Buone notizie: nel Lazio il 91% dei ginecologi è obiettore di coscienza

Buone notizie arrivano dal Lazio: in 9 strutture pubbliche su 31,  i medici che hanno voluto rimanere coerenti al Giuramento d’Ippocrate, che invita a «perseguire la difesa della vita», sono ormai pressoché la totalità e infatti qui non si eseguono soppressioni dell’essere umano nella prima fase della sua esistenza (azione chiamata tecnicamente “aborto”).

A queste –riporta Il Messaggero– ne vanno aggiunte altre 3, di cui due (Formia e Palestrina) hanno sospeso il servizio, e una (Policlinico Tor Vergata) pur avendo la struttura che lo permetterebbe non pratica interruzioni di gravidanza. Alla faccia della Consulta di Bioetica Laica, che vorrebbe privare i medici della libertà di agire secondo coscienza, il 91,3% dei ginecologi ospedalieri è obiettore. Personale medico competente che –come spiega il giurista Filippo Vari- si accorge cosa sia l’embrione, anche grazie «alle moderne tecnologie» che «rendono sempre più evidente come la vita sia tale sin dal concepimento», e ha il coraggio di rispettare quel che vede.

Per la gioia dei neoconcepiti, Mirella Parachini, ginecologa membro di Laiga (medici abortisti) si è lamentata del fatto che: «molti dei medici non obiettori sono alla soglia della pensione e non verranno rimpiazzati, per la mancanza di formazione professionale». La Laiga sta dunque valutando l’ipotesi di agire legalmente verso le direzioni sanitarie delle strutture inadempienti, ma non si capisce dove vogliano arrivare. Se non ci sono medici abortisti disponibili, come possono essere incolpate le strutture sanitarie?

Sarebbe molto meglio che queste associazioni si domandassero perché mai tra i medici e i ginecologi del mondo (negli USA l’86%, ad esempio) la percentuale di obiettori e contrari all’aborto sia più alta della media riferita invece all’intera popolazione.

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