Tre grandi motivi contro le unioni civili

Pisapia, Renzi, MarinoIl nuovo leader del Partito Democratico, Matteo Renzi, ha apertamente spinto verso l’apertura di un registro per le unioni civili in modo da «garantire la parità dei diritti», inserendo anche ciò che lui ripete spesso in inglese: “stepchild adoption”, ovvero l’adozione per le coppie omosessuali nei casi in cui ci sia un genitore biologico nella coppia.

Occorre innanzitutto rilevare come i media hanno dato ampio risalto alle posizioni di Renzi, evitando però di citarlo quando risulta scomodo all’immagine che intendono dargli. Qualche mese fa ha difeso, ad esempio, l’iniziativa del Comune di Firenze di dare la possibilità ai genitori di bimbi nati morti di seppellire i propri figli, rispondendo alle critiche e agli insulti ricevuti. Un’altra frase di Renzi, coraggiosa, passata nascosta è quando ha detto che «nessuna legge antiomofobia – pur buona e positiva – risolverà il problema educativo, lo sappiamo». Non illudiamoci, però, Renzi, seppur cattolico praticante (partecipa annualmente agli esercizi spirituali), è lontano dalla posizione della Chiesa su molte tematiche, in particolare in campo bioetico.

 

Una di queste sono appunto le unioni civili, i cui sostenitori sui media ripetono come unica motivazione che sarebbe doveroso legittimarle in quanto il resto del mondo le ha approvate. Un argomento incompatibile con chi ritiene di essere un “libero pensatore” e sopratutto storicamente privo di autorità: nel secolo scorso l’eugenetica era ritenuta “il progresso” in America e in tutta l’Europa occidentale (insegnata ad Oxford e Princeton), mentre oggi le scuole private/paritarie sono completamente finanziate dallo Stato in buona parte dei Paesi occidentali. Se l’argomento usato a favore delle unioni civili fosse valido, allora l’Italia avrebbe sbagliato a non aprire all’eugenetica e l’Italia sbaglierebbe, oggi, a non finanziare completamente le scuole paritarie. Ma quanti sostenitori delle unioni civili avrebbero il coraggio di essere coerenti? Da parte nostra, sottolineiamo in tre punti i motivi per cui siamo ad esse contrari.

1) INUTILI. Secondo i renziani istituire un registro delle unioni civili servirebbe per equiparare «i diritti economici, ivi compresa la reversibilità delle pensioni, l’assistenza sanitaria e penitenziaria, nonché la possibilità di subentrare nei contratti di locazione». Eppure proprio recentemente Bruno Ferraro, Presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione, ha riflettuto su questo concludendo: «non riesco ad intravedere lacune suscettibili di essere colmate con norme di nuova emanazione». Non esiste alcun problema successorio, di subentro nel contratto di locazione, nel diritto di visitare in carcere o in ospedale il partner: è tutto già possibile oggi e non c’è bisogno di cambiare la situazione «per dare ad omosex e transex i diritti di cui sono già oggi titolari». Le coppie omosessuali hanno già oggi tutti i diritti che invece pensano di poter acquisire con una legge sulle unioni civili, lo abbiamo a lungo mostrato anche noi entrando nello specifico di ogni legge già presente: 15/10/12; 17/04/13; 11/06/13.

 

2) NON URGENTI. Il secondo motivo è legato al primo: nessuno ne sente il bisogno, anche perché sono appunto completamente inutili. Lo dimostra chiaramente il fatto che nei comuni italiani in cui sono stati simbolicamente istituiti essi sono rimasti deserti, come ha riconosciuto anche “Repubblica” (rilevando anche che chi si iscrive perde delle tutele, come il diritto all’assegno per le ragazze madri), dimenticando però di ricordare che essi sono stati creati con lo scopo di far sentire alla politica la necessità da parte della popolazione di un riconoscimento delle coppie di fatto e il loro fallimento invia, dunque, un messaggio contrario ed opposto al motivo per cui sono nati.

 

3) DISCRIMINATORIE. C’è un terzo motivo per cui riteniamo sbagliato equiparare le coppie sposate a quelle conviventi, ed è lo stesso ribadito dal card. Bergoglio -futuro Papa Francesco- nel 2010: «Le situazioni giuridiche di reciproco interesse tra le persone dello stesso sesso possono essere sufficientemente tutelate attraverso il diritto comune», scriveva Bergoglio (confermando il nostro punto 1). «Di conseguenza, sarebbe una discriminazione ingiusta nei confronti del matrimonio e della famiglia attribuire al fatto privato dell’unione tra persone dello stesso sesso uno status di diritto pubblico». Perfino la femminista Emma Fattorini lo ha riconosciuto sull’“Unità”, spiegando che le libere convivenze non vanno equiparate al «matrimonio che implica un investimento oggettivo e oggettivo che va riconosciuto, in nome di quella stessa idea di responsabilità che invochiamo per chiedere maggiori diritti».

In linea con le affermazioni del card. Bergoglio, l’Unione Giuristi Cattolici italiani ha approfondito rilevando «l’ingiusta sottrazione di diritti e di risorse alle famiglie fondate sul matrimonio» a vantaggio «di quelle unioni che non intendono assumersi alcun impegno e dovere davanti alla società e allo Stato e che hanno nella loro precarietà la caratteristica principale», come ha spiegato il vicepresidente Giancarlo Cerelli, oltre al rischio della creazione, da parte di approfittatori, delle cosiddette «unioni di comodo». Ed infine: «Quale coppia sceglierà ancora di contrarre matrimonio e così formare una famiglia, se basterà iscriversi al registro comunale, che non richiede l’assunzione di alcun dovere, per ottenere dal Comune i medesimi diritti e vantaggi riservati alle coppie coniugate?».

La redazione

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