Il Papa negli Emirati strappa all’Islam un’alleanza sui cristiani perseguitati

cristiani perseguitati papaIl viaggio di Francesco negli Emirati Arabi e l’incontro con il grande imam d’Egitto. Un viaggio storico per molti motivi, un Documento che firma un’alleanza sulla protezione dei luoghi di culto, sui valori non negoziabili, sui diritti delle donne, sull’opposizione al terrorismo religioso. E l’imam, per la prima volta, ha parlato a nome del mondo islamico.

 

«Conosco bene la penisola arabica, momento storico, impensabile pensare di celebrare una S. Messa all’aperto con una grande croce in quei paesi solo un anno fa. Non solo i musulmani ci invadono, anche noi cristiani ci facciamo largo nel cuore dell’Islam». Questo uno dei commenti più lucidi che ci è arrivato riguardo al viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi. La “cristianizzazione” dell’Islam è una bella immagine per comprendere il delicato e decennale lavoro della Santa Sede nel cercare un’alleanza con l’area moderata dei musulmani contro il terrorismo e la persecuzione dei cristiani.

Un obiettivo che non viene capito dai guerrafondai cristiani, che scambiano tutto questo per una resa -accuse che colpirono anche Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, nel 2001- e non si sentiranno sazi finché non vincerà il pugno duro e l’equazione generalizzante Islam = terrorismo. Non capiscono, così, di mettere ancora più in pericolo le comunità cristiane in Medio Oriente, tanto che il vicario di Aleppo, mons. Georges Abou Khazen, ha parlato di «visita storica non solo per l’Oriente, ma per tutto il mondo» nella quale si è affermato che «il dialogo deve essere la regola, la base di comportamento, relegando ai margini terroristi e fondamentalisti, un passaggio molto importante, anche per noi in Siria».

 

La gratitudine dei leader cristiani della Penisola Araba.

Il cuore dell’evento è stato l’incontro tra Francesco e il grande imam di Al-Azhar (Egitto), Ahmad Muhammad Al-Tayyib, i quali hanno firmato un Documento sulla fratellanza umana. La Santa Sede ha scelto un interlocutore importante e riconosciuto nel mondo musulmano (pur controverso per le sue dichiarazioni contro Israele), imam di un Paese con una relativa libertà (vietati i simboli cristiani ma libertà di partecipare alle celebrazioni eucaristiche), per mostrare ai musulmani che la convivenza è possibile, che il jihad -inteso come “guerra santa”- non è l’unica forma di essere islamici. «Questo viaggio», ha detto mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale, «potrebbe essere un esempio indicato ai Paesi vicini, una specie di segnale lanciato loro per dire che ‘sì, si può fare’”».

Il vicario di Aleppo, mons. Abou Khazenha anche sottolineato la prima messa pubblica in terra d’Arabia, davanti a più di 120mila persone e una nutrita delegazione musulmana. Una celebrazione in diretta televisiva, nella quale il Pontefice ha affermato in una nazione araba e musulmana che le religioni hanno il compito morale di negare l’appoggio a guerre e violenze. Da sottolineare le parole del Papa rivolte ai cristiani, chiedendo loro di non considerarsi più una “minoranza”: «Non siete minoranza, siete cittadini con tutti i diritti».

 

L’imam d’Egitto ha parlato a nome dei musulmani, accettando l’alleanza sui valori.

Durante l’incontro con Papa Francesco -con tanto di croce pettorale ben in vista-, l’imam Ahmad Muhammad Al-Tayyib ha parlato per la prima volta a nome di tutti i musulmani, impegnandosi in loro nome e ha invitato il mondo musulmano a proteggere i cristiani dove vi sono abusi e violenze, considerandoli ‘cittadini’ di pari livello. Un’insistenza, quella della cittadinanza, fondamentale.

Ma c’è un altro passaggio importante. Il documento firmato tra il Papa e l’imam ha stabilito un’alleanza su alcuni valori comuni e a rischio nelle società Occidentali o Orientali, quali la lotta alla povertà, la difesa dei luoghi di culto («attaccarli o minacciarli attraverso attentati o esplosioni è una deviazione dagli insegnamenti della religione»), la tutela della famiglia, il contrasto di politiche che favoriscono l’aborto e l’eutanasia, una ferma condanna al terrorismo e alla vendita di armi ai movimenti terroristici che strumentalizzano la religione, un impegno comune nei confronti dei diritti delle donne, una stigmatizzazione al materialismo e all’individualismo che «pongono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti».

Dal raduno di Assisi del 1996 voluto da Giovanni Paolo II, la Santa Sede ha a lungo sostenuto un «atteggiamento equilibrato» quando si parla di dialogo con l’Islam, ha dichiarato l’arcivescovo Michael Fitzgerald, scelto da Benedetto XVI come interlocutore dell’Islam con la nomina a nunzio apostolico per l’Egitto. E’ un atteggiamento «critico, ma non ipercritico. Non è ingenua da dire “tutto è meraviglioso. Quando il Papa visita un paese non dice “le tue tende non sono disegnate correttamente”. Non critica immediatamente, stabilisce fiducia, innanzitutto. Questo è ciò su cui il Papa sta insistendo, e più incontri avvengono più cresce la fiducia». Sono anche le parole pronunciate dallo stesso Francesco: «Non abbiamo alternative, o costruiremo assieme l’avvenire o non ci sarà futuro».

 

Le reazioni del network anti-Bergoglio.

La Casa Bianca, tramite un tweet del sottosegretario Mike Pompeo, ha lodato il coraggio di Francesco e ha riconosciuto agli Emirati di aver siglato una nuova pagina. La mini-galassia antipapista, invece, ha avuto reazioni diverse allo storico viaggio negli Emirati Arabi. La gran parte ha taciuto, con evidente imbarazzo, come Aldo Maria Valli, Antonio Socci, Roberto De Mattei e Sandro Magister, mentre approvazione -pur a denti stretti-, è arrivata da Lorenzo Bertocchi de La Verità e da La Nuova Bussola Quotidiana. Nota positiva anche per l’ex vaticanista Marco Tosatti, che tuttavia non ha resistito dal correggere teologicamente una frase della Dichiarazione firmata dal Papa e dall’imam. Pollice in giù invece da parte delle star tradizionaliste di Facebook, il sedicente storico Massimo Viglione si è opposto all’affermazione del Papa sul fatto che «non esiste violenza che possa essere religiosamente giustificatai», scrivendo che invece esisterebbe «una guerra giusta». L’attivissimo gesuita Tiziano Repetto Quinto, invece, ha diffuso una fotografia che, a causa dell’angolazione da cui è stata scattata, sembra mostrare un bacio in bocca tra il Papa e l’imam d’Egitto.

Durante la conferenza stampa con i giornalisti nel ritorno in aereo, Francesco ha spiegato che il Documento firmato «condanna la violenza e alcuni gruppi che si dicono islamici – anche se i saggi dicono che quello non è islam – perseguitano i cristiani».

La redazione

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