Le contraddizioni di “Lucignolo” sulla prostituzione

ProstituzioneIl programma televisivo “Lucignolo” parla ogni domenica di ciò di cui sono culturalmente ossessionati i suoi telespettatori: sesso, droga, prostituzione, alcool, omosessuali, denaro ecc. La filosofia che si trova sotto è sempre lo stesso relativismo: tutto è bene, l’importante è che sia una libera scelta.

Una filosofia fallimentare e contraddittoria, come si dimostra da questo esempio: qualche domenica fa “Lucignolo” si è scandalizzato (giustamente) per le baby-squillo, ragazzine di 16 e 17 anni che hanno liberamente scelto di prostituirsi per poter essere economicamente più autonome. Nel servizio immediatamente successivo, invece, il protagonista era Efe Bal, un transessuale italiano diventato famoso per la battaglia nel veder riconosciuta la prostituzione come un “lavoro come un altro”. Ovviamente “Lucignolo” ha sposato la sua iniziativa, ripetendo che si tratta di un lavoro normale, da regolarizzare perché sia davvero una libera scelta e non una forzatura da parte di terzi.

C’è qualcosa che non torna. Se la prostituzione fosse davvero un “lavoro normale, come tutti gli altri”, perché scandalizzarsi se questo lavoro viene svolto da minorenni? Forse ci si scandalizza allo stesso modo se un/una sedicenne lavora in una pizzeria facendo le consegne a domicilio con il motorino? O se svolge qualsiasi altro lavoro permesso loro dalla legge? Ovviamente no. Perché? Perché la prostituzione, anche se liberamente scelta, non è un “lavoro come gli altri”. Lo dimostra proprio “Lucignolo” quando si scandalizza per le baby-squillo e non per i baby-pizzaioli.

Noi cattolici riteniamo che la prostituzione sia una violenza su di sé, un male anche se liberamente scelta. Per questo riteniamo che uno Stato giusto non debba regolamentare né depenalizzare, dunque ultimamente valorizzare e promuovere, ciò che è un male per i suoi cittadini. La Chiesa cattolica insegna che la prostituzione «offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. La prostituzione costituisce una piaga sociale […]. Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia l’imputabilità della colpa può essere attenuata dalla miseria, dal ricatto e dalla pressione sociale».

Da una parte “Lucignolo” e il suo transessuale preferito, dall’altra la Comunità Papa Giovanni XXIII che da anni aiuta, sostiene e protegge centinaia di prostitute che desiderano cambiare mestiere e trovare una vita dignitosa per loro stesse. La soluzione che riteniamo giusta è uscire dall’indottrinamento laicista dell’autodeterminazione assoluta, rendere reato l’acquisto del corpo di un’altra persona per servizi sessuali (modello nordico) e aiutare le prostitute a cambiare vita.

Proprio in questi giorni l’associazione fondata dal neo-beatificato don Oreste Benzi si è congratulata con il Parlamento Europeo che con larga maggioranza ha approvato la Risoluzione su “sfruttamento sessuale e prostituzione e sulle loro conseguenze per la parità di genere”, proposta dall’eurodeputata inglese Mary Honeyball, la quale ritiene che “il modo più efficace per combattere la tratta di donne e ragazze minorenni a fini di sfruttamento sessuale e per rafforzare la parità di genere segua il modello attuato in Svezia, Islanda e Norvegia (il cosiddetto modello nordico), e attualmente in corso di esame in diversi paesi europei, dove il reato è costituito dall’acquisto di servizi sessuali e non dai servizi resi da chi si prostituisce”, aggiungendo che “considerare la prostituzione un ‘lavoro sessuale’ legale, depenalizzare l’industria del sesso in generale e rendere legale lo sfruttamento della prostituzione non sia una soluzione per proteggere donne e ragazze minorenni vulnerabili dalla violenza e dallo sfruttamento, ma che sortisca l’effetto contrario esponendole al pericolo di subire un livello più elevato di violenza, promuovendo al contempo i mercati della prostituzione e, di conseguenza, accrescendo il numero di donne e ragazze minorenni oggetto di abusi”.

La redazione

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