La Chiesa cattolica e l’impegno per le donne africane

Programma DreamUn sogno per le mamme africane: è quello a cui tendono Msd Italia e la Comunità di Sant’Egidio. Due grandi sostegni per un solo, grande, traguardo: ridurre il tasso di mortalità materna.

Ed è un sogno, anzi un dream (da cui prende nome l’iniziativa), incorniciato dal pragmatismo dato che, statistiche alla mano, l’obiettivo dovrebbe sfiorare il 75 per cento entro il 2015. Questa è la prospettiva di donne che potranno essere salvate dalla “morte da gravidanza o da parto”. La stima è dell’Organizzazione mondiale della sanità che avverte della crescita di decessi prevista nei prossimi dieci anni .

“Il numero di morti rosa potrebbe salire a tre milioni” contando oltre un milione di orfani l’anno. Il colosso farmaceutico MSD già nel 2011 aveva presentato un progetto di 500 milioni di dollari da investire al vaglio dell’Assemblea generale dell’Onu . Nell’ambito di questo progetto, MSD Italia ha scelto di finanziare,per l’appunto, con 1 milione e 300 mila dollari il Programma “Dream” della Comunità di Sant’Egidio per la prevenzione e il trattamento dell’Aids in Africa. Partito nel 2002 in Mozambico, oggi “Dream” si è esteso ad altri dieci Paesi africani. In 11 anni il Programma “Dream” ha seguito e curato 200mila persone, ha creato 38 centri di cura nei Paesi interessati e 20 laboratori, ha formato personale sanitario, ha ridotto al minimo la trasmissione dell’Hiv da mamma a figlio.

“Dream ha raggiunto traguardi strabilianti”– commenta il direttore esecutivo del Programma, Paola Germano, corroborata dalle parole, di Cacilda Isabel Massango, testimonianza viva della grandezza del progetto; entrata a far parte di questo per essere salvata e divenuta poi attivista dei centri Dream. Cacilda è una trentaseienne mozambicana, che dopo la nascita di sua figlia scopre di essere sieropositiva e con lei anche la bimba; salvata dalle cure di questo progetto d’amore, ha ritrovato fiducia in se stessa e vuol trasmettere la sua esperienza felice ad altre donne. “Quando noi stessi diventiamo protagonisti della nostra cura, dei nostri trattamenti, diventiamo anche persone di riferimento nella società: allora qualcosa cambia e lo sguardo delle persone si fa più rispettoso”– si esprime così la donna strappata alla morte, tornata alla vita. Una di quelle 275mila salvate; una di quelle che con la forza recuperata salverà altre tre milioni di donne, rendendo “dream” un sogno sempre possibile.

Suggestive le parole di Rose Busingye, infermiera professionale specializzata in malattie infettive e fondatrice del Meeting Point Kampala Association, dove si occupa dei pazienti affetti da HIV/AIDS e altre malattie infettive. L’intervista è stata raccolta quando ancora a guidare la Chiesa c’era Papa Benedetto XVI: «Noi africani ci appoggiamo al Papa perché è l’unico che ci ha sempre difesi e amati. Nessuno qui in Uganda si sente voluto bene da chi polemizza contro Benedetto XVI. Qui la gente muore per le armi, le malattie, la fame, e chi ha fatto qualcosa per noi? Soltanto il Papa. Mentre la borghesia occidentale, che non ha il problema della malaria e della mancanza di acqua, può permettersi di attaccare il Vaticano a prescindere. Dove sono i difensori dei diritti umani quando i bambini africani muoiono di fame o saltano sulle mine?».

Livia Carandente

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