minare la credibilità della Chiesa, nel caso Taylor è accaduto esattamente l’opposto: uno storico della scienza affermato e autorevole ha studiato la vicenda talmente a fondo, superando la superficie leggendaria restituita dai libri scolastici, trovando ragioni tali da introdurlo da chiedere di poter entrare a far parte della Chiesa cattolica.

F.S. Taylor, figlio di un padre agnostico e di madre anglicana, non aveva alcuna preoccupazione esistenziale prima del suo studio sulla condanna a Galileo. «La mia educazione religiosa fu quasi inutile, la vita della mia famiglia non era regolata in riferimento a Dio, ma alle regole sociali prevalenti nel primo periodo edoardiano», scrisse in Man and Matter. Un periodo dominato dal materialismo e dal positivismo, che lo affascinò pur non completando alcuni dubbi che scalfivano talvolta il suo agnosticismo: «Non riuscivo a vedere come dall’aggiungere un atomo ad un altro si potesse ottenere la vita e il pensiero». Anche il tema della bellezza lo colpiva, perché un fiore selvatico che serve solo come deposito di nettare per un’ape, è talmente bello? «Quale posto occupa la bellezza nello schema evolutivo?».

 

Il caso Galilei e la stima per la posizione della Chiesa.

Nel pieno della sua carriera scientifica, racconterà che nel 1937 ebbe «il mio primo contatto con la Chiesa cattolica, attraverso la più improbabile delle provvidenze». La Rationalist Associated Press lo invitò a tenere una conferenza sul razionalismo nella storia della scienza, la sua specialità, applicandolo però alla fatidica abiura di Galileo Galilei. «Non conoscevo bene l’argomento ma decisi di accettare ed iniziai a studiare per poter anche scrivere un libro sulla vita di Galileo. Mentre studiavo i documenti e la sua storia in dettaglio, tuttavia, mi resi conto che la leggenda comunemente accettata su Galileo era piena di deliberate distorsioni introdotte dagli scrittori anti-cattolici e razionalisti».

Nel 1938, come si era promesso, pubblicò realmente un libro intitolato Galileo and the freedom of thought (Galileo e la libertà di pensiero). In esso dimostrò che l’astronomo pisano mai dimostrò la tesi della rotazione terrestre attorno al sole e, anzi, l’argomento delle maree che usò a suo sostegno si dimostrò errato in pochi mesi. E nemmeno riuscì a smentire con convinzione le “prove” con le quali gli scienziati e filosofi del tempo supportavano il modello geocentrico. La Chiesa, così, si dimostrò esigente nel richiedere a Galileo più “scientificità” prima di annullare di colpo la visione della realtà dominante all’epoca che, oltretutto, pareva conciliare con il racconto biblico. Inoltre, fece notare l’eminente storico della scienza britannico, ci si dimentica delle tante sfumature che contribuirono enormemente all’intervento dell’Inquisizione. Ad esempio lo “scontro di personalità”, considerando la “penna sarcastica” di Galileo nel deridere Papa Paolo V e, inoltre, il fatto che gli eventi accaddero nel mezzo di una tempesta europea con il protestantesimo proprio sull’interpretazione delle Scritture. Infine, si dimentica anche che Copernico (come lo stesso Galileo), venne onorato e sostenuto da papi, vescovi e cardinali quando presento la sua teoria eliocentrica nei giardini vaticani.

Sherwood Taylor, sulla scia di altri studiosi, concluse che nonostante il suo giudizio finale, chiaramente errato dal punto di vista scientifico, la Chiesa si era limitata ad essere cauta in un contesto di confronto virulento su chi avesse il potere di determinare ciò che dice la Bibbia. Pur comprendendo che il Sant’Uffizio agì «goffamente», lo storico della scienza ricordò che Galileo non fu mai torturato, ma rimase agli arresti domiciliari per tutta la vita nella sua villa, dove visse con una pensione pagata dal Papa trascorrendo il suo tempo continuando i suoi studi e ricevendo discepoli da ogni parte del mondo. Mai pronunciò la frase “eppur si muove” e morì da un buon cattolico, come sempre lo fu, dopo aver ricevuto i sacramenti in compagnia della figlia, che scelse di diventare monaca.

 

La conversione dello studioso, grazie anche a Sant’Agostino.

Alla luce di tutti questi fatti, Sherwood Taylor fece un ragionamento illuminante: «Se le affermazioni sull’opposizione della Chiesa alla scienza sono così debolmente fondate, lo stesso potrebbe accadere rispetto a tutte quelle storie sul male, sulla frode e la superstizione che le mie letture protestanti e razionaliste mi avevano messo in mente ai danni del cattolicesimo, ancora non credevo ma ero aperto a credere». La conversione vera e propria maturò grazie all’incontro con due cattolici di cui non rivelò mai il nome, ma che li descrisse come «caritatevoli, umili e inflessibili nella fede, che irradiavano santità. Un esempio di cristianesimo in azione per tutti».

Grazie all’amore sbocciato verso Sant’Agostino, inoltre, aprì gli occhi sul suo ingenuo ottimismo scientista e sull’ideologia del dio Progresso. Capì che la scienza non rende il mondo migliore e non fa l’uomo felice: «Quello che il mondo ha bisogno non è più conoscenza, ma persone migliori. La crudeltà scandalosa e l’oppressione economica del XIX secolo si verificarono a causa della malvagità degli uomini più che all’ignoranza sulla natura. Non potrei vedere un’altra fonte di etica altruistica che nel credere in Dio».

Nel 1938 pubblicò il suo studio sul caso Galileo come parte di un processo di riflessione che lo portò ad essere accolto nella Chiesa cattolica il 15 novembre 1941, all’età di 44 anni, quando già era un scienziato di grande prestigio. Divenne un punto di riferimento sull’argomento e si specializzò in seguito sul pensiero degli alchimisti greci e medievali e sulla compatibilità tra scienza e fede, divenne direttore del Science Museum di Londra.

 

Anche il filosofo Paul Feyerabend: “la Chiesa si attenne più alla ragione di Galileo”.

Un caso, quello di Frank Sherwood Taylor, che ricorda molto quello di un altro celebre studioso, il filosofo della scienza Paul Feyerabend. Anche lui rigorosamente laico -e tale rimase, al contrario di Sherwood Taylor-, approfondì l’abiura di Galilei concludendo a sua volta con la celebre frase: «La Chiesa all’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana».

Abbiamo pubblicato l’intera riflessione di Feyerabend, basata anche sulle lettere del così tanto diffamato card. Bellarmino. Molto interessante in particolare il passaggio in cui riconosce:

«la Chiesa non diceva: quel che è in contraddizione con la Bibbia interpretata da noi deve scomparire, per quanto siano forti le ragioni scientifiche in suo favore. Una verità sostenuta da un ragionamento scientifico non era respinta. Era usata per rivedere l’interpretazione di passi della Bibbia apparentemente incoerenti con essa. Molti passi biblici sembrano suggerire che la Terra sia piatta, tuttavia la Chiesa ha accettato senza problemi che la Terra sia sferica. Dall’altro lato la Chiesa non era pronta a cambiare solo perché qualcuno aveva fornito delle vaghe ipotesi. Voleva prove scientifiche. In questo agì in modo non dissimile dalle istituzioni scientifiche moderne, che di solito aspettano a lungo prima di incorporare nuove idee nei loro programmi. Ma allora non c’era ancora una dimostrazione convincente della dottrina copernicana. Per questo fu consigliato a Galileo di insegnare Copernico come ipotesi; gli fu proibito di insegnarlo come verità».

La redazione

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