“Women of the World”: difendiamo la vera dignità delle donne

Women of the worldL’iniziativa Women of the World è stata lanciata dall’associazione Profesionales por la Etica, in coalizione con Femina Europa, Women Attitude e all’Istituto di Studi superiore sulla donna.

Essa consiste in una “Dichiarazione delle Donne del Mondo” resa pubblica alle istituzioni per l’8 marzo, Giornata internazionale della donna. Invitiamo tutte le donne a sottoscriverla. Ecco cosa dice:

 
 

Noi, donne di tutto il mondo, affermiamo con forza che:
1) Le donne e gli uomini devono riscoprire e ribadire con forza la loro identità e la loro complementarietà nel
loro stesso interesse, nell’interesse della famiglia, del mercato del lavoro e di tutta la società;

2) Esiste l’identità femminile che è sviluppata nella sua piena dimensione in complementarietà e reciprocità con
l’uomo;

3) Le donne offrono un contributo unico alla stabilità della famiglia, della forza lavoro, della società intera e del bene comune;

4) Il ruolo delle donne nella società deve potersi svolgere e sviluppare in tutti gli ambiti, senza discriminazioni, violenza, sfruttamento, come parte delle sfide del nuovo millennio;

5) C’è un valore sommo e una dignità unica nella maternità;

6) Nei paesi occidentali, le donne sono oggi discriminate a causa della loro maternità;

7) La maternità è un vantaggio per le donne, ed è proficua per la società nel suo complesso;

8) La maternità e la dedizione delle donne alla famiglia non sopprimono il loro sviluppo personale o intellettuale, al contrario, consolidano la loro personalità e lo sviluppo della loro identità femminile;

9) Il lavoro in casa e la dedizione esclusiva o principale verso la famiglia sono un valore sociale ed economico;

10) L’emancipazione autentica delle donne implica la libertà di essere e di vivere come una donna;

 

Perciò, noi, donne del mondo, chiediamo:
1. Il riconoscimento universale e il rispetto dell’identità femminile, della sua dignità e la vera parità tra uomini e donne nella loro complementarietà e reciprocità;

2. Politiche internazionali in difesa della libertà di scelta per le donne, il che implica una vera conciliazione tra vita familiare e lavorativa;

3. Il riconoscimento universale nella legislazione internazionale del valore del lavoro delle donne silenziose e apparentemente invisibili all’interno delle loro famiglie, e la gestione universale del termine “dedizione esclusiva alla famiglia” come una categoria professionale;

4. Un coordinamento internazionale delle politiche di protezione per le donne che lavorano che vogliono avere figli o che si dedicano esclusivamente o parzialmente alla cura della famiglia, e l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei loro confronti;

5. Il divieto universale di maternità surrogata. L’utero in affitto è una violazione della dignità sia della madre che del bambino. Si tratta di una nuova forma di sfruttamento delle donne e di traffico di esseri umani, che degrada il bambino a oggetto di un contratto.

 

La redazione

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63 commenti a “Women of the World”: difendiamo la vera dignità delle donne

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  1. Mari ha detto

    Questa probabilmente sarà l’unica iniziativa di concreto sostegno alle donne di cui sentiremo parlare oggi… Comunque sia, auguri a tutte le donne presenti su questo sito, volevo cogliere quest’occasione per lanciare una domanda che secondo me potrebbe essere interessante: secondo voi, se volessimo festeggiare una giornata delle donne in chiave cristiana e alla luce della nostra religione, quale sarebbe il giorno più adatto? Quale avvenimento della storia cristiana scegliereste come emblematico per l’istituzione di una celebrazione della realtà femminile? Io da canto mio sarei più propenso al 25 Marzo, se non siete d’accordo o avete idee migliori scrivetele per favore

  2. M. Ricci ha detto

    Mi piacciono molto i punti 8 e 9, dove si dice che la donna può benissimo svilupparsi intellettualmente e socialmente anche rimanendo confinata nelle mura domestiche, peccato non si dica lo stesso degli uomini.

    Interessante anche notare che l’associazione che ha promosso ques’iniziativa nasce negli ambienti ultracattolici, però nella sezione “chi siamo” e “principi e valori” del loro sito web non si fa menzione di questa appartenenza religiosa. Insomma, cattolici ma che hanno vergogna di dichiararlo. O forse lo fanno per spacciarsi per un’associazione svincolata dagli ideologismi religiosi e così riscuotere maggiore consenso?

    • Linda Bossoni ha detto in risposta a M. Ricci

      “Mi piacciono molto i punti 8 e 9, dove si dice che la donna può benissimo svilupparsi intellettualmente e socialmente anche rimanendo confinata nelle mura domestiche, peccato non si dica lo stesso degli uomini.”

      Forse non lo si dice perché nessuno mette in dubbio che gli uomini possano svilupparsi intellettualmente e socialmente anche tra le mura domestiche, anzi oggi gli uomini che scelgono di fare i “casalinghi” vengono portati come massimo esempio di progressismo e di vero rispetto nei confronti delle donne; mentre una donna che sceglie di rinunciare al lavoro per dedicarsi alla famiglia deve per forza essere una povera ignorante, vittima di un marito-padrone e destinata all’imbruttimento. Ciò che è triste è che le prime a giudicare le donne che scelgono le mura domestiche spesso sono proprio quelle donne che si fanno paladine della autodeterminazione, come dire “sono per la libertà di scelta, ma solo se scegli la carriera”.

    • Laura ha detto in risposta a M. Ricci

      Ecco, la festa della donna serve anche a liberare la società da persone violente come M. Ricci, maschilisti e nemici dell’identità femminile. Dobbiamo far capire che non c’è spazio per questi uomini violenti e discriminatori nella società!

  3. Gott sei dank ha detto

    Dato che siamo in tema,perché il sacerdozio femminile è bandito dalla Chiesa cattolica? Non è assolutamente una critica a quest’ultima , vorrei solo conoscere il motivo.

    • lorenzo ha detto in risposta a Gott sei dank

      Perché Gesù era maschio e gli apostoli erano maschi.

      • Marilena ha detto in risposta a lorenzo

        Che risposta del cavolo, a quell’epoca alle donne “non era permesso insegnare nè predicare”. Vabbè esser rimasti nel medioevo, però a duemila anni fa no, per favore!

        • Fabrizia ha detto in risposta a Marilena

          Cara Marilena, quando Gesù ha istituito il sacerdozio ( il giovedi santo, con la lavanda dei piedi) ha ben insistito con gli apostoli che dovevano imparare a essere i servi dei fratelli. Nei secoli, purtroppo, molti si sono fatti principi e signori, non servi dei fratelli. Forse per questo Gesù si è rivolto solo agli uomini, perché sa quanto difficile sia per loro imparare a servire. Lui sapeva che per le donne è praticamente una seconda natura. E Gesù amava e stimava e rispettava le donne.

          • lorenzo ha detto in risposta a Fabrizia

            Ritengo questo un ottimo spunto di riflessione…
            E se l’essere umano fosse, nei confronti di Dio, femminile?

        • gladio ha detto in risposta a Marilena

          Toglimi una curiosità, Marilena, ma a voi atei, agnostici e anticlericali in genere, cosa cacchio ve ne importa delle regole sul sacerdozio della chiesa cattoliica?

          Dal canto mio ,tanto per fare un esempio, non mi sognerei mai di intavolare una polemica sui criteri di scelta dei membri del direttivo dell’ UAAR; fosse pure composto da cani, somari o galline per me la cosa mi lascerebbe nella più completa indifferenza…

          • Marilena ha detto in risposta a gladio

            A me non importa nulla, trovo però singolare che un’istituzione come la Chiesa che discrimina le donne al suo interno voglia poi dare lezioni di parità di sessi.

            • Laura ha detto in risposta a Marilena

              L’unica discriminazione delle donne è la tua presenza nella stessa categoria, cara Marilena. 🙂

              Il sacerdozio non è certo un merito o un segno di potere ma è un compito dell’uomo, così come la maternità non è un merito o un segno di potere ma è un compito della donna.

              Dovresti pensare a farti i fatti tuoi, noi donne cattoliche troviamo dignità soltanto nella Chiesa. Quella che non riesci a trovare tu nella tua vita.

              • Marilena ha detto in risposta a Laura

                Capisco sollevare sacchi di cemento… ma affermare che il “sacerdozio è compito dell’uomo” è come affermare che fare il sindaco, il giudice o il politico sia “compito dell’uomo”. Voi siete ancora fermi al medioevo…

                • lorenzo ha detto in risposta a Marilena

                  Se essere sacerdote fosse assimilabile a fare il sindaco o il dirigente d’azienda avresti perfettamente ragione: il sacerdote rende attua “qui ed ora”, per specifica volontà di Cristo stesso, taluni atti avvenuti sulla terra duemila anno fa.

                • gladio ha detto in risposta a Marilena

                  Ma piantala con ‘sto Medioevo, che ve ne riempite sempre la bocca senza saperne nè capirne un tubo!

                  Dobbiamo fare un paragone fra le barbarie perpetrate nel Medioevo e quelle perpetrate dai regimi atei in pieno XX secolo?

                  Dobbiamo fare una cinica conta dei morti ammazzati nel medioevo e dei morti ammazzati nella
                  ” gloriosa ” Unione Sovietica “?: Gulag, marce della morte, esecuzioni di massa, muri di Berlino, “operazioni Holodomor “, fosse di Katyn…. Tralascio la Cina , la Cambogia, le fojbe ed il ” triangolo della morte in Emilia Romagna , proprio per non infierire più di tanto.

                  P.S: in un tuo precedente commento asserisci :

                  ” trovo però singolare che un’istituzione come la Chiesa che discrimina le donne al suo interno voglia poi dare lezioni di parità di sessi”

                  Io invece trovo ancor più singolare che persone, gruppi e partiti che hanno sostenuto e portato ad esempio i regimi responsabili delle nefandezze di cui sopra ( e questo succedeva apeena ieri, altro che nel Medioevo!), vogliano poi dare lezioni di civiltà e di modernità alla Chiesa cattolica.

                  Pertanto Marilena,vediamo di fare affermazioni basate su un minimo di conoscenza storica anzichè su banali luoghi comuni, si eviterebbero così meschine figure da cioccolataio oltre che l’ invito a prender su il tuo bravo rotolo di carta igienica e andare a ” quel Paese”.

                  • Willie ha detto in risposta a gladio

                    Io invece credo che vi abbia azzitito a tutti perchè è impossibile negare che nella società civile le donne godono parità di diritti ed invece in quella religiosa no.

                    • Dario* ha detto in risposta a Willie

                      Non è una contraddizione in termini dire che a qualcuno che ha appena risposto a qualcun altro che è stato azzittito?

                    • Eli Vance ha detto in risposta a Willie

                      Adesso Willie citerà dove ha letto che il sacerdozio cattolico è un diritto o dimostrerà tutta la sua incompetenza in materia.

                    • Willie ha detto in risposta a Willie

                      L’argomentazione sarebbe quella di uno che cita i regimi dittatoriali (come se non fossero esistite dittature di carrattere religioso, ma questo è un discorso a parte) per negare che le conquiste dei diritti civili sono tutte provenute dalla società civile e non da quella religiosa? Ma per favore… neanche i bambini di dieci anni ragionano così.

                    • Dario* ha detto in risposta a Willie

                      Difatti non sono provenute dalla società religiosa in genere ma dalla società cristiana

                    • lorenzo ha detto in risposta a Willie

                      Lo sapevi che tutti battezzati, sia uomini che donne, sono re, sacerdoti e profeti?

                    • Laura ha detto in risposta a Willie

                      Esiste una società religiosa? Dove posso trovarla Willie?

                      Ti ricordo che sei nella realtà, non nel forum dell’UAAR….cerca di ragionare anche prima di commentare.

                • Annalisa ha detto in risposta a Marilena

                  E sempre con questo Medioevo. Guardi che generalizzare non giova alla conoscenza, specie della Storia. Il secolo d’oro degli alchimisti è stato il Cinquecento: sì, il secolo delle scoperte geografiche e del Rinascimento. . I liberi Comuni sono nati nel Medioevo e le grandi cattedrali idem. Lo so, adesso tirerà fuori le CrociTe e bla bla e poi ancora bla, altra leggenda nera. Basta: avete in armamentario dialettico un po’ stantio.

        • lorenzo ha detto in risposta a Marilena

          Non c’erano forse sacerdotesse duemila anni fa?
          Se Gesù avesse voluto anche le donne tra gli apostoli lo avrebbe fatto.

          • Dario* ha detto in risposta a lorenzo

            Tra parentesi, Maria è la più grande santa (intendendo di tutti i santi, anche dei maschi) della Chiesa Cattolica, se Gesù avesse voluto il sacerdozio femminile non sarebbe forse stata lei la prima tra le candidate? Eppure così non è stato

            • Fabrizia ha detto in risposta a Dario*

              Forse perché le donne non hanno bisogno di essere sacerdoti? Forse perché loro sanno già servire? Forse perché è più necessario per gli uomini ricordarsi di essere servi?

              • lorenzo ha detto in risposta a Fabrizia

                Forse perché l’uomo è il femminile e Dio il maschile?

                • Fabrizia ha detto in risposta a lorenzo

                  O forse viceversa?

                • Dario* ha detto in risposta a lorenzo

                  Io credo che il tuo sia un ragionamento che in qualche modo abbia un fondamento, ad esempio nel fatto che nelle Scritture si parla di Dio come dello sposo mentre di noi creature e della Chiesa come della sposa o in qualche altro passo (in modo meno esplicito). Però penso anche che ci si addentri in un vero campo minato fatto di illazioni che portano molto più facilmente alla confusione che non alla verità, un po’ come ogni altro genere di pretesa umana di categorizzare Dio in qualche forma di schema umano. A ragione di ciò sono concetti da cui preferisco astenermi di discutere

              • Annalisa ha detto in risposta a Fabrizia

                Risposte troppo fini per certi palati grezzi, Fabrizia.

        • Michele ha detto in risposta a Marilena

          Mai sentito parlare di Giunia, Priscilla o delle diaconesse? Eppure ne parla proprio, lodandole, il misogino San Paolo. La prima la chiama apostola, quindi poteva insegnare e predicare, Priscilla (assieme al marito Aquila) istruì il giudeo alessandrino Apollo. Evidente che un ruolo di insegnamento e predicazione ce l’avessero, come ce l’ha qualsiasi cristiano laico.
          Forse non si capisce bene che il sacerdozio ministeriale è un servizio al popolo di Dio, non è un titolo di merito, anzi semmai è più difficile conquistarlo il merito se si è sacerdoti.
          E soprattutto quando si parla di uguaglianza nella Chiesa si deve tener presente che il fine ultimo della Chiesa è soprannaturale, cioè la salvezza dell’anima e la resurrezione dei corpi, alle quali tutti siamo chiamati e tutti ugualmente possiamo accedervi (“in Cristo non c’è più giudeo né greco, né uomo né donna)

  4. Oltre ha detto

    Mia moglie è laureata in una facolta’ particolarmente difficile e ha svolto un ruolo di grande responsabilita’ in un’azienda. Quando sono nati i bambini ha scelto autonomamente e senza rimpianti di volere fare la mamma a tempo pieno.
    Quante volte le altre donne che lavorano l’hanno guardata con compatimento. Quante volte le mie colleghe mi chiedono “ma tua moglie è ancora a casa?” come se stesse sprecando le sue possibilità o non avesse voglia di fare nulla.
    Spiace dirlo, ma la minore solidarieta’ alle donne talvolta arriva dalle donne stesse.

    • Marilena ha detto in risposta a Oltre

      E tu pensi che sarebbe potuta accadere a te una cosa così? Perchè io noto che è sempre alle donne che tocca il ruolo di occuparsi della famiglia, eppure i bambini, una volta finito l’allattamento, possono essere cresciuti perfettamente anche dal papà.

      • Oltre ha detto in risposta a Marilena

        In verita’ in questo momento, necessita’ economiche a parte, chiunque rinunci al lavoro per la famiglia viene visto male. Se io avessi rinunciato alla carriera per stare a casa mi avrebbero visto come uno “strano” e se lo fa la donna, spesso viene vista con compatimento (“povera casalinga frustrata”).
        A parte questo il ruolo della madre e quello del padre sono altrettanto importanti ma non sovrapponibili anche dopo l’allattamento. La madre non puo’ essere sostituita da un padre e viceversa. E non vedo cosi’ tanti uomini che trascurano la famiglia al giorno d’oggi.

        • Marilena ha detto in risposta a Oltre

          Non ci capisce però perchè siano sempre le donne a rimanere a casa ed infatti il tuo caso non è diverso, forse allora sarebbe più urgente rivendicare il ruolo di “casalinga a tempo pieno” dell’uomo e così diminuirebbero i pregiudizi di genere.

          • Laura ha detto in risposta a Marilena

            Non esiste il genere, esiste il sesso e stop. Gli unici pregiudizi sono i tuoi, mi sembra oltretutto ridicolo voler insegnare ai cristiani come fare una famiglia quando il modello principale delle “vostre” famiglie sono quelle separate/divorziate/concubine. Un po’ di buon senso non farebbe male.

            • Marilena ha detto in risposta a Laura

              E che ne sai tu di quale sia il mio modello di famiglia se nemmeno mi conosci?

              • Laura ha detto in risposta a Marilena

                Guardando il tuo odio per il prossimo vado per intuito, anche tu non sai nulla di quanto stai commentando eppure non ti risparmi nell’affermare una sciocchezza dietro l’altra. Ripeto: pensa ai fatti tuoi e alla dignità di donna che non riesci a trovare, noi donne la vera dignità la troviamo soltanto nella Chiesa. Quando ti arrenderai dalla tua sciocca battaglia fammelo sapere che ci incontriamo e te lo mostro.

      • Fabrizia ha detto in risposta a Marilena

        Anch’io noto che sono sempre le donne ad occuparsi di più della famiglia. Diventare madre è stato il dono più bello della mia vita. Però non avrei mai voluto fare la casalinga. Ho il massimo rispetto per le donne che fanno questa scelta. Per me semplicemente non era un’opzione. Però ritengo che sia sbagliato chiedere alle donne madri di lavorare tanto quanto gli uomini. Non sono uomini. Ed è indispensabile che si occupino dei figli e della famiglia. Avere figli non è solo una scelta personale: è il più grande regalo che una donna possa fare a tutta la società. E tutta la società dovrebbe in qualche modo riconoscerlo.

        • Marilena ha detto in risposta a Fabrizia

          Ed è indispensabile che si occupino dei figli e della famiglia.

          E gli uomini no???

          • Laura ha detto in risposta a Marilena

            Certamente, ma ci sono dei compiti precisi e diversi che il tuo tardofemminismo non è riuscito e non riuscirà a cancellare in favore di una discriminante omologazione.

            • Marilena ha detto in risposta a Laura

              Stare in casa a occuparsi dei figli sarebbe un compito “preciso e diverso” che spetterebbe alla donna?

              • Laura ha detto in risposta a Marilena

                Assolutamente si, la maternità non è soltanto partorire ma avere dentro la predisposizione al prendersi cura dei figli nel modo unico e irripetibile che solo la madre può dare. Il padre ha anch’esso il compito di occuparsi dei figli, ma in un altro modo, unico e insostituibile anche il suo. Il tardofemminismo vorrebbe trasformare la donna in maschio e l’uomo in femmina, ledendo la dignità di entrambi e sopratutto dei figli che invece vogliono la madre e vogliono il padre, ognuno con il suo compito nei loro confronti. Comunque possiamo dire che nel 2015 avete fallito, fattene una ragione.

                • gladio ha detto in risposta a Laura

                  Infatti Laura, non è un caso che laddove l’ Autorità civile o penale, per una qualsiasi ragione,deve prendersi cura dei bambini, impieghi preferibilmente personale femminile.

              • gladio ha detto in risposta a Marilena

                Occuparsi dei figli, cara la mia Marilena, è un compito che spetta ad entrambi i genitori, seppure con ruoli diversi.

                L’ ideale sarebbe che la mamma restasse coi suoi bambini, ed il motivo è lampante come la luce del sole: la nostra natura umana nell’ infanzia è atratta dalla figura materna. il dolce volto della mamma…e chi se lo dimentica… quella che ci teneva in braccio, che ci vegliava quando eravamo malati, che avrebbe dato la vita per noi…un volto ben diverso da quello delle megere femministe coi loro luridi stracci arcobaleno che rinnegano e sputano su uno degli aspetti più sublimi della femminilità.

                Pertanto Marilena , pensala pure come vuoi, brancola nelle tenebre di questo nostro moderno Medioevo culturale ( quessto si che si può definire oscurantimo! ) in cui ti hanno cacciata i profeti del nulla e buon pro ti faccia.

          • Fabrizia ha detto in risposta a Marilena

            Vedi, cara Marilena, io non penso affatto che essere pari voglia dire che le donne facciano tutto quello che fanno gli uomini come lo fanno gli uomini. Perché dovremmo conformarci al solo modello maschile? È forse l’unico modello che conta? Solo se siamo come gli uomini valiamo qualcosa? Io rivendico il mio essere donna. Sono una donna, non la fotocopia dell’uomo. E rivendico il diritto di fare, pensare, vivere e comportarmi diversamente dall’uomo. Che gli uomini abbiano sempre deciso loro come deve essere una donna è piuttosto vero. Forse era quindi una fase necessaria, dimostrare che possiamo fare quello che sa fare un uomo. Adesso passiamo alla fase successiva : siamo donne, liberamente donne, completamente donne.

            • Fabrizia ha detto in risposta a Fabrizia

              E aggiungo: certo che è indispensabile che anche gli uomini si occupino dei figli e della famiglia! Ma per fortuna siamo più complementari che sovrapponibili. Abbiamo modi diversi e tutti fondamentali. Non credo che uguaglianza voglia dire fare tutti le stesse identiche cose. Credo voglia dire che ognuno/a faccia quello che gli/le viene meglio e sia apprezzato e riconosciuto per questo.

              • Willie ha detto in risposta a Fabrizia

                Non capisco il tuo discorso, nessuno dice che la donna debba conformarsi al modello maschile ma che entrambi i sessi devono poter avere pari opportunità. Poi tiri fuori questa differenza tra uomo e donna ma ancora non hai specificato in cosa consista, perchè non hai specificato niente di nuovo oltre al fatto che è la donna che rimane gravida e generalmente (ma non sempre) ha più difficoltà a svolgere certi lavori che richiedono forza fisica. Il resto delle differenze? Non ne hai citata nemmeno una, forse perchè non ci sono e forse perchè le tue sono solo arrampicate sugli specchi per difendere un modello di società ormai superata da secoli.

  5. giovanni ha detto

    Resto sempre sorpreso da come chi non ha mai fatto una vera esperienza di Chiesa voglia solo apparentemente discettare su questioni teologiche che manco gli interessano, come il sacerdozio femminile, usandole invece come una clava contro la Chiesa stessa, rea di essere “rimasta al medioevo” o di discriminare i sessi.
    Beh, sapete com’è, le questioni di Dio non si possono guardare e giudicare secondo i canoni e i parametri degli uomini ed il sacerdozio cattolico è e resta esclusivamente affare di Dio, perché non è un “mestiere” o una professione, ma un ministero conferito a mezzo di un sacramento.

    Per inciso, il più grande discriminatore mai esistito è stato Gesù, per cui prendetevela con lui se ha riconosciuto e valorizzato le enormi e profonde differenze tra uomo e donna, traendo il meglio dall’uno e dall’altra.
    Discrminare vuol dire distinguere, cogliere le differenze e soltanto le follie dell’ideologia moderna possono ricondurre le ricchezze della diversità in un unico, indistinto minestrone in cui il tutto è nulla.
    Dio conosce il mistero dell’uomo molto meglio di quanto pretendiamo di farlo noi, con i nostri slogan che omogeneizzano nell’indistinto la dualità e la diversità.

    L’uomo è per sua natura il cacciatore, quello che parte, quello che affronta le imprese, quello che esce, che si lancia, che affronta ciò che c’è fuori.
    La donna impersona l’attesa, la pazienza, il silenzio, regge sulle spalle la casa e la famiglia, prepara per l’uomo il posto in cui tornare e senza il quale l’uomo sarebbe perduto e smarrito.
    Senza Maria e le altre donne ad attenderli, a preparare il pasto e il letto, come avrebbero fatto quei girovaghi bighelloni di Gesù ed il suo codazzo di “seminaristi imbranati” ad andare avanti?
    Chi si sarebbe occupato degli aspetti logistici di quella combriccola?
    Gesù ha voluto mandare gli apostoli perché sapeva come è fatto l’uomo, ma ha riservato alle donne il compito fondamentale di fornire loro il necessario supporto per la missione, nel silenzio, nel nascondimento, nell’amore e nella pazienza.
    Soltanto chi è accecato dall’ideologia vede in questa distinzione un “minus” per la donna e dimentica che la Salvezza è stata possibile proprio grazie al “sì” di una donna cui la Chiesa attribuisce un culto superiore a quello di tutti gli altri santi, venerandola come corredentrice.
    Il sacerdozio non è un premio, non è una carica o una carriera di cui vantarsi, né una invenzione degli uomini, bensì una chiamata di Dio impossibile da comprendere con le logiche del mondo.

    • Fabrizia ha detto in risposta a giovanni

      Che poi gli uomini si siano spesso e volentieri dimenticati che il sacerdozio non è un premio, non è una carica o una carriera di cui vantarsi, ma è un servizio in risposta alla chiamata di Dio, dimostra quanta ragione avesse Gesù a mettersi il grembiule e a lavare i piedi degli apostoli. Per mostrargli quello che sarebbe stata la loro missione.mEppure lo stesso, in tanti non la capiscono e non l’hanno capita.

  6. Giovanni ha detto

    Sarebbe molto bello che le stesse organizzatrici invitassero i fratelli-compagni (figli, fratelli, mariti) a sottoscrivere una simmetrica dichiarazione maschile. Altrimenti, carissime, temo che vi “freghino” una volta ancora: discriminate ed oggetto di sfruttamento economico nei paesi poveri, discriminate soggetto di sfruttamento consumistico in quelli ricchi).
    La musica è simile. God bless.

    • Fabrizia ha detto in risposta a Giovanni

      Caro il mio Giovanni, se proprio vogliamo metterla giù dura, io non sono sfruttata dal consumismo o dall’economia. Sono sfruttata da uomini che si sono inventati un bel sistemino politico ed economico che magari va bene per i loro tempi e i loro ritmi. Ma che è esiziale per i tempi e i ritmi delle donne. La prova? Il declino demografico. Non si può lavorare con i tempi e i ritmi di un uomo e allo stesso tempo fare figli. E non hai mai sentito parlare di come conciliare la vita lavorativa con la vita famigliare? È il mantra della nostra epoca: chissà che dalle parole si passi ai fatti, perché ancora non ci siamo.

  7. user ha detto

    Commento ai punti
    1) Non dell’essere sé stessi?
    2)
    3) Non ha molto senso dire una cosa così evidente
    4) Come sopra
    5)
    6)
    7)
    8) Si può essere d’accordo. Non è chiaro cosa intende per dedizione.
    9) Vero, ma il problema è anche quello di puntare tutto sui valori sociali ed economici.
    10) Sì questo si è perso. Si dovrebbe aggiungere: come una donna vuol vivere.
    “Perciò, noi, donne del mondo, chiediamo:” Non è educato farsi portavoce di altri.

    Commenti alle richieste
    1. Non si capisce, è troppo astratto
    2. Politiche internazionali?
    3. Legislazione internazionale? Si dovrebbe più utilmente scoraggiare la globalizzazione del lavoro. Le economie dei paesi dove oggi c’è sfruttamento sono state distrutte e sono fatte entrare nel mercato capitalista. Si doveva lasciare a quei popoli la libertà di continuare ad esistere con la loro economia e la libertà ai singoli di emigrare in Occidente. Forse nessuno da quei paesi sarebbe mai emigrato. Ho ascoltato tante storie che lo confermano. Esiste una strada diversa? Non lo sapevo…
    4. Servirebbe un governo globale, che non mi sembra il migliore dei mondi possibili. Non è meglio una disseminazione culturale della parte migliore della nostra cultura, senza violenza?
    5.

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