Le contraddizioni di “Lucignolo” sulla prostituzione

ProstituzioneIl programma televisivo “Lucignolo” parla ogni domenica di ciò di cui sono culturalmente ossessionati i suoi telespettatori: sesso, droga, prostituzione, alcool, omosessuali, denaro ecc. La filosofia che si trova sotto è sempre lo stesso relativismo: tutto è bene, l’importante è che sia una libera scelta.

Una filosofia fallimentare e contraddittoria, come si dimostra da questo esempio: qualche domenica fa “Lucignolo” si è scandalizzato (giustamente) per le baby-squillo, ragazzine di 16 e 17 anni che hanno liberamente scelto di prostituirsi per poter essere economicamente più autonome. Nel servizio immediatamente successivo, invece, il protagonista era Efe Bal, un transessuale italiano diventato famoso per la battaglia nel veder riconosciuta la prostituzione come un “lavoro come un altro”. Ovviamente “Lucignolo” ha sposato la sua iniziativa, ripetendo che si tratta di un lavoro normale, da regolarizzare perché sia davvero una libera scelta e non una forzatura da parte di terzi.

C’è qualcosa che non torna. Se la prostituzione fosse davvero un “lavoro normale, come tutti gli altri”, perché scandalizzarsi se questo lavoro viene svolto da minorenni? Forse ci si scandalizza allo stesso modo se un/una sedicenne lavora in una pizzeria facendo le consegne a domicilio con il motorino? O se svolge qualsiasi altro lavoro permesso loro dalla legge? Ovviamente no. Perché? Perché la prostituzione, anche se liberamente scelta, non è un “lavoro come gli altri”. Lo dimostra proprio “Lucignolo” quando si scandalizza per le baby-squillo e non per i baby-pizzaioli.

Noi cattolici riteniamo che la prostituzione sia una violenza su di sé, un male anche se liberamente scelta. Per questo riteniamo che uno Stato giusto non debba regolamentare né depenalizzare, dunque ultimamente valorizzare e promuovere, ciò che è un male per i suoi cittadini. La Chiesa cattolica insegna che la prostituzione «offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. La prostituzione costituisce una piaga sociale […]. Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia l’imputabilità della colpa può essere attenuata dalla miseria, dal ricatto e dalla pressione sociale».

Da una parte “Lucignolo” e il suo transessuale preferito, dall’altra la Comunità Papa Giovanni XXIII che da anni aiuta, sostiene e protegge centinaia di prostitute che desiderano cambiare mestiere e trovare una vita dignitosa per loro stesse. La soluzione che riteniamo giusta è uscire dall’indottrinamento laicista dell’autodeterminazione assoluta, rendere reato l’acquisto del corpo di un’altra persona per servizi sessuali (modello nordico) e aiutare le prostitute a cambiare vita.

Proprio in questi giorni l’associazione fondata dal neo-beatificato don Oreste Benzi si è congratulata con il Parlamento Europeo che con larga maggioranza ha approvato la Risoluzione su “sfruttamento sessuale e prostituzione e sulle loro conseguenze per la parità di genere”, proposta dall’eurodeputata inglese Mary Honeyball, la quale ritiene che “il modo più efficace per combattere la tratta di donne e ragazze minorenni a fini di sfruttamento sessuale e per rafforzare la parità di genere segua il modello attuato in Svezia, Islanda e Norvegia (il cosiddetto modello nordico), e attualmente in corso di esame in diversi paesi europei, dove il reato è costituito dall’acquisto di servizi sessuali e non dai servizi resi da chi si prostituisce”, aggiungendo che “considerare la prostituzione un ‘lavoro sessuale’ legale, depenalizzare l’industria del sesso in generale e rendere legale lo sfruttamento della prostituzione non sia una soluzione per proteggere donne e ragazze minorenni vulnerabili dalla violenza e dallo sfruttamento, ma che sortisca l’effetto contrario esponendole al pericolo di subire un livello più elevato di violenza, promuovendo al contempo i mercati della prostituzione e, di conseguenza, accrescendo il numero di donne e ragazze minorenni oggetto di abusi”.

La redazione

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39 commenti a Le contraddizioni di “Lucignolo” sulla prostituzione

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  1. Danilo ha detto

    Avrei solo un appunto da fare,non la chiamerei filosofia,la chiamerei slogan,opinione,pseudoconvinzione etica,in qualunque modo ma non filosofia.Anche perchè le tesi esposte trovo siano un insulto alla filosofia stessa.

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    • Danilo ha detto in risposta a Danilo

      Ma sopratutto è un’insulto alla digità deminile,ovvero la prostituzione richiede un aiuto da parte di tutti non un volgare modo di dire:

      “lavoro come un altro”

      Non è un lavoro come un altro,chi lo dice non ha rispetto alcuno per la sofferenza immane che provano queste persone,è un’ipocrita e un’indifferente.O forse vogliono dire che non soffrono queste persone,spesso nella maggioranza dei casi COSTRETTE,ignorate,lasciate ai margini e usate, come oggetto e buttate che è ragionevole pensare che siano anche felici?E anziche ragioanre che bisogna aiutarle,bisogna incoraggiarle a essere serve dei loro clienti,incoraggiarle a cosa?A continuare a soffrire e a essere schiave.Bisogna fare i complimenti al programma,per l’indifferenza che dimostra verso l’umanità.

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    • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Danilo

      Lodevole appunto, ma purtroppo gran parte della cosiddetta filosofia è un insulto a se stessa (ossia all’ideale espresso dalla parola stessa: filosofia = amore della sapienza) e ciò perché essere razionali in modo perfetto è esercizio difficile sia a causa della materia in sé (che è ricerca puramente razionale intorno ai significati più profondi dell’esisentenza umana), sia perché metodologicamente è veramente arduo evitare sempre intromissioni extra-teoretiche (ossia non puramente razionali), anche da parte di chi, ad esempio, è uno specialista in campo logico (perché magari non lo è rispetto ad altre branche della filosofia e, dunque, ragiona bene partendo però da assunzioni ontologiche, gnoseologiche o metafisiche errate).

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      • LawFirstpope ha detto in risposta a athèos=a-éthos

        Ciao Alex,
        A proposito di cattiva filosofia, mi sono “scontrato” con posizioni relativiste recentemente: morale della favola, mi è stato dato del dogmatico (per il mio credere nella verità, ma per quel che mi riguarda chiunque nel costruire il suo pensiero parte da assiomi, anche i relativisti) e non sono riuscito ad evidenziare le contraddizioni che ritenevo emergessero dai loro discorsi.
        Puoi seguire qui:http://giulianoguzzo.wordpress.com/2014/03/02/trento-le-sentinelle-in-piedi-fanno-paura/#comments

        Secondo te ho sbagliato qualcosa?

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      • Danilo ha detto in risposta a athèos=a-éthos

        E infatti certe affermazioni svolte nella filosofia ovviamente come sottointendi, sono pienamente contraditorie con la definizione stessa di filosofia.D’altra parte perfino questa definizione “amore” per la sapienza,non può essere resa dal punto di vista logico formale,senza definizione congruente dei termini ma non è nemmeno ncessario che ogni forma ragione sia ascrivibile a ragionamenti puramente inferenziali,questo perchè sembra di assistere piutosto che a ragionamenti, a vere e proprie opere da romanzo letterario,come s etutti i campi filosofici si riducessere allo sterile uso di ricami linguistici,e come s ele parole non avessero più un significato chiaro.E’ proprio non solo un relativismo etico ma anche un relativismo linguistico,in cui la parola non esprime più fatti,significati comprensibili , ma solo opinioni soggettive.La più grande riduzione della filosofia a “opinione linguistica.”Ma questo relativismo linguistico è filosofia,sà qualcosa dice qualcosa?Leggendo nei comenti del sito segnalato sotto si leggono affermazioni tipo:

        “Il relativismo è piuttosto una cornice di pensiero, diciamo uno strumento per analizzare il mondo, non un’affermazione di verità.”

        Il relativismo sarebbe uno “strumento per analizzare il mondo”

        Di grazia come farà mai a analizzare non dico il mondo ma qualche cosa senza nozioni o criteri di verità è falsità,è un mistero di fede relativista,una contraddzione logica assoluta, tale che anzichè renderla una cornice di pensiero,la rende un sorta di cornice che è senza nessun quadro,quindi senza nessun reale significato e contenuto.

        Dunque, non è nemmeno vero questo:che “è uno strumento per analizzare il mondo” proprio in quanto non fa affermazioni,per la quale gnoseologicamente si qualcosa,se siano fondate o no,”è nulla.”

        Relativismo assume quasi il connotato di dire “tutto e la sua negazione”,cioè niente e quasi come non parlare affatto.

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        • Danilo ha detto in risposta a Danilo

          Non solo parla di etica.E perchè ne parla se dichiara di non puo sapere se vera o falsa?
          Parla di scienza.E perchè parla di scienza se non può sapere se è vera o falsa?
          Parla di arte.E perchè parla di arte se non può sapere se è vera o falsa?

          Anzi perchè parli se non sai nemmeno se ciò che affermi è conoscibile,dovresti per essere coernte con tali impostazione non parlare affatto,ma parli però non sai se nemmeno quello che dici è vero o falso.

          La verità potrebbe essere questa?Che il relativismo assolutista è la celebrazione dell’ignoranza completa di ogni cosa,ignora perfino perchè parla o perchè comunica con altri esseri umani.

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  2. Osti ha detto

    Secondo me c’è un piccolo errore nella logica dell’articolo, nelle baby-squillo c’è il piccolo tema della pedofilia che viene trascurato.

    Detto questo concordo con il senso generale dell’articolo.

    P.S. Ogni volta che qualcuno dice che guadagneremmo miliardi di euro grazie alla legalizzazione di droghe e prostituzione mi viene da citare il joker: It’s not about the money It’s about sending a message

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    • Menelik ha detto in risposta a Osti

      Ps di PS: Chi dice che lo Stato guadagnerebbe miliardi di euro dalla legalizzazione delle droghe, o non capisce niente o ha tutto l’interesse alla massima diffusione delle droghe per la logica perversa del “mal comune, mezzo gaudio”.
      Come per le sigarette: un milione di euro guadagnati dalle accise, due milioni spesi per l’ospitalizzazione dei malati polmonari.
      Con quelle robe non ci può essere guadagno se non per il malavitoso.
      In quanto alla prostituzione, ci andrei più cauto.
      Sarà quello che volete, ma, PURTROPPO!!!, è il cosidetto “mestiere più antico del mondo”.
      Le baby-prostitute non sono ragazzine, sono ragazze fisicamente fatte.
      Fa schifo l’uomo di una certa età che ci va, è ripugnante solo il pensarci.
      Ma temo non si possa applicare il concetto di pedofilia, appunto perché sono ragazzette col fisico da donne fatte.
      Il ragazzo che ci va, ancora lo capirei, ma un uomo adulto….io non so come faccia. Potrebbe avere l’età di sua figlia.
      Comunque la prostituzione E’ UN VIZIO che brucia patrimoni che dovrebbero essere indirizzati ad aiutare i propri figli in questo mondo difficile.
      Un uomo sposato e con figli, che brucia una parte consistente delle sue entrate (non penserete mica che se la cava con un cinquanta euro, spero?) nelle prostitute, e peggio se dell’età di sua figlia, be’, un essere così non merita la minima considerazione.
      Sono d’accordo con la “via svedese”: una grossa contravvenzione recapitata in busta colorata in modo che sia ben riconoscibile nelle cassette condominiali, e soprattutto che ne venga a conoscenza la moglie, e che il tribunale stabilisca d’ufficio il trasferimento di parte della busta paga sul conto della moglie, in particolare se è casalinga e non guadagna direttamente, per far fronte alle spese VERE di mantenimento della famiglia.
      Spero che i maschietti-pagliaccio così siano pochi.

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  3. nicola ha detto

    Ben tornati. Come mai questo lungo periodo di inattività?

    In queste questioni, sesso, prostituzione, gay, ecc. chi detta legge è l’alleanza nord-atlantica, GB,USA,Francia in testa. I pappagallat, come lo sterminato esercito dei gestori dei media nazionali, ubbidendo seguono a ruota. Non mi sembra che nel Vangelo ci sia una condanna esplicita della prostituzione femminile, almeno forse c’è nei vangeli ‘fai da te’. E non c’è nemmeno la condanna delle prostitute. C’è, invece, una condanna esplicita della sodomia. Il peccato mortale ‘andare con prostitute’ l’hanno introdotto i nord-atlantici non il cristianesimo.

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    • Klaus ha detto in risposta a nicola

      Veramente, un tempo, se non sbaglio di molto, il Sesto Comandamento, oggi formulato: “non commettere atti impuri”,era espresso con “non fornicare”. Cioè non frequentare i fornici (gli spazi sotto agli archi) degli acquedotti e del Colosseo (a Roma), dove appunto esercitavano le prostitute.

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      • nicola ha detto in risposta a Klaus

        Giustamente l’espressione ‘non fornicare’ è stata sostituitaa con ‘non commettere atti impuri’. Probabilmente perchè quest’ultima è la traduzione migliore dall’ebraico o dal greco.

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    • Fabrizia ha detto in risposta a nicola

      Però Gesù dice alla prostituta che ha appena salvato dalla lapidazione: “Va’ e non peccare più”. Il che vuol dire che la prostituzione è un peccato.

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      • nicola ha detto in risposta a Fabrizia

        Si trattava di un’adultera non di una prostituta. L’adulterio è peccato, la prostituzione è peccato venial.

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        • gladio ha detto in risposta a nicola

          Non ne dubito caro Nicola, non ne dubito

          Ritengo pertanto che saresti comprensivo e tollerante nei riguardi di tua moglie e di tua figlia se un bel giorno gli saltasse in mente il ghiribizzo di dedicarsi a tale attività.

          Del resto, oltre che dimostrare ristrettezza di vedute sarebbe quanto mai sciocca fare dei drammi per un peccato veniale, ti pare?

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          • nicola ha detto in risposta a gladio

            Dal punto di vista del Vangelo la prostituzione non è peccato mortale, dal punto di vista di padri, mariti e fratelli lo è. Secondo il Vangelo il peccato è l’adulterio ossia il tradimento del marito. La visione nord-atlntica invece dice che il tradimento del marito è peccato veniale mentre la prostituzione è peccato mortale. Per i nord-atlantici la prostituzione dei gay non è peccato in quanto rientra nei cosiddetti ‘diritti universali’. Al contrario per la Bibbia la sodomia è peccato mortale.

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            • athèos=a-éthos ha detto in risposta a nicola

              Lascia poi perdere del tutto questo riferimento ai “nord-atlantici” (io direi “anglosassoni”), perché non c’è niente di più fanaticamente protestante-anglosassone che ignorare la validità della legge naturale (che proibisce con evidenza la prostituzione di qualsiasi genere, tanto quanto la fornicazione adultera o meno).

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        • athèos=a-éthos ha detto in risposta a nicola

          Perdona Nicola, ma tu commetti un tipico errore “fideistico” (tipico di molte sette protestanti): ammesso e non concesso che nel Vangelo non si condanni la prostituzione (ma includendo l’Antico Testamento, ne dubito assai), rimane comunque profondamente assurdo considerarla come dici tu un semplice “peccato veniale” (e poi perché “veniale”, se non se ne parla?), poiché la prostituzione è in maniera molto evidente contro la legge naturale, ossia contro le conclusioni certe in campo etico che si possono raggiungere sul piano di un puro ragionamento filosofico.

          In altre parole, devi tenere presenti due principi validi in modo assoluto: 1) non c’è bisogno della Rivelazione divina per capire che prostituirsi è una grave violazione della natura umana e dunque un peccato mortale (dato che essa implica un uso perverso della sessualità umana) e ciò vale per qualunque altro caso in cui le Sacre Scritture non siano esplicite, ma si tratti di una violazione palese della legge naturale; 2) MAI la Rivelazione potrebbe contraddire i principi della legge naturale, poiché la grazia è sì superiore alla semplice natura, ma mai ad essa contraria.

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  4. Engy ha detto

    contraddizioni a parte, a me è la morbosità di Lucignolo che disturba molto, tant’è che lo guardo ogni tanto.
    Che bello scegliere di prostituirsi, come no, che mestiere nobile, tanto poi mica lo dobbiamo fare noi o i nostri figli!

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    • Li ha detto in risposta a Engy

      Non preoccuparti: ora sta prendendo piede il sesso con animali, così togliamo il problema della prostituzione. 🙁 Per la serie di bene in meglio.

      La prostituzione un lavoro come un altro? Ma cosa si sono fumati a Lucignolo? un mucchio di donne che arrivano nella speranza di un lavoro si trovano invischiate. E cosa spetta loro, la paga? Non so quanto il magnaccia conceda ad una prostituta, ma provino a guardare oltre la “lavoratrice”: se un numero ragguardevole di pornostar si suicida o lascia, un motivo c’è, quindi figuriamoci ste schiave. Perchè questo sono.

      Inneggiare alla prostituzione significa inneggiare anche a quella maschile e a quella minorile. Un lavoro come un altro!

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  5. Fabrizia ha detto

    La prostituzione non è un lavoro come un altro e non è la professione più antica del mondo. È il più antico sistema di sfruttamento. Bene fanno i paesi nordici a punire il cliente. È vergognoso che si possa considerare la donna un corpo o una parte di corpo che si può comperare.

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    • nicola ha detto in risposta a Fabrizia

      Dici bene, i paesi nordici, non il Vangelo. Gli stessi paesi che praticano o plaudono allo sterminio di coloro che non la pensano come vorrebbero loro.

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    • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Fabrizia

      Andiamoci piano: da una parte si criminalizza il cliente e dall’altra si lascia totale e libero sfogo a qualunque perversione e praticamente a qualunque forma di pornografia. Mi pare, come molto spesso accade, un atteggiamento del tutto farisaico. E’ verissimo che i clienti sbagliano gravemente, ma spesso anche loro vanno considerati come delle vittime del “sistema” socio-culturale in cui viviamo specialmente da dopo la seconda guerra mondiale.

      Come fai, in quanto “autorità pubblica”, a permettere che gli adolescenti vengano allevati a pane e pornografia e poi a stupirti e ad ergerti come giudice inflessibile, quando essi da adulti proseguono a fare le stesse cose “con altri mezzi”? Non puoi propagandare o non osteggiare l’amore libero e poi scandalizzarti.

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  6. gladio ha detto

    Ma secondo voi se la figlia di qualcuno dei responsabili della trasmissione ” Lucignolo ” intraprendesse codesta ” carriera”, questo qualcuno avrebbe ancora la forza e la voglia di definirlo un “lavoro normale”?

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    • gladio ha detto in risposta a gladio

      Aggiungo alla figlia anche la moglie

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      • Li ha detto in risposta a gladio

        Dipende: se questa persona è talmente per il sesso libero da essere fusa di testa, forse.

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        • gladio ha detto in risposta a Li

          Mah… cara Li, pensare alla propria figlia in un appartamento con la fila dei “clienti”in attesa fuor dalla porta… sesso libero e fuori di testa fin che si vuole ma son convinto che ribollirebbe il sangue nelle vena a chiunque.

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    • Danilo ha detto in risposta a gladio

      La maggioranza dei sani di mente no,la minoranza dei bastian contrario si.

      Voglio dire perchè non fanno un sondaggio:che vadano alle case di ogni famiglia d’italia,e facciano la seguente domanda:

      Cosa nè dici di educare tua figlia a essere una prostitua tanto è un mestiere come un altro?

      Suppongo,non penso ci sia bisogno di un documento e di un’indagine statistica,che la risposta sia per la maggiornaza ” o lei è un folle sta delirando o -secondo chi trovi magari un padre di famiglia o anche una madre- ti tira uno schiaffo mandati subtaneamente K.O senza nemmeno risponderti.

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      • gladio ha detto in risposta a Danilo

        Presumo che il povero sondaggista che si presentasse in una qualsiasi delle famiglie italiane a porre una siffatta domanda verrebbe prima fatto entrare in casa e poi scaraventato giù dalla finestra senza tante remore morali, anche se si fosse al quinto piano.

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  7. Zjuganov ha detto

    Sottoscrivo in tutto!
    Esiste un osservatorio in Italia circa i numeri della prostituzione?

    Come fare a contrastare quel fenomeno per il quale la prostituzione si è spostato come fenomeno in strada a fenomeno di night club / centri per massaggi / accompagnatrici?
    Esiste molta ambiguità in proposito e forse molta difficoltà nel perseguire questo obiettivo. Allo stesso tempo mi sembra che l’azione dello stato sia molto blanda.

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    • Li ha detto in risposta a Zjuganov

      Esiste un osservatorio in Italia circa i numeri della prostituzione?

      Boh! Forse trovi i link di città in città, perchè uno nazionale non l’ho trovato.

      Hai dimenticato le discoteche: chissà quanta gente c’è anche lì.

      I centri massaggi…qui ne avevano chiusi alcuni gestiti dai cinesi perchè si svolgevano le attività, e pensate uno sta già riaprendo. L’avranno fatto per aiutare la gente durantela crisi? 🙁

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  8. Luca ha detto

    In difesa dei “libertari” (il “relativismo” secondo me non c’entra niente).
    Io credo che occorra riflettere bene su cosa vogliamo dallo stato. Fumare fa male al fisico ma non c’é una legge che lo vieti, ci sono regole che limitano la possibilità di fumare in luoghi sensibili alla salute altrui. Bere fa male al fisico ma non c’é una legge che lo vieti, ci sono regole che impediscono di guidare in stato di ebbrezza, quando il bere diventa pericoloso per gli altri. Praticare sport estremi é pericoloso al fisico ma non c’é una legge che lo vieti, c’é invece responsabilità penale quando ad esempio il mio fuoripista provoca una valanga con danni conseguenti. Credo che lo stesso principio vada applicato ai danni morali. Credo che l’obiettivo etico e morale di un cattolico sia quello di educare la propria coscienza e nel caso aiutare l’educazione delle coscienze. Trovo gravemente contraddittorio pretendere di sostituire l’onere della propria e altrui educazione alla libertà con una legge coercitiva dello stato. Almeno sino a che l’esercizio della mia libertà non confligge con quella altrui (ad esempio nel caso dello sfruttamento). Voglio dire: uno stato che venga a spiegarmi cosa sia bene e cosa sia male diventerebbe ai miei occhi uno stato cattivo, al limite blasfemo.

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    • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Luca

      Il tuo discorso, preso per quello che esprime dal punto di vista teorico, è in parte gravemente falso e in parte, quella però meno esplicita, vero.

      Di seguito alcune rapide obiezioni alla tua parte falsa.
      1) In primo luogo in ultima analisi non ha senso alcuna proibizione legislativa che non sia legata ad un giudizio morale che individui ciò che è proibito come un male.

      2) Non esiste forma di govero pubblico che non proibisca COERCITIVAMENTE qualcosa, altrimenti si vivrebbe nell’anarchia.

      2.1) Ciò significa che si tratta SEMPLICEMENTE di una questione di “confini” più o meno stretti dati all’ambito di ciò che è ritenuto proibibile coercitivamente. Mi risulta che l’omicidio sia ancora vietato (a parte i sofismi con cui si “definisce” ad esempio l’aborto un non-omicidio).

      3) Allora non si attenta alla libertà altrui solamente sgozzando qualcuno senza motivo per strada (o prendendolo a picconate, come recentemente accaduto qui a Milano), ma lo si fa E ANCORA PIU’ GRAVEMENTE in relatà, plangiando ideologicamente le menti, cioè facendo propaganda del falso, presentandolo come vero e come bene. Tipico esempio attuale: il tentativo, sempre più riuscito purtroppo, dell’inculturazione dell’omosessualismo.

      Per quanto riguarda la parte vera delle tue affermazioni, essa riguarda l’impossibilità e la non opportunità di proibire o di obbligare coercitivamente a mettere in pratica ogni tipo di bene. E questo perché per fare ciò, bisognerebbe mettere in essere un sistema di polizia talmente invadente (stile sovietico o nazista), da risultare nel tipico caso a cui si riferisce il Vangelo in cui per voler estirpare OGNI erbaccia, si finisce per fare tabula rasa, estirpando dunque anche l’erba buona.

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      • Luca ha detto in risposta a athèos=a-éthos

        La domanda é molto semplice: qual’é secondo te la responsabilità ed il compito dello stato (uno stato laico, va da sé) ?
        La mia risposta “libertaria” é stata questa: garantire la libertà di tutti, ad altri stabilire cosa sia bene e cosa sia male. Perciò tra un omicida e la sua vittima lo stato garantisce evidentemente la libertà del più debole, della vittima e lo garantisce coercitivamente. Sul bene morale le cose sono molto diverse. Posso considerare (personalmente considero) la prostitizione un male morale. Come dice l’articolo “noi cattolici riteniamo che la prostituzione sia una violenza su di sé, un male anche se liberamente scelta”. Io penso personalmente che questo giudizio morale contenga in sé un valore universale ma so bene che altre coscienze diversamente formate dalla mia lo percepiscano in modo diverso. E’ comunque un male CONTRO DI SE’ non contro gli altri, perciò fuori dagli interessi della società. Per la società nel suo complesso, il mio giudizio é che proibire coercitivamente mali di questo genere sarebbe una cura di molto più dannosa del male che intende curare. Penso che l’affermazione del bene se vuol essere un BENE per davvero può passare esclusivamente attraverso la libertà e la buona educazione. Per dir così: a Cesare quel che é di Cesare …
        Capisco che ai tuoi occhi io sia destinato a soffrire sempre di un pregiudizio negativo a prescindere, ma se tu provassi a leggere quello che scrivo forse capiresti da solo che la tua risposta non c’entrava un bel niente. La pace sia con te.

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        • Li ha detto in risposta a Luca

          Scusa hai sbagliato esempio: lo stato tra la libertà della vittima e del carnefice preferisce comunque la libertà del carnefice, in nome del politicamente corretto.

          Il problema di oggi è che la questione bene-male viene rigirata a proprio piacimento seguendo le ideologie, senza un vero fondamento logico. E così abbiamo lo svuotacarceri sempre più vicino, i tentativi di legalizzare la prostituzione, lo stato che vuole impedire ai genitori di educare i propri figli secondo criterio, e altre assurdità.
          E naturalmente chi ha bisogno, viene lasciato solo dallo stato.

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          • Luca ha detto in risposta a Li

            Ciao Li. Posso essere daccordo sul giudizio politico, ma il punto tra me e athèos = a-éthos riguardava più che altro il diritto. In sostanza volevo solo fargli capire che era stato lui a sbagliare esempio misinterpretando completamente il mio pensiero.

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            • Li ha detto in risposta a Luca

              Lungi da me l’idea di sovrappormi a voi. 😉

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            • athèos=a-éthos ha detto in risposta a Luca

              Bene, invece di dire che non ho capito nulla di quanto intendi esprimere, rispondi sensatamente a queste obiezioni, che specifican meglio quelle già fatte (visto che no pare tu le abbia “colte”).

              1) Non va per nulla da sé che lo stato debba essere “laico”, se con questo termine, come si evince dalle tue parole, tu intendi separare l’etica dai provvedimenti legislativi di questo ipotetico stato laico. E non va per nulla da sé perché semplicemente: a) è impossibile, b) come ti ho fatto notare prima, non avviene di fatto, mai.

              1a) E’ impossibile specialmente in democrazia, sistema ove teoricamente stato e cittadini coincidono rispetto alla decisione sulle leggi da varare, dato che la democrazia per definizione è il governo del popolo (al netto del fatto che la democrazia diretta non è possibile e che dunque oggigiorno si parla sempre di sistemi di democrazia indiretta o per rappresentanza). Dunque chi “stabilisce cosa sia bene o cosa sia male” in democrazia non è, almeno teoricamente, distinto da chi promulga le leggi.

              Inoltre si promulgano le leggi proprio in base a ciò che si ritiene sia bene o male, altrimenti ci si contraddice. E infatti tu ti contraddici, poiché “garantire la libertà di tutti” è una cosa che non avrebbe senso, se implicitamente non si affermasse che E’ UN BENE GARANTIRE LA LIBERTA’ DI TUTTI (lasciamo perdere per ora il fatto che questa affermazione è altamente problematica). Ne segue che le leggi promulgate allo scopo di “garantire la libertà di tutti” sono leggi basate sull’assunto implicito che tale garantire sia cosa buona e il suo contrario un male. Altrimenti non avrebbe nemmeno senso parlare di “carnefice” e di “vittima” dando al primo termine un significato morale negativo…

              2) Poi c’è il grande sofisma moderno della “libertà di coscienza”, che tu, a proposito della prostituzione, esprimi in questi termini: “Io penso personalmente che questo giudizio morale contenga in sé un valore universale ma so bene che altre coscienze diversamente formate dalla mia lo percepiscano in modo diverso”. Come ho cercato di spiegarti prima, non si vede perché, se vale queste benedetto principio di coscienza nel caso della prostituzione, non debba valere anche nel caso dell’omicidio, perché il mondo è pieno di pazzi o delinquenti pronti a giurare che secondo la loro coscienza è un bene assassinare tutti, che ne so (tanto per non fare i soliti esempi), quelli che hanno gli occhi azzurri. Spiegami perché in questo caso la “libera coscienza” deve andare soggetta a corcizione da parte di chi la pensa diversamente…

              2a) Il fatto che l’omicidio sia un male morale più grave della prostituzione, non significa che quest’ultima non sia un male morale di gravità non certo trascurabile e dunque non si comprende perché dovrebbe essere illecito l’omicidio e invece lecito pervertire a piacimento il senso della propria e della altrui sessualità.

              2b) Falso anche che la prostituzione sia esclusivamente “un male contro di sé e non contro gli altri”, come dici tu. La prostituta perverte non solo la propria sessualità e la propria persona, ma anche quella del cliente e viceversa, senza contare le ampie ricadute sociali di tutto ciò (diffusione di fornicazioni e adulteri, della pornografia e dunque della corruzione morale in genere).

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