L’impresentabile SNAP e Marco Politi

SnapSe uniamo un giornalista impresentabile, Marco Politi, ad un’impresentabile associazione, la SNAP, la bomba è assicurata. Ed è quello che è successo nell’ultimo articolo di Politi, noto vati-laicista del Fatto Quotidiano.

Su Tempi.it è stato giustamente scritto che lui, assieme ai suoi amici Marco Ansaldo (Repubblica), Massimo Franco (Corriere della Sera) e, aggiungiamo noi, Alberto Melloni (Corriere della Sera), si stanno scatenando più che mai in questi giorni, illudendosi di condizionare le scelte dei Cardinali e avere «un conclave a loro misura». «L’obiettivo è sempre lo stesso», si legge su Tempi.it. «Da duemila anni a questa parte. Da che un tale tentò Cristo nel deserto. E da che re, imperatori, potenze di ogni feudo e colore, tentano di legare il Vicario di Cristo dove vogliono loro, padroni di questo mondo. Mandare Gesù nella soffitta delle immaginette ammuffite. Varare un “Conclave democratico”. Una volta volevano il Papa alla carolingia o alla sveva. Ieri le potenze dell’Asse lo volevano pulito come la razza ariana. O di classe come le armate di Stalin. Oggi chiedono una chiesa formato New York Times». I nostri disinformatori quotidiani si eccitano per i peccati dei membri della Chiesa, che sono come tutti gli uomini: infedeli e peccatori. «Continuate pure a scagliare le vostre pietre. Farisei. E scribi. Sta scritto: “Non praevalebunt”».

Marco Politi usa questa volta il cardinale Mahony per aggredire Benedetto XVI, sostenendo che «non ha mosso un dito per bloccare Mahony. Eppure papa Ratzinger aveva tutti poteri – poteri assoluti come si conviene al sommo pontefice – per spogliare della porpora il cardinale insabbiatore». Ma il card. Mahony agì in buona fede, ha applicato l’approccio professionalmente suggerito allora per tutte le istituzioni, tant’è che non è soggetto a nessuna sanzione canonica o penale e ha perfino segnalato alla polizia due sacerdoti pedofili. Rispetto agli altri casi su cui è contestato, furono gli psicologi e la polizia a sbagliare sul conto dei pedofili, e Mahony a fidarsi di loro, ma non ha responsabilità dirette. Sul Corriere della Sera, infatti, che lo ha intervistato, si è giustamente riconosciuto che «è stato proprio Mahony a prendere forti iniziative per risolvere il problema. Quando ha lasciato la diocesi nelle mani del suo successore (2011) la mala pianta era stata effettivamente “estirpata”». Su tutto questo è anche molto interessante quanto dice uno dei maggiori formulatori della “tolleranza zero” attuata dalla Chiesa, grazie a Benedetto XVI, ovvero mons. Scicluna. Insomma Politi non conosce i fatti di cui pretende di parlare oppure è in malafede, e non è certo una novità sconvolgente.

Il vati-laicista de Il Fatto, non contento, va anche a citare la Snap, bizzarra organizzazione statunitense delle vittime di abusi sessuali, che ha pensato di mettere all’indice dodici cardinali partecipanti al conclave accusandoli di aver coperto preti pedofili. Chi sono questi porporati? Praticamente tutti i “papabili”: Norberto Rivera Carrera (Messico), Oscar Rodriguez Maradiaga (Honduras), Timothy Dolan (New York), Angelo Scola (Italia), George Pell (Australia), Dominik Duka (Repubblica Ceca), Tarcisio Bertone (Italia), Donald Wuerl (Washington), Marc Ouellet (Canada), Sean O’Malley (Boston), Leonardo Sandri (Argentina), Peter Turkson (Ghana). E’ ovviamente una goliardata, anche Politi lo sa ma fatica a prenderne le distanze. Il suo istinto laicista vorrebbe sostenere questo elenco, ma sarebbe troppo anche per lui e si è limitato ad una timidissima presa di distanza: «un porporato come O’Malley, per dire, è noto per la tenace opera di pulizia svolta nella diocesi di Boston e dunque la lista dà anche l’impressione di essere stata stilata soprattutto con l’obiettivo di suscitare polemiche».

Occorre ricordare quel che Politi non vuole dire, ovvero che la Snap è completamente impresentabile, come viene bene descritto qui: David Clohessy, leader di SNAP, inveisce contro la Chiesa cattolica perché non ha denunciato presunti abusatori sessuali alla polizia, ma ha ammesso che lui stesso non ha chiamato la polizia quando ha saputo di un prete che molestava un adolescente. Egli accusa la Chiesa di mentire, ma ha ammesso sotto giuramento di aver pubblicato notizie false contro la Chiesa. Dice che la Chiesa manca di trasparenza, ma si rifiuta di rivelare le fonti dei suoi finanziatori e non intende presentare ai tribunali i documenti con i quali accusa ai sacerdoti. La Snap a causa dei suoi dubbi metodi di conduzione delle indagini non è stata ammessa dalla BBB, agenzia di rating delle charities statunitensi, tra le “charity”. Uno dei maggiori collaboratori della Snap, inoltre, Dr. Steve Taylor, è stato arrestato nel 2008 per possesso di oltre 100 video-immagini pedo-pornografiche, e i responsabili dell’associazione hanno continuato a difenderlo chiedendo alla magistratura di “chiudere un occhio”, guardando alla carriera positiva di Taylor. Nonostante la condanna e l’arresto, la Snap lo ha promosso definendolo uno dei “capi” dell’organizzazione. Nessuno si è mai scusato con le persone da loro seguite per averle messe in contatto con un potenziale pedofilo. Su questo sito web tante altre informazioni utili per inquadrare meglio la Snap.

Tornando a Politi, dopo aver detto quel che lui non ha voluto dire (oppure semplicemente non sapeva, che è ancora peggio per uno che vuole fare il vaticanista), il suo articolo prosegue con le solite minacce catastrofiste contro la Chiesa (“se non fate come dico io…!!!”) e i banali consigli, che giustamente rimarranno inascoltati.

C’è una parola che bussa alla porta di questi giornalisti: onestà intellettuale. È l’ora di rendere conto.

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