Se Papa Francesco converte perfino Vito Mancuso

Vito MancusoIl “teologo” Vito Mancuso è un classico esempio di come i media occidentali abbiano la capacità di creare i personaggi che avranno poi il compito di parlare alle masse.

Ignorato completamente dalla comunità accademica dei teologi, è fortemente criticato dai pochi studiosi che lo conoscono -compreso i docenti che lo hanno formato-, per avere tesi insostenibili e in contraddizione con la disciplina che vuole insegnare: la teologia cattolica. Tuttavia non c’è trasmissione televisiva sulla Chiesa in cui sia assente e le librerie abbondano di suoi libri, questa è la potenza del potere mediatico. Eugenio Scalfari non avrebbe mai accettato un teologo vero come editorialista di “Repubblica”, il successo Mancuso lo deve alla sua inesorabile polemica contro il Magistero della Chiesa e non certo alla qualità di quello che dice.

Nel suo ultimo libro, “Io e Dio, Una guida dei perplessi” (Garzanti 2013), Mancuso usa 450 pagine per mettere da parte Dio e far emergere l’egoismo dell’Io, «come una piovra che invade tutto lo spazio dell’essere», secondo il commento di don Angelo Busetto, già docente di Teologia dogmatica a Padova e alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. Mancuso scrive: “Qualcuno ogni tanto mi chiede come mi possa ancora definire cattolico”. Risponde di dichiararsi cattolico e voler rimanere tale “perché sento e so che la Chiesa cattolica è la mia comunità, la mia chiesa”. Eppure, osserva don Busetto, «il suo percorso va in direzione contraria. Pare una ritorsione, come dovesse ad ogni costo “fargliela pagare” a questa Chiesa, di cui parla solo per denunciarne incoerenze teoriche e pratiche, spazzando via non solo Bibbia, Vangeli inclusi, ma autori come Agostino e Tommaso, per non dire di Papi e Concili. Ci sono molte citazioni di filosofi e scienziati di tutti i tempi, ma su tutti domina Kant. Non è Kant a descrivere una religione “nei limiti della ragione”? Non è Kant a costringere la religione nei limiti di una morale che sorge dall’uomo? ».

Ancora una volta, «si individuano strati di new age, venati di panteismo; quasi una nuova gnosi contrapposta alla fede e alla teologia». Mancuso «ha sostituito Dio con il suo proprio io, giudice e centro del mondo». Don Busetto conclude: «Forse un’ultima onestà potrà condurre il nostro autore ad aprire il suo cuore e la sua mente al cuore e alla mente del Dio personale, che gli viene incontro nella figura del Figlio incarnato, Gesù».

Occorre comunque osservare che pochi giorni fa l’auspicio di don Busetto pare essersi avverato: il teologo Vito Mancuso dalle colonne di “Repubblica” ha fatto il suo mestiere replicando a Ian Buruma, un accademico che accusa Papa Francesco di “estremo individualismo” per aver scritto, nella lettera indirizzata al fondatore di “Repubblica” Scalfari, che «per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza». Mancuso ha preso le difese del Pontefice e della teologia cattolica spiegando che nulla ha a che vedere tale posizione con il relativismo o l’individualismo: la posizione del cattolicesimo riprodotta alla perfezione nella lettera del Papa a Scalfari, spiega Mancuso, è «semplice e chiara: 1) esiste un bene comune a tutti gli uomini, universale, oggettivo, che non dipende dalle circostanze o dai sentimenti o dalle emozioni, ma che si sostanzia nella natura delle cose; 2) tale bene consiste in ciò che favorisce la vita e come tale ogni uomo può riconoscerlo mediante la luce della propria coscienza».

Il Catechismo definisce la capacità di conoscere il bene oggettivo mediante la coscienza soggettiva con il termine sinderesi, che viene dal latino synderesis e che riproduce il greco syneidesis, cioè appunto “coscienza”. La sinderesi, continua giustamente Mancuso, «esprime la capacità luminosa di ogni coscienza umana di riconoscere il bene anche a prescindere dal proprio interesse e dalle diverse circostanze storiche e geografiche». Mentre l’individualismo definisce il bene a partire da sé, a suo uso e consumo, papa Francesco invece dice che il bene è oggettivo ma si può riconoscere e praticare solo passando attraverso la coscienza e che per questo “obbedire a essa significa decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male”. Fioccano le citazioni, non di Kant questa volta, ma del cardinale John Henry Newman, del Concilio Vaticano II, del teologo Joseph Ratzinger e del Catechismo.

Il 20 ottobre scorso Mancuso è stato ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa” per presentare il suo ultimo libro. Poco interessante l’intervista al teologo brianzolo che ha ribadito le sue note e scontate opinioni conseguenti alla sua paura verso la modernità: annacquare il cristianesimo per non creare troppo scandalo al mondo. Interessante invece come ha chiuso l’intervista spiegando il senso della fede in Dio: «per me credere in Dio significa che quella passione per il bene e per la giustizia che si muove dentro di me ogni tanto, non è un’illusione, non è semplicemente un portato psicologico, non è un’invenzione mia, non è che ce l’ho perché sono buono ma è l’attestazione di una Realtà più profonda e questa Realtà più profonda che è bene e che è giustizia, dagli uomini tradizionalmente è chiamata Dio». Certo, dalle sue parole non si capisce che senso abbiano avuto l’incarnazione e la resurrezione di Cristo, tuttavia è una posizione matura per un credente. Papa Francesco comincia a scaldare il cuore di tutti, anche dei più lontani.

La redazione

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49 commenti a Se Papa Francesco converte perfino Vito Mancuso

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  1. Nullapercaso ha detto

    Faccio parte di coloro che non danno per scontato Gesù=Dio magari Gesù era solo un uomo giusto, magari non c’è stata nessuna risurrezione, ma conta veramente, cambia qualcosa? Se noi ci comportassimo come se Dio non ci fosse, che importanza avrebbe?
    Mancuso a le sue posizioni, qualcosa magari possiamo imparare anche da lui, forse anche lui da noi.
    Bisogna mettere in pratica il vangelo, ancor prima di predicarlo, noi siamo l’esempio, anche per i nostri figli.

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    • lorenzo ha detto in risposta a Nullapercaso

      Se Gesù non era Dio era solo un pazzo: non è stato forse condannato a morte per aver esplicitamente affermato di fronte al sommo sacerdote di esserLo?
      Ed io, secondo te, presterei fede ad un pazzo?

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      • nullapercaso ha detto in risposta a lorenzo

        Avrebbe anche potuto esserlo, cambia qualcosa su ciò che ha detto e fatto?
        In questo caso si, tu presteresti fede ad un pazzo, comunque avresti fatto bene.

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        • Panthom ha detto in risposta a nullapercaso

          Il problema è chi non crede alla divinità di Gesù e dunque afferma che Gesù era un pazzo in quanto diceva di essere Figlio di Dio. Poi però vuole mettere in pratica il vangelo, cioè le parole di questo pazzo.

          C’è qualcosa che ovviamente non torna (i pazzi sono pazzi perché è pazzia quel che dicono), bisogna continuamente rivedere la coerenza delle nostre posizioni.

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        • lorenzo ha detto in risposta a nullapercaso

          E tu riusciresti a credere che quello raccontato dai Vangeli è vero se Gesù non fosse Dio?

          “Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui.
          Non trovando da qual parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza.
          Veduta la loro fede, disse: «Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi».
          Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: «Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?».
          Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Che cosa andate ragionando nei vostri cuori?
          Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina?
          Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati: io ti dico – esclamò rivolto al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua».
          Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e si avviò verso casa glorificando Dio.” (Lu5.18-25)

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        • Emanuele ha detto in risposta a nullapercaso

          …cambia molto!

          Il Signore ha detto: “Vi do un comandamento nuovo, amatevi come io vi ho amato” e “non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici”.

          Se Gesù era un pazzo la sua morte sarebbe del tutto inutile. Infatti, quale vantaggio avrebbero avuto i discepoli?

          Invece, visto che Gesù è risorto dai morti, egli ha vinto la morte, con grande vantaggio dei discepoli e di tutti noi!

          Inoltre Gesù ha predicato sia la sua passione sia la sua resurrezione: come sarebbe possibile seguire gli insegnamenti di Gesù, se decidiamo di scartare quelli scomodi (la resurrezine in questo caso)?

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          • Emanuele ha detto in risposta a Emanuele

            …dimenticavo… Gesù stesso annuncia agli apostoli quale sarà il loro vantaggio:

            “Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.”

            …ma se non fosse risorto lui stesso, come avrebbe potuto dare la vita eterna ad altri? E soprattutto, come potrei credere a questa frase sconvolgente?

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      • Antonio ha detto in risposta a lorenzo

        allora ti potrei tranquillamente dire che ci sono molte più possibilità che era un pazzo, più tosto che il figlio di Dio

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    • George P. ha detto in risposta a Nullapercaso

      “Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.” (1 Cor 15,14-19)

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    • Giacomot ha detto in risposta a Nullapercaso

      Non ho potuto non notare il non senso di cio che hai scritto .
      Prima scrivi :
      Faccio parte di coloro che non danno per scontato Gesù=Dio .
      Poi
      Bisogna mettere in pratica il vangelo .
      Se Gesù non è Dio fatto Uomo allora cio che dice il Vangelo non ha senso per te .
      Non ti pare incoerente ?

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      • Meister Eckhart ha detto in risposta a Giacomot

        “Se Gesù non è Dio fatto Uomo allora ciò che dice il Vangelo non ha senso per te”.

        Questo non è del tutto esatto.
        Per esempio, chi aderiva all’arianesimo non accettava l’equazione Gesù=Dio, ma non per questo ne negava l’origine divina. Subordinare il Figlio al Padre non inficia in alcun modo la validità dei Vangeli.

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        • Emanuele ha detto in risposta a Meister Eckhart

          Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10, 28-30)

          Se Gesù non fosse Dio, come potrebbe dare la vita eterna? Può forse una creatura dare la vita eterna? E che senso avrebbe la frase “io ed il padre siamo una cosa sola”, se Gesù non fosse Dio?

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          • Meister Eckhart ha detto in risposta a Emanuele

            Premessa: non è mia intenzione difendere la concezione di Ario, peraltro largamente accettata nelle comunità cristiane dell’epoca, visto che la questione è stata definitivamente risolta tanto tempo fa. Forse a causa della mia forma mentis da filosofo, però, tendo a tenere separate predicazione del Cristo e storia della Chiesa: sebbene non siano in contrasto tra loro, non sono nemmeno la stessa cosa.

            Ciò premesso, ti faccio notare che non è con citazioni bibliche che la questione può essere risolta. Per essere più precisi, basandosi solo sulle parole di Gesù (prima raccontate a voce, poi interpretate, poi tradotte e infine trascritte, tanto per dare l’idea di quanta prudenza andrebbe usata nel prenderle alla lettera), la posizione ariana prevarrebbe facilmente. Alcuni esempi:

            “Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 5, 30)
            Due volontà nell’identità?

            “Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me” (Gv 14, 28)
            Vado dal Padre: moto a luogo. Inoltre: il Padre è più grande di me (senza volerlo, ho fatto subito un’associazione mentale con Sant’Anselmo d’Aosta: “non solum es quo maius cogitari nequit, quiddam maius quam cogitari possit”)

            “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17, 3)

            “Gesù gli rispose: Perché mi dici buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio” (Lc 18, 19)

            “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22, 42)
            Di nuovo: due volontà?

            Di esempi ce ne sarebbero molti altri, ma quelli presentati bastano e avanzano per comprendere che la questione è meno scontata di quanto la si voglia far apparire.

            Per quanto riguarda la vita eterna, non vedo perché Gesù non dovrebbe poterla dare, nel ruolo di plenipotenziario (per così dire) del Signore onnipotente. Oppure vorresti mettere dei limiti alla volontà di Dio?

            La storia del concilio di Nicea, che ha stabilito la consunstanzialità del Padre e del Figlio, è estremamente interessante e andrebbe studiata a fondo da chiunque si interessi di questi argomenti, ma sarebbe sciocco fingere di non sapere che non sia anche una storia politica, cioè pratica. A cominciare dal ruolo svoltovi dall’imperatore Costantino I, più interessato a pacificare l’impero che a indagare le vie dello Spirito.
            La mia impressione è che i vescovi cristiani dell’epoca, per proteggere e rafforzare una Chiesa immersa in un mondo ancora profondamente pagano e politeista, abbiano scelto la posizione che consentisse la più netta delle demarcazioni tra la cristianità e il paganesimo, cancellando ogni possibile dubbio sul monoteismo assoluto di questa nuova (per l’epoca) religione. Monoteismo che poteva essere messo in dubbio dalla dottrina trinitaria, una delle più difficli da capire nell’ambito del magistero. La chiamerei una scelta prudenziale, probabilmente anche saggia in considerazione della situazione contingente. Ma da questo a dire che quella stabilita nel 325 sia l’unica verità possibile, ce ne corre.

            Vorrei farti riflettere su un punto: se allora avesse prevalso la posizione opposta (quella di Ario ed Eusebio di Nicomedia), tu oggi staresti qui a difenderla con la stessa convinzione con cui difendi quella della consunstanzialità. Questo cosa ti dice?

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            • lorenzo ha detto in risposta a Meister Eckhart

              “Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.” (Gv 16.13)
              Se la posizione di Ario fosse stata conforme alla verità lo Spirito Santo l’avrebbe fatta certamente prevalere?

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              • Meister Eckhart ha detto in risposta a lorenzo

                Questo non è detto. Lo Spirito Santo sembra operare su tempi più lunghi di quelli a cui sono abituati gli umani. Cosa che la storia, sia ecclesiastica che non, ha dimostrato più volte.

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                • lorenzo ha detto in risposta a Meister Eckhart

                  “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.” (Gv 1.1)
                  I Testimoni di Geova, per poter a tutt’oggi continuare a sostenere che Gesù non è Dio, hanno forzato la traduzione dall’originale greco per farla risultare: “In principio era la parola, la parola era presso Dio e la parola era UN dio.”

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            • Emanuele ha detto in risposta a Meister Eckhart

              Lungi da me voler liquidare l’arianesimo in due battute…

              “Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 5, 30)

              …qui non ci sono due volontà in gioco, ma solo una quella del Padre. Idem, per il discorso del Getsemani. Va ricordato che Gesù è vero uomo e come tale dotato di anima e dunque di volontà. La sua anima era di fatto distinta da quella del Padre, ma la sua volontà era perfettamente conforme a quella del Padre. Padre, Figlio e Spirito sono uniti infatti nella Divinità.

              Di fatto in Gesù esistono due nature perfettamente sovrapponibili: quella umana e quella Divina. Per questo Gesù (e quindi anche Dio Padre) prova tutte le sofferenze umane. Infatti, nel Getsemani Gesù ha paura (sentimento umano) e la sua volontà umana vorrebbe fuggire il pericolo. Ma la sua Divinità è unita al Padre e quindi la volontà Divina si identifica con quella del Padre.

              Qui ci sono spiegazioni un po’ più approfondite:
              http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1552

              …purtroppo non posso rispondere cosa avrei fatto se fosse prevalsa la tesi di Ario… magari ci sarebbe stato uno scisma e magari mi troverei dalla parte scismatica che afferma la divinità ed umanità di Cristo.

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              • Meister Eckhart ha detto in risposta a Emanuele

                Tutto formalmente corretto. Ma si tratta indiscutibilmente di spiegazioni “ex post”, cioè una volta accettate le decisioni conciliari.
                “Ex ante”, la sola lettura del testo evangelico non permette di giungere a queste conclusioni. Ribadisco: è necessaria un’interpretazione, la quale interpretazione non può essere considerata Verità rivelata (perché non lo è). Convieni almeno su questo?
                Inoltre: le motivazioni pratiche dei vescovi conciliari di allora (circa 300 dei 1800 totali della Chiesa, a dire il vero), che ho provato a riassumere, non contano davvero niente?

                Però un altro scisma, no, per favore. La cristianità è già sufficientemente divisa così com’è… 😉

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            • Jacques de Molay ha detto in risposta a Meister Eckhart

              Domanda di uno che in materia di teologia rivelata non ci capisce ancora molto: “subordinare” Cristo al Padre, non fa decadere automaticamente la dottrina della Trinità?

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              • Jacques de Molay ha detto in risposta a Jacques de Molay

                Riformulo meglio, perchè altrimenti non si capisce il senso di ciò che volevo dire: se subordinando Cristo al Padre venisse (e di fatto viene) meno la dottrina della Trinità, siamo sicuri che la validità dei Vangeli non ne risenta, come sostiene Eckhart? A me pare che, quanto meno, non si capisca più il senso del prologo al Vangelo di Giovanni, per fare un esempio. Idee?

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              • Meister Eckhart ha detto in risposta a Jacques de Molay

                Non credo che la dottrina trinitaria sarebbe da ripiudare in toto, ma è indubbio che, se avesse prevalso la visione ariana di un Figlio subordinato al Padre (ma pur sempre di natura divina: non stiamo parlando di un semplice profeta), la dottrina trinitaria sarebbe stata diversa da come è oggi.

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                • Jacques de Molay ha detto in risposta a Meister Eckhart

                  Si Eckhart, ma capisci che se il Cristo è la seconda Persona della Trinità, il Verbo fatto carne, per mezzo del quale ogni cosa fu creata, nel momento in cui venisse meno il suo essere generato (e quindi, a questo punto, anch’Egli creato) non si capirebbe più come Dio il Padre possa “creare” lo stesso Figlio.

                  Non voglio trivializzare la questione, però insomma, certe cose vien da chiedersele…

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            • Mariasole ha detto in risposta a Meister Eckhart

              “La mia impressione è che i vescovi cristiani dell’epoca, per proteggere e rafforzare una Chiesa immersa in un mondo ancora profondamente pagano e politeista, abbiano scelto la posizione che consentisse la più netta delle demarcazioni tra la cristianità e il paganesimo, cancellando ogni possibile dubbio sul monoteismo assoluto di questa nuova (per l’epoca) religione”.

              Secondo gli storici più accreditati i cristiani sono 40.000 nel 150, 200.000 nel 200, 1.220.000 nel 250, 6.000.000 sotto Diocleziano.

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        • ALèudin ha detto in risposta a Meister Eckhart

          la subordina totalmente invece, perchè se Dio non si è fatto uomo in tutto e per tutto l’uomo non potrà mai raggiungere Dio.

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    • Fabrizia ha detto in risposta a Nullapercaso

      Io non potrei credere a un pazzo, per quanto carino e simpatico. Io sto con Pietro :” Signore, e da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!” E con Paolo : ” Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la vostra fede”.

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  2. Umpalumpa ha detto

    “Bisogna mettere in pratica il vangelo, ancor prima di predicarlo, noi siamo l’esempio, anche per i nostri figli.”
    Verissimo. D’accodissimo. Basterebbe mettere in pratica il Vangelo per avere automaticamente la “predicazione” attraverso l’esempio.

    Ti faccio notare però che (furbacchione che non sei altro 😉 ) se non credi che Gesù era un uomo, risorto 2mila anni fa, allora non puoi mettere in pratica e annunciare il Vangelo. Perchè il Vangelo è esattamente questo e senza resurrezione non è altro che una storietta come tante.
    Parafrasandoti.
    Non cambia qualcosa. Cambia tutto.

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    • nullapercaso ha detto in risposta a Umpalumpa

      Prendendo tutto alla lettera sono d’ accordo, cerco di prendere le cose per il bene di tutti, prima l’ umanità, dopo il giudizio.

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      • Katy ha detto in risposta a nullapercaso

        E’ vero, in fondo anche Hitler avrà pure costruito una strada utile e avrà pure fatto un discorso sensato.

        Bene, dopo questa ora di sdolcinata retorica torniamo a Mancuso

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      • Panthom ha detto in risposta a nullapercaso

        “prima l’ umanità, dopo il giudizio”…già, peccato che stai giudicando chi critica Mancuso dimenticandoti della tua umanità.

        Concordo con Katy: la retorica buonista/misticheggiante non convince nessuno e porta solo a predicare bene e razzolare male.

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  3. Enrico da Bergamo ha detto

    Io quest’uomo non lo capisco o forse bisogna amettere che ha scelto la strada più semplice usare paroloni e scrivere 450 pagine con essi è più facile che consolare una madre la cui figlia è morta 1 20anni di leucemia.

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  4. Livio ha detto

    In un certo senso è una riduzione annacquata della morale cattolica.
    Fare il bene perchè qualcosa di buono è già in nuce dentro di noi, e perchè c’è la tendenza nonostante tutto verso il positivo.

    Questo non mi sembra un parlare da cattolico, è semplicemente un pensiero condivisibile.

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  5. Norberto ha detto

    Mancuso è una grazia per noi cattolici, basta ricordarsi di lui per sapere come si diventa quando ci si impaurisce di fronte al mondo e si reagisce nascondendo/annacquando la propria posizione. Mancuso ha paura perché la sua fede è debole per questo cerca l’applauso del mondo. Papa Francesco non ha paura di nessuno e continua a scandalizzare il mondo, incredibilmente però il mondo lo applaude lo stesso.

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    • Mariasole ha detto in risposta a Norberto

      Mancuso NON ha paura, perché la sua fede e i suoi appoggi sono forti. Fede non nel Dio cattolico, ovviamente…

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      • Emanuele ha detto in risposta a Mariasole

        …sì, ma da solo nel suo lettuccio, sai quanti pensieri… non crederai mica di cedere al maligno e poi fare sonni tranquilli…

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      • Norberto ha detto in risposta a Mariasole

        Non sono d’accordo…Mancuso si è trovato davanti alle obiezioni del secolo secolare e ha avuto paura, per questo ha deciso di annacquare la teologia cattolica cercando di convincersi o convincere che sia sbagliata, che vada modificata laddove è in contraddizione con il mondo. Arrivando coerentemente a mettere da parte Dio per lasciare soltanto l’io…Mancuso è un cosiddetto ateo funzionale.

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      • lorenzo ha detto in risposta a Mariasole

        Non esite il Dio cattolico: esiste Dio.

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  6. Li ha detto

    Diceva bene Chesterton:

    Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto.

    Vito Mancuso deve stare attento, perchè se la sua fede è debole come dici, Norberto, allora deve prendere una decisione: da che parte sta? I llibri che ha scritto qualcuno li ha letti? Come dipingono il cristianesimo?
    Se ha paura di stare dalla parte di Dio visto quello che accade nel mondo ha ancora parecchia strada da fare. Potrebbe sempre cambiare idea per stare dalla parte di chi ritiene più forte, e farsi influenzare.

    Non sarebbe il primo.

    P.S. Spero di essere stata chiara.

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  7. Milaiai ha detto

    Non condivido. Almeno non del tutto. L’influenza del papa su Mancuso è stata, per citare Russel, “disuguale da sé stessa” ossia “0”. Credo che le due visioni nonostante l’apparenza non coincidano. Mancuso ritiene che la coscienza parli del bene assoluto anche senza la luce della fede. Il papa dice soltanto che la coscienza può, se ascoltata, rendere sensibili al desiderio del bene e dunque al messaggio evangelico, che è l’unica risposta. Equivoco in cui scivolano anche le commissioni teologiche cattoliche se traducono l’espressione lege naturae e lege naturali con legge naturale, quando è pacifico che per Tommaso significa legge aeterna, termina da lui usato per esprimere gli stessi concetti. O San Paolo, che chiaramente per natura intende secondo la volontà di Dio. O anche il papa vuol dire che la lege aeterna è quella che chiunque può conoscere nella propria coscienza anche senza la fede? Mia convinzione personale è che la legge naturale intesa secundum rationem rectam va un po’ al di là di quello che chiunque può giudicare in termini solo razionali o solo emotivi. C’è della verità in quello che uno sente e pensa, non intendo dire che la rivelazione è l’unica luce che abbiamo, ma è nella luce della rivelazione che le ragioni profonde di ciò che pensiamo e sentiamo devono trovare conferma.

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    • lorenzo ha detto in risposta a Milaiai

      La rivelazione non è l’unica luce che abbiamo: “Dio creò l’uomo a sua immagine;
      a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.”(Gen1.27)

      E’ nella rivelazione che ciò che pensiamo e sentiamo trova conferma: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.”(Mt5.17)

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      • esegeasy ha detto in risposta a lorenzo

        (Gen1.27) Se l’uomo fosse come Adamo non ci sarebbe stato bisogno del nuovo Adamo, Gesù.

        (Mt5.17) è Gesù la nuova rivelazione, non la teologia. Voi, i cristiani, siete la luce del mondo, non solo i teologi!

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        • lorenzo ha detto in risposta a esegeasy

          Se l’Uomo non avesse peccato non ci sarebbe stato bisogno, per Cristo, di cancellare il peccato di Adamo: forse che il peccato ha annullato il fattto che Dio creò l’Uomo a Sua immagine e somiglianza?

          La luce non illumina se non è alimentata e l’alimentazione non serve a nulla se non viene traformata in luce.

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  8. borg ha detto

    per quel che ho letto e ascoltato di mancuso, a me sembra una persona preparata e ragionevole. ha un punto di vista diciamo soggettivo ma, rappresenta un riferimento per il confronto tra credenti e non credenti.

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  9. NOTA ETIMOLOGICO-FILOSOFICA
    La parola latina synderesis è la traslitterazione della parola greca συντήρησις, che deriva dal verbo τηρέω, ( vedi lemma , vedi lemma ); non della parola συνείδησις ( vedi lemma ), che invece ha a che vedere direttamente con il termine εἶδος ( vedi lemma ), a sua volta avente un’etimologia complessa, che risale fino al sanscrito, e molto istruttiva (il perfetto οἶδα significa “io so” in quanto “ho visto”: vedi qui la spiegazione).

    Ora, è importante ricostruire correttamente l’etimologia in questo caso, poiché a livello filosofico (e teologico) va distinta, come spiega San Tommaso nella Summa Theologiae, la “synderesis” dalla “coscienza”, essendo la prima l’insieme dei principi primi (= immediatamente evidenti) del diritto naturale, mentre la seconda essendo l’applicazione ad un caso particolare di un ragionamento che ci fa comprendere se una data azione è buona o cattiva.

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    • esegeasy ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

      E dove vuoi arrivare? Se l’etimologia è X significa che Y? Se possibile citeresti i passi sella Summa? Grazie del contributo

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      • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a esegeasy

        In primo luogo la diversa etimologia serve già di suo a far constatare che i due termini vanno mantenuti distinti, ossia che la sinderesi non è la coscienza. Si tratta di due cose ben diverse, che non vanno confuse.

        Se poi dai un’occhiata ai significati dei termini coinvolti nell’etimologia che ho ricordato, ti accorgerai che anche il loro significato aiuta: τηρέω, ha il significato di “proteggere”, “preservare”, “osservare”, dunque ci si riferisce a qualcosa che resta e deve restare quello che è, non a un tipo di conoscenza ottenuta attraverso un’indagine discorsiva e infatti la sinderesi è l’abito dei principi primi etici, cioè dei principi colti per immediata evidenza (senza ragionamenti) e che sono immutabili di per sé. οἶδα indica invece una conoscenza attuale al presente “io so”, che però è derivata da un “avere visto” nel senso di “avere valutato” e questo è proprio ciò che accade nel caso della coscienza abituale, che valuta per giungere a sapere intorno al bene o al male dei casi pratici particolari.

        Mi riferivo a Summa Theologiae I, 79, art. 12 e 13.

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