La Chiesa e la sua opera di soccorso e mediazione durante la Resistenza

resistenzaTra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945 ha avuto luogo in Italia il fenomeno della lotta di liberazione contro il nazifascismo denominato “Resistenza”. Furono circa 245.000 le persone coinvolte nel movimento armato antifascista al termine del secondo conflitto mondiale (a cui bisogna aggiungere anche tutti quelli che la supportarono senza prendere le armi) che contarono la perdita di 35.000 combattenti oltre alle decine di migliaia che rimasero gravemente feriti.

Questo movimento fu il frutto della collaborazione di diverse forze politiche (comunisti, azionisti, cattolici, liberali, monarchici…) e se, dal punto di vista strettamente militare, ebbe scarsa rilevanza si deve tuttavia riconoscere il merito di aver reso meno difficoltosa l’avanza degli Alleati. La Resistenza lasciò dietro di sé un’eredità positiva, sebbene non mancassero episodi deprecabili commessi da partigiani (basta pensare all’eccidio di Porzûs o al “Triangolo della Morte”).

Quale fu l’atteggiamento della Chiesa in quel periodo? Il comportamento del clero variò a seconda dei casi e delle zone, spaziando su posizioni che andavano dall’aperto collaborazionismo col fascismo alla militanza attiva nelle formazioni partigiane. Tuttavia si può però affermare che il Vaticano tenne un chiaro distacco di fronte alla Repubblica di Salò, come è dimostrato dal rifiuto della Santa Sede di riconoscere il nuovo stato di Mussolini (scegliendo invece di riconoscere il governo Badoglio) e disapprovazione dell’opera del ras di Cremona, Roberto Farinacci, che sostenne negli ultimi due anni di vita del regime fascista un tentativo scismatico, ispirando il movimento di “Crociata Italica” di don Tullio Calcagno (sacerdote sospeso a divinis e successivamente scomunicato) che propose di costituire addirittura una chiesa nazionale con a capo un primate italiano distinto dal papa.

Diversi furono i fattori che spinsero gran parte della gerarchia ecclesiale italiana a guardare con insofferenza, se non avversione alla RSI: l’ostilità verso il nazismo, l’intuizione di una probabile vittoria alleata e il sentimento di stanchezza che accomunava il popolo italiano logorato dalla guerra voluta dal fascismo (sull’atteggiamento della Chiesa nella Repubblica di Mussolini e sulla vicenda di don Tullio Calcagno cfr. Silvio Bertoldi, Salò, Milano 1978 p. 344-362).

Il comportamento degli uomini di Chiesa contribuì nell’insieme a delegittimare il regime fascista e ad alimentare indirettamente il senso di continuità dello stato legale monarchico con le sue attestazioni di neutralità (viste con preoccupazione e rammarico da parte delle autorità repubblichine). La Chiesa svolse il ruolo di supplenza istituzionale che né la Repubblica Sociale Italiana (RSI), né il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) riuscirono interamente a ricoprire, proponendosi come ruolo di mediazione triangolare tra le autorità fasciste, le formazioni partigiane e la popolazione civile. L’attività più importante compiuta dalla Chiesa fu comunque quella che svolse a livello assistenziale che si manifestò attraverso l’aiuto agli sbandati e ai prigionieri di guerra alleati, all’organizzazione del soccorso e rifugio nei conventi degli antifascisti ricercati, e alle proteste contro le violenze e i procedimenti di rappresaglia effettuati dai fascisti e dai tedeschi. Un’opera che si sviluppò sia a livello del basso clero, sia al livello delle alte gerarchie, e che lasciò dietro di sé un’eredità positiva come è confermato dal consenso sociale conquistato nel dopoguerra dalla classe dirigente cattolica (cfr. G. Oliva, La Resistenza, Firenze 2003 pp. 83-85).

Una conferma che viene anche dagli attestati di riconoscenza che molti membri della Resistenza faranno pervenire al pontefice al termine del conflitto. Degno di nota, ad esempio, è il fatto che l’antifascista e futuro presidente della Repubblica Giuseppe Saragat (che durante la guerra trovò rifugio all’interno delle mura vaticane), si fece promotore nel 1964 di una posizione ufficiale del governo di condanna verso l’opera di Rolf Hocchut, “Il Vicario”. In un comunicato affermò: «La campagna di calunnie contro il Sommo Pontefice Pio XII viene vivamente deplorata dal governo italiano, di cui ne fanno parte uomini che sono vivente testimonianza della paterna sollecitudine del compianto pontefice per la difesa dei supremi valori dell’umanità e della civiltà» (cit. in A. Spinosa, Pio XII, Milano 2004 p. 378).

Mattia Ferrari

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7 commenti a La Chiesa e la sua opera di soccorso e mediazione durante la Resistenza

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  1. Klaus B ha detto

    Apprezzabile la correttezza di Saragat, politicamente anticlericale e forse massone, ma evidentemente onesto e non ingrato.

  2. Vincent Vega ha detto

    Davvero un bell’articolo, vi ringrazio! Sul serio, la vostra opera di informazione è molto importante.

  3. Mariano ha detto

    Ok, ora per par condicio aspettiamo un articolo sul clero fascista.

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