Buone notizie per la natalità a Jesi: tutti i medici sono obiettori di coscienza

Sui maggiori quotidiani nazionali a inizio settembre ha trovato spazio la notizia della sospensione del servizio di interruzione volontaria della gravidanza presso l’Unità operativa di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Jesi,  guidata dal dottor Angelo Curatola, dove tutti i dieci ginecologi che ne fanno parte si sono dichiarati obiettori di coscienza.

Ciò avviene in realtà dal mese di agosto e le donne richiedenti a tutt’oggi sono impossibilitate ad avvalersi dell’ultima fase del servizio, quello di day surgery, l’intervento vero e proprio effettuato in reparto. Abbiamo già riferito di situazioni analoghe avvenute precedentemente in Italia, come si può leggere su altre pagine di questo sito, e quanto accade a Jesi ripropone con ogni evidenza come le scelte pro life prendano piede sempre più massicciamente proprio tra gli addetti al settore, ginecologi e personale sanitario. Nel caso delle Marche, i vertici regionali della CGIL si sono rifatti allarmati ai dati forniti dal Ministero della Sanità che illustrano come gli obiettori di coscienza in quella regione costituiscono il 62% dei medici, il 50% degli anestesisti e il 43% del personale non medico.

Ad individuare la giusta soluzione, che viene invocata come toccasana per tutti i casi di obiezione di coscienza in materia di interruzione volontaria della gravidanza, ci pensa invece la presidente della locale sezione della AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) che da Ascoli Piceno, con molto pragmatismo e pure un certo fastidio per le ovvietà, fa sapere che “un governo tecnico non dovrebbe quindi avere difficoltà nel risolvere ‘tecnicamente’ il fenomeno dell’obiezione di coscienza diffusa, se inquadrato come deve essere nell’ambito della violazione di un diritto sancito dalla legge”. La soluzione, dunque, è quella già auspicata a suo tempo dagli ineffabili radicali: eliminare l’obiezione di coscienza con riferimento alla interruzione di gravidanza.

Evidentemente quelli della AIED  ignorano che lo scorso 30 luglio 2012, il Comitato Nazionale di Bioetica ha approvato l’atteso parere sul rapporto tra obiezione di coscienza e bioetica; le conseguenze di tale dichiarazionem i cui contenuti sono stati magistralmente messi in evidenza da Aldo Vitale in un precedente articolo su questo sito, non possono essere disattesi all’interno di una Nazione come la nostra che, osiamo ancora sperarlo, voglia dirsi e comportarsi di conseguenza come Stato di Diritto. Nel richiamato parere, infatti, si evidenzia la piena liceità del diritto all’obiezione di coscienza, inteso, dunque, come diritto fondamentale della persona tutelato dalla vigente Costituzione (artt. 2, 3, 10, 19 e 21) e come tale quindi inviolabile. L’obiettore cioè rifiuta di obbedire a una legge rilevante in campo bioetico motivando tale modo di agire con l’esigenza di non violare le proprie convinzioni morali o principi religiosi, testimoniando così una certa visione del mondo senza che l’ordinamento giuridico possa sanzionarlo per tale scelta. Il succitato parere vieta qualunque soluzione “creativa”, per non dire “persecutoria”, che miri a danneggiare o a dissuadere gli obiettori; la soluzione, semmai, è da rinvenire nelle “conclusioni e raccomandazioni” finali del parere stesso, dove viene evidenziata l’esigenza di assicurare la sostenibilità dell’obiezione di coscienza in campo bioetico, impegnando l’ordinamento giuridico a trovare altre soluzioni.

Invece, resta del tutto irrisolta la questione dell’aborto visto come conquista di civiltà, vero diritto civile a tutela delle donne. Sotto il profilo giuridico, la 194 è legge vigente nell’ordinamento italiano e, come ogni altra normativa in materia di diritti civili, richiede di essere applicata. Ma la positività di una legge – cioè la sua vigenza che discende dal solo fatto di essere stata deliberata, approvata e pubblicata secondo l’iter previsto dall’attuale Costituzione –  vale anche a sancirne l’effettivo valore presso il popolo che dovrebbe riconoscerla come conforme ai suoi principi? Detta in altri termini: questa legge “riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio” come recita l’articolo 1 della legge stessa? E lo fa nel modo più giusto, conforme al diritto naturale?

Concludiamo cercando di capire meglio in concreto cosa significhi essere obiettore di coscienza e del perché maturi questa scelta in un operatore sanitario grazie ad una  sconvolgente testimonianza, alla cui lettura rinviamo con questo link. Da Maddalena Bertolini, di professione ostetrica, parole che non ammettono alcun tipo di commento; solo attenta lettura e riflessione. Perché la vita, quella che deve ancora nascere e quella di chi la custodisce nutrendola, non è né utopia né astrazione. Anche se, ad onor del vero, più  che di vita, nel leggere queste righe crude nella loro schiettezza ho avuto l’impressione di assistere ad una macellazione. Ma non c’erano di mezzo vitelli, tori, pecore…soltanto esseri umani.

Salvatore Di Majo

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