Savita morta per malasanità, non per il mancato aborto

Savita HalappanavarEsattamente un anno fa moriva di setticemia Savita Halappanavar, la trentunenne indiana residente in Irlanda, caso che ha fatto molto parlare i quotidiani principali di tutto il mondo subito dopo gli eventi e che oggi nessuno ha più coraggio di citare, ora che tali eventi sono stati ufficialmente chiariti.

I media, come chiunque può verificare da solo tramite una ricerca sul web, diffusero infatti la notizia che Savita era morta in quanto l’ospedale di Galway avrebbe rifiutato di praticarle l’aborto terapeutico in nome della legge irlandese particolarmente restrittiva, sentendosi rispondere dal personale medico che l’aborto era rifiutato anche «perché siamo un paese cattolico». Proprio questa battuta è divenuta il grimaldello impugnato da associazioni abortiste (dunque contro i diritti umani, come quello principale: il diritto alla vita) come “Amnesty International” per tentare di forzare la legge irlandese (che infatti è stata leggermente modificata).

Tuttavia in queste settimane è stato pubblicato il report voluto dall’Health Information and Quality Authority, l’ultimo di tre già condotti sul caso: si rilevano ben 13 mancanze procedurali in cui il personale dell’ospedale sarebbe incorso, portando così in pochi giorni al peggioramento delle condizioni di salute della donna e alla sua morte. Un caso di malasanità dunque, dove le peggiori fatalità hanno fatto seguito agli errori umani e dove a nulla c’entrava il rifiuto di interrompere la gravidanza. Ce ne siamo occupati anche noi allora denunciando lo sciacallaggio mediatico e anticipando le conclusioni ufficiali.

Stranamente anche la pagina di Wikipedia (versione inglese) dedicata al caso è stata correttamente aggiornata con relative fonti: «Dopo la morte di Savita, i mezzi di comunicazione hanno incolpato la fatalità della morte al cosiddetto divieto di aborto negli ospedali cattolici irlandesi. Tuttavia, la terza e ultima indagine nazionale ha scoperto che non era questo il caso. La causa è stata identificata come negligenza medica, che ha portato ad una serie di controlli incompleti e procedure inadeguate». Se Wikipedia si è aggiornata, nessun quotidiano sembra aver riportato la notizia.

Come abbiamo già evidenziato, è attraverso la menzogna che l’aborto è entrato nel sistema legale italiano e americano, ed allo stesso modo continua ancora oggi ad essere giustificato. Dove sono i liberi pensatori?

La redazione

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12 commenti a Savita morta per malasanità, non per il mancato aborto

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  1. Picchus ha detto

    Ma soprattutto, certa gente non si è stufata di farsi prendere per i fondelli? Se tutto quello per cui lottano è fondato sulla menzogna, questo li lascia davvero indifferenti e non li costringe e porsi delle domande?

    Imbarazzante…

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  2. nullapercaso ha detto

    La verità sempre, chi manipola sbaglia, anche in buona fede.
    Se la ragazza non è morta per mancato aborto, deve essere detto.
    Però attenti che deve valere per tutti e tutto, non solo dove fa comodo, già gli omissis e i semidetti son fin troppo abbondanti.

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  3. edoardo ha detto

    Purtroppo, questi sbugiardamenti dovrebbero esser portati avanti anche dai media, organi di stampa e televisione.
    Chiaramente, tutti quanti fanno i lecchini ai cattolici in campagna elettorale, una volta che ci hanno fregato il voto con le promesse da marinaio addio belli, quel che volevo l’ho avuto e arrivederci alle prossime elezioni.
    Probabilmente solo l’Avvenire riporterà la seconda puntata della faccenda Savita.
    Questa è una delle cose che conferma e accresce la mia ripulsa nei confronti della cultura intellettuale italiana di questi tempi.
    Esistono due Italie: una si chiama Italia, l’altra Pitecolandia.
    Geograficamente entrambe si sovrappongono e insistono sulla medesima zona litosferica, ma quando andiamo nel campo della cultura umana, la demarcazione tra le due è assai netta: non bisogna confonderle.

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  4. fedele razio ha detto

    Cari amici, c’è poco da capire, lo spirito che anima i fautori dell’aborto è uno spirito omicida da cui nessuno è al sicuro, nemmeno gli attivisti della fabbrica della morte seriale che è l’industria dell’aborto.

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