«La “Marcia per la Vita” ha salvato il mio bimbo dall’aborto»

Marcia per la vitaPapa Francesco è tornato recentemente a condannare l’aborto che «aggrava il dolore di molte donne che ora portano con sé profonde ferite fisiche e spirituali dopo aver ceduto alle pressioni di una cultura secolare che svaluta il dono di Dio della sessualità e il diritto alla vita del nascituro».

Proprio per difendere la donna e il diritto del nascituro, l’appuntamento è il 4 maggio 2014 a Roma per l’annuale ritrovo del mondo pro-life italiano attraverso una marcia per le vie della Capitale. «La “Marcia per la Vita” è il segno dell’esistenza di un popolo che non si arrende e vuole far prevalere i diritti di chi non ha voce sulla logica dell’utilitarismo e dell’individualismo esasperato, sulla legge del più forte», scrivono gli organizzatori sul sito web www.marciaperlavita.it, dove troverete tutte le informazioni (qui l’acquisto della maglietta ufficiale).

La “Marcia per la Vita” è un’iniziativa diffusa in tutto il mondo. Il portale “aciprensa.com” ha pubblicato una testimonianza da parte di una donna, la giovane Cristina Barreto, che ha partecipato alla Marcia di Lima (Perù), a cui hanno partecipato oltre 250mila persone. Cristina ha spiegato: «Nel 2013 ho scoperto di essere incinta, la situazione era piuttosto complicata e mi è venuta in mente la peggiore decisione in questi casi», ovvero l’aborto. La sua attenzione però è stata catturata dalla pagina Facebook della “Marcia per la Vita”, dove in ogni post o immagine si faceva riferimento al valore della vita, parlando del bambino come “dono di Dio”. «Così ho deciso di lasciare nascere mio figlio, oggi siamo qui entrambi alla Marcia per Vita».

Una cosa simile è accaduta a Michelle che nel settembre 2013 è entrata in una clinica spagnola, venendo però accolta da alcune donne: «Era proprio la salvezza che attendevo. Marta ha guardato me e la mia amica, ci ha fermato e mi ha chiesto di cosa avessi bisogno per non abortire: sono rimasta sorpresa da quel suo modo di essere così diretta. Mi sono arresa e mi sono messa a piangere. Ho cominciato ad ascoltarla, non mi sono neppure accorta del tempo che passava. Quelli della clinica ci guardavano. Ho deciso di non entrare. Non avrei mai voluto abortire, ma con tante pressioni attorno…Tutto ti spinge verso quella scelta. Oggi posso parlare del futuro della mia bambina stando accanto a lei: è diverso. Ho mia figlia, ma continuerò a studiare per lei, per entrambe»

Il 5 maggio, il giorno dopo la “Marcia per la Vita” italiana, donne come Cristina, Michelle e Marta saranno puntualmente calunniate e insultate sui quotidiani, accusate dai nostri intellettuali laici, dalle femministe e dai fans dell’associazione Luca Coscioni, di essere fasciste, oltranziste, bigotte e terroriste. E’ accaduto nel 2012, ed è accaduto nel 2013, dove ad esempio Furio Colombo ha parlato ad esempio di puro “terrorismo”. Per il cattolico sui generis Alberto Melloni, invece, «con la Chiesa questa marcia ha ben poco a che fare». Smentito ovviamente da Papa Francesco che ha rivolto parole di incoraggiamento ai manifestanti, a cui ha chiesto di mantenere viva l’attenzione «sul tema così importante del rispetto per la vita umana sin dal momento del suo concepimento».

La redazione

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3 commenti a «La “Marcia per la Vita” ha salvato il mio bimbo dall’aborto»

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  1. John ha detto

    Caro Melloni, come no, d’altra parte anche lei con il cristianesimo in generale e il cattolicesimo in particolare non ha niente a che fare…

  2. Marco S. ha detto

    A costo di essere ripetitivo, anche in questo intervento, inspiegabilmente, mi sovvien spontanea la formula pasquale del “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello”, un duello a cui noi tocca l’onore di assistere e, se possibile, di partecipare.

    Sempre per qualche inspiegabile corto circuito mentale, rimembro l’apocalittico brano che recita: “Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno”

    Scusate, magari e’ soltanto perché ho mangiato la peperonata a colazione, ma questo mi ha ispirato la lettura di tale articolo….

  3. nicola ha detto

    L’aborto è un trauma non solo per la donna che lo subisce ma anche per l’uomo che lo provoca a meno che non si tratti di una bamboccio viziato e irresponsabile. Purtroppo una certa cultura in un certo senso lo ha quasi reso legittimo, la cultura dei mostri imbellettati, la cultura del cinismo paranioco.
    Nei secoli passati c’era la ‘ruota’ in cui di nascosto veniva lasciato il neonato nella speranza che qualcuno ne avesse cura. E la speranza si realizzava grazie all’opera di religiose e religiose. Ora, nella società dei mostri urlanti tutto ciò è venuto meno.

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