Scalfari ha scalfarizzato l’intervista a Papa Francesco

Scalfari e FrancescoOrmai è ufficiale: l’intervista realizzata da Eugenio Scalfari a Papa Francesco era un piccolo tarocco, tanto che la segreteria di Stato Vaticano l’ha rimossa dal proprio sito web. Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, ha spiegato benevolmente che il colloquio «non era stato rivisto parola per parola». Quindi l’intervista è «attendibile nel suo senso generale ma non nelle singole formulazioni. In questo senso è stato ritenuto più corretto lasciargli la sua natura giornalistica, con l’intervista pubblicata su Repubblica, e non il testo sul sito della Santa Sede».

Non certo una bella figura da parte di Scalfari davanti al mondo intero: avere la rara concessione di intervistare un Pontefice e non riportare le parole reali ma manipolare alcune formulazioni. Se questo è uno dei principali giornalisti italiani, rifletteranno all’estero, chissà gli altri.

Tuttavia dei dubbi erano già sorti nei mesi scorsi: d’altra parte Francesco nell’intervista si esprime come uno Scalfari qualsiasi, troppi particolari strani, qualche ricostruzione che strideva con testimonianze dirette, frasi che poco hanno a che fare con la comunicativa tipica di Bergoglio e racconti che sicuramente si è inventato di sana pianta il fondatore di “Repubblica”. Uno di questi, virgolettato da Scalfari, è stato scovato dal vaticanista Andrea Tornielli il giorno dopo che l’intervista è stata resa pubblica. Francesco avrebbe raccontato gli istanti dopo l’elezione a Pontefice: «Prima dell’accettazione chiesi di potermi ritirare per qualche minuto nella stanza accanto a quella con il balcone sulla piazza. La mia testa era completamente vuota e una grande ansia mi aveva invaso…». Peccato che non ci siano stanze accanto a quella con il balcone sulla piazza e, come hanno raccontato i cardinali elettori, Francesco non si è ritirato anche perché l’accettazione è immediata e verbale.

Più grave la scalfarizzazione in chiave relativista operata sulla tematica della coscienza, dove Francesco avrebbe affermato che «ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce». In questo caso Scalfari, come ha scritto Antonio Socci, ha confuso (volontariamente o no) il concetto di coscienza nel pensiero di Francesco equiparandola ad un’opinione personale su ciò che è Bene o Male. Un inno relativismo puro che, casualmente, è la stessa opinione che da anni il giornalista ripete nei suoi editoriali. Il pensiero di Francesco invece si rifà al Concilio Vaticano II, lui stesso ne aveva fatto riferimento nella sua lettera a Scalfari qualche mese prima, scrivendo: «la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire».

Il Concilio Vaticano II infatti parla proprio di una «legge scritta da Dio nell’intimo» dell’uomo, «una legge che non è lui a darsi, ma alla quale deve obbedire». Infatti poco più sotto lo stesso Pontefice chiariva eventuali equivoci: «Ciò non significa che la verità sia variabile e soggettiva, tutt’altro. Ma significa che essa si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita. Non ha detto forse Gesù stesso: “Io sono la via, la verità, la vita”?».

Scalfari da qualche mese a questa parte ripete sempre che Francesco vuole «ripartire dal Concilio, aprire alla cultura moderna». E’ vero, proprio per questo quello che dice Francesco non è quello che lui ha capito e proprio per questo il card. Carlo Maria Martini, grande sostenitore del Concilio, non poteva stare “dalla parte di Repubblica”. Ad esempio perché il Concilio Vaticano II dice: «questa Chiesa peregrinante è necessaria alla salvezza. Solo il Cristo, infatti, presente in mezzo a noi nel suo corpo che è la Chiesa, è il mediatore e la via della salvezza; ora egli stesso, inculcando espressamente la necessità della fede e del battesimo (cfr. Gv 3,5), ha nello stesso tempo confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano per il battesimo come per una porta». E ancora: «Perciò non possono salvarsi quegli uomini, i quali, pur non ignorando che la Chiesa cattolica è stata fondata da Dio per mezzo di Gesù Cristo come necessaria, non vorranno entrare in essa o in essa perseverare».

La redazione

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