Come spiegare le espressioni violente dell’Antico Testamento?

Sacrificio IsaccoL’Antico Testamento contiene alcune espressioni violente, sgradevoli ai nostri orecchi, a volte scandalizzanti. Dio appare nella collera, irato, sdegnato fino a minacciare la rovina, la morte e l’annientamento di chi contraddice la sua volontà e la sua legge. Come si può spiegare tutto questo?

Occorre innanzitutto rilevare che Dio ha sempre due aspetti, quello della giustizia e quello della misericordia. Nell’Antico Testamento, come ha spiegato il compianto card. Carlo Maria Martini, «Dio prende per mano il suo popolo, lo corregge, lo educa e lo colloca nuovamente nel suo originario progetto di felicità». La sua è «un’opera di educatore […]. Solo la malvagità dell’uomo lo provoca all’ira. Allora egli diventa un guerriero (Is 42,13) e combatte con potenza invincibile, servendosi anche delle forze della natura (Ger 30,23; 51,1) o di eserciti umani che diventano suoi strumenti di battaglia (Is 10,5; 13,3-5). Ma il suo scopo non è mai uno sterminio definitivo, come dimostra già la storia del diluvio, con Noè e la sua famiglia che sopravvivono (Gn 6,5-9,17). I suoi interventi, anche se a volte severissimi per la durezza di mente e di cuore degli uomini, sono interventi di punizione e di correzione, perché l’uomo si renda conto di avere sbagliato, di non poter farsi gioco di Dio, e così ritorni umilmente a lui, sempre pronto a perdonare (Is 10,24-25; 57,16-18).» (“Guida alla lettura della Bibbia”, p. 14,75).

A volte un padre amoroso e a volte un educatore severo che intende forgiare Israele, “popolo di dura cervice”. Un esempio: Dio chiede ad Abramo l’incomprensibile sacrificio di suo figlio Isacco, quando egli lo sta per uccidere viene però da Lui bloccato: questa è una sfida alla fede, è un’opera di educazione non è sadismo. Se dunque in questo modo si spiega il duro agire di Dio che talvolta si intravede nell’Antico Testamento, rimane la perplessità di fronte a diversi Salmi e cantici, in cui viene invocato il male, maledicendo i nemici propri e di Dio, chiedendo per loro distruzione, annientamento, scomparsa. Vari esempi sono nel Salterio e vengono definiti «salmi imprecatori». Una discontinuità con il messaggio evangelico del Nuovo Testamento.

Davvero illuminante la riflessione su questo, apparsa su “Avvenire”, del teologo Enzo Bianchi, priore della Comunità monastica di Bose. Innanzitutto ha rilevato che nonostante lo scandalo provocato, la Chiesa «non ha mai permesso di separare i due Testamenti, ha condannato chi lacera le Scritture, ha sempre proclamato che la parola di Dio è contenuta nelle Scritture di Israele e nelle Scritture dei cristiani in modo inseparabile». Tuttavia è comprensibile che «un cristiano che non sia ancora giunto alla piena maturità della fede fatichi a conciliare queste espressioni bibliche di violenza con la sua fede e la sua preghiera».

Eppure, ha spiegato, cosa ci sarebbe di contraddittorio? Perché scandalizzarsi? Perché essere ipocriti, come chi afferma che leggere la Bibbia allontana dalla fede? La preghiera non è solo ringraziamento o domanda. «Verso Dio», dice Bianchi, «si grida, si urla nei momenti dell’angoscia, della disperazione, della violenza subita (Gesù grida sulla croce!)». «La preghiera è una potenza che agisce nella storia, una forza da opporre allo strapotere del male e dei malvagi […], pregare contro l’oppressore è pregare con l’oppresso, è invocare e annunciare il giudizio di Dio nella storia e sulla storia. Ci può essere, in questo, una “parzialità” che disturba il nostro buonismo: in realtà si prega nella storia e non fuori della storia, e la storia non è già redenta, né tutta santificata, ma esige giudizio, opzione, discernimento».

La preghiera, ha proseguito, «è scegliere di stare dalla parte della vittima piuttosto che dell’aguzzino; di essere vittima dell’ingiustizia piuttosto che artefice di essa. Nel Salterio abbondano queste espressioni in bocca a chi soffre, alla presenza di nemici, nemici suoi personali, nemici di Israele, oppure nemici di Dio: quei nemici che lo perseguitano, lo torturano, gli vogliono dare la morte. Ma, non lo si dimentichi, sono imprecazioni presenti sempre in salmi di supplica, comunque sempre rivolte a Dio o confessate davanti a Dio […]. Sono gemiti, urla, suppliche accorate formulate in situazioni di disperazione. Certamente sono suppliche a volte eccessive; ma chi può mai pesarle e condannarle, se non si è trovato nella stessa situazione di violenza sofferta nella propria persona? Che cosa grideremmo noi in simili situazioni? E soprattutto: grideremmo stando davanti a Dio, invocando lui?».

Mutilare questi brani «significa diventare più poveri di quella testimonianza in “carne e sangue” che è presente nella Bibbia. Di fronte al male operante nella storia le “preghiere contro”, le invettive contenute nei salmi di supplica sono uno strumento di preghiera dei poveri, degli oppressi, dei giusti perseguitati: essi intervengono con le loro grida, visto che nella storia per loro non ci sono altri spazi!». Inoltre è significativo che di fronte all’ingiustizia subita, il credente si vieta di farsi giustizia da sé e non cede alla tentazione di rispondere al male con il male, alla violenza con la violenza, ma lascia fare alla giustizia di Dio.

Nell’Antico Testamento, ha concluso Enzo Bianchi, questi salmi imprecatori «costituiscono un radicale superamento della legge del taglione». Essi, se letti in verità, «non ci portano a scandalizzarci ma ci danno invece una grande lezione: questi oranti mostrano una grande pazienza. Non si fanno giustizia da soli, non ricorrono a strumenti di guerra, anzi mettono un freno all’istinto di violenza e si affidano unicamente a Dio. Questa la loro fede: ecco da dove nasce il loro grido a Dio».

La redazione

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42 commenti a Come spiegare le espressioni violente dell’Antico Testamento?

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  1. Alèudin ha detto

    mi permetto di aggiungere:

    “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra: sono venuto a portare non pace, ma spada!” (Matteo 10,34)

    qui una spiegazione di Ravasi:
    http://www.novena.it/catechesi/catechesi32.htm

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  2. profundo moreno ha detto

    Nella Bibbia, si trova praticamente tutto quello che ci occorre sapere per condurre la nostra vita secondo la Grazia di Dio, ecco perché chi studia la Bibbia può affermare di avere un quadro completo ed esaustivo della conoscenza accessibile alla mente umana.
    Il Magistero della Chiesa è altresi fondamentale, ma alle Sacre Scritture sì può attribuire un ruolo di primus inter pares.
    La violenza si trova fin dalla Genesi, nella quale sono espresse essenziali verità teologico-spirituali. Il primo e secondo capitolo appaiono quasi paralleli, come scritti da mani diverse: ci sono infatti due diverse descrizioni della creazione. Nella prima è scritto che Dio crea l’uomo maschio e femmina. Nella seconda la donna è tratta dall’uomo. Nella prima si accentua la parità sociale e spirituale tra l’uomo e la donna. Nella seconda si evidenzia la complementarietà: l’uomo ha bisogno della donna e la donna dell’uomo: i due si uniranno e saranno una sola carne.
    La violenza cosi’ come la sessualità sono viste come unione indissolubile di due entità, due persone distinte, paritarie, ma diverse. I due diventano come una nuova persona. Già in questo aspetto si manifesta una piena creazione, continuità dell’opera creatrice di Dio, perché dalla loro unione nasce una nuova persona, un “noi” che non è semplice “somma” delle due persone, ma opera nuova: i due saranno una sola carne, non più io, non più tu, ma solo noi. Il riferimento alla Spada di Cristo è lampante. Ecco perciò, che la Spada, diviene potente simbolo di quell’unione totale e profonda tra uomo e donna. Quale maggior senso di reciproca appartenenza, che accettare, da parte della donna, quella stessa Spada, e da parte dell’uomo avere la fiducia che la sua preziosa appendice non verrà mortificata?
    Qual è, allora, il significato vero dell’evocazione della Spada sulle labbra di Cristo? La risposta è semplice: la scelta per il Vangelo è costosa in termini di impegno nella vita. La definizione che il vecchio Simeone, stringendo tra le braccia il neonato Gesù, gli aveva assegnato era illuminante: «Egli sarà un segno di contraddizione» (Luca 2,34). La sua presenza nel mondo non sarà neutra e incolore, la sua parola sarà come «una spada a doppio taglio che penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito » (Ebrei 4,12), dall’incontro con lui non si potrà uscire indenni, la sua proposta morale sarà molto esigente e scardinerà tanti interessi privati.

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    • Juan ha detto in risposta a profundo moreno

      Si possono benissimo seguire gli insegnamenti senza credere in Dio . È anche possibile che non esista in fondo .

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      • Panthom ha detto in risposta a Juan

        Gli insegnamenti di chi? Di Gesù Cristo? Quello che che diceva di essere figlio di Dio? Che scacciava i demoni? Che diceva che sarebbe risorto? Che senza di Lui nessuno avrebbe potuto fare nulla? Che lui era la via, la verità, e la vita?

        Uno così o dice il vero o è un pazzo esaltato. Se dice il vero è figlio di Dio, se è un pazzo esaltato sarà difficile che qualcuno possa seguire i suoi insegnamenti, a meno che i suoi insegnamenti sono così veri e umani che lui non può essere un pazzo. Dunque è vero quel che diceva di essere, cioè figlio di Dio.

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        • Juan ha detto in risposta a Panthom

          Ma infatti io ho una filosofia di vita che mi porta credere prima di tutto in me stesso per non dipendere da nessuno , poi apprendo dagli insegnamenti che ritengo giusti da ogni religione , filosofia e intellettuale cercando di essere saggio oltre che razionale .

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          • Panthom ha detto in risposta a Juan

            Non lo vedo come un valore quello di non dipendere da nessuno, te stesso non ti basti mai e credere in sé non è un’alternativa del non credere negli altri.

            Il supermercato delle religioni non lo condivido, è un’utopia che va di moda dire ma in realtà è decisamente un atteggiamento borghese.

            Non hai comunque risolto l’equivoco: non c’è nulla di razionale nel credere in un pazzo frustrato com’era Gesù Cristo, unico giudizio possibile se non credi in quello che lui diceva di essere. O gli si crede o non gli si crede…non vedo altre posizioni razionali. Il supermercato etico certamente non lo è.

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            • andrea g ha detto in risposta a Panthom

              Esatto, “non dipendere da nessuno” è una patetica illusione.
              Senza DIO siamo letteralmente schiavi di tutto e di tutti,
              non a caso Gesù dice:
              “se rimarrete nelle Mie Parole conoscerete la Verità, ed Essa
              vi renderà liberi”.

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            • Juan ha detto in risposta a Panthom

              Appunto . È soggettivo . Quindi potrebbe anche essere una anche essere la cosa giusta da fare come Dio potrebbe non esistere in quanto le “prove” che ne dovrebbero provare l’esistenza sono solo frutto di pensieri e che si basano sulla soggettivita o su convinzioni proprie comunque .

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              • Paolo Viti ha detto in risposta a Juan

                Persiste questa confusione abissale, a causa di due secoli di positivismo infantile, che solo ciò che è provato scientificamente è “vero”. Come se poi fosse davvero vero!!

                Il fatto che vi sia in ballo l’esperienza umana e non il laboratorio scientifico non fa risultare “meno vero” qualcosa. Che tua moglie ti ami davvero, in modo onesto, non è provato in laboratorio ma tu la ritieni la cosa più vera che ci sia. Rimarrebbe vera anche se un laboratorio chimico ti “dimostrasse” che tua moglie di sta prendendo in giro.

                Tu stesso sei convinto di vivere senza saper dimostrare scientificamente di non essere un cervello artificiale collegato ad una macchina che ti crea realtà, memoria, sentimenti. E’ una tua convinzione quella di essere vivo, non hai alcuna prova che è vero…quindi? Quindi sarebbe razionale ignorarti finché non dimostri scientificamente di essere una persona umana? Bisognerebbe dirti…”finché non lo dimostri non ci credo”, o “è una tua opinione”??

                Che non crediate in Dio per queste motivazioni sciocchine mi mette di una tristezza…!

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          • Emanuele ha detto in risposta a Juan

            Caro Juan,

            Così facendo inganni te stesso. Dici di non voler dipendere dagli altri… Ma forse il cibo che compri lo hai coltivato ed allevato tu? Ed i vestiti che indossi li hai cuciti tu? Forse la casa dove abiti l’hai costruita tu, pietra su pietra? Ed i soldi per comprare queste cose, li hai trovati o qualcuno ha pagato il tuo lavoro?

            Ed infine, gli insegnamenti che leggi sono stati scritti o pensati da te?

            Se tu fossi solo, in mezzo al deserto, non vivresti tre giorni… Come pensi di non dipendere da nessuno?

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          • bushido ha detto in risposta a Juan

            Le 7 regole del Codice Bushido: tutto quello che mi serve per vivere bene.
            E dico sul serio

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            • EquesFidus ha detto in risposta a bushido

              Il cristiano è ancora più sintetico, dato che alla fine ne ha solo due: “ama il Signore tuo Dio con tutto te stesso, con tutte le tue forze e con tutto il tuo cuore” e “amatevi gli uni gli altri come Dio ha amato voi” (o anche “ama il prossimo tuo come te stesso”). Ciò riassume e compie tutta la Legge ed i profeti.

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        • Luca ha detto in risposta a Panthom

          Sono daccordo con te Panthom, ma Juan ha comunque ragione: si possono seguire gli insegnamenti anche senza credere in Dio. Mi pare importanrte riconoscerlo. Altrimenti la nostra fede non sarebbe più “razionale”.

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          • Panthom ha detto in risposta a Luca

            No perché permane l’equivoco di fondo: come ha sempre spiegato Guitton, se Gesù non è figlio di Dio è un pazzo frustrato che avendo ingannato miliardi di persone con le sue bugie o ha meritato di morire, oppure non lo ha fatto appositamente e dunque era certamente una persona disturbata.

            Questo è l’unico giudizio possibile per chi sceglie di credergli soltanto a metà, rinnegando per scomodità la sua divinità.

            Anche a me fa piacere chi segue gli insegnamenti cristiani anche se non crede in Dio, ma è un atteggiamento assolutamente incoerente e irrazionale. O Gesù lo si accetta per quello che ha detto di essere oppure lo si rifiuta come un pazzo.

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            • Giuseppe ha detto in risposta a Panthom

              Il ben è preesistente al cristianesimo.

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              • Panthom ha detto in risposta a Giuseppe

                Se il bene preesiste al cristianesimo allora innanzitutto esiste ed è assoluto. Tuttavia un ateo non può necessariamente credere che a) il bene esiste; b) che sia assoluto.

                Dunque la tua affermazione può essere vera soltanto se credi in Dio.

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                • Qualunque ha detto in risposta a Panthom

                  Esiste certo il concetto di Bene, ma perché deve essere assoluto?
                  E perché un ateo non può credere che il Bene esista?
                  E cosa centra il concetto di Bene con Dio se parliamo di quello antecedente al Cristianesimo?

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                  • Panthom ha detto in risposta a Qualunque

                    Se esiste il concetto di Bene è perché è un concetto verificato e uniformato, dunque è falso il relativismo che invece sostiene che bene o male non esistano ma siano un’opinione personale variabile e non verificata.

                    Se esiste il concetto di bene, allora è una verità. Se tale verità esiste allora è necessariamente assoluta, è una contraddizione infatti una verità relativa.

                    La verità (il bene, o il male) assoluta è pre-esistente non solo al cristianesimo ma anche all’uomo stesso e dev’essere giustificata, l’unico modo per farlo è credere in un Legislatore ultimo.

                    Per questo un ateo, per essere coerente, può soltanto essere relativista e amorale. Lo dice l’ateo militante Joel Marks, professore emerito di filosofia presso l’University of New Haven, io condivido in pieno perché è l’unica posizione veramente coerente: http://philosophynow.org/issues/80/An_Amoral_Manifesto_Part_I

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                    • bushido ha detto in risposta a Panthom

                      “La verità (il bene, o il male) assoluta è pre-esistente non solo al cristianesimo ma anche all’uomo stesso.”
                      Direi di no.
                      Noi abbiamo creato il “bene”. E’ una nostra costruzione.

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                    • EquesFidus ha detto in risposta a Panthom

                      Ma proprio no: essendo Dio il Sommo Bene, ed essendo Egli per definizione un’entità eterna (ovverosia a-temporale), ne consegue che il bene non solo è immutabile, ma anche esistente da prima dell’universo stesso. Il Bene non è una costruzione ma un’entità, Dio (da cui infatti il famoso Deus caritas est, identificando l’amore stesso con il bene).

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            • profundo moreno ha detto in risposta a Panthom

              Da Cattolico non sono d’accordo.
              Si può credere nei Sacri insegnamenti di Gesù senza credere in Dio. E’ un male minore ovvio.
              Un infedele che ha una Coscienza Morale e si sforza di avvicinarsi al Cristo è comunque preferibile al senzaDio tronfio delle sue convinzioni e che si arroga il diritto blasfemo di considerare pazzo Nostro Signore. Considerare pazzo Nostro Signore equivale a bestemmiare lo Spirito Santo.

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              • Panthom ha detto in risposta a profundo moreno

                Anch’io concordo che sia bene. Tuttavia è una posizione irrazionale: nessuno crederebbe ai consigli di vita di Adolph Hitler.

                Un ateo mi risponderebbe: ma tu non puoi paragonare Gesù Cristo ad Adolph Hitler. E perché mai? Chi afferma il contrario deve necessariamente credere nei Vangeli, cioè le biografie di Gesù, nei quali Gesù si descrivono le opere di Gesù e dove egli si autodefinisce figlio di Dio.

                Si può credere agli insegnamenti di Cristo solo se a) si crede nella verità e storicità dei Vangeli e b) soltanto se non lo si ritiene un pazzo frustrato ma si crede, appunto, in quello che lui stesso dice di essere: figlio di Dio.

                Le altre posizioni sono contraddittorie e irrazionali, anche se meglio irrazionali che arroganti.

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                • bushido ha detto in risposta a Panthom

                  Come per tutti prendi quello che di buono c’è per te.
                  Anche se fosse un impostore potrebbe comunque dire cose giuste, come prima e dopo di lui hanno fatto altre persone.

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                  • EquesFidus ha detto in risposta a bushido

                    Ma tra queste cose il Cristo ha detto esplicitamente di essere il Figlio di Dio e di essera la Via, la Verità e la Vita: non si possono prendere le cose che piacciono e tralasciare quelle scomode, e questo vale sia con l’Emmanuele che con il pensiero e l’operato di qualsiasi autore ed uomo.

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            • Luca ha detto in risposta a Panthom

              Io penso tu stia semplificando un po’ troppo Panthom. Penso che i principi etici come spiega il nostro catechismo siano innati in ogni uomo. Penso che accettarli (scoprirli dentro di sé) non implichi accettare la fede e penso che la fede sia molto ma molto di più di un’etica. Penso che la fede includa una visione spirituale della realtà, un “senso” complessivo. Cose che certamente implicano un’etica ma che sono ben lontane dall’esaurirsi in un’etica.

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          • Emanuele ha detto in risposta a Luca

            Razionale non va contrapposto a fede… Credere in Dio è perfettamente razionale…

            Invece, rispettare gli insegnamenti di Gesù, senza credere nella sua divinità è schizzofrenico. Infatti, gli insegnamenti di Cristo sono per la vita eterna. Per comportarsi bene, come dice lo stesso Gesù, bastavano la Legge ed i Profeti.

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          • Sophie ha detto in risposta a Luca

            Secondo me se Dio non lo conosci non lo capisci. E se non lo capisci non puoi capire nè applicare i suoi insegnamenti.

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        • Qualunque ha detto in risposta a Panthom

          Lo seguirono in 12, e uno alla fine qualcosa aveva capito…

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          • Panthom ha detto in risposta a Qualunque

            Si appunto, l’unico che si suicidò. Comunque questa è l’unica posizione valida e razionalmente coerente per chi non crede nella Sua divinità.

            In ogni caso preferisco ovviamente chi si sforza di seguire comunque gli insegnamenti cristiani, anche se il ritenerli tanto universalmente validi dopo 2000 anni è di per sé una prova del fatto che Colui che li ha predicati era quel che diceva di essere, il figlio di Dio. Un pazzo frustrato, come invece sarebbe se non fosse figlio di Dio, non avrebbe mai potuto cambiare la storia e dire nulla di così universalmente corrispondente all’uomo di ogni periodo storico.

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        • Li ha detto in risposta a Panthom

          Mi pare che siano gli ebrei che credono in Dio ma non tengono in considerazione Gesù, chiamandolo “quell’uomo” e lo additano come stregone.

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  3. Chris ha detto

    Bisogna ricordare ai sapientoni Atei/Agnostici/diversi protestanti che sentenziano sulla Bibbia senza conoscerla bene,che non è che Dio un mattino si è svegliato e ha deciso di fare questo e quello perché così gli andava.Ricordiamogli che queste popolazioni,tra cui Israele stessa si erano macchiati di colpe PESANTISSIME come il sacrificio di bambini,giovani/e ai Baal,prostituzione sacra maschile e femminile e molte altre robe aberranti!

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    • Umberto P. ha detto in risposta a Chris

      I sapientoni atei/agnostici non mettono in discussione le presunte contraddizioni della Bibbia: sono, siamo, fermi al passo precedente: riconoscere l’esistenza di un Dio, descritto o no da una qualche religione.

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      • Paolo Viti ha detto in risposta a Umberto P.

        Dovrebbe essere così infatti, caro Umberto, ma non riuscendo ad avere argomenti sostenibili contro l’esistenza di Dio, da secoli cercano di screditare per lo meno la Chiesa e i credenti sul piano personale, anche attaccando le contraddizioni della Bibbia e dunque, come secondo fine, volendo arrivare a sostenere che i credenti sono stupidi perché credono a cose contraddittorie. L’obiettivo è sempre quello 😉

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        • Umberto P. ha detto in risposta a Paolo Viti

          Come tutto, è una questione di opinioni: a me non sembrano sostenibili gli argomenti di chi crede. Poi però c’è il fine di chi scrive, a me non interesserebbe proprio cercare di far perdere la fede ad una persona: tutti i credenti con cui ho parlato mi hanno detto che la fede per loro è un valore aggiunto alla loro vita. Quello che mi spinge a cercare il confronto, o lo scontro, a volte, è il tarlo che tu (generico), persona istruita ed intelligente, nel 2013, credi a Cristo. Dunque torto, o ragione, evidentemente la faccio troppo semplice e voglio capire, o intuire, negli anni, cosa mi perdo nel ragionamento.

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          • Paolo Viti ha detto in risposta a Umberto P.

            Sei in buona compagnia allora, è lo stesso tarlo del grande Dostoevskij:
            “Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio, Gesù Cristo?”. Lui rispose affermativamente arrivando poi a dire un paradosso: “Cristo è la verità, ma se mi dicessero che qui è Cristo e là è la verità, io abbandonerei la verità per aderire a Cristo”.

            Ognuno di noi è chiamato a rispondere alla prima domanda, non tanto perché potrebbe perdere qualcosa nel ragionamento ma perché rischia di perdersi il meglio. Con Lui o senza Lui cambia tutto…

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    • bushido ha detto in risposta a Chris

      Se dio è buono perdona, non massacra.

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  4. Livio ha detto

    E’ la storia dell’uomo, che prega, soffre, impreca e maledice, in tutte le sue varianti.
    Come si potrebbe pensare alla pace dell’anima se prima non si è invocato con dolore e passione all’aiuto di Dio? E non è detto che questa invocazione sia fatta sempre con parole di pace e di amore, anzi, i salmi insegnano che il grido dell’oppresso è un coacervo di disperazione.

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  5. Diego ha detto

    Per tutti sia credenti o no posto un link di una riflessione ovviamente riguardante Dio trovata in internet…
    http://www.gotquestions.org/Italiano/verita-assoluta.html
    Dal mio punto di vista approvo in pieno questo trattato poichè l’alternativa sarebbe veramente il caos più assoluto e di certo il genere umano con il caos non sarebbe arrivato dove invece siamo ora!

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  6. Bichara ha detto

    Dio adeguò le sacre scritture al clima culturale dei tempi di ispirazione , pena la redicolarizzazione della sua parola
    Dio non ha fatto come quel ‘ingenere ,qualche decennio fa ,al cantiere che redargui duramente mio padre perche lo ha visto trattare con crudelta uno grilla:Mio padre tornando a casa rideva divertito di questo ingegnere “pazzo” disposto a litigare per un insetto……infatti questo ingegnere non tenne in considerazione la cultura di allore (solo qualche decennio fa)che non era sensibile ai temi ecologici
    L’ingengnere è ingegnere e Dio é Dio

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  7. Fabrizia ha detto

    Ho letto da qualche parte a proposito di Abramo e Isacco che il brano sottolinea come gli Ebrei non praticassero i sacrifici umani, a differenza delle popolazioni circostanti. L’episodio sembrerebbe giustificare proprio l’assenza di sacrifici umani come ordine diretto di Dio,a fermare quella che era una consuetudine altrove proprio per onorare Dio.

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  8. profundo martinez ha detto

    Per completezza all’uopo aggiungerei che certamente è vero che la Religione Cattolica non sia una Religione del lLibro. L’Antico Testamento è considerato testo sacro perché esso è stato confermato da Cristo stesso. Quindi è vero che prima di tutto viene Cristo, non c’è dubbio.

    Ma dire che esiziale è la “Persona stessa del Cristo, prima ancora che le sue parole” non ha Senso. Come recita il famoso anagramma medievale Cristo è la Verità. Non c’è differenza tra Cristo e le Sue parole. Cristo è il Logos. Il Dio Vivente ed Eterno. La Bibbia e l’Emanuele si compenetrano.

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  9. Topazia ha detto

    Sia lodato e ringraziato il Signore Dio di Abramo Isacco e Giacobbe per la santa istituzione del riposo del settimo giorno! Fosse stato per gli atei o gli dèi pagani sì e no un paio di giorni l’anno… per questo forse molti pagani optarono per il politeismo: necessitavano di qualche giorno di festa in più… preghiamo, sorelle e fratelli, che i massoni al governo non decretino l’abolizione della domenica (fra non molto mi sa lo chiameranno ‘soledì’)!

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