Umberto Veronesi, le contraddizioni su Dio e il rispetto per le donne

Umberto VeronesiRecentemente ha compiuto novant’anni il celebre oncologo milanese, Umberto Veronesi. Personaggio diviso da un celebre profilo medico e un controverso aspetto mediatico, a favore dell’eutanasia, delle droghe (perfino del doping nello sport) e promotore dell’amore gay come qualitativamente migliore di quello etero.

Affermazioni contro Dio non mancano mai nei suoi interventi pubblici, a conferma dell’impossibilità per l’ateo dichiarato di essere indipendente dalla teologia. «Sto con lo scienziato Peter Atkins, che dice che Dio non è mai esistito», ha affermato in una recente intervista. Salvo poi contraddirsi poco dopo: «Il fil rouge che lega tutte le mie lotte di pensiero è la convinzione che tutti i fenomeni hanno una causa».  Convinzione perlomeno curiosa per uno che rifiuta Dio, dato che come insegna Tommaso d’Aquino, «se nell’ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neppure l’ultima, né l’intermedia. Ma procedere all’infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente; e cosí non avremo neppure l’effetto ultimo, né le cause intermedie: ciò che evidentemente è falso. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio» (Summa theologiae).

«Vorrei essere ricordato come uno che ha contribuito a migliorare la qualità della vita, soprattutto delle donne», ha detto un anno. L’auspicio è davvero apprezzabile e certamente da grande oncologo ha salvato moltissime vite umane, migliorando la loro qualità di vita. Se ci si sofferma però sul sesso femminile, sinceramente qualcosa stride con le affermazioni contenute nel libro scritto dalla moglie Sultana Ranzon Veronesi, “Il cuore, se potesse pensare“ (Rizzoli 2013). La donna ha raccontato momenti di grandi ferite accanto al marito Umberto, sopratutto quando lui le confessò: «“Ho un altro figlio di quattro anni”. Mi sentìì gelare, mi irrigidii e lo guardai sbalordita. Avertii un dolore acuto allo stomaco, come se avessi ricevuto un pugno violento. Ero ferita mortalmente, sentivo salire dalle viscere un odio implacabile, una sorda umiliazione. Per quanti tradimenti sospettassi non avevo mai considerato l’evenienza di un figlio. Per dieci, quindici anni mi era stato tenuto nascosto questo adulterio. Non tolleravo la sua vista, le sue parole, le sue scuse infantili. Mi sembrava di non poter più sopportare le attese snervanti, i sotterfugi, le scuse, le bugie, le umiliazioni fuori e dentro le mura domestiche. Persino nelle mie discussioni con il personale lui parteggiava pubblicamente per loro, accusandomi anche se non aveva capito bene i termini del contendere».

E ancora: «Per ogni assenza, mio marito aveva sempre pronta una scusa, spesso una bugia. Rimanevo costantemente con il tarlo del dubbio che mi rodeva l’anima, l’esistenza, i sogni notturni. Con il passare degli anni, la mia solitudine divenne implacabile, malgrado i figli e il lavoro. Le attese del suo rientro a casa la sera erano spasmodiche. Mi accorgevo che stavo cambiando carattere, diventavo aggressiva, cupa, triste, pessimista e cattiva. Stavo attraversando anni di angoscia e sofferenza per questo amore che non mi lasciava tregua, mi consumava dentro, mi alienava il piacere delle amicizie e di nuove conoscenze». Decise comunque di restare assieme al marito, i figli avevano bisogno di una figura paterna. «Ci rincantucciavamo ai due lati opposti, voltandoci le spalle». Ne parlammo già in occasione dell’uscita del libro, nel 2013.

Recentemente lo stesso Veronesi ha confermato, con una freddezza un po’ sorprendente e senza mostrarsi particolarmente pentito (almeno nell’intervista): «Susy è stata una moglie molto gelosa. Il che non poteva che darle dispiaceri infiniti, avendo un marito che trascorreva gran parte della settimana lontano da casa, tra impegni di lavoro e studio. Le mie scappatelle sono sempre state faccende superficiali che si risolvevano in una notte o poco più. Non mi sono mai innamorato di un’altra donna». Amore o non amore, crediamo che le “scappatelle che si risolvevano in una notte” sono comunque un tradimento della vita matrimoniale e, in generale (al di là del singolo caso di Veronesi), sempre una profonda mancanza di rispetto verso la moglie. Che aumenta più si cerca di minimizzare.

Così come riteniamo davvero poco rispettoso per le donne sostenere l’utero in affitto, che mercifica il loro corpo rendendole macchine incubatrici. Veronesi invece lo ritiene «un atto di amore». Ma non c’è nessun amore in una donna che affitta pezzi del suo corpo, che tratta il bambino che ha cullato per nove mesi nel suo grembo come oggetto da “regalare” e svendere alle coppie più sfortunate.

La redazione

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

26 commenti a Umberto Veronesi, le contraddizioni su Dio e il rispetto per le donne

« nascondi i commenti

  1. Mari ha detto

    Per carità, la testimonianza della moglie è interessante, anche se comunque gli aspetti contraddittori più rimarcabili di Veronesi in ambito femminile sono le sue posizioni sull’aborto e l’utero in affitto che oltre al male psicologico che provocano ad una donna la predispongono anche a certi tumori, e qui sta la contraddizione maggiore col suo lavoro di oncologo

  2. Piero ha detto

    Non ho capito, gli scienziati credenti possono parlare dell’esistenza di Dio e quelli atei non possono parlare dell’inesistenza di Dio?
    Della serie: ci piace vincere facile…

    • Paxvobis ha detto in risposta a Piero

      Il solito commento pieno di livore: l’articolo non parla di questo nè mai nessuno di UCCR ha scritto ciò…semplicemente si fa notare questo del mondo laicist ovvero come disse Böll:-L’ateo annoia perchè parla sempre di Dio

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Piero

      Della serie “come al solito caro Piero non hai capito una beatissima fava di quanto è scritto”, tu e cloni e dei tuoi cloni coi quali invadi Uccr.

      Il punto infatti qui è la contraddizione enorme di Veronesi, che prima afferma «Sto con lo scienziato Peter Atkins, che dice che Dio non è mai esistito» per poi dire «Il fil rouge che lega tutte le mie lotte di pensiero è la convinzione che tutti i fenomeni hanno una causa».
      Come diavolo si possano conciliare questi due pensieri io proprio non lo so, dal momento che, come ben sa chiunque conosca un minimo di filosofia, la causa prima incausata, l’atto puro è una necessità per giustificare l’esistenza della materia, visto che la materia, come tutto ciò che è mutevole, non giustifica in se stessa la propria esistenza, senza contare che il regresso all’infinito (scappatoia che utilizzano alcuni materialisti) è un’impossibilità logica, quindi, da capo, torniamo sempre alla necessità dell’atto puro.
      Anche ipotizzando che il multiverso e le varie “teorie cicliche” dell’universo possano venire corroborate (cosa che per il momento non si da) rimane sempre la necessità ineludibile dell’atto puro, se vogliamo rimanere nel campo della ferrea logica e non scadere in quello della demenzialitá.

      Pertanto l’ateo, se vuole essere un minimo razionale, dovrebbe innanzitutto risolvere (cosa impossibile 😛 ) queste contraddizioni prima di straparlare di Dio, altrimenti si fanno figure di “cioccolato” come quella di Veronesi e come le tue.

    • Dan ha detto in risposta a Piero

      Non è che siamo tanto persuaso che l’universo sia una colossale botta di..,”caso” sposo della dea fortuna,nemmeno le domande retorica potrebbero essere considerate un caso,l’universo in effetti è un divinità immanente che ha i seguenti dei per generatori “Caos” e ” Fortuna”.Ma personalmente sono certo che tradire fa rima con rispettare,come se le relazioni umane non si basassero più sulla fiducia che sulla biologia,ma si fammi vedere un pò studio sulla “scintificità” della relazione umana con altri umani,sia essa l’amicizia,la passione,la politica o altro,tutte predittibili scientificamente.

  3. beppino ha detto

    Lui capì al volo e mi guardò con aria complice. La moglie per un attimo ventilò l’ipotesi di partire con lui. La dissuasi in un baleno, dicendo con voce stentorea che non potevamo permetterci inutili complicazioni. Tutto si svolse come previsto, nel giro di pochi giorni. In Germania, alla presenza di un notaio, fu disposta una generosa donazione affinché il bambino con cognome italiano ricevesse un sostegno economico fino alla fine degli studi. Risolta la questione, Giorgio tornò all’istituto di via Venezian dove si spense nel giro di qualche settimana, tenendo stretta la mano dell’adorata, e ignara, moglie.
    Vedi: http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/chirurgia-matrimoniale-professor-veronesi-oncologo-si-confessa-111666.htm

    E questi sarebbero i valori del nostro caro dottor Veronesi. Povera moglie del paziente … e povera moglie di Veronesi direi. E’ chiaro che in fatto di rispetto per persone con cui condividere “vicini-vicini” un buon pezzo della propria vita il nostro caro Veronesi ha atteggiamenti vagamente egoistelli. Aggiungerei anche vagamente ignavi (probabilmente qualificazione più azzeccata a mio parere).

  4. Luis ha detto

    Veronesi deve per forza non credere a Dio, con tutti quegli scheletri nell’armadio…., ma gli servirà a poco.

  5. Roberto Sastri ha detto

    —- “Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio”

    Non è vero che tutti lo chiamano dio e chi lo chiama così deve dimostrare la sua esistenza.

    Questo atteggiamento volto a calunniare e sottolineare gli aspetti privati meno condivisibili è tipico della propaganda fascista.

    • Paolo Viti ha detto in risposta a Roberto Sastri

      Certo, anche tu dici di essere un essere umano ma non lo hai mai dimostrato. Secondo me sei un cervello attaccato ad una macchina che ti crea la realtà, finché non dimostri il contrario tu sei un cervello attaccato ad una macchina.

      Rispetto alla calunnia e alla sottolineatura degli aspetti meno condivisibili hai completamente ragione, la campagna anticlericale contro esponenti cattolici è davvero fascista.

    • Luis ha detto in risposta a Roberto Sastri

      Scusami, ma è questa “via” di S.Tommaso d’Aquino una dimostrazione logica della ragionevolezza di credere in Dio. Semmai non dimostra che il Dio ci cui si parla è per forza quello cristiano. Per questo ci vuole la fede.

      • Vincent Vega ha detto in risposta a Luis

        Appunto.
        Avanti Roberto, spiegami come e in che modo la materia mutevole giustifica se stessa, sono curioso.

    • Dan ha detto in risposta a Roberto Sastri

      Legge di Godwin:

      « Mano a mano che una discussione su Usenet si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler si avvicina ad 1 »

      In tal caso “fascista” che non è nazista,ma una sua diretto alleato è la stessa cosa rispetto all’ideologia nazionalsocialista sostanzialmente,con diversità di forma e per come viene lanciato l’argomento.

      E mussolini andava in bagno,ora se vai in bagno sei fascista,”dunque” per non essere fascista non devi andare in bagno,mi dimostri che non sei fascista, mi basta un mese di dimostrazione.

  6. andrea g ha detto

    In una recente intervista Veronesi afferma solennemente:
    “Dio non esiste, dopo la morte non c’è nulla, ma noi continueremo a vivere
    nel pensiero di chi ci ha conosciuti, come Socrate”.
    Naturalmente chi lo intervistava si è preso ben guardia da chiedere:
    “ma chi -la stragrande maggioranza- non è ‘Socrate'”?
    E in ogni caso, quando chi ci ha conosciuti sarà morto anch’esso?
    E in ogni caso: se qualcuno mi pensa ma io non lo so perchè sono scomparso
    nel nulla, che me ne può importare?”

    Ecco, l’infantilismo ateistico è ben rappresentato dall’illustre oncologo

    • Vincent Vega ha detto in risposta a andrea g

      Andrea G scrive

      “E in ogni caso: se qualcuno mi pensa ma io non lo so perchè sono scomparso
      nel nulla, che me ne può importare?”

      Esattamente. Tanto varrebbe spararsi in bocca anzitempo o condurre una vita dissoluta, tanto se non esistesse un progetto, una vita dopo la morte e una morale oggettiva nulla avrebbe senso.
      In tal caso la vita sarebbe solo una gigantesca burla cosmica, e ogni essere umano sarebbe da solo -letteralmente- in balia di un universo che altro non sarebbe che un gigantesco Moloch ostile e indifferente. Non ci sarebbe nessuna speranza, tanto meno di ritrovare i cari defunti che ci hanno lasciato, e tutti i nostri sentimenti, i nostri pensieri, altro non sarebbero che “accidenti” o “doveri” evolutivi totalmente privi di qualsiasi valore intrinseco.

      In tal caso la pietà, l’amore, l’amicizia perderebbero completamente di valore, decadendo a mero “pattern evolutivo” e, paradossalmente, in una tale sitiazione il vero uomo libero sarebbe il cattivo, colui che risucisse ad affrancarsi dalla schiavitù evolutiva, che in tal caso porterebbe solo sofferenza (perché l’amore stesso spesso esige più di quanto da).
      In tal caso non saremmo altro che robots biologici autocoscienti senz’anima nè libertà, come gli androidi di Blade Runner che, poveri, hanno avuto la disgrazia di raggiungere l’autocoscienza senza possedere un’anima.

      In tal caso il discorso di addio dell’androide autocosciente interpetato da Rutger Hauer potrebbe benissimo essere fatto da un qualunque essere umano

      “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire. ”

      Si insomma, un universo nel quale il pensiero ateista sia veritiero altro non sarebbe che un atroce scherzo, una tragica burla venuta male, e non avrebbe alcun senso vivere.

      • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

        Andrea G scrive

        “E in ogni caso: se qualcuno mi pensa ma io non lo so perchè sono scomparso
        nel nulla, che me ne può importare?”

        Esattamente. Tanto varrebbe spararsi in bocca anzitempo o condurre una vita dissoluta, tanto se non esistesse un progetto, una vita dopo la morte e una morale oggettiva nulla avrebbe senso.
        In tal caso la vita sarebbe solo una gigantesca burla cosmica, e ogni essere umano sarebbe da solo -letteralmente- in balia di un universo che altro non sarebbe che un gigantesco Moloch ostile e indifferente. Non ci sarebbe nessuna speranza, tanto meno di ritrovare i cari defunti che ci hanno lasciato, e tutti i nostri sentimenti, i nostri pensieri, altro non sarebbero che “accidenti” o “doveri” evolutivi totalmente privi di qualsiasi valore intrinseco.

        In tal caso la pietà, l’amore, l’amicizia perderebbero completamente di valore, decadendo a mero “pattern evolutivo” e, paradossalmente, in una tale situazione il vero uomo libero sarebbe il cattivo, colui che riuscisse ad affrancarsi dalla schiavitù evolutiva, che in tal caso porterebbe solo sofferenza (perché l’amore stesso spesso esige più di quanto da).
        In tal caso non saremmo altro che robots biologici autocoscienti senz’anima nè libertà, come gli androidi di Blade Runner che, poveri, hanno avuto la disgrazia di raggiungere l’autocoscienza senza possedere un’anima.

        In tal caso il discorso di addio dell’androide autocosciente interpretato da Rutger Hauer potrebbe benissimo essere fatto da un qualunque essere umano

        “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire. ”

        Si insomma, un universo nel quale il pensiero ateista sia veritiero altro non sarebbe che un atroce scherzo, una tragica burla venuta male, e non avrebbe alcun senso vivere.

        P.s: ho corretto i refusi, dannazione non so perché ma qui su Uccr mi saltano spesso fuori posts pieni di refusi. 🙁 Ci vorrebbe il tasto modifica.

        • Luis ha detto in risposta a Vincent Vega

          Hai ragione, “Se non esiste Dio, tutto è permesso”, per dirla come Dostoevskij.

          • Vincent Vega ha detto in risposta a Luis

            Esatto, Luis.

            Parliamoci chiaro dai, il concetto di “morale laica” è un ossimoro, anche perché se non esiste una morale oggettiva come diamine fai a stabilire quello che è giusto e quello che è sbagliato? Da quello che “senti”? Ma allora anche il nazionalsocialismo era una cosa buona e giusta, visto che molti di loro ci credevano davvero negli “””””””””ideali”””””””” nazionalsocialisti.

            Poi ripeto, anche i sentimenti più nobili verrebbero degradati a mero “dovere” evolutivo atto a far sopravvivere la specie, in altre parole non avrebbero più valore di una pisciata in un bagno pubblico. A che pro vivere, quindi? Dovremmo invecchiare, vedere morire le persone a noi care, affrontare l’invecchiamento che ti porta via tutto, il tempk distrugge tutto, a che pro affrontare tutto questo?

            Se devo diventare cibo per vermi tanto vale che mi spari in bocca subito e finita li, un attimo di dolore e poi me ne torno nel nulla da quale sono venuto senza affrontare tutte le sofferenze che la vita porta con se.

            In un universo come quello dipinto dagli atei tanto varrebbe mandare tutto a puttane, se nulla ha senso perché non farlo?
            Lo ha spiegato bene anche San Paolo

            “Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.
            Altrimenti, che cosa farebbero quelli che vengono battezzati per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per loro? E perché noi ci esponiamo al pericolo continuamente? Ogni giorno io affronto la morte, come è vero che voi siete il mio vanto, fratelli, in Cristo Gesù nostro Signore! Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Efeso contro le belve, a che mi gioverebbe? Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo.

            Come dargli torto? Tanto varrebbe darsi alla pazza gioia, chi cazzo me l’ha fatto fare di rinunciare alla droga (che era un mio vizio) e di rimanere lucido? Lucido per cosa? Per pensare che dovrò diventare cibo per vermi e perdere le persone amate? 😀
            Per costruire qualcosa? Ma cosa che tanto il tempo distrugge tutto? Se avesse ragione l’ateo converrebbe mandare tutto a puttane e spararsi in bocca o darsi alla pazza gioia.

            San Paolo però termina l’annuncio di speranza

            Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti.
            Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria.
            Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?

    • δ'v ha detto in risposta a andrea g

      Da un certo punto di vista, non è nemmeno errato poter ricordare ciò che un uomo ha lasciato su questo piano d’esistenza. Anzi per me un uomo è sempre vivo nei ricordi che la sua anima ha lasciato. Per fare un esempio banale, io quando uso il mio iphone ( spero non sia pubblicità, sennò vi chiedo di cancellare ), è come se in mano avessi non solo uno strumento tecnologico, ma l’eredità ed il ricordo di Steve Jobs, come se lui “continuasse a vivere” in questi dispositivi che la sua anima ha ingegnato.

      Ovviamente il resto del discorso nichilista di veronesi è errato a prescindere.

      • Vincent Vega ha detto in risposta a δ'v

        In realtà il nichilismo è l’unica e sola scelta coerente per un ateo.
        Gli atei che parlano di “valori” sono ossimori viventi.

        • δ'v ha detto in risposta a Vincent Vega

          Credo lo sia più per l’antiteista scientista. Per lo meno un ateo può negare ( in virtù della parola stessa ) la presenza di un dio, ma non la presenza di una dimensione trascendente / spirituale.

        • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

          Intendiamoci: è un bene che la maggior parte degli atei sia estremamente incoerente col suo ateismo, altrimenti avremmo un miliardo di persone al mondo (la quota di atei) totalmente nichilista, nondimeno l’ateismo in se questo è, nichilismo.

          Il fatto è che i veri atei sono relativamente rari, molto più rari dei veri cristiani, ed è una fortuna perché così molti di loro riescono a salvarsi, alla fine.
          Quindi io non spero che gli atei diventino tutti nichilisti, dico che l’ateismo comporta (se si vuol essere coerenti) il nichilismo.

          • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

            δ’v scrive

            “Credo lo sia più per l’antiteista scientista. Per lo meno un ateo può negare ( in virtù della parola stessa ) la presenza di un dio, ma non la presenza di una dimensione trascendente / spirituale.”

            Io, nella mia vita personale, non conosco atei che non siano anche materialisti. Con questo non intendo dire che gli atei di cui parli tu siano inesistenti, ma io personalmente non ne conosco (e si che di gente ne conosco un bel po’), e credo onestamente che siano una sparutissima minoranza.

            • δ'v ha detto in risposta a Vincent Vega

              Ad esempio un buddista è un senza dio, ma non nega il trascendente.
              Così come chi crede che l’uomo è fatto d’energia, e alla nostra dipartita terrena, questa energia non cessi ma continui.
              O chi crede nella reincarnazione.
              Io per lo meno queste persone le ho incontrate in quei rari ( ormai perduti perchè invasi da troll ) forum sulla religione, ma che fondamentalmente sono atee pur avendo una visione trascendente.

              Secondo me il fattore “materialismo” è più mediatico ( o politicamente corretto ), dacchè permeati in ogni dove da messaggi palesemente maliziosi e / o contro la vita sui maggiori social network.

  7. Attilio ha detto

    Eppure mi sembra di ricordare un libro autobiografico nel quale il prof. Veronesi affermava di essere contro il divorzio. Indubbiamente è un grande scienziato, un abile politico ed un efficiente organizzatore ma ai fini delle domande essenziali sulla vita la sua materia (la chirurgia) è marginale tant’è che le sue argomentazioni sono più filosofiche che scientifiche. Anche il suo proclamato ateismo talvolta mi appare come un mezzuccio con cui acquisire spazi di notorietà e di pubblicità gratuita verso il grande pubblico a sostegno della sua Fondazione. Di donne (amanti) ne deve aver bussate tante visto la persona e l’ambiente in cui ha operato. Lo dice e lo giustifica pure. E’ una doppia morale.

  8. Federico ha detto

    Mi è sempre stato piuttosto antipatico, ogni tanto mi chiedo come potrebbe degenerare una discussione tra noi due. Poi mi ricordo che ha 65 anni più di me, e lo tratto come tale: un (poco) simpatico nonnino che nemmeno in tarda età riesce a mettere da parte il suo ego smisurato.

« nascondi i commenti