La delusione ci spinge lontani da Dio, non la ragione: lo dice uno studio

Ragioni dell’ateismo. Secondo uno studio il motivo per cui si abbandona la fede religiosa è la rabbia verso Dio, a nulla c’entrano convinzioni razionaliste. E’ l’emotività che ci allontana da Dio e questo spiega anche i mutevoli cambi di giudizio delle persone non credenti.

 

Una recente serie di studi, pubblicati sul Journal of Personality and Social Psychology, ha scoperto che la principale causa per l’abbandono della fede religiosa non è basata su giustificazioni razionali, ma è in prevalenza la “rabbia verso Dio”. E’ un ateismo emozionale quello vissuto da milioni di persone, più sulla bocca che nel cuore.

A prima vista può essere paradossale: come possono le persone essere arrabbiate con Dio, se non credono in Dio? In realtà la loro posizione, nella maggioranza dei casi, è dettata da un sentimento negativo, da una perdita di fiducia piuttosto che da una consapevolezza matura e razionale. La rabbia verso Dio nasce come conseguenza di situazioni spiacevoli che accadono nella vita o, nei casi estremi, da disastri naturali e malattie. Oppure da delusioni percepite rispetto a attese immaginate, un po’ come si sentì Giuda nei confronti di Gesù, deluso perché il Regno dei cieli ancora non veniva. In altre parole, la rabbia verso Dio può non solo portare le persone lontane da Dio, ma dare loro anche un motivo per aggrapparsi alla loro incredulità.

«Quando invece le persone percepiscono che Dio si prende cura di loro e ha intenzioni positive, anche se non riescono a capire quali siano tali intenzioni, le persone tendono a risolvere la rabbia», ha affermato lo psicologo Julie Exline, della Case Western Reserve University. Infatti, la vita di molti non credenti o agnostici è caratterizzata spesso da numerose mutazioni di giudizio, proprio a seconda dei sentimenti in cui si trovano a vivere in quel preciso istante.

Come aiutare i nostri amici non credenti, dunque? Più volte abbiamo parlato del rapporto tra l’esistenza di Dio e l’esistenza del male. Non solo è possibile non scandalizzarsi di fronte al male e non perdere la fede, ma, anzi, l’esistenza del male è un punto di partenza per comprendere come soltanto il cristianesimo, possa dare una risposta adeguata a quanto vive e domanda l’uomo. Ma il nostro lavoro maggiore è curare le ferite degli uomini, come ha spiegato spesso Papa Francesco, perché è a questo che si riferisce quando parla dell'”umanità ferita”. Attraverso la nostra presenza, «la cosa più importante è il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ha salvato!”», ha detto nella famosa intervista a “La Civiltà Cattolica”. «I ministri del Vangelo devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi». Solo così saremo degni testimoni del nostro incontro con Dio.

La redazione

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29 commenti a La delusione ci spinge lontani da Dio, non la ragione: lo dice uno studio

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  1. Dario* ha detto

    A parte il passaggio un po’ ambiguo “l’esistenza del male, anche innocente” (chi lo subisce può essere innocente, non il male), i miei complimenti per l’articolo. Per quello che vale, mi ci sono proprio riconosciuto =)

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  2. «Negavo l’esistenza di Dio ed ero arrabbiato con lui perché non esisteva».
    C.S. Lewis

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  3. Sophie ha detto

    Vero. Mi allontanai da Dio perchè non riuscivo a credere al fatto che non mi voleva e per la grande rabbia nei suoi confronti perchè fino ai circa 18-19 anni m’è mancato tutto, pure l’essenziale, pure la base, pure i mezzi per poter cambiare le cose. Il risultato è stato che non sono mai stata bambina. Mi viene in mente una frase di Cristo che dice:”Ecco ora io vi mando nel mondo come pecore in mezzo ai lupi”, che sintetizza quello che voglio dire. Tanta solitudine, l’albero delle mele sotto casa era l’unico che mi faceva sentire amata, specialmente quando lo abbracciavo….
    E’ stato un disegno divino che non riuscirò mai a comprendere, ma il passato è passato. Meglio vivere il presente. Adesso so che Dio esiste e andrà tutto bene. La vita è bella soprattutto quando sai che ce la farai, che non sei mai sola e che esiste qualcuno che quando cadi ti dà la forza per rialzarti. Posso dire con fierezza che ho superato delle montagne insormontabili e senza Gesù non ce l’avrei mai potuta fare. Sono orgogliosa di me e di Lui. Scusate il post lungo e se ho parlato di me. 🙂

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    • Laura ha detto in risposta a Sophie

      Grazie Sophie!!!

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    • Claudio ha detto in risposta a Sophie

      Bellissima testimonianza… Simile alla mia, che mi portò ad “avercela col Padreterno” per la malattia che colpì il mio giovane fratello… Eppure quella sofferenza mi fece riscaldare il cuore, freddo e lontano da Dio per molti anni… E si ripete sempre la “solita” (e per fortuna) trasformazione del male verso un bene, ed un bene più grande di ciò che possiamo immaginare. Grazie

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  4. beppino ha detto

    La rabbia verso dio può portare un credente a posizioni che negano a priori l’esistenza di dio stesso (quindi a diventare un ateo…)? Mah…

    Mi sembra argomentazione, seppur velatamente, un poco “tirata” in quanto la conclusione dell’affermazione nega la stessa sussistenza logica di ciò che in origine ne ha generato lo sviluppo. Forse non c’é mai stata, anche prima, alcuna vera occasione di approccio alla trascendenza…

    E’ più probabile inoltre che possa talvolta configurarsi una sorta di sentimento di velata ed inconscia astiosità di chi si sta allontanando dalla fede rispetto a chi la possiede (o sembra possederla) che forse potrebbe essere anche il maggior “responsabile” dello stesso abbandono definitivo. In altri termini rifiuto di dio non perché se ne ha rabbia ma perché altre persone vicine, magari non apprezzate, dimostrano (o sembrano dimostrare) paradossalmente di aver fede e ciò viene a configurarsi come una sorta di indiretta “sudditanza”.

    Del resto l’ateo, che per definizione non dovrebbe cercare dio, perché continua a contrastare le persone religiose, fino al punto di arrivare spesso al deleggio e allo spregio? Potrebbe allo stesso modo considerarsi una sorta di inconscia ed irrinunciabile velata astiosità perché non c’é riprova che se queste non fossero “nel vero” verrebbe meno la stessa significatività di essere ateo.

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    • Max ha detto in risposta a beppino

      Beh, forse l’ateo ti potrebbe rispondere che reputa stupido il fatto che ci sono persone che continuano a credere in un Dio inesistente.

      Questa e’ quanto ti direbbe – le vere motivazioni potrebbero essere altre, come quelle che tu pensi.

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  5. Antonio ha detto

    Il fatto di non credere in Dio è una “soluzione” logica dovuta alla realtà dei fatti. Se ti dicono che esiste un Dio Buono ed Onnipotente e poi guardi tutto quello che avviene nel mondo i fatti sono sostanzialmente 2:

    1->O Dio non esiste

    2->Oppure non è Buono.

    Molti (tra cui io) optano per la prima opzione

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    • Dario* ha detto in risposta a Antonio

      Il problema è che le opzioni sembrano 2 ma in realtà sono 3:
      1) Dio non esiste
      2) Dio non è buono
      3) Non ho ancora capito niente di Dio
      Per esperienza personale ti posso dire che quella giusta è la 3 e non credere che non abbia seriamente considerato le altre due

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    • Gennaro ha detto in risposta a Antonio

      Se Dio non esiste allora l’opzione “buono” e “cattivo” è un’opzione necessariamente relativa (chi ha deciso cosa è buono? Chi ha deciso che il male è male?) e non oggettiva, dunque la tua teoria non può essere affatto oggettiva ma è soltanto una tua opinione. Non è possibile quindi creare un’argomentazione razionale su questo.

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      • Dario* ha detto in risposta a Gennaro

        E’ una buona argomentazione ma manca il bersaglio perché il punto 2 non include l’1. In pratica nel momento in cui ci si pone nell’ipotesi in cui Dio non sia buono (o non perfettamente buono) si presuppone anche che esista. In soldoni è vero che il punto 1 ed il punto 2 sono incompatibili ma nessuno ha mai preteso di farli convivere in una stessa ipotesi

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        • Dario* ha detto in risposta a Dario*

          Scusa Gennaro, ritiro l’obiezione, avevi ragione tu, forse è il caso per me di andare a dormire =P

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    • gladio ha detto in risposta a Antonio

      Dal momento Antonio che sei un attento osservatore “di tutto quello che avviene (di brutto suppongo) nel mondo ” ti invito a riflettere su quanto rimarrebbe di questa immensa montagna di male se si eliminasse la componente di responsabilità umana che la sostiene.

      E quanto sarebbe alta la montagna di bene se tutti quanti noi seguissimo le Sue ( di Dio ) indicazioni?

      Le tue opzioni, derivanti da un’osservazione sommaria e affrettata ( oltre che pregiudiziale ) di quel che ti accade intorno ti hanno portato a conclusioni prive di senso.

      L’uomo crea il male pertanto Dio non esiste?

      Dio non è buono? (umanamente parlando lo è fin troppo)
      Accipicchia che razinalità!

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    • lorenzo ha detto in risposta a Antonio

      1 – Se Dio non esistesse, non esisterebbero il male ed il bene: sarebbero semplicemente delle nostre opinioni.

      2 – Esiste il male ed il bene e, di conseguenza, esiste Dio in quanto tutto ciò che si conforma a Lui è bene, tutto ciò che non si conforma a Lui è male.

      3 – Se Dio accetta l’esistenza del male non è Buono: preferiresti forse rinunciare alla libertà di conformarti o non conformarti a Lui?

      4 – Conformarsi o non conformarsi alla volontà di Dio spiegherebbe solo il male ed il bene causati dall’uomo e non quelli di origine naturale: sei forse in grado di confrontarti da pari a pari con la mente ed i progetti di Dio?

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    • Danilo ha detto in risposta a Antonio

      Comunque sono,mi sembra, almeno 8 non 2:

      a)Dio esiste il male esiste.
      b)Dio esiste il male non esiste.
      d)Dio non esiste il male esiste
      c)Dio non esiste il male non esiste

      A cui si aggiunge:

      a)Dio esiste il bene esiste.
      c)Dio non esiste il bene esiste.
      e)Dio non esiste il bene esiste
      d)Dio non esiste il bene non esiste

      ——-

      Dio esiste esiste o il male o il bene
      Dio non esiste e esiste o il male o il bene.

      Se il male esiste e Dio non esistesse perchè il male?
      Per colpa dell’uomo
      Se Dio esiste e il male esiste allora perchè è colpa di Dio?
      Dio può toglierlo altrimenti non sarebbe buono.
      Se per togliere il male fosse necessario eliminare il male,allora Dio sarebbe Buono?
      —–
      No,ma allora perchè mai per essere “buono” secondo l’uomo deve impedire il male con il male togliendo il libero arbitrio all’essere umano?
      Non è possibile pensare qualcosa senza il libero arbitrio mi è inconcepibile,l’unico modo per non avere io il libero arbitrio è:o non essere mai esistito o essere morto,perchè questo sarebbe un bene?

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  6. Agostino F. ha detto

    Salve a tutti. Tempo fa avevo scritto qui sul vostro sito chiedendovi delle spiegazioni sul Buddhismo.
    E a proposito di delusioni: Un mio amico sta studiando il Buddhismo [diciamo che è mezzo convertito] e non riesce a comprendere la dottrina dei cinque skandha [trad.”Aggregati”].
    Secondo lui, e anche secondo altri Buddhisti che ha contattato, il Buddha, tramite tale dottrine, ha negato l’esistenza di un anima [Sans.Atman].
    Però allo stesso tempo si parla di una rinascita.
    Io sto cercando di fargli capire che è una cosa insensata, poiché se non c’è un substrato immateriale, COSA dovrebbe rinascere?
    C’è tra voi un laureato in filosofia che potrebbe darmi maggiori informazioni sulla cosa?
    Grazie mille.
    Vi porgo cordiali saluti 🙂

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    • Dario* ha detto in risposta a Agostino F.

      Io credo che non sia necessaria una laurea in filosofia, che basti la logica. A me personalmente basterebbe la logica della tua affermazione, per lo meno per pormi delle domande. Certo è che né la filosofia né la logica possono nulla senza apertura da parte dell’interlocutore. Senza di questa l’unica scelta rimasta è pregare per lui. Tu butti il seme, se attecchisce o meno non dipende da te, non fartene una colpa =)

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    • gladio ha detto in risposta a Agostino F.

      Beh se questo tuo amico si converte a un qualcosa che non capisce…

      Se questo tuo amico lascia Cristo e le sue semplici certezze per un panciuto santone indù con i suoi stupidi arzigogoli da perditempo…

      Temo quindi, Agostino, che sarà ardua impresa per te ( come suppongo per chiunque)far capire a questo buon figliulo ( sono sicuro che non è cattivo ma capisce un po’ poco)la balordaggine di determinate scelte.

      Tienici informati

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    • Ely Vance ha detto in risposta a Agostino F.

      Per anima si intende comunemente la parte spirituale dell’uomo, piu’ in particolare colei che viene giudicata per i suoi peccati o salvata per le sue buone opere, quindi inseparabile dal concetto stesso di persona. Se invece si crede in una reincarnazione, cioè il diventare un’altra persona allora mi sembra anche logico supporre che l’anima non possa esistere e che quel substrato immateriale deve essere qualcosa di diverso dall’anima, anche se non so darti una risposta su cosa potrebbe essere a questo punto, e osservo che alla fin fine si seguirebbero precetti morali non per sè stessi, ma affinchè la prossima persona ne benefici. Cioè non si passa dall’amore di Dio che valorizza l’amore per sè stessi ( in pienezza ed nella prospettiva dell’eternità), base per amare gli altri, ma si passa ,consapevoli di essere creature “a termine” ,direttamente all’amore per un altro che non si conosce, tutto ciò mi è sempre sembrato troppo artificiale, tanto è che molti definiscono il buddismo piu come filosofia che dottrina.

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      • Dario* ha detto in risposta a Ely Vance

        In realtà anche la reincarnazione per come è definita, per semplice logica, esige una sorta di anima. La reincarnazione prevede infatti che, a seconda di come si è vissuti nella vita corrente, ci si reincarnerà in una forma di vita superiore o inferiore. C’è una forma di vita oltre la quale si smette di reincarnarsi in positivo ma si raggiunge il “nirvana”. Il nirvana non è univoco ma per semplicità potremmo associarlo vagamente al concetto di paradiso. Se ci fai ben caso tutto questo esige l’esistenza di una parte trascendente (se non la chiami “anima” la puoi chiamare “scatola di fagioli” o “fazzoletto da naso” o come meglio credi, ma il concetto non cambia). Perché la logica reclama un’anima anche per la reincarnazione? E’ semplice:
        – quando uno muore tutta la materia che lo compone finisce generalmente sottoterra e/o bruciata. Ne consegue che l’entità in cui si reincarna sia composta da materia totalmente estranea al suo corpo precedente. La domanda è semplice a questo punto: l’essenza dell’individuo dove è, visto che non è nella materia? Deve per forza trovarsi in una qualche forma di contenitore trascendente ed ecco la necessita dell’esistenza dell’anima
        – quando uno raggiunge il nirvana, cos’è che finisce nel nirvana visto che il corpo non è?

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        • Ely Vance ha detto in risposta a Dario*

          Ok, infatti nel mio dire prima “quel substrato immateriale deve essere qualcosa di diverso dall’anima” era implicito che qualcosa di trascendente deve esistere per forza anche nel caso della reincarnazione, ma che questo qualcosa è evidentemente differente dalla nozione cristiana di anima, cioè creata da Dio fin dal concepimento della persona, inscindibile dalla persona umana e destinata all’eternità.
          In poche parole se quelle frasi di budda intendono l’inesistenza di qualsiasi cosa trascendente allora siamo di fronte a una perfetta assurdità, e mi riesce impossibile credere che tutti i seguaci la condividano.

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    • Na_Vin ha detto in risposta a Agostino F.

      Per altre questioni, prova a documentarti con il libro intitolato “Contro il Buddismo” scritto da Roberto Dal Bosco.

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      • Na_Vin ha detto in risposta a Na_Vin

        Approfondendo un po’ la questione, attraverso il libro che ho indicato, la prima cosa che ho pensato è questa: “se l’albero si riconosce dai frutti…” (Lc 6, 43-45).
        …però mi sa che nemmeno l’albero si può definire sano.

        In aggiunta riporto questo commento che ho trovato in rete:

        “Il giudizio di Giovanni Paolo II sul buddismo espresso in “Varcare la soglia della speranza” è questo:

        “Le soteriologie del buddismo e del cristianesimo sono, per così dire, contrarie… Sia la tradizione buddista sia i metodi da essa derivanti conoscono quasi esclusivamente una soteriologia negativa. L’ “illuminazione” sperimentata da Budda si riduce alla convinzione che il mondo è cattivo, che è fonte di male e di sofferenza per l’uomo. Per liberarsi da questo male bisogna liberarsi dal mondo; bisogna spezzare i legami che ci uniscono con la realtà esterna: dunque, i legami esistenti nella nostra costituzione umana, nella nostra psiche e nel nostro corpo. Più ci liberiamo da tali legami, più ci rendiamo indifferenti a quanto è nel mondo, e più ci liberiamo dalla sofferenza, cioè dal male che proviene dal mondo.
        Ci avviciniamo a Dio in questo modo? Nell’ “illuminazione” trasmessa da Budda non si parla di ciò. Il buddismo è in misura rilevante un sistema “ateo”. Non ci liberiamo dal male attraverso il bene, che proviene da Dio; ce ne liberiamo soltanto mediante il distacco dal mondo, che è cattivo. La pienezza di tale distacco non è l’unione con Dio, ma il cosiddetto nirvana, ovvero uno stato di perfetta indifferenza nei riguardi del mondo.

        La mistica cristiana di ogni tempo […] non nasce da un’ “illuminazione” puramente negativa […] ma dalla Rivelazione del Dio vivente […] La verità su Dio Creatore del mondo e su Cristo suo Redentore è una forza potente che ispira un atteggiamento positivo verso la creazione e una costante spinta a impegnarsi nella sua trasformazione e nel suo perfezionamento.
        Il Concilio Vaticano II ha ampiamente confermato questa verità: l’indulgere a un atteggiamento negativo verso il mondo, nella convinzione che per l’uomo esso sia solo fonte di sofferenza e che perciò da esso ci si debba distaccare, non è negativo soltanto perché unilaterale, ma anche perché fondamentalmente contrario allo sviluppo dell’uomo e allo sviluppo del mondo, che il Creatore ha donato e affidato come compito all’uomo […] Per il cristianesimo non ha senso parlare del mondo come di un male “radicale”, poiché all’inizio del suo cammino si trova Dio creatore che ama la Propria creatura.

        Non è perciò fuori luogo mettere sull’avviso quei cristiani che con entusiasmo si aprono a certe proposte provenienti dalle tradizioni religiose dell’Estremo Oriente, in materia, per esempio, di tecniche di meditazione e di ascesi. In alcuni ambienti sono diventate una specie di moda, che viene accettata in maniera piuttosto acritica.”
        (pp. 95-99)”

        Questo commento è stato scritto in risposta a chi strumentalizza alcune frase del Magistero.

        Alla luce di quello che ho letto qui e altrove, condivido alcune cose:

        1. Alcuni segni che indicano la spiritualità e l’immortalità dell’anima umana:
        http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=322
        Domanda al tuo amico se lui è vivo o no.

        2. Altra email interessante:
        http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=2337

        3. Un video riguardo il mistero del male:
        http://vimeo.com/64723537 (Se Dio esiste, perché c’è il male?)
        (puoi consideralo un ampliamento delle considerazione fatte da Giovanni Paolo II)

        4. leggendo alcune discussione su cattoliciromani.com forse può essere interessante anche questo: https://www.youtube.com/watch?v=FjGZFesz-K0

        5. un altro video che può essere interessante:
        https://www.youtube.com/watch?v=h43DZBndJOQ (La Crisi della ragione).

        Ci sarebbe altro, eventualmente scrivi un commento sulla pagina di facebook in corrispondenza del post relativo a questo articolo e ti contatterò privatamente.

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