Il Vangelo di Marco si basa sulla testimonianza di Pietro

Vangelo di MarcoAll’estero, sopratutto in America, tantissimi studiosi del cristianesimo primitivo hanno un loro blog personale in cui pubblicano documenti, riflessioni, rispondono a domande e dialogano tra loro. Storici, teologi, biblisti, studiosi del Nuovo Testamento di diverso orientamento: cattolici, agnostici, protestanti, ebrei.

E’ molto interessante seguire il dibattito, in particolare recentemente sul blog di Larry W. Hurtado, noto docente di Nuovo Testamento presso l’Università di Edimburgo, è apparso uno scambio epistolare tra lui e Richard Bauckham, tra i maggiori biblisti americani, docente all’University of St Andrews e membro della British Academy e della Royal Society of Edinburgh. Bauckham, discutendo con Hurtado sul ruolo dei testimoni oculari nella formazione dei Vangeli, ha spiegato di stare lavorando ad un sequel del suo fortunato libro “Jesus and the Eyewitnesses: The Gospels as Eyewitness Testimony” (2008) (“Gesù e i testimoni oculari: i Vangeli come testimonianze oculari”), e che, in questo nuovo volume, presenterà nuove prove sul fatto che il Vangelo di Marco è basato in gran parte sulla testimonianza oculare dell’apostolo Pietro (come d’altra parte affermava già Papia).

Diciamo che non è proprio una novità, da tempo la comunità scientifica ha accertato questo dato. Secondo un’ampia parte degli studiosi, Marco avrebbe composto il suo vangelo attorno al 70 d.C., seppur utilizzando materiale redatto molti anni prima, trascrivendo fonti pre-sinottiche diffuse fin dagli anni immediatamente successivi alla morte di Gesù: ad esempio secondo Barth Ehrman tutto quello che riguarda la Passione. Rudolp Pesch le chiama fonti “pre-marciane”, scritte uno-due anni dopo la morte di Gesù. Willibald Bosen, ad esempio, ha fatto notare che Marco non cita il sommo sacerdote Caifa, come se esso fosse ancora in attività (vi restò fino al 37 d.C.).

Altri studiosi, invece, ritengono che tutto il Vangelo di Marco vada anticipato al 44 d.C., quando l’evangelista accompagnò Pietro a Roma. Ad affermarlo è anche la scuola dei sostenitori del papirologo José O’Callaghan, il quale ha attribuito il frammento 7Q5 dei rotoli di Qumran (trovati in grotte chiuse nel 68 d.c.) al VI capitolo del Vangelo di Marco (Mc 6, 52-53), comparazione confermata da successivi studi e sostenuta da innumerevoli studiosi (in Italia, ad esempio, Orsolina Montevecchi, presidente dell’Associazione Internazionale Papirologi: «è praticamente impossibile che possa trattarsi di un altro testo, magari sconosciuto. Mi pare giunto il tempo di inserire il frammento 7Q5 nella lista ufficiale dei papiri del Nuovo Testamento», “Aegyptus” 1994, p. 206-207), compresi molti iniziali critici, come J.M. Vernet che nel Simposio a Roma nel 2002 intitolato “Contributo delle scienze storiche allo studio del Nuovo Testamento”, ha pubblicamente decretato, assieme ad altri studiosi, che «è divenuta praticamente unanime l’idea che l’identificazione del gesuita catalano sul 7Q5 è la più sicura e la più chiara, comparata alle numerose altre presentate come alternative. Lo studio e il metodo scientifico di O’Callaghan e di altri autori favorevoli all’identificazione di 7Q5 con Mc 6, 52-53 sono corretti, seri e scientifici» (firmato da P.Parker, C. Roberts, C. Hemer, P. Gamet, V. Spottorno ecc). Le conclusioni di Vernet corrispondono a quelle del Simposio internazionale sul frammento 7Q5 dell’ottobre 1991 a Eichstätt, dove quasi tutti gli studiosi che vi hanno partecipato si sono detti d’accordo con la attribuzione di O’Callaghan (gli atti del Simposio sono pubblicati in M. Bernhard, “Christen und Christliches in Qumran?, Eichstätt Studien XXXII, Regensburg, Verlag Friedrich Prustet 1992).

In ogni caso l’autore del Vangelo di Marco è da ritenersi un testimone oculare, secondo Bauckham. Il quale ha anche aggiunto: «Penso anche che il “discepolo amato” scrisse lui stesso il Vangelo di Giovanni, e che anche lui è stato quindi un testimone oculare. Naturalmente il suo Vangelo è il prodotto della sua riflessione, su ciò che aveva visto durante la sua vita». Per quanto riguarda Luca, così come ha fatto Marco, «ha preso ogni occasione per incontrare i testimoni oculari e li ha intervistati. Ha raccolto materiale probabilmente da un certo numero di testimoni oculari minori dai quali ha ricevuto storie o detti individuali».

La redazione

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6 commenti a Il Vangelo di Marco si basa sulla testimonianza di Pietro

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  1. Alèudin ha detto

    Grazie per questi splendidi ed interessantissimi articoli.

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  2. vincenzo ha detto

    Articolo magnifico.

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  3. danieleb ha detto

    Questione di indubbio interesse! Peccato però che altri studiosi potrebbero non condividere le stesse conclusioni di Bauckham. Spero di leggere presto il suo libro. Ma spero sopratutto in un qualche ritrovamento fortuito in un prossimo futuro che tagli la testa al toro! Magari un vangelo di Luca datato a prima del 70 non solo con analisi paleografica però. In attesa che il signor Wallance faccia la grazia di pubblicare quel suo benedetto libro!

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  4. Enrico ha detto

    Il Signore non si smentisce mai! Grande, imprevedibile, accondiscendente nei confronti della nostra enorme fame di conoscenza!

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  5. Dario ha detto

    Io sapevo che il vangelo di Giovanni non era stato scritto dall’apostolo, ma da un sacerdote vista la sua capacità descrittiva dei riti e del tempio. Qualcuno può confermare/smentire?

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