Pio XII e gli ebrei? Levi e Alberto Melloni sbagliano bersaglio

Pio XIIIn un editoriale del Corriere della Sera firmato da Riccardo Franco Levi e Alberto Melloni intitolato “Domande scomode sull’antisemitismo”, i due autori partendo dalla strage di Parigi durante la quale perirono, oltre agli editorialisti di Charlie Hebdo, anche quattro ebrei, si pongono delle riflessioni sull’antisemitismo italiano auspicando una conoscenza maggiore della storia passata, per superare gli stereotipi di comodo che vedono gli italiani come “brava gente”, le leggi razziali imposte dall’alleato tedesco e la Chiesa Cattolica come «avversaria del regime e impegnata, sotto la guida di Papa Pio XII, a difesa e a protezione degli ebrei».

«Cosi non fu» dicono gli autori, «Non in questi termini, non senza sfumature, oscillazioni e codardie che è troppo facile sospingere fuori dalla storia», facendo poi riferimento al disprezzo provato dai cristiani verso gli ebrei. Non si può negare che la Chiesa dell’epoca nutrisse verso gli ebrei un pregiudizio antigiudaico che scomparve solo con il Concilio Vaticano II, ma gli interventi di Pio XII a difesa e protezione degli israeliti non sono un’invenzione di comodo, ma sono ampiamente confermati dalle proteste del pontefice contro le deportazioni, dalla sua attività per offrire aiuti e rifugi agli ebrei (confermata anche da prelati che ricevettero il titolo di “Giusto delle Nazioni” come Pietro Palazzini, don Aldo Brunacci o Pierre Marie-Benoit) e dalle testimonianze di ringraziamento che importanti personalità ebraiche rivolsero al papa durante e dopo la guerra (basta pensare al premier di Israele Golda Meir o al rabbino di Roma, Elio Toaff).

Alcune di queste testimonianze si possono trovare nel libro del giornalista Luciano GaribaldiO la Croce o la svastica” che tratta del rapporto più generale tra la Chiesa e il nazismo: mentre nei suoi primi mesi di governo Hitler si impegnò formalmente a “difendere il cristianesimo” e a stipulare un Concordato con la Chiesa Cattolica, ben presto però, una volta ottenuto il potere assoluto, il dittatore tedesco rivelò le sue vere intenzioni violando il trattato e perseguitando il clero cattolico al punto che Pio XI emanerà nel 1937 l’enciclica “Mit Brenneder Sorge” per denunciare la situazione della Chiesa all’interno del Reich. Anche Pio XII fu un tenace avversario del nazismo tanto che il gerarca nazista Reynard Heydrich lo definì in un rapporto segreto «schierato a favore degli ebrei, nemico mortale della Germania e complice delle potenze occidentali». Non di deve dimenticare del resto, che circa quattromila sacerdoti caddero vittime della barbarie nazista e che centinaia di migliaia di israeliti furono messi in salvo grazie all’azione della Chiesa.

Anche i fascisti guardarono con ostilità al pontefice a causa della sua opposizione alla Repubblica di Salò. Una testimonianza di questo disprezzo lo si può vedere in un rapporto del Miniculpop inoltrato dal Ministero degli Interni della Repubblica di Salò che denunciava un complotto del Vaticano volto all’«internazionalizzazione dell’Urbe» al fine di garantire una maggiore protezione e un’efficace opera di soccorso a favore dei civili (un’attività questa vista come «antinazionale» dai fascisti, nonostante il loro stato fosse di fatto succube dei tedeschi). Nel rapporto, datato il 1 agosto 1944 e «visto dal Duce», si legge: «A Roma si continuerebbe con un ritmo intenso la politica per internazionalizzare l’Urbe. Fautore è il Vaticano e il principe Marcantonio Pacelli, fratello del Papa, sarebbe uno dei massimi esponenti», facendo poi il nome di alcune nobili famiglie romane coinvolte nel progetto, continua: «Tutti vorrebbero che il potere del Papa si estendesse in tutta la città a qualsiasi costo (…)Ad essi interessa mantenere l’attuale posizione di signorotti e di spadroneggiatori e, insieme al fasto, che non manchino quelle provvigioni che lo straniero non fa mancare alla corte vaticana». Secondo questa informativa in questa attività vi sarebbero coinvolti anche alcuni «elementi ebrei», lasciando così configurare questa attività, come nei soliti canoni lessicali fascisti, nei termini di un «complotto giudaico-vaticano» (Il complotto di Pio XII per salvare Roma).

Vi possono essere delle “ombre” sulla figura o le azioni svolte all’epoca da Pacelli, ma queste “dilemmi” riguardano tutti i personaggi della storia (ad esempio, Giorgio Perlasca a cui fu giustamente dato il titolo di “Giusto delle Nazioni” per aver salvato la vita di migliaia di ebrei, fu inizialmente un convinto fascista). Molti interrogativi sono stati fatti riguardo al rapporto tra Pio XII e l’Olocausto, ma le domande fondamentali sono: il pontefice è stato un avversario del nazismo? Ha aiutato gli ebrei? C’era il timore di peggiorare la situazione con una pubblica denuncia? Se la risposta a queste domande è affermativa (ed ormai è acclarato che è così), le polemiche sul silenzio di Pio XII non hanno ragione d’essere.

Mattia Ferrari

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2 commenti a Pio XII e gli ebrei? Levi e Alberto Melloni sbagliano bersaglio

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  1. domenico ha detto

    Di questi giorni si parla molto del genocidio degli Armeni. Ebbene a suo tempo il Vaticano protestò per quanto stava accadendo scrivendo lettere alla Sublime Porta. Il risultato? i massacri accelerarono perché i Turchi si sentivano sotto osservazione e quindi si sbrigarono per ‘finire’. Gli Armeni cattolici vennero massacrati più di quelli ortodossi o protestanti.
    Poi arrivano certi studiosi che dalle loro comode poltrone vogliono spiegare come ci si deve comportare…

  2. FREEZER75 ha detto

    Esatto Domenico,

    è comodo giudicare e vedere solo ciò che si vuole

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