L’Unar ci ricasca, soldi pubblici per i vizi della lobby gay (video)

iene francesco spanoCosì l’Unar ci ricasca e mostra il suo volto nascosto, almeno stando all’inchiesta de Le Iene andata in onda ieri sera. Altri dettagli inediti li ha rivelati Mario Adinolfi, li riporteremo in questo articolo che svela il macabro mondo che si cela dietro alla lobby Lgbt e all’associazionismo arcobaleno.

Tre anni fa l’Ufficio anti-discriminazioni razziali del dipartimento Pari opportunità della presidenza del consiglio venne sorpreso a finanziare e promuovere l’educazione Lgbt nelle scuole, la polemica si accese e l’ex direttore Marco De Giorgi ricevette una nota di demerito dal viceministro alle Pari opportunità.

Oggi l’Unar, creato nel 2003 per contrastare le discriminazioni razziali, etniche e sessuali, è stato sorpreso dall’inviato Filippo Roma de Le Iene a finanziare con 55mila euro -denaro pubblico, ovviamente- un’associazione di “promozione sociale” dietro cui si nasconde il solito business del sesso gay.

 

Qui sotto il video dell’inchiesta de Le Iene del 19/02/17

 

Le Iene hanno censurato il nome dell’associazione finanziata dall’Unar, a svelarlo è stato Mario Adinolfi, leader del Partito della Famiglia. Si chiama ANDDOS, ovvero Associazione nazionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale. Come ha scritto Adinolfi, la lotta alla discriminazione è una maschera, il servizio de Le Iene «spiega in maniera precisa» cosa promuovono: «prostituzione gay mascherata da centri massaggi, dark room, glory hole, locali per orge omosessuali». Esattamente come l’Unar promuoveva il gender nelle scuole, nascondendosi dietro all’etichetta del “rispetto delle differenze”.

Sul loro sito web e sul profilo Facebook si scopre che Anddos è una voce potente del movimento Lgbt, intervenendo nel dibattito pubblico con comunicati stampa, iniziative (come il boicottaggio di Mediaworld per un volantino con l’immagine di un uomo e una donna) e interventi politici. Il contatto intervistato dalle Iene, parlando dei circoli di tale associazione, afferma: «il loro unico scopo è quello di fare soldi senza pagare le tasse, sfruttando la denominazione di associazione a cui sono concesse delle agevolazioni». Una delle attività promosse sono le “dark room”, stanze buie dove si fa sesso con chiunque capita, senza guardarsi in faccia. «Quello che trovo assurdo», afferma la fonte del giornalista Roma, «è che un’associazione come questa, con circoli, saune, centri massaggi, dark room, ma soprattutto dove si pratica la prostituzione gay, possa aver vinto un bando della Presidenza del Consiglio».

La cosa più curiosa è che l’attuale direttore dell’Unar (De Giorgi venne rimosso da Renzi), Francesco Spano, stando all’inchiesta televisiva sarebbe lui stesso associato ad uno dei circoli gay Anddos (con tanto di tessera e codice in possesso delle Iene), associazione che ha vinto il bando da lui stesso emesso. Sempre Adinolfi ha aggiunto altri dettagli: il direttore dell’Unar «ha rapporti molto stretti con Anddos e i suoi circoli, in uno dei quali si è tesserato il 18 marzo scorso, per poi andare a inaugurare il 10 giugno scorso la sede nazionale Anddos, facendosi fotografare accanto al presidente Mario Marco Canale». Quest’ultimo è un altro volto noto del mondo Lgbt. Il presidente del Popolo della Famiglia ha quindi chiesto la chiusura dell’Unar e il licenziamento di Spano, il quale è anche autore di numerosi articoli a favore delle unioni civili, tra cui il tentativo su Il Messaggero di spiegarci che la vera teologia è la benedizione di matrimoni omosessuali. Anche Giorgia Meloni si è unita alla richiesta, annunciando per oggi un’interrogazione parlamentare.

Messo di fronte alla questione, Spano ha cercato di allontanarsi, negando e promettendo verifiche, ricevendo la risposta del giornalista: «Direttore, questo lo sappiamo noi che non facciamo parte dell’Unar e non lo sa lei che è il direttore dell’Unar? 55 mila euro. Ma perché i contribuenti italiani devono finanziare con le proprie tasche associazioni dove si pratica la prostituzione?». Dopo due settimane dal servizio ancora non sono stati tolti i fondi al circolo, che continua a gestire con i soldi pubblici il fiorente mercato dei vizietti Lgbt (tra cui il reato di prostituzione), nascondendosi dietro all’etichetta dell’antidiscriminazione.

La domanda è: a parte essere l’ennesimo organo della lobby Lgbt e dell’insano mondo che la sorregge, a cosa realmente serve il fantomatico Ufficio anti-discriminazioni razziali?

 

POST-SCRIPTUM
Abbiamo scoperto che l’associazione Anddos, oltre ad essere finanziata dall’Unar ed affiliata addirittura all’Entes (Ente Nazionale Turistico Enogastronomia e Sport), è una diretta concorrente di Arcigay. Anche quest’ultima associazione è accreditata all’Unar (cioè all’ufficio del Governo italiano) e, con la tessera di Arcigay, si può accedere «al cosiddetto circuito ricreativo: una cinquantina di locali divisi fra saune, cruising, bar, discoteche». Cos’è il cruising? E’ la stessa cosa che viene praticata nei circoli Anddos: si entra nudi, dark room, sesso compulsivo tra gay. Basta –si legge«tesserarsi o essere in possesso della tessera personale Arci Uno Club, OnePass Multiclub». E c’è chi ormai spiega che la scoperta delle Iene è solo la punta dell’iceberg.

 

AGGIORNAMENTO
Alle ore 20:00 si è finalmente dimesso Francesco Spano, presidente dell’Unar. Lo ha fatto però senza dare spiegazioni, almeno per ora. Nel frattempo, anche il Movimento 5 Stelle si è unito ai diversi partiti di centrodestra nella richiesta di chiusura dell’Unar, il Codacons ha presentato un esposto alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma mentre gli amici di ProVita Onlus stanno valutando la possibilità di presentare denunce verso le associazioni Lgbt coinvolte per “malversazione di fondi pubblici”.

La redazione

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