Contrari ad aborto e contraccezione: non è contraddittorio

Donna incintaFrequentemente i pro-life vengono accusati in modo retorico di criticare l’aborto ma anche la contraccezione. Secondo chi avanza queste accuse, essi dovrebbero invece cercare di prevenirlo favorendo e contribuendo a diffondere contraccettivi e metodi anticoncezionali, magari in modo gratuito.

Ci sono due motivi per cui questa obiezione è errata, il primo di natura etica e il secondo di natura tecnica.

 

Motivo di natura etica: innanzitutto occorre dire che società non ha evidentemente la stessa concezione di “amore” e di “sessualità” di cui invece parla la Chiesa cattolica. Non può esistere alcuna scissione tra i due e la sessualità non è un bene di consumo o una fonte di gratificazione fine a se stessa. Il Magistero della Chiesa individua giustamente nella contraccezione un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè del non donarsi all’altro in totalità: ne deriva non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale. Solo un amore vissuto come dono totale, anche dal punto di vista fisico, è rispettoso per il coniuge in quanto considerato come termine del proprio dono e non semplicemente come oggetto di godimento. Allo stesso modo il Magistero sconsiglia fortemente i rapporti prematrimoniali perché una unione sessuale, spiega bene padre Maurizio Faggioni ordinario di Bioetica presso la Accademia Alfonsiana, è vera quando l’unione dei corpi simboleggia e compie l’unione delle esistenze e, quindi, esprime una relazione di totale coinvolgimento, di reciproca conoscenza, di corresponsabilità, di condivisione. Il contesto migliore perché ciò avvenga è soltanto nel matrimonio perché solo in esso, inteso come progetto globale di vita, la sessualità può esprimere le due dimensioni fondamentali dell’amore coniugale, la comunione e la fecondità (ovviamente bisogna distinguere i rapporti occasionali da quelli tra fidanzati onestamente impegnati nel loro itinerario verso il matrimonio).

In secondo luogo occorre comunque ricordare che la Chiesa sostiene e aiuta le coppie sposate all’uso dei metodi naturali per la regolamentazione della fertilità, è sbagliato pensare che la Chiesa inviti ad «un’ideologia della fecondità ad oltranza, spingendo i coniugi a procreare senza alcun discernimento e alcuna progettualità. Ma basta un’attenta lettura dei pronunciamenti del Magistero per constatare che non è così» come spiegava Giovanni Paolo II nel 1994. E’ evidente che i metodi naturali non sono intesi come contraccettivi, come viene spiegato qui.

 

Motivo di natura tecnica: come più volte abbiamo mostrato l’uso di contraccettivi non diminuisce affatto il numero di aborti, anzi in parecchi casi lo aumenta. Lo hanno mostrato proprio recentemente i dati diffusi dal Ministero della Salute della Spagna: il 43% (contro il 32%) delle 119mila donne che hanno abortito nel 2011 avevano usato un metodo contraccettivo. Secondo la Fundación Española de Contracepción (FEC) il motivo sarebbe il “cattivo uso” del preservativo ma la spiegazione non risulta esplicativa per cifre così alte e oltretutto proviene da chi ha un’oggettivo conflitto di interesse in gioco.

La causa è molto probabilmente quella riscontrata in tanti altri studi che rilevano esattamente la stessa problematicità. Il dott. Renzo Puccetti proprio su UCCR spiegava che un’ampia offerta di contraccettivi porta facilmente ad assumere il modello comportamentale conosciuto come rational choice model, ovvero la convenienza verso una vita sessuale liberata dalla paura della gravidanza. E’ quello che Edward C. Green, direttore dell’AIDS Prevention Research Project al centro Harvard per gli Studi su Popolazione Sviluppo definisce “compensazione di rischio” parlando dell’HIV: «C’è un’associazione costante, dimostrata dai nostri migliori studi, inclusi i “Demographic Health Surveys” finanziati dagli Stati Uniti, fra una maggior disponibilità e uso dei condoms e tassi di infezioni HIV più alti, non più bassi. Questo può essere dovuto in parte a un fenomeno conosciuto come “compensazione di rischio”, che significa che quando si usa una “tecnologia” a riduzione di rischio come i condoms, spesso si perde il beneficio (riduzione di rischio) “compensando” o prendendo chances maggiori di quelle che uno prenderebbe senza la tecnologia di riduzione del rischio».

 

Abbiamo dunque visto due motivi, che non pretendono certo di essere esaustivi, per cui è fallace la retorica accusa verso chi è contrario sia all’aborto sia all’uso della contraccezione ma è invece aperto alla vita e ad un amore inteso come dono totale di sé, anche nella sessualità.

La redazione

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29 commenti a Contrari ad aborto e contraccezione: non è contraddittorio

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  1. manuzzo ha detto

    si ma loro (i soliti anticericali + i cattolici adulti) davvero ci credono in questa retorica. Ma tenere su i pantaloni (per gli uomini) e utilizzare i muscoli aduttori (per le donne) è davvero così difficile?!?

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  2. MarcoF ha detto

    Ottimo articolo ragazzi!! 😉

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  3. Ivanom ha detto

    “ovviamente bisogna distinguere i rapporti occasionali da quelli tra fidanzati onestamente impegnati nel loro itinerario verso il matrimonio”

    Perdonate l’ignoranza, ma in questa frase si evidenza che il rapporto prematrimoniale è giusto se due fidanzati sono “onestamente impegnati nel loro itinerario verso il matrimonio”?

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    • LawFirstpope ha detto in risposta a Ivanom

      Anch’io ci ho fatto caso, credo che sia da intendere un ‘meno sbagliato’, ma comunque è sbagliato!

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    • StefanoPediatra ha detto in risposta a Ivanom

      In effetti la frase così comè non mi convince. Non mi risulta che il fidanzamento abiliti al rapporto sessuale. Meglio chiarire, a scanso di equivoci.

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    • Giovanni ha detto in risposta a Ivanom

      I rapporti prematrimoniali non sono mai leciti.
      Se due fidanzati sono ONESTAMENTE impegnati nel cammino verso il matrimonio non avranno rapporti prematrimoniali.
      Infine la Chiesa non “sconsiglia” i rapporti prematrimoniali, ne afferma semplicemente l’immoralità.

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  4. Giovanni ha detto

    precisazione
    Se due fidanzati sono ONESTAMENTE impegnati nel cammino verso il matrimonio non avranno rapporti prematrimoniali che come detto sopra sono immorali o con altro termine DISONESTI.
    Dunque non è possibile compiere atti disonesti e allo stesso tempo essere onestamente impegnati nel cammino verso il matrimonio…

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    • StefanoPediatra ha detto in risposta a Giovanni

      Sono d’accordo. Quindi, secondo me, è opportuno modificare la frase così come scritta nell’articolo perchè può creare confusione.

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    • Gab ha detto in risposta a Giovanni

      Appunto. Non capisco la svista della redazione. Correggete al più presto grazie.

      Anche perché la contraddizione sta nel fatto che “l’impegno” viene meno proprio consumando prima che Dio lo consenta…

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  5. lele ha detto

    Certo che questo sito è veramente molto bello e ben fatto, ma si tende un po’ troppo facilmente a scadere nel moralismo, almeno a leggere i commenti di certi utenti. E’ bastato che si dicesse che i rapporti sessuali tra fidanzati che vanno verso il matrimonio sono in un certo senso da distinguere rispetto alla promiscuità sessuale, e subito si è levato un coro di proteste. Vorrei proprio sapere, personalmente, se tutti quelli che puntano il dito vivono in perfetta castità, sia matrimoniale che prematrimoniale. Il cristianesimo non è uno scagliare la pietra verso chi non “rispetta” le leggi. Questo è un approccio veterotestamentario. Se si vanno a fare i corsi prematrimoniali ad Assisi, o presso qualsiasi prete in gamba e che sappia entrare nella realtà, e si noterà che questa differenza esiste, ed è chiarissima.

    Per quanto il magistero non possa avallare totalmente un comportamento del genere, nella realtà ciò che conta è il cammino e il progetto che una coppia decide, con serietà, di mettere in piedi. Se poi si cade nel “peccato” consumando un rapporto sessuale prima del tempo, beh inutile fare una levata di scudi. Questo non è un pensiero di un eretico ma un concetto molto chiaro che mi è stato esposto da una suora in occasione del corso fidanzati che ho fatto ad Assisi.

    Forse lo sforzo che si dovrebbe fare per dirsi buoni cristiani è quello di amare il prossimo e perdonarlo, anziché trovare subito la pagliuzza e l’imperfezione.

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    • LawFirstpope ha detto in risposta a lele

      Si, ma se un articolo sembra promuovere ciò che il magistero non può avvallare non è meglio farlo notare?
      Non si tratta di moralismo: tutti possono sbagliare, il dramma è quando gli errori vengono giustificati (“Ma sì! Fallo pure, che vuoi che sia?”)

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      • lele ha detto in risposta a LawFirstpope

        Non mi sembra che l’articolo “promuova” un comportamento.
        Semplicemente fa notare la differenza tra un rapporto pre-matrimoniale e un rapporto extra-matrimoniale.
        E mi pare che la differenza ci sia, sia piuttosto chiara, e sostenuta anche dagli “addetti ai lavori”.

        Ho parlato con molti preti e frati che si occupano di pastorale giovanile, e di coppie che vanno verso il matrimonio. E tutti quanti, di fronte ad una coppia seriamente unita e diretta verso le nozze, alla richiesta di come porsi nei confronti del rapporto sessuale, hanno risposto che la via migliore è sempre la castità, ma che l’unione sessuale è, in quel caso, un peccato che Dio perdona molto volentieri (diciamo così).

        Mi sembra dunque sensato farla notare, perché ciò che cambia tra l’una e l’altra situazione è la serietà di intenti che sta dietro.

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    • beppina ha detto in risposta a lele

      Per quanto il magistero non possa avallare totalmente un comportamento del genere, nella realtà ciò che conta è il cammino e il progetto che una coppia decide, con serietà, di mettere in piedi. Se poi si cade nel “peccato” consumando un rapporto sessuale prima del tempo, beh inutile fare una levata di scudi. Questo non è un pensiero di un eretico ma un concetto molto chiaro che mi è stato esposto da una suora in occasione del corso fidanzati che ho fatto ad Assisi.

      Il suo intervento alla fine si concretizza proprio in quello che lei voleva stigmatizzazione degli altri interventi: é, prima di tutto, un giudizio. La Chiesa indica percorsi “teorici”; può piacere o no, può essere non considerato o considerato, può essere accettato o no; per la Chiesa andar fuori dal percorso é “peccato” e il “peccato” é, nella natura dell’Uomo, “anche” ineluttabile. Sappiamo tutti che non é solo importante il “non peccare” (condizione irraggiungibile) ma sono anche importanti il pentimento e il trovare successivamente le motivazioni per non ricaderci; poi stà ad ognuno di noi giocare sul “filo del rasoio” che comporta questa impostazione. L’articolo della “Redazione” lascia perplessi nel momento in cui, nel parlare di un comportamento etico richiesto dalla Chiesa, propone un abbinamento che sottintende comunque il non rispetto delle indicazioni che sono richieste a monte (fra l’altro nell’ambito di un potenziale confronto di merito). La sua affermazione: nella realtà ciò che conta è il cammino e il progetto che una coppia decide, con serietà, di mettere in piedi… non cambia la constatazione dell’incongruità dell’abbinamento e anzi indirettamente rischia di portare all’oggettivazione del concetto dei due pesi e delle due misure che non può essere fatta perché la valutazione e l’attuazione degli insegnamenti della Chiesa é in primis personale. Circa la “levata di scudi”, non é che la suora intendesse qualcosaltro? Perché se “non ci deve essere la levata di scudi” sottintende che c’é stato un errore poco rilevante e quel che conta é soprattutto volersi bene (cosa ovvia e banale) va allo stesso modo sottolineato che non deve esserci minimamente il rischio che il “soprattutto” finisca per scomparire. Evidentemente, quindi, ognuno potrà fare quello che vuole e se la vedrà prima di tutto con la sua coscienza. La cosa di potrebbe complicare un tantino quando le coscienze sono due; forse anche per questo le “indicazioni” della Chiesa sono “forti” e richiedono grande convinzione e fede. Sullo sfondo c’é sempre il “percorso” del pentimento e la possibilità di riprendere la strada; ma sarebbe però troppo comodo intenderlo come soluzione iterativa applicabile continuamente.

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      • lele ha detto in risposta a beppina

        Il magistero propone senz’altro percorsi “teorici”. Siccome però sappiamo che la vita vera è anche e soprattutto “pratica”, mentre anche il moralismo è “teorico” (ed è una distorsione), occorre essere molto prudenti nei giudizi, evitando di puntare dita nel vuoto.

        Quello che facevo notare è che l’attenzione dei commentatori si è concentrata in quella piccola frasetta, segno che c’è ancora una vena moralista nella considerazione della religione – che invece non predica moralismi ma l’incontro con Dio.

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        • beppina ha detto in risposta a lele

          Il magistero propone senz’altro percorsi “teorici”. Siccome però sappiamo che la vita vera è anche e soprattutto “pratica”, mentre anche il moralismo è “teorico” (ed è una distorsione), occorre essere molto prudenti nei giudizi, evitando di puntare dita nel vuoto.

          Non capisco la necessità di sottolineare una più o meno possibile contrapposizione tra percorso “teorico” e necessità “pratica”. Ci starebbe a questo punto un bel “farebbe comodo”; tanto, prima o dopo, arriva la motivazione adeguata a “semplificare” qualsiasi passaggio. A questo punto non ci sarebbero più regole da seguire ma piuttosto regole da by-passare. Se poi é questo che si vuole… é un altro discorso.

          Quello che facevo notare è che l’attenzione dei commentatori si è concentrata in quella piccola frasetta, segno che c’è ancora una vena moralista nella considerazione della religione – che invece non predica moralismi ma l’incontro con Dio.

          Non c’é religione senza morale e senza etica; se non fosse così la religione sarebbe un fatto solo personale. E non può esistere religione limitata alla sola persona e gestita dalla sola persona; l’incontro con Dio sarebbe irrimediabilmente facile e arido, ad uso e consumo propri, e di comodo.

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          • LawFirstpope ha detto in risposta a beppina

            Già, non si capisce a cosa serva una teoria se poi ci si autolegittima a non seguirla…
            L’uomo deve pur tendere all’idealità, nonostante la sua fragilità lo faccia comunque cadere: se non ci prova neanche ha perso in partenza.

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      • LawFirstpope ha detto in risposta a beppina

        Quoto

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    • Emanuele ha detto in risposta a lele

      Caro lele,

      vanno certamente distinti due piani.

      1. La Chiesa indica la strada maestra, quella più diretta. Per andare da Milano a Roma ci sono tante strade, concorderà che con il treno si fa prima e si corrono meno pericoli… Ciò non vieta che uno ci vada in macchina, in moto o a piedi.

      La Chiesa riporta gli insegnamenti di Cristo… posso affermare che su pochi temi è stato chiaro come sulla morale sessuale e matrimoniale. Ognuno è però libero di fare diversamente…

      2. Ci sono poi problemi pastorali particolari, da risolvere caso per caso. Due giovani convivono in attesa di sposarsi e rimandano il matrimonio per problemi economici, di lavoro etc? E’ lecito che abbiano rapporti? La risposta è no… Se però, un’astinenza prolungata può portare uno dei due a comportamenti peggiori (sesso a pagamento, rapporti occasionali, etc.) può essere tollerabile che ci siano rapporti intimi.

      Si tratta, a ben vedere, di immaturità affettiva dei fidanzati… ma pregiudicare un rapporto di coppia stabile, potrebbe essere una scelta peggiore. Non si tratta del “male minore”, ma di capire le possibilità delle persone. Spesso, infatti, le coppie si riavvicinano alla Chiesa in occasione del matrimonio, dopo anni di vita più o meno “libertina”… difficile cambiare dall’oggi al domani. Comunque, sbattere la porta in faccia a queste persone o chiedere “sacrifici” ai quali non sono al momento preparati non fa il bene di nessuno.

      Ovviamente il tutto deve essere inquadrato in un percorso, ove l’astinenza in attesa del matrimonio deve essere la meta… Si tollerano cioè le cadute, non si scusa la prassi…

      3. Ovviamente, con il procrastinare la data del matrimonio da parte di molti giovani (anche per problemi concreti, come casa, lavoro, studio, etc.) complica la cosa. L’argomento deve essere trattato con grande delicatezza, ma non con superficialità.

      Non si può poertare a scusante il “tanto ci amiamo”, “tanto poi ci sposiamo”… gli atti prematrimoniali restano sbagliati (e questo deve essere detto senza remore)… diversa invece può essere la colpa di chi li commette.

      4. Riassumendo. La Chiesa indica la strada giusta, il percorso che porta a Dio e che ci rende veramente felici. La Chiesa, accoglie comunque i figli che sbagliano, ma vogliono percorrere un cammino di crescita

      Non vanno dunque confusi gli insegnamenti dalle soluzioni ai problemi particolari. L’articolo, lascia nel dubbio e può portare ad errori giovani coppie che, con difficoltà, portano avanti il loro cammino verso il matrimonio, per questo è stato criticato…

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  6. Luca ha detto

    No, non é contraddittorio. E’ renderlo una questione di legge/obbligo a rovinare tutto e snaturare il senso. Mi viene in mente la differenza tra quando a scuola mi obbligavano a leggere la Divina Commedia (non la sopportavo proprio) e quando l’ho presa in mano per conto mio. L’idea totalmente distorta che la sessualità se non finalizzata alla procreazione “diventi un bene di consumo o una fonte di gratificazione fine a se stessa” come si legge nell’articolo esprime bene le pericolose conseguenze di questo snaturarsi del senso.

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    • Emanuele ha detto in risposta a Luca

      ???

      Legge/obbligo? Non capisco come si possa impedire a due persone di fare sesso come e quando vogliono… ammeno che non pensi che i cattolici vogliano instaurare un regime stile 1984, con le telecamere pure nei boschi…

      L’idea totalmente distorta che la sessualità se non finalizzata alla procreazione “diventi un bene di consumo o una fonte di gratificazione fine a se stessa” come si legge nell’articolo esprime bene le pericolose conseguenze di questo snaturarsi del senso.

      Distorta in che senso? La Chiesa propone un duplice aspetto della sessualità: procreazione e unione dei coniugi. Separare questi aspetti porta solo male, non lo dice la Chiesa, ma la cronaca nera… Vedere la sessualità solo con ottica finalistica, porta ai due estremi: solo procreazione o solo godimento personale. Entrambi sono errati.

      Le pericolose conseguenze, invece, le sperimentano i giovani… ragazze accoltellate e bruciate vive per un presunto tradimento, ragazzi suicidi per foto o video su facebook, ragazze che vendono foto nude per una ricarica di cellulare… queste sono le conseguenze del sesso libero, tanto caro ai laici.

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      • Luca ha detto in risposta a Emanuele

        San Paolo ci ha spiegato come il matrimonio sia il segno che rende tangibile l’amore di Dio per la sua Chiesa (Ef 5). Papa Benedetto XVI ci ha spiegato come Dio ami di un amore decisamente erotico (deus caritas est). Il Cantico dei Cantici é da sempre la Parola che ci racconta di questo amore erotico. L’argomento é delicatissimo e merita il massimo rispetto, non vorrei essere travisato, però ti suggerisco di prendere l’amore ed il sesso come si leggono nel Cantico e di spiegarmi cosa c’entri la procreazione. Sappiamo ovviamente benissimo come e quanto c’entri, ma i due momenti che ricordavi hanno valore entrambi ciascuno per suo conto, in modo indipendente. La fecondità da una parte e (bada bene) NON il godimento personale – modo di vedere che mi sembra davvero… laido – quanto piuttosto l’unione dei coniugi come benissimo illustra l’enciclica di B XVI. Prova a leggere il bellissimo Ct 5, 1-6. Fa effetto ricordarlo, é parola di Dio. Tra libertà e “obbligo” dovrebbe stare la scelta, la responsabilità personale ed io penso che sia giusto che i coniugi si assumino la loro. Qualsiasi atto d’amore rivestito di dovere perde TUTTA la sua sostanza e persino il possibile valore di sacrificio personale.
        Queste sono le mie considerazioni sull’argomento, quelle sulle quali sono stato educato e cresciuto, ma vorrei che venissero accolte con la massima libertà, perché appunto penso che nel campo ogni scelta responsabile e che accetta di confrontarsi con la fede e la Chiesa vada rispettata allo stesso modo, senza quelle tristi ironie (“cattolici adulti” e via discorrendo) che tendono a sottrarre a me e a voi responsabilità e scelta.

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        • Emanuele ha detto in risposta a Luca

          sinceramente fatico a seguirla…

          Nessuno é contro il piacere sessuale, lo dice pure il Catechismo che è voluto da Dio e quindi buono e giusto.

          Che poi non tutti i rapporti siano fertili, lo sappiamo tutti… I giorni fertili sono 5 in un mese. Nessuno ha mai detto ai coniugi in quali giorni devono avere rapporti…

          Diverso è privare volontariamente, con contraccettivi od altro, un rapporto della sua fecondità… Infatti, perdendo l’apertura alla vita si perde pure l’aspetto unitivo… Non capisco cosa ci sia di laido in tutto ciò…

          Lei poi cita il Cantico dei Cantici, ma il dialogo è tra due sposi, qui si parlava di fidanzati…

          Insomma, non capisco le sue perplessità…

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          • Luca ha detto in risposta a Emanuele

            Io ho sempre inteso parlare di matrimonio, mi scuso se non era chiaro, ma io mi riferivo all’articolo su aborto e contraccezione, a nessuna delle opinioni espresse in particolare. Trovo laido contrapporre il piacere personale a quello dell'”aspetto unitivo” visto che non stiamo parlando di masturbazione o di rapporti mercenari, e dunque i due “sono una cosa sola” proprio nel piacere (si rilegga la Deus Caritas est).

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        • Paolo Viti ha detto in risposta a Luca

          “me e voi”….vedo che sei sempre in guerra caro Luca, un vero peccato. Chi sei tu? Chi sono i voi? Prima o poi mi aiuterai a capire quale guerra stai combattendo a suon di citazioni bibliche.

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          • Luca ha detto in risposta a Paolo Viti

            “Voi”: semplicemente noto un’uniformità di giudizi e di sentire che non mi è affatto estranea, che considero in gran parte mia ma rispetto alla quale trovo utile fare un pò da avvocato del diavolo, da provocatore, se possibile suggerendo possibili punti di vista alternativi. “io”: purtroppo non per personalismo, ma perché mi vedo tristemente isolato nel ruolo.

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  7. Daniele ha detto

    Comunque stamattina sta girando in rete questa notizia:

    http://www.corriere.it/esteri/13_maggio_31/aborto-negato-salvador_7283225c-c9b5-11e2-983e-24267407b94e.shtml

    Il taglio che viene dato a certe notizie deriva da un preciso scopo che i mass-media (quasi tutti laicisti) si sono prefissati: far vedere che i “cattivoni” che odiano le donne e che negano loro il diritto alla salute siamo “noi cattolici”.

    Ma la verità è che la scienza (esatto: la stessa scienza in cui dicono di credere i laicisti che scrivono sui quotidiani) dà ragione proprio a “noi cattolici”:

    http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/salvador-no-aborto-senza-ragione-medica.aspx

    Quindi gli articoli di giornale come quello de “Il Corriere della Sera” che ho postato più sù servono soltanto come spot pro-aborto: la salute della donna non ha nulla a che vedere. Il punto però è che vogliono spingerti a commuoverti per questa donna (facendoti credere che solo un aborto potrebbe salvarla) e, quindi, a pensare che l’aborto è un diritto umano che serve a tutelare la salute della donne e che i cattolici contrari all’aborto sono “nemici” delle donne. Ma il cercare di far credere queste cose circa l’aborto ha un nome ben preciso: manipolazione delle coscienze.

    Meno male che Avvenire ha detto le cose come stanno: solo il quotidiano dei Vescovi italiani, a differenza degli altri, ha infatti citato il bollettino medico in cui si dice che la salute della donna non dipende dall’abortire o meno.

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