Chi firmò contro Calabresi oggi dispensa consigli etici

Luigi CalabresiIl caso di Luigi Calabresi è un’ombra nera onnipresente per molti attuali dispensatori di etica e moralità, rigorosamente laica, sui principali quotidiani e canali televisivi italiani. Si cerca di non parlarne più, ma una fiction televisiva su Rai Due sta riportando alla luce un passato che si voleva dimenticato.

Il commissario Calabresi, addetto alla squadra politica della questura di Milano e spesso incaricato di controllare le manifestazioni dell’estrema sinistra, convocò nel 1969 il ferroviere Giuseppe Pinelli in quanto indagato per la strage di piazza Fontana. Il 15 dicembre Pinelli morì dopo essere precipitato dalla finestra dell’ufficio del commissario. Luigi Calabresi si dichiarò estraneo ai fatti, aggiungendo di non essere stato nemmeno presente nella stanza. Cinque poliziotti confermarono la loro presenza e l’assenza del commissario, chiamato a rapporto dal suo superiore. Nell’ottobre del 1975 la sentenza sulla morte di Pinelli, dopo l’inchiesta, escluse sia l’ipotesi del suicidio e definì la morte come accidentale, a causa di un malore. Venne anche confermata l’assenza di Calabresi al momento della morte di Pinelli.

Tuttavia diversi quotidiani, in particolare “L’Espresso” “L’Unità”, imbastirono, senza alcuna prova, una campagna diffamatoria contro Calabresi, accusandolo di omicidio e di torture. 800 intellettuali, ben prima della sentenza definitiva  (il 13, 20 e 27 giugno 1971 sull’Espresso) sull’accaduto, firmarono una lettera di accusa contro Calabresi in cui lo identificarono come il responsabile della morte di Pinelli, definendolo «commissario torturatore». In seguito a tale lettera il clima si infiammò ulteriormente, comparvero minacce sui muri e intimidazioni via lettera, fino a che il 17 maggio 1972 fu assassinato da due sicari. Anni dopo si scoprì che i mandati furono Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, allora leader del movimento e oggi, quest’ultimo, collaboratore di “Repubblica”.

Molti degli 800 intellettuali che firmarono la famosa e calunniosa lettera aperta, oggi tengono banco sui quotidiani, spesso pontificando moralismi contro la Chiesa (molti dei quali sono oggi collaboratori attivi e responsabili di “Repubblica”). Alcuni di essi: Marco Bellocchio, Tinto Brass, Furio Colombo, Roberto D’Agostino, Margherita Hack, Dario Fo, Umberto Eco, Dacia Maraini, Massimo Teodori, Eugenio Scalfari e Franca Rame (e tanti altri). Nomi dall’altissimo tasso di anticlericalità, come si può notare. Dario Fo addirittura mise in scena (per ben 750 volte) Morte accidentale di un anarchico, laddove Calabresi era un “dottor Cavalcioni” che imponeva all’’interrogato di porsi, appunto, a cavalcioni di una finestra, quando ha saputo la verità, però ha ammesso: «Sono andato in crisi, per questo». Un gruppo oggi ben affiatato, vittima di una “sbornia ideologica”, come la definì Montanelli. «Ciucca che a quanto pare la società civile, allergica alle crisi di coscienza, ancora non ha smaltito. E così, sempre alticcia, seguita a tenere banco e lezione. Facendo un po’ schifo, per la verità», si legge su “IlGiornale”. Luciano Garibaldi, storico, giornalista e autore delle opere da cui è tratta la fiction in onda in questi giorni, parla di “mandanti morali“, la cui «stragrande maggioranza ricopre tutt’ora incarichi strapagati e percepisce pensioni dorate».

Renato Farina ha scritto: «Nessuno dei firmatari ha pagato con un minimo rallentamento della sua corsa questa infamia di uccidere con le parole un uomo il cui destino ne risultò segnato. Come mai nessuno, salvo scuse private o tenui di quei quattro gatti, ha pagato o almeno rende conto di questo scivolamento paraterroristico?». Parla di «manifesto assassino» che «firma la condanna a morte di Calabresi». Giampaolo Pansa ha invece parlato di «un veleno cucinato e diffuso dalle teste d’uovo della sinistra italiana: il meglio del meglio della cultura, dell’accademia, del giornalismo, del cinema. Signore e signori che per anni ci hanno spacciato un mare di bugie. Forti di un’arroganza che quanti di loro sono ancora in vita seguitano a scagliarci addosso». Rispetto alla lettera di accusa su “L’Espresso”: «Rileggere oggi quell’elenco mi provoca un disgusto profondo per chi l’ha sottoscritto. Scorrere le firme una per una, ti induce a pensare che la “meglio gioventù” partorita dal Sessantotto aveva alle spalle il peggio del vippume di sinistra. Molte di quelle eccellenze sono scomparse, a cominciare da Norberto Bobbio per finire a Giorgio Bocca. Ma tanti big sono ancora in vita. E da ben poco venerati maestri seguitano a impartirci lezioni burbanzose. Qualche nome? Eugenio Scalfari, Umberto Eco, Dario Fo, Furio Colombo, Lucio Villari, Bernardo Bertolucci, Toni Negri, Dacia Maraini… Basta, mi fermo qui. Forse è vero che stiamo diventando un paese per vecchi, a cominciare da me. Ma un po’ di pudore non farebbe male a nessuno».

Ricordiamo che per la Chiesa cattolica, Luigi Calabresi è considerato un servo di Dio, martire per la giustizia. Nei suoi confronti è iniziato anche un processo di beatificazione, la fede cristiana del commissario fu di conforto nel periodo in cui era sotto accusa mediatica, tanto che ebbe a dichiarare a Giampaolo Pansa: «Da due anni sto sotto questa tempesta e lei non può immaginare cosa ho passato e cosa sto passando. Se non fossi cristiano, se non credessi in Dio non so come potrei resistere». Al suo amico Enzo Tortora, stupito della sua resistenza al linciaggio mediatico, rivelò: «È semplice. Credo in Dio. E credo nella mia buona fede. Non ho mai fatto nulla di cui possa vergognarmi. E non odio nemmeno i miei nemici; ho angoscia per loro, non odio. È una parola – odio – che proprio non conosco”».

La redazione

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34 commenti a Chi firmò contro Calabresi oggi dispensa consigli etici

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  1. Fabrizia ha detto

    È confortante sapere che la Chiesa onora il Commissario Calabresi. I firmatari se la vedano con la loro coscienza: pare che a qualcuno turbi il sonno. Il Commissario ha costruito sulla roccia. Gli altri sulla sabbia , e non lasceranno traccia. Ho scelto la mia compagnia: che bello stare con Calabresi e gente come lui, e non con Fo e Scalfari!

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  2. Giuseppe ha detto

    Piccola postilla volutamente ignorata dall’articolista: la polizia torturò in più occasione i brigatisti. Questo è in fatto storicamente accertato.

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    • Katy ha detto in risposta a Giuseppe

      Ah ok, quindi è stato giusto vendicarsi uccidendo Calabresi. Non male come obiezione 🙂

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      • Giuseppe ha detto in risposta a Katy

        Ho detto questo?

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        • Daphnos ha detto in risposta a Giuseppe

          No, ma hai volutamente mescolato le acque, da furbetto quale sei (in senso buono). L’articolo parla di Calabresi, non della polizia, e scinde le responsabilità dei singoli dalle responsabilità di gruppo. Evidentemente molti individui vicini alla sinistra negli anni di piombo non erano in grado di fare questa distinzione (forse perché inebriati dalla retorica della lotta di classe, in cui il singolo sparisce all’interno del collettivo?), e sono sicuro che la maggior parte di loro non si scandalizzò troppo allora e non si agita troppo adesso.

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    • Alberto ha detto in risposta a Giuseppe

      Magari! Invece purtroppo non è vero neanche questo..

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    • gladio ha detto in risposta a Giuseppe

      Poverini

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  3. Klaus ha detto

    Ricordo ancora quando la prof d’inglese entrò in classe esclamando: “Oggi il popolo ha giustiziato il boia Calabresi!”

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  4. Alessandro ha detto

    Errori di quegli anni. Anche il vostro amato Giuliano Ferrara militava in Lotta Continua. Ma questo non lo dite.

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    • gladio ha detto in risposta a Alessandro

      Anche ilvostro amato Dario Fo militava nella RSI

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      • Alessandro ha detto in risposta a gladio

        Nessuno lo nega (Dario Fo ha spiegato perché lo fece), siete voi che rinfacciate il passato omettendo certi personaggi. In più moltissimi si sono scusati per quell’appello dalle pagine del Manifesto. C’è stato un altro film che ha raccontato la morte e Pinelli e di Calabresi, molto meglio di questo misero sceneggiato romanzato. Ma aveva il difetto di mettere in Luce anche le responsabilità dell’estrema destra e di quanto la Questura diretto da fascisti (Pertini si rifiutò di stringere la mano ad uno di loro quando venne a Milano per la strage di Piazza fontana perché riconobbe un ex gerarca fascista) avesse usato Calabresi come capro espiatorio. Perché non avete citato quel film di due anni fa (romanzo di una strage)? Quindi è falso che solo adesso si mettono in luce certi avvenimenti. Citate questo perché vi fa comodo, perché non parla del resto mentre il primo,parlava sia dell’omicidio Calabresi ma anche del resto. Perché non parlate del libro del figlio di Clalabresi? Molto severo con la Questura tra l’altro? Forse perché il Figlio di Calabresi disgraziatamente per voi è di sinistra? Vi siete persi l’abbraccio tra la famiglia Pinelli e Calabresi? Di queste cose se ne parla da anni, non da quandomè uscita sta buffonata di Fiction piena di errori storicità l’altro.La sinistra questi temi li ha già affrontati al suo interno ma forse non c’è ne siete accorti.

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        • gladio ha detto in risposta a Alessandro

          In moltissimi si sono scusati, molto bene, bravi, per intanto però un galantuomo ci ha lasciato le penne.

          Quanto a Pertini e a quel che ha fatto non me ne frega un fico secco; ha rifiutato di stringere la mano ad un ” fascista”ma nel 1982 durante una sua visita ufficiale in Argentita ha piantato in asso baracca e burattini per correre in Unione Sovietica ad omaggiare la salma di Leonid Breznev.

          Non capisco poi il succo della tua polemica e cosa centri in tutto questo la faccenda che la Questura fosse o meno fascista o che il figlio di Calabresi sia o meno di sinistra ( saranno affari suoi) qui si è voluto semplicemente rendere omaggio ad un galantuomo che è stato prima calunniato e poi ucciso punto e basta.

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          • Alessandro ha detto in risposta a gladio

            L’articolo qui dice che “finalmente” grazie a questo sceneggiato si è fatta luce. Non è vero, è anni che se ne parla, e sono già usciti libri e film. Solo che questi, ho il sospetto, non andavano bene ad una certa visione del mondo. Ho voluto aggiungere che tra gli intellettuali che oggi dispensano consigli etici c’è anche Giuliano Ferrara ma chissà perché si citano solo i “cattivi” di sinistra.

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            • Alessandro ha detto in risposta a Alessandro

              E come ben spiega il figlio parte della responsabilità per la morte di suo padre la hanno anche c’era personaggi dello Stato che lo mandarono in bocca ai lupi per coprire le loro magagne e per aumentare la tensione generale. Questo non toglie nulla ai suoi assassini materiali sia chiaro.

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            • Mandi ha detto in risposta a Alessandro

              Ma semplicemente Giuliano Ferrara non compare tra i firmatari, non c’è nessuna destra o sinistra!

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          • Francesco Santoni ha detto in risposta a gladio

            «In moltissimi si sono scusati»

            A me risulta che abbiano ritrattato solo Paolo Mieli e Carlo Ripa di Meana, mentre Folco Quilici e Oliviero Toscani sostengono di non avere in realtà mai firmato.

            Per quanto riguarda gli altri 753 firmatari, stiamo ancora aspettando.

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            • gladio ha detto in risposta a Francesco Santoni

              Il termine “moltisssimi” l’ ho estrapolato dal commento dell’ utente Alessandro.

              Per quel che riguarda il mio pensiero credo di essere stato abbastanza chiaro

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    • Norberto ha detto in risposta a Alessandro

      Amato da chi??

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    • Laura ha detto in risposta a Alessandro

      Destra, sinistra…che visione noiosa della vita Alessandro.

      Per la cronaca, Calabresi querelò Lotta Continua, non i neofascisti. Enzo Tortora lo difese accanendosi contro gli intellettuali e giornalisti di sinistra, non contro Giuliano Ferrara.

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      • Alessandro ha detto in risposta a Laura

        È questo articolo che fa un discorso di destra e sinistra. Calabresi querelò lotta continua perché glielo ordinarono i suoi superiori (lo dicono perfino in questo mediocre sceneggiato) in quel periodo Ferrara era di Lotta Continua, quindi moralmente orientato in quel senso, su di lui ci torno dopo. Io non difendo quei firmatari e quando c’è ancora qualcuno che dice “Calabresi Assassino” me lo mangio Vivo. Destra e Sinistra lo tira in ballo questo articolo mentre sarebbe più corretto parlare di classe intellettuale tutta dato che tra i firmatari ci sono pure personaggi da Moravia a Primo Levi. Cattivi maestri pure loro? Vogliamo dare dell’ipocrita e del vergognoso a Primo Levi ? Io sono propenso a dire che fossero anni di tensione e che la maggior parte di quegli 800 non sapessero neanche che cosa firmassero. Invece questo articolo parla di doppia morale di quelli che hanno scritto l’articolo; benissimo allora allora lo dicano: PRIMO LEVI ERA UNO CON LA DOPPIA MORALE E UNA PEROSNA VERGOGNOSA come dicono molti personaggi qui citati sulle persone che firmarono quell’appello. Scrivetelo! Ah non so se lo sapete ma Giuliano Ferrara insieme a Gad Lerner e Fo sono tra i più strenui difensori di Adriano Sofri tanto che dalle pagine del “Il Foglio” è partito l’appello di grazia per Adriano Sofri!!!! Perché questo articolo non scrive di chi ancora difende il principale condannato????????!!!!!!!!

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        • Raf ha detto in risposta a Alessandro

          In questo articolo non leggo la parola “destra” o “sinistra”.

          In questo articolo si criticano coloro che firmarono e che oggi pontificano etica sui media, in particolare contro la Chiesa.

          Tutti sbagliarono, compreso Primo Levi. Ma egli non scrive l’omelia sulla morale laica ogni santa domenica su “Repubblica”, come fa Scalfari, e sopratutto non si fa chiamare “libero pensatore”. Come invece si fanno chiamare gli intellettuali laici citati, che firmarono la condanna a morte di Calabresi senza alcuna prova delle loro accuse, spinti semplicemente dall’odio.

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        • Kosmo ha detto in risposta a Alessandro

          Ripropongo quello che ho scritto prima:
          Giuliano Ferrara militava nella FGCI, non in Lotta Continua.
          E per Primo Levi: e anche se fosse? L’essere stato vittima della persecuzione nazista dà la patente per poter infangare chicchessia e appoggiare ogni abominio?

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  5. Alessandro ha detto

    Nessuno lo nega (Dario Fo ha spiegato perché lo fece), siete voi che rinfacciate il passato omettendo certi personaggi. In più moltissimi si sono scusati per quell’appello dalle pagine del Manifesto. C’è stato un altro film che ha raccontato la morte e Pinelli e di Calabresi, molto meglio di questo misero sceneggiato romanzato. Ma aveva il difetto di mettere in Luce anche le responsabilità dell’estrema destra e di quanto la Questura diretto da fascisti (Pertini si rifiutò di stringere la mano ad uno di loro quando venne a Milano per la strage di Piazza fontana perché riconobbe un ex gerarca fascista) avesse usato Calabresi come capro espiatorio. Perché non avete citato quel film di due anni fa (romanzo di una strage)? Quindi è falso che solo adesso si mettono in luce certi avvenimenti. Citate questo perché vi fa comodo, perché non parla del resto mentre il primo,parlava sia dell’omicidio Calabresi ma anche del resto. Perché non parlate del libro del figlio di Clalabresi? Molto severo con la Questura tra l’altro? Forse perché il Figlio di Calabresi disgraziatamente per voi è di sinistra? Vi siete persi l’abbraccio tra la famiglia Pinelli e Calabresi? Di queste cose se ne parla da anni, non da quandomè uscita sta buffonata di Fiction piena di errori storicità l’altro.La sinistra questi temi li ha già affrontati al suo interno ma forse non c’è ne siete accorti.

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    • Mandi ha detto in risposta a Alessandro

      Innanzitutto l’appello comparve sulle pagine dell’Espresso e non sul Manifesto. Quali altri personaggi sarebbero stati omessi? Tu fai un processo alle intenzioni, eppure nell’articolo non si parla di destra o sinistra, la politica non viene nemmeno citata. Il polverone lo fece comunque l’estrema sinistra e oggi tanti uomini di sinistra lo hanno riconosciuto, molto più leali di te che corri a raccontare le inevitabili pecche della destra. Come se uno stalinista dicesse: “accusate solo noi e non il nazismo!”. Se ne parla ora perché la fiction è ora ed ha riaperto il dibattito, che come dimostra il tuo commento non si è chiuso perché ancora non si vogliono assumere le responsabilità.

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  6. Daphnos ha detto

    Come da ogni vicenda storica, bisogna saper ricavare una lezione. A me, nato vent’anni dopo la strage di Piazza Fontana, questa storia ha insegnato che:

    1) lo spirito di fazione non muore mai;

    2) la fatwa non è un’esclusiva della religione islamica, ne’ delle religioni in generale;

    3) avere la faccia di bronzo paga, avere l’onestà di non condividere la linea della propria fazione si paga (vedasi Giampaolo Pansa);

    4) Dario Fo cambia opinione a seconda del vento, e dovunque va combina disastri.

    Oggigiorno mi guarderei da chi, sui muri delle città, ha sostituito il nome di Calabresi da quello dei prof. universitari responsabili di condurre esperimenti con animali, accostandogli sempre l’epiteto di “assassino”. Si sa, gli animalisti sono ancora più imborghesiti dei sessantottini, e difficilmente ricorreranno alle armi: ma non si sa mai.

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    • Klaus ha detto in risposta a Daphnos

      @Alessandro, non solo, come dice Mandi, qui non si è parlato di politica in senso dei partiti, ma neppure dello sceneggiato, che è stato appena citato per inciso, né tantomeno di Ferrara, che tu dici piace tanto a “voi” (voi chi per la precisione? certo non a me, per esempio, anche se riconosco alcuni meriti che ha avuto). Qui si sta parlando del delirio ideologico che colpì la borghesia italiana (come la mia prof che citavo sopra) negli anni settanta e che tuttora non è affatto estinto. Forse non capita ancora oggi di sentir definire “assassini” da chi non sa assolutamente nulla di quanto sia realmente accaduto degli uomini che sono considerati tali solo per aver indossato una divisa? forse non capita anche oggi che ci si schieri a priori dalla parte dei manifestanti e contro le forze dell’ordine, considerando violente queste ultime e non i primi anche quando scagliano estintori e incendiano blindati? forse non è questo atteggiamento il frutto non già di amore per la libertà bensì di quel prevalere della prepotenza dei singoli sugli interessi della comunità (la quale, tuttavia, è composta anch’essa di individui ciascuno dei quali viene individualmente danneggiato) che sta portando – anzi ha già portato – l’Italia alla rovina? E non si presenta forse il delirio ideologico sotto forme rinnovate – come osserva giustamente Daphnos – diverse in superficie ma altrettanto pericolose?
      Una preghiera, poi: evita il “voi”, che risulta particolarmente scorretto e fastidioso: qui si discute tra persone, non tra schieramenti.

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      • gladio ha detto in risposta a Klaus

        Caro Klaus il tuo commento mi ha fatto rivivere quegli anni sciagurati, anch’ io allora, come te, ero uno studente delle superiroi e ricordo ancora il clima di odio che la sinistra aveva imposto al Paese .

        Ricordo gli esponenti della borghesia e della ” cultura ” radical chic che nei salotti buoni recitavano la parte,con tanto di erre moscia, zazzera alla Che Guevara e conto in banca a otto o nove cifre, la parte del proletario duro e puro

        Ricordo che leggere “Il Giornale” di Indro Montanelli era come leggere un Samizdat(l’ editoria clandestina dell’ Unione Sovietica).

        Ricordo lo stomachevole asservimento a questa cultura dell’allora classe dirigente Democristiana.

        Ricordo tante cose … e non è ancora finita ( purtroppo)…il mito di Che Guevara è atato sostituito dal mito dell’ ideologia di Gender. La lotta di classe è stata sostituita con la lotta per il diritto all’ aborta e all’ eutanasia.

        Il lupo ha indossato la veste dell’ agnello.

        I Togliatti, Amendola e Berlinguer di ieri sono diventati i Mortadella , i Renzi ed i Marino di oggi

        I demoni di allora sono stati sostituiti dai demoni di oggi.

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      • Alessandro ha detto in risposta a Klaus

        Gentilissimo Klaus, ti ringrazio per la tua risposta. Condivido quello dici. Mi sarebbe piaciuto anche che si facesse cenno a chi ancora oggi chiede la grazia a Sofri. Evidentemente non si può avere tutto dalla vita.

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        • Alessandro ha detto in risposta a Alessandro

          Scusa l’italiano, maledetto correttore automatico…

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          • Edo ha detto in risposta a Alessandro

            Alessandro, premesso che non ho visto “Romanzo di una strage”, ho visto con piacere le due puntate della fiction su Rai Uno e ho potuto constatare che:

            1. Nella fiction si vede chiaramente che Calabresi è stato lasciato solo innanzitutto dalla questura e dallo stato più in generale, che può averlo usato come capro espiatorio, come hai detto tu stesso, o “per coprire le loro magagne e per aumentare la tensione generale”, come ha scritto Calabresi. A me, ad esempio, ha colpito tantissimo che Calabresi non aveva la scorta e non gli era stata neanche proposta. Calabresi dice, quindi, una cosa che si vede chiaramente nella fiction.
            2. Nella fiction si parla anche della destra, ad esempio quando proprio Calabresi chiede informazioni sui gruppi di estrema destra al suo collega. Forse non se ne parla tanto, ma la fiction è incentrata sul commissario, non sulla strage di Piazza Fontana. E’ lo stesso motivo per cui la fiction non parla dell’incontro tra le due vedove.
            3. Che la questura fosse diretta da fascisti può essere vero, ma non capisco dove stia il problema? Se fosse stata diretta da comunisti sarebbe stato giusto? Solo per capirci. Il commissario, comunque, non si fa influenzare da nessuno nelle sue indagini o ipotesi. Anche questo si vede chiaramente nella fiction.
            4. “Perché non avete citato quel film di due anni fa (romanzo di una strage)? Quindi è falso che solo adesso si mettono in luce certi avvenimenti”. “L’articolo qui dice che “finalmente” grazie a questo sceneggiato si è fatta luce. Non è vero, è anni che se ne parla, e sono già usciti libri e film”. Hai ragione. Noto solo che questa, essendo è una fiction in prima serata su Rai Uno, non un film al cinema, ha la possibilità di essere vista da un maggior numero di persone, ad esempio da tutti quelli che non vanno abitualmente al cinema o che si sono persi il film “Romanzo di una strage”, come me.

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