Papa Francesco ha ragione sui “valori non negoziabili”

Francesco e BenedettoE’ un dispiacere scoprire che alcuni intellettuali cattolici, pensiamo a Michael Novak, stanno criticando Papa Francesco per alcune sue recenti prese di posizione, come se stesse dicendo qualcosa di diverso da Benedetto XVI o Giovanni Paolo II.

In particolare, le obiezioni si sono levate in quanto Papa Francesco ha chiesto a noi cattolici, anche con espressioni forti, di mettere al centro della nostra attenzione il cuore del cristianesimo, ovvero l’annuncio del Vangelo, lasciando in secondo piano il resto come ad esempio la difesa della vita, del matrimonio, della famiglia ecc. Questo ha fatto nascere dubbi sopratutto in chi più si impegna in tal senso, un esempio è l’importante sito web americano Lifesitenews.com.

L’errore è nostro: di Benedetto XVI e di Papa Wojtyla abbiamo forse soltanto trattenuto la loro forte intransigenza sull’etica e sui principi morali inviolabili, la stessa di Papa Francesco. Per questo il Pontefice oggi ci sta correggendo: «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile», ci ha detto nell’intervista a la “Civiltà Cattolica”. «Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione». E’ giusto dare ragione della nostra posizione in campo bioetico e cercare di aiutare gli altri a capire i loro errori, ma non è l’essenziale per un cristiano. Invece, ci spiega Papa Francesco, «l’annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l’edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali».

Il desiderio dev’essere innanzitutto di portare a tutti lo sguardo di misericordia che abbiamo incontrato nel volto di Gesù e quindi nella Chiesa. «Il messaggio evangelico non può essere ridotto dunque ad alcuni suoi aspetti che, seppure importanti, da soli non manifestano il cuore dell’insegnamento di Gesù», ha spiegato giustamente. E ancora più chiaramente: «La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ha salvato!”». Da questo deriva anche tutto il resto: quando si prende coscienza di tale annuncio e lo si fa proprio, infatti, allora ne conseguirà anche una posizione morale sull’aborto, sull’eutanasia, sul matrimonio omosessuale ecc. E’ anche vero, comunque, che la sacralità della vita la si può capire e difendere anche per sola ragione, come fanno tantissimi laici nostri compagni. Ma se ci limitiamo a questo, senza un impegno principale nell’annuncio cristiano (“Gesù Cristo ti ha salvato!”) la nostra difesa in campo bioetico alla lunga risulterà sterile. La Chiesa deve innanzitutto «curare le ferite e riscaldare il cuore dei fedeli», perché siamo tutti feriti senza distinzione di credo o di filosofia o di fede politica.

Come ha spiegato benissimo Antonio Socci, la modernità ha intrapreso da diversi secoli la battaglia per emanciparsi da Dio, la Chiesa ha storicamente perso quella battaglia e il campo ora è pieno di “morti e i feriti”. La Chiesa non combatteva per sé, ma per noi, noi moderni abbiamo prevalso e ora siamo al tappeto. Perciò essa, come una madre premurosa, che aveva messo in guardia i suoi figli, si china su di loro, pietosa e se li carica sulle spalle. Papa Francesco fa come il padre del figliol prodigo, non rinfaccia al figlio i suoi errori, non inveisce e non punisce. Il rischio, altrimenti, è trasformare la Chiesa nell’elenco dei peccati, un catalogo di valori morali invece è colei che annuncia agli uomini da 2000 anni che Dio ha avuto pietà di loro ed è venuto a prenderseli sulle spalle, a curarli, a guarirli, a salvarli. Gesù entrò nel mondo così: «Non incriminò, non accusò nessuno. Salvò. Non incriminò il mondo. Salvò il mondo». scriveva il grande convertito francese Charles Péguy.

Chi oggi lamenta la fine della battaglia per i valori non negoziabili non ha compreso. Tali valori non sono l’essenza del cristianesimo e considerarli tali sarebbe una nuova, pericolosa ideologia. E’ anche sbagliato pensare che Francesco rinneghi quanto hanno insegnato i suoi due predecessori perché ha sempre ribadito quell’insegnamento: di questi giorni la notizia la scomunica papale di un sacerdote australiano leader di un gruppo in favore del matrimonio gay e dell’ordinazione delle donne. Si legga inoltre il messaggio del Pontefice contro l’aborto inviato ai ginecologi cattolici ecc.

Illuminante ancora l’articolo di Socci: questi valori da difendere sono importanti ma a Francesco preme anzitutto sottolineare il primo, vero, grande e basilare “principio non negoziabile” (la base di tutti gli altri): l’essere umano concreto, quello in carne e ossa, con le sue ferite, anche con i suoi peccati. Ecco perché nell’esortazione missionaria di Francesco a “curare” le ferite dell’umanità, rientra pienamente fare centri di aiuto alla vita, accogliere le persone travolte dal crollo di legami affettivi, sostenere chi vive malattie terminali o ha persone care in condizioni estreme, aiutare poveri e infelici, farsi compagni degli omosessuali che si sentono erroneamente abbandonati dalla Chiesa. A vincere la cultura nichilista, spiegava don Luigi Giussani, non sarà un confronto dialettico o una contrapposta cultura cattolica, ma la commozione personale per Gesù, la sua carità: “La Chiesa è proprio un luogo commovente di umanità, è il luogo della umanità. La lotta col nichilismo, contro il nichilismo, è questa commozione vissuta”.

L’altra critica a Papa Francesco, da parte di molti cattolici, è quella di mettere molti cristiani sulla difensiva, proprio quando sono attaccati, incoraggiando le critiche contro la Chiesa da parte dei suoi avversari dichiarati. Novak fa l’esempio della strumentalizzazione dei quotidiani laici o laicisti, come il “New York Times” o “Repubblica”. E allora? Da quando abbiamo paura di essere aggrediti, ricattati moralmente e attaccati? Anche Gesù fu accusato di essere indulgente e perfino connivente con peccatori, pubblicani e prostitute, ricordate lo scandalo dei farisei? Stava assieme a loro ma non li ha mai giustificati, li abbracciava con amore ma non ha mai titubato su quale fosse la strada da seguire, sottolineava il loro peccato ma li ha sempre perdonati. Ha mostrato di essere venuto proprio per loro (cioè per tutti noi) e proprio la sua misericordia, la bellezza della sua umanità, commuoveva i peccatori che si convertivano e cambiavano vita.

Papa Francesco chiede a tutti noi (cioè a tutta la Chiesa) una conversione di sguardo e di cuore. Possiamo aggiungerci anche noi ai già tanti cattolici adulti, emancipandoci pensando di sapere noi cosa invece è giusto fare e sostenere, oppure possiamo con umiltà e fiducia metterci in cammino, ancora una volta, dietro al successore di Pietro. A noi la scelta.

La redazione

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17 commenti a Papa Francesco ha ragione sui “valori non negoziabili”

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  1. Chris ha detto

    Un bellissimo articolo,da rileggere ogni tanto per non perdere il senso di essere Cristiani!

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  2. Daniele ha detto

    “L’errore è nostro: di Benedetto XVI e del Beato Giovanni Paolo II abbiamo forse soltanto trattenuto la loro forte intransigenza sull’etica e sui principi morali inviolabili”.

    E’ vero: i mass-media – e purtroppo anche molti tra noi cattolici – si sono concentrati soltanto su questa parte del Magistero dei precedenti due Papi, scordandosi (o volendosi scordare…) completamente di quando parlavano di Misericordia e di Dio come Padre che ci ama a prescindere dai nostri peccati (e le occasioni in cui i due precedenti Papi hanno parlato della Misericordia e dell’Amore di Dio per noi non sono certo state poche, anzi forse più numerose delle volte in cui hanno parlato dei principi non negoziabili!).

    Se solo avessimo l’umiltà di ascoltare!

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  3. Daniele ha detto

    Però almeno la conclusione dell’intervista di Novak è positiva:

    Giornalista: “Non esiste anche la possibilità inversa, quella che un «Papa evangelico» riavvicini i fedeli?”

    Novak: «Cristo ha portato anche elementi di contraddizione, forse non è possibile farne a meno. Forse è un bene che questo Papa, riconducendo la Chiesa alle radici della sua missione, ci spinga a riflettere».

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  4. fabrizio ede ha detto

    Bell’articolo. I valori non negoziabili sono piu il nucleo della cultura cattolica nell agone politico che il nucleo della fede, che e’ il kerigma!

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  5. pastor nubium ha detto

    la battaglia per i valori non negoziabili continua, perché la Chiesa è Pietro ed è Paolo, è Papa Francesco ma anche Benedetto XVI, è il libro e la spada, l’azione e la parola; Gesù accoglieva e ammoniva: non scrisse trattati di teologia ma neppure era un maestro silente

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  6. Giorgio ha detto

    Al di sopra di tutto la Carità! Francesco deve essere da esempio per tutti.

    I miei timori riguardano più che altro la lettura dei media delle sue parole, che il mio parroco teologo definisce “audaci”. Quanto andrà avanti l’idillio tra Francesco e il mondo?

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  7. Daniele ha detto

    Dei valori non negoziabili fa parte anche la famiglia naturale, intesa come nucleo fondato sul matrimonio di un uomo e di una donna.

    Ieri sera la Littizzetto si è accodata a Dario Fo ed agli altri “sacerdoti del laicismo” nel dire, rivolta a Guido Barilla (che nei giorni scorsi aveva detto che negli spot della propria azienda continuerà a proporre un unico modello di famiglia: quella naturale), che ovunque c’è amore (tra un uomo e una donna, ma anche tra due uomini o tra due donne) lì c’è famiglia. Tutto il pubblico di “Che tempo che fa” giù ad applaudirla.

    E’ la solita idea (ma sarebbe meglio dire ideologia) distorta di amore che viene fuori dai mass-media orientati in un unico senso (alla faccia della democrazia), così come i mass-media ci vogliono spacciare per pietà l’assassinio di Eluana Englaro per rispetto della donna l’uccisione di embrioni e feti.

    Ma se si seguisse il ragionamento della Littizzetto, di Fo e degli altri altri laicisti, cioè che basta l’amore a fondare una famiglia, allora se ne concluderebbe che se un padre ama la figlia o la madre ama il figlio (in questo contesto con “ama” intendo dire “ama carnalmente”) e dalla loro unione nascono figli, allora quella è famiglia. Allora se più persone fanno un’orgia e si “amano tutte contemporaneamente”, allora quella non è più definibile come un bordello, ma è la nuova definizione di “famiglia numerosa”?

    Comunque spero che no passi la legge anti-omofobia, perché impedirebbe a Guido Barilla e a chiunque altro di dire le cose come stanno, cioè che c’è un solo tipo di famiglia, quella fondata sul matrimonio uomo-donna.

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  8. corrado ha detto

    Ottime parole che mi hanno aiutato a riflettere e a capire meglio cosa sta accadendo. Vorrei aggiungere un personale contributo di mite prudenza nel paragonare il mondo di oggi con ciò che ha vissuto Gesù. Oggi ognuno di noi vive un presente fatto di costante e continua sperimentazione della difficoltà di scelta tra veri maestri e lupi travestiti da agnelli. Solo per fare due nomi: Enzo Bianchi o Alberto Maggi,portano messaggio ed idee che sono caramelle avvelenate. Godono di fama e credibilità e sono spesso in grado di eliminare chi non la pensa come loro. Luigi Negri vescovo, ha parlato diverse volte di magisteri paralleli…

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    • Daniele ha detto in risposta a corrado

      Per questo è importante ancorarsi fedelmente al Magistero Papale: il Papa, essendo Vicario di Cristo, ha la facoltà, conferitagli dal Signore, di tenere unita la Chiesa.

      Se c’è divergenza tra i magisteri paralleli ed il Magistero Papale, un critiano è bene che segua ciò che dice il Papa ed eviti di fare il cattolico adult(er)o che va dietro a certe cripto-eresie.

      Comunque, per dovere di cronaca, Enzo Bianchi nel 2008 e nel 2012 partecipò, in qualità di esperto nominato da Papa Benedetto XVI, alle Assemblee generali del Sinodo dei vescovi, dedicate la prima alla Parola di Dio e la seconda alla Nuova Evangelizzazione.

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  9. nicola ha detto

    La Chiesa ha accumulato nei secoi immensi valori e capolavori. E li custodisce. E lo fa non cogliendo una contraddizione col Vangelo. Molte cattedrali non sono solo luogo di culto ma anche veri capolavori architettonici che riscuotono l’ammirazione di crednti e non credenti.
    Non solo capolavori ma anche valori. E questi valori riscuotono la condivisione di credenti e non credenti. Per ricondurre la fede all’essenziale bisogna distruggere le cattedrali? Cancellare gli affreschi? Smettere di proporre i valori che la Chiesa difende da millenni?

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    • Luca ha detto in risposta a nicola

      Assolutamente no, ma forse vale la pena fare anche nella nostra coscienza quel che fece Francesco nella stanza della spoliazione e con il restauro della Porziuncola. Forse serve riconoscere che i valori della Chiesa possono talora essere rappresentati nelle cattedrali o negli affreschi ma né le cattedrali né gli affreschi potranno mai costituire essi stessi i valori della Chiesa.

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  10. Luca ha detto

    Bell’articolo, sono daccordo. Sarebbe così facile immiserire la Chiesa ad un’ente che abbia il compito precipuo ed esclusivo di legiferare sull’etica, di stabilire cosa é permesso e cosa é negato. Questo percepiscono gli atei della Chiesa e questo troppo spesso hanno riflesso a noi i mass media, tanto quelli laici che quelli cattolici. Per questa strada la fede si riduce ad obbedienza verso una regola di comportamento e la fedeltà alla Chiesa diviene fedeltà ad un partito politico. Di fronte a questa prospettiva gli atei vanno a nozze.
    Papa Francesco ci ricorda, nella sua bellissima intervista a Scalfari che la Verità che professiamo non é un “dogma” (perlomeno non nel senso di una formula, di un principio logico-matematico) quanto piuttosto una Via da percorrere e una Vita da accogliere.

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    • Daniele ha detto in risposta a Luca

      Infatti i Dieci Comadamenti non iniziano con “non fare…), ma iniziano con:

      “Io sono il Signore, Tuo Dio, che t’ha fatto uscire dal Paese d’Egitto”

      Cioè iniziano con una dichiarazione d’Amore di Dio per l’uomo (l’atto d’Amore di Dio consiste, per gli ebrei, nell’Esodo dall’Egitto, mentre, per noi cristiani, nel Sacrificio di Gesù) e proseguono, nel I Comandamento, con la risposta dell’uomo a Dio (l’uomo amerà il Signore, anzi, amerà soltanto il Signore e non avrà altro dio: qui scritto con la minuscola perchè la maiuscola va riservata al solo Dio).

      I precetti introdotti dal “non” (Comandamenti dal V al X) sono una logica conseguenza dell’Amore tra l’uomo e Dio: non si possono cogliere i “Comadamenti del non…” se non alla luce di quest’Amore.

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  11. Andrea Mondinelli ha detto

    Cari amici,
    il Vangelo della vita sta al Cuore del messaggio di Gesù!
    Il Beato Giovanni Paolo II scriveva nel punto 95 dell’Evangelium vitae:
    “Si deve cominciare dal rinnovare la cultura della vita all’interno delle stesse comunità cristiane. Troppo spesso i credenti, perfino quanti partecipano attivamente alla vita ecclesiale, cadono in una sorta di dissociazione tra la fede cristiana e le sue esigenze etiche a riguardo della vita, giungendo così al soggettivismo morale e a taluni comportamenti inaccettabili. Dobbiamo allora interrogarci, con grande lucidità e coraggio, su quale cultura della vita sia oggi diffusa tra i singoli cristiani, le famiglie, i gruppi e le comunità delle nostre Diocesi (EV p.to 95)”.
    Ci deve far riflette che la luminosa enciclica Evangelium vitae sia tra la più trascurate e dimenticate di tutto il magistero, ci deve far riflettere perché il cuore di tale scritto è certamente il Sacratissimo Cuore di Gesù: “Il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù. Accolto dalla Chiesa ogni giorno con amore, esso va annunciato con coraggiosa fedeltà come buona novella agli uomini di ogni epoca e cultura (EV p.to 1)”. Se si tralascia l’annuncio del Vangelo della vita, la catechesi fallisce e fallisce anche l’evangelizzazione. Infatti, la difesa della vita umana non è un optional, un orpello, ma è pienamente inserita nel pieno contesto della nuova evangelizzazione:
    «Evangelizzare, infatti, — come scriveva Paolo VI — è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare». […] L’evangelizzazione è un’azione globale e dinamica, che coinvolge la Chiesa nella sua partecipazione alla missione profetica, sacerdotale e regale del Signore Gesù. Essa, pertanto, comporta inscindibilmente le dimensioni dell’annuncio, della celebrazione e del servizio della carità. È un atto profondamente ecclesiale, che chiama in causa tutti i diversi operai del Vangelo, ciascuno secondo i propri carismi e il proprio ministero. Così è anche quando si tratta di annunciare il Vangelo della vita, parte integrante del Vangelo che è Gesù Cristo. Di questo Vangelo noi siamo al servizio, sostenuti dalla consapevolezza di averlo ricevuto in dono e di essere inviati a proclamarlo a tutta l’umanità «fino agli estremi confini della terra» (At 1, 8). […] Per essere veramente un popolo al servizio della vita dobbiamo, con costanza e coraggio, proporre questi contenuti fin dal primo annuncio del Vangelo e, in seguito, nella catechesi e nelle diverse forme di predicazione, nel dialogo personale e in ogni azione educativa.

    Riassumendo per punti i contenuti importanti di EV:
    1. Nesso inscindibile tra vita libertà e verità.
    2. Riconoscersi creature che ricevono da Dio la loro vita.
    3. Sessualità, amore nella castità per la maturazione della persona.
    4. Formazione dei coniugi alla procreazione responsabile, con obbligo in ogni caso del rispetto della legge morale.
    5. Il senso della sofferenza e del dolore, la censura della morte.

    Balza subito all’occhio che questi sono i tabù più profondi della nostra società. Se i punti sopra citati non saranno rimessi al centro della nostra esistenza e della nostra battaglia allora parlare della difesa della vita è un parlare a vanvera, è un’illusione e sono illusori pure i nostri sforzi per l’evangelizzazione e la catechesi. La difesa della vita compendia in sé tutta la lotta per la difesa della civiltà umana e per questo è al centro dell’attacco della cultura della morte a cui capo vi è colui che menzognero e omicida fin dal principio, per questo la soluzione è globale e passa per la nostra piena conversione a Cristo, che è la Vita piena ed eterna.
    Comunque, anche se “è certamente enorme la sproporzione che esiste tra i mezzi, numerosi e potenti, di cui sono dotate le forze operanti a sostegno della «cultura della morte» e quelli di cui dispongono i promotori di una «cultura della vita e dell’amore», noi sappiamo di poter confidare sull’aiuto di Dio, al quale nulla è impossibile” (EV 100). Per questo, come scrive G.K. Chesterton ne “La ballata del cavallo bianco”, gli uomini segnati dalla croce di Cristo vanno lieti nel buio e coloro che ne hanno bevuto il sangue vanno cantando di fronte alle ingiurie.

    Ciao
    Andrea

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  12. a-ateo ha detto

    la posizione di Papa Francesco mi somiglia tanto al richiamo della distinzione Giovannea a proposito del comunismo e annesse scomuniche fra errore (applicare intransigenza dottrinale) e erranti (usare misericordia evangelica).
    Non vedo novità.
    Fare sempre dottrina e mai praticare il Vangelo è chiaramente sbagliato, e ringraziamo Papa Francesco di avercelo ricordato.

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  13. Luca ha detto

    Compare oggi su La Repubblica un’intervista molto bella di Scalfari a papa Francesco. Tra le altre cose riporto qui sotto quello che mi sembra il passo centrale rispetto a valori non negoziabili, politica ecc.
    SACLFARI: E la politica ?
    FRANCESCO: Perché me lo chiede ? Io ho già detto che la Chiesa non si occuperà di politica
    SCALFARI: Però proprio qualche giorno fa ha rivolto un appello ai cattolici ad impegnarsi civilmente e politicamente
    FRANCESCO: Non mi sono rivolto solo ai cattolici ma a tutti gli uomini di buona volontà. Ho detto che la politica é la prima delle attività civili ed ha un proprio campo d’azione che non é quello della religione. Le istituzioni politiche sono laiche per definizione e operano in sfere indipendenti. Questo l’hanno detto tutti i miei predecessori, almeno da molti anni in qua, sia pure con accenti diversi. Io credo che i cattolici impegnati nella politica hanno dentro di loro i valori della religione ma una loro matura coscienza e competenza per attuarli.

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