Il linguaggio e l’unicità irriducibile dell’uomo

LinguaggioGli essere umani sono gli unici a poter combinare le parole in un modo complesso ed infinito, ovvero ad avere la capacità di sintassi. Questa dote è legata alla sua biologica e dunque questo fa pensare che anche la struttura biologica dell’uomo da qualche punto di vista è unica.

Secondo studi recenti, l’origine del linguaggio umano avrebbe le sue origini nel ritmo, in particolare da particolari espressioni ritmiche facciali, come lo schioccare delle labbra, a cadenza naturale, suggerendo che tra i machaci e i ritmi del linguaggio umano possa effettivamente esserci una comune origine evolutiva. Andrea Moro, docente di Linguistica generale alla Scuola Superiore Universitaria IUSS di Pavia, ha spiegato che il risultato però «non è affatto sorprendente. Nel mondo animale, infatti, esistono molti casi in cui viene utilizzato questo particolare processo, da alcuni insetti fino ai cani. Noi tutti riusciamo infatti a percepire che tipo di messaggio ci sta mandando un cane, ad esempio, ascoltando il ritmo con cui abbaia».

Ha a sua volta ribadito che «il linguaggio umano costituisce un fatto unico tra gli esseri viventi. Solo gli esseri umani, infatti, sono in grado, ricombinando parti del messaggio, di cambiarne il significato». Questa capacità, ha continuato Moro, «non è un fatto culturale, ma dipende strettamente da come è costruito il nostro cervello. Da questo si deduce che, se il linguaggio umano è unico tra tutti gli esseri viventi e se è agganciato alla struttura del cervello, allora anche quest’ultimo è unico». In poche parole, la sintassi è un fenomeno troppo complesso per poter essere ricondotto al semplice ritmo, come spiega il ricercatore: «attribuire al ritmo l’innesco evolutivo o la nascita del linguaggio è un passo davvero troppo azzardato, perché le proprietà matematiche della sintassi non possono essere ricondotte a un elementare fatto ritmico».

Sulla tematica del linguaggio e della unicità dell’essere umano si è soffermato in una recente intervista anche l’antropologo statunitense Ian Tattersal, curatore della divisione di Antropologia dell’American Museum of Natural History di New York, spiegando che «noi non siamo una versione “migliorata” degli scimpanzé. Ma una presenza senza precedenti sul nostro pianeta, non solo per anatomia ma anche per potenziale cognitivo». Ed ancora, prendendo le distanze dal neodarwinismo riduzionista: «Non un cammino graduale verso una sensibilità umana unica, ma qualcosa che interviene d’improvviso nella storia evolutiva, forse innescato dalla comparsa del linguaggio». Ovvero, la differenza uomo-animale non è soltanto quantitativa ma qualitativa, un salto ontologico non giustificabile con una spiegazione naturalistica.

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27 commenti a Il linguaggio e l’unicità irriducibile dell’uomo

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  1. beppina ha detto

    Da “certi” ragionamenti che mi capita di sentire in giro mi vien da pensare che per qualche nostro consimile solo e limitatamente al linguaggio c’é stato qualche miglioramente quantitativo e qualitativo nel salto uomo-animale. Come é possibile? 🙂
    Naturalmente scherzo, grazie per l’articolo.

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    • beppina ha detto in risposta a beppina

      Ops, lapsus freudiano, scusate: animale-uomo, non uomo-animale.

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      • beppina ha detto in risposta a beppina

        Scusate l’OT.

        In merito all’intervento del signor matyt (14/03/2013 ore 13:52).
        Sinceramente, non colgo il discorso del giudizio di merito sulla conseguenza accidentale. E’ accidentale, punto: sarebbe come valutare quanto sia “giusta” la gravità, o il sorgere del sole, o la meccanica celeste
        E’ possibile il giudizio di merito proprio perché la coscienza non é entità misurabile e contestualizzabile (come lo sono gravità, sorgere del sole e meccanica celeste). Fine dell’OT.

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    • lorenzo ha detto in risposta a beppina

      L’essere umano è in un guado tra l’animale e l’Uomo: “… fatti non foste per viver come bruti…”

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  2. Attenzione alle estrapolazioni. Non credo che Tattersall sottoscriverebbe le parole “non giustificabile con una spiegazione naturalistica”. Se l’uomo è “una presenza senza precedenti” allora siamo di fronte ad un salto ontologico, ma anche tra la pietra e la pianta c’è un salto ontologico, tuttavia questo non significa che non sia “giustificabile con una spiegazione naturalistica”.

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    • Giuseppe ha detto in risposta a Francesco Santoni

      Esatto.

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    • Salvatore ha detto in risposta a Francesco Santoni

      Perché tu sai spiegare in modo naturalistico un salto tra la pietra e la pianta??

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    • Nemo ha detto in risposta a Francesco Santoni

      Il problema non è se sia giustificabile o meno una “spiegazione naturalistica”. Perché in astratto la risposta è, evidentemente, sì. Cosi come, in linea teorica, non va contro le leggi della fisica, e quindi della natura, neppure l’idea che un liquido fuoriuscito da una bottiglia rovesciata rientri “spontaneamente” nel contenitore di provenienza. Ci troviamo però, in entrambi i casi, difronte ad eventi “possibili” ma altamente improbabili. Dove il fattore “Tempo” gioca un ruolo determinante.

      Che poi Tattersall in quanto “allievo” di Stephen Jay Gould , è quindi sostenitore della “Punctuated equilibrium” o “teoria degli equilibri punteggiati” (ad essere sinceri in italiano le traduzioni sono molteplici) non fa altro che spostare l’attenzione su un altro tipo di “spiegazione naturalistica” questo è un altro discorso .

      Resta il fatto che l’uguaglianza: “spiegazione naturalistica” = neodarwinismo non è più accettabile.

      Non so se Tattersall creda o meno ad una teoria evolutiva con un “fine”. Ma, leggendo i suoi libri sembra che il dubbio, che ci sia dell’“altro” oltre al mero caso, ci sia.

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      • Penultimo ha detto in risposta a Nemo

        Concordo i neodarwinisti hanno fatto un salto mortale alle obbiezioni di Gould:

        “Graduale ma a velocità non costante”

        Certo che sono espressioni un tantino strane.”Graduale implica costante” per deffinizione:

        “Costante ma non costante”

        Vai col salto mortale linguistico contradditorio.

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        • Nemo ha detto in risposta a Penultimo

          Come cattolico non ho mai visto, nella teoria darwiniana, nulla che vada contro il mio credo. (se non le forzature ed i voli pindarici di alcuni “ricercatori”). Stephen Jay Gould poi, è sempre stato il mio autore di riferimento. La sua teoria degli equilibri punteggiati è affascinante. In un sol colpo “spiega” l’assenza degli anelli mancanti, facilita la speciazione ed in parte mette una “pezza” (tramite le famose “accelerazioni”) ad alcune incongruenze “temporali”. Troppa grazia. Mi piace. Però, non posso fare a meno di vedervi un ipotesi ad hoc ancora tutta da dimostrare (sono consapevole che la moderna epistemologia scientifica grazie a Feyerabend ha sdoganato tale tipo di “interventi mirati” ma, personalmente li vedo sempre con sospetto).

          Ci tengo poi a precisare che le mie sono le opinioni (farneticazioni?) di un appassionato e non di un esperto 🙂

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  3. Davide ha detto

    Infatti l’uomo è l’animale più evoluto.

    Saluti.

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    • beppina ha detto in risposta a Davide

      Se consideri l’uomo l’animale più evoluto come spieghi la presenza del male e del bene?

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    • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Davide

      No, questo è l’errore di voi riduzionisti scientisti che potevate permettervi nell’800, non nel 2013!! L’uomo non è soltanto quantitativamente più evoluto, ma sopratutto qualitativamente, e tu e l’indaffarato ateista Telmo Pievani non riuscite a spiegare perché.

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  4. Davide ha detto

    Concetti astratti e soggettivi propri della specie animale più evoluta, ove per le specie meno evolute vi è solo istinto. Cosa c’è da spiegare?

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    • beppina ha detto in risposta a Davide

      Concetti astratti e soggettivi denota una sua semplificazione (a mio parere anche banale) di un qualcosa che é molto più complesso. Del resto se uno parte dall’idea che l’avventura dell’uomo é qualificabile soprattutto dal fatto che siamo un poco più avanti degli altri animali… 😉

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    • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Davide

      Concordo pienamente con Beppina!

      Parli di quantità, mentre l’uomo supera tutti per qualità. Siamo nel 2013!!

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    • lorenzo ha detto in risposta a Davide

      Non “Cosa c’è da spiegare?”
      Ma: è inutile spiegare a chi è convinto di non aver nulla da capire?

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  5. Giuseppe ha detto

    Quando sento ancora parlare di “riduzionismo scientifico”, mi rendo conto di quanto sia diffuso l’analfabetismo scientifico…

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    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giuseppe

      @Giuseppe
      Posso chiederle cosa intende dire quando afferma : « mi rendo conto quanto sia diffuso l’analfabetismo scientifico » ? Ed eventualmente un esempio… Grazie

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  6. Penultimo ha detto

    che poi non e’ il piu’ evoluto…cosa intendi per piu’ evoluto?Io studio scienze forestali (faccio boschi)non hai idea di quanto il regno vegetale sia una cosa incredibilmente diversa dalle specie di altri regni.Le piante (certo escludendo i microorganismi) sono le piu’ evolute in senso QUANTITATIVO:adatabilita’,sopravivenza,natalita’,resistenza.L’evoluziobe umana invece e’ radicalmente diversa,la sua adatabilita’ stranamente non consiste “nel sopravivere,anche quello,ma e’ l’unica specie che puo’ plasmare non un ambiente,ma qualsiasi ambiente,nemmeno le piante sopravivono in antartide.Il suo atto di pensare lo mette al di la’ del mero concetto di sopravivenza,renditi conto che trasformare l’ambiente,fino ad arrivare sulla luna e’ infinitamente al di la’ del concetto di “sopravivenza”,perche’ mai doveva essere il piu’ adatto ad andare sulla luna?L’essere umano non ha un climax;viola ogni equilibrio lo sorpassa di contino.

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  7. Marco Comandè ha detto

    Volete sapere cosa significa ontologia, alla maniera di Aristotele il teorizzatore dei cieli perfetti ruotanti intorno alla terra e della perfezione delle specie eternamente immutabili? Il nemico del metodo scientifico introdotto da Galileo e approfondito da Darwin si basava sulla logica formale degli opposti “bene-male” “perfetto-imperfetto” “sopra-sotto”, con al centro la Terra e l’uomo in quanto al centro degli opposti.
    Ecco dunque: gli scienziati hanno scoperto che le donne in gravidanza acquisiscono più neuroni funzionanti perchè si rapportano ocn il bambino. A prendere alla lettera, secondo la logica aristotelica ontologica, significa che:
    a) se la donna non è incinta non è intelligente (logica degli opposti: + neuroni = intelligenza, – neuroni = non intelligenza);
    b) se è incinta lo è per puro caso (logica metafisica: non conta che la donna sia sposata);
    c) se diventa intelligente è solo una questione di ormoni (logica cognitiva: rapporto intuitivo tra causa ed effetto).
    Se invece vogliamo restituire a Darwin la sua dignità, possiamo constatare come l’importanza della teoria dell’evoluzione sia che ogni specie discende da un’altra e se ne differenzia, quindi l’uomo discende dalla scimmia e se ne differenzia. E’ questo il senso dell’evo-devo.

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    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Marco Comandè

      ….Quindi l’uomo disciende dalla scimmia e se ne differenzia….
      @Marco Comandé
      NO ! Per il semplice fatto che, antropologicamente, l’uomo è una scimmia epifenomenale della specie umana !

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      • Marco Comandè ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Tradotto?

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      • Marco Comandè ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Quando si fa l’albero genealogico in base al DNA, si valuta il tempo delle varie mutazioni speci-ose, quindi più antico della specie umana c’è il genere scimmiesco, più antico di questo c’è la famiglia dei lemuri, più antico c’è il clade mammario, e così via, di qui la frase ovvia che l’uomo discende dalla scimmia. Non discende dal gorilla per il semplice fatto che anche il gorilla discende dall’antenato scimmiesco comune all’homo.

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    • Penultimo ha detto in risposta a Marco Comandè

      Volete sapere cosa significa ontologia, alla maniera di Aristotele il teorizzatore dei cieli perfetti ruotanti intorno alla terra e della perfezione delle specie eternamente immutabili? Il nemico del metodo scientifico introdotto da Galileo e approfondito da Darwin si basava sulla logica formale degli opposti “bene-male” “perfetto-imperfetto” “sopra-sotto”, con al centro la Terra e l’uomo in quanto al centro degli opposti.

      L’ontologia è lo studio dell’ente in quanto ente,dell’essere dunque dell’ è delle cose e del suo non è.

      Cosa stai dicendo stai confondendo paurosamente l’inventore del principio di non contradizione con i sofisti che infatti univano gli opposti.Sofisma è infatti uno scambio continuo dei due opposti,che si verifica postulando arbitrariamente e fallaciemente confondendo i riguardi e gli atributi,identità con diversità.Confondi oltretutto Aristotele con Platone,la metafisica è sovrastrutura della FISICA.E’ una proiezione delle osservazioni dei 5 sensi sul “tutto”,mentre platone è la proiezione dell’idea sul tutto,dunque la fisica,nel secondo, è la realtà che si impone alla natura (vedi multiverso)

      a) se la donna non è incinta non è intelligente (logica degli opposti: + neuroni = intelligenza, – neuroni = non intelligenza);

      Non si vede come le cose siano sotto il medesimo riguardo dunque stai commetendo una straw man solo perchè non conosci aristotele (scopritore delle fallacie logiche)
      ne tantomeno platone.L’essere incinta non è sullo stesso riguardo/attributo dell’essere intelligente.

      b)se è incinta lo è per puro caso.

      Un’atra invenzione,tutto puoi dire di aristotele tranne che sia un estimatore del principio di casualità piuttosto che di causalità.

      Se invece vogliamo restituire a Darwin la sua dignità, possiamo constatare come l’importanza della teoria dell’evoluzione sia che ogni specie discende da un’altra e se ne differenzia, quindi l’uomo discende dalla scimmia e se ne differenzia.

      La prima cosa che insegnano in un banale liceo è che “l’uomo non viene dalla scimmia”.

      c) se diventa intelligente è solo una questione di ormoni (logica cognitiva: rapporto intuitivo tra causa ed effetto).

      Si certo non sapeva nemmeno che gli ormoni esistessero.

      Fra l’altro fu un sostenitore della filosofia democritea al contrario di Platone.Affermando che gli atomi sono la chiave della comprensione del linguaggio della natura.

      http://books.google.it/books?id=2GHeUOw2yGgC&printsec=frontcover&dq=logica+e+argomentazione&hl=it&sa=X&ei=jFhEUYKiMYOV7AbQn4CoDQ&redir_esc=y

      http://books.google.it/books?id=6XDGXOBoeWgC&pg=PA117&dq=ontologia+aristotelica&hl=it&sa=X&ei=4lpEUZjBAYLbPLnngagJ&redir_esc=y#v=onepage&q=ontologia%20aristotelica&f=false

      Fai la cosa più semplice:studia.

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      • Marco Comandè ha detto in risposta a Penultimo

        Rispondo a poco a poco. Intanto il primo punto su Aristotele: aria, acqua, fuoco, terra. Erano questi gli elementi su cui si basava la conoscenza più avanzata della scienza. E Aristotele, nello studio sui cieli, deduceva che il perfetto si trovasse in alto, l’imperfetto divenire in basso. Cosicchè l’aria e il fuoco salivano in alto verso la perfezione, mentre l’acqua e la terra cadevano dall’alto. Al centro di tutto ovviamente la Terra, di qui la deduzione ontologica che l’Universo ruotasse intorno al nostro pianeta. Si badi bene: la deduzione è stata ontologica, intuitiva. Questa è la base della sua metafisica, l’esistenza del perfetto e immutabile. Una musica non poteva essere musica di… perchè la musica è categoria e ogni categoria viene riportata alla sua origine, quindi all’origine di una specie ci sarebbe solo la specie, l’uomo dall’uomo, la scimmia dalla scimmia, la formica dalla formica.

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        • Marco Comandè ha detto in risposta a Marco Comandè

          Sulla questione delle conoscenze di Aristotele, non farmi la confusione che in questo sito si fa tra Darwin e le conoscenze attuali sul DNA.
          Aristotele fu il primo, a noi noto, che studiò in modo sistematico gli animali. Ovviamente lo fece – secondo il paradigma di Kuhn – in base alla mentalità filosofica dell’epoca. Infatti, trovo da Wikipedia:
          “Il De generatione animalium si occupa del modo in cui gli animali si riproducono. In quest’opera la generazione viene interpretata come trasmissione della forma (di cui è portatore il seme maschile) alla materia (rappresentata dal sangue mestruale femminile). Secondo Aristotele le specie sono eterne ed immutabili, e la riproduzione non determina mai cambiamenti nella sostanza, ma solo negli accidenti dei nuovi individui. Molto interessante è lo studio che Aristotele compie sugli embrioni, grazie al quale egli comprende che essi non si sviluppano attraverso la crescita di organi già tutti presenti fin dal concepimento, ma con la progressiva aggiunta di nuove strutture vitali.”
          Fu questa la base per la prima classificazione tassonomica delle specie, molto anteriore a Linneo. Come mai aveva torto sulle specie eterne, perfette e immutabili? Per lo stesso motivo con cui spesso si fa confusione tra lui e Platone. Se Platone insisteva che la perfezione potesse esistere solo nell’astratto mondo delle idee, Aristotele invece da (pre)scienziato voleva calare nella realtà l’idea del perfetto tratta dalla metafisica e dallo studio dei cieli (infatti tutto quello che è in divenire non è circolare, e solo la sfera e il cerchio erano perfetti). Deduzione dei nostri contemporanei? Aveva ragione Platone: la perfezione non è di questo mondo, se vogliamo studiare la biologia bisogna mettere da parte le idee ontologiche, sulla mente, sulla coscienza, sul linguaggio. Non è un’antitesi tra meccanicismo e ontologia: semplicemente l’ontologia è un di più e non il nucleo fondante della vita.

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