L’associazione Snap ammette di aver difeso un pedofilo

SnapLo SNAP, ovvero il “Survivors Network of those Abused by Priests”, è un’associazione fondata da Barbara Blaine, che si autodefinisce come il più grande gruppo di sostegno alle vittime di abusi da parte di religiosi (solamente quelli cattolici, of course).

Nel 2011 ha presentato all’Aia un dossier con cui si è chiesto che Papa Benedetto XVI venga processato per crimini contro l’umanità a causa del caso di padre Lawrence C. Murphy, accuse che nel 2012 sono state ritirate perché sapevano essere false e non volevano un pronunciamento negativo da parte del giudice. Il tutto nel silenzio dei media, come abbiamo mostrato. Lo Snap a causa dei suoi dubbi metodi di conduzione delle indagini non è mai stata ammessa dalla BBB, agenzia di rating delle charities statunitensi, tra le “charity”.

Per mostrare come l’attività di questa associazione non sia in realtà in difesa delle vittime dei preti pedofili ma abbia come unico interesse l’aggressione mediatica alla Chiesa cattolica basterebbe sottolineare che alle loro conferenze venga invitato come relatore nientemeno che Marco Politi, l’anticattolico vaticanista del “Fatto Quotidiano”, il quale trova il pubblico ideale per diffamare Benedetto XVI e chi si è più battuto per fare luce su questa vergognosa macchia prodotta da pochi -fortunatamente- preti cattolici traditori del Vangelo.

Se non bastasse questo si potrebbe riflettere su quanto è accaduto quando il principale collaboratore dello Snap, il dott. Steve Taylor è stato arrestato e incarcerato con l’accusa di possesso di più di 100 immagini pedopornografiche. Per negligenza o scarsa attenzione purtroppo può paradossalmente accadere che una associazione in difesa delle vittime di pedofilia mandi i suoi clienti a confidarsi da un pedofilo. L’associazione avrà chiesto scusa, si penserà, prendendo le distanze dal medico e spendendosi per eliminare tutte le sue tracce dall’organico della società.

E invece no: la fondatrice di Snap, Barbara Blain, ha recentemente ammesso le accuse che gli sono state rivolte: nel 2009, quando il Louisiana State Board of Medical Examiners stava considerando di ritirare la licenza del dottor Taylor, Blaine ha scritto una lettera al consiglio di amministrazione chiedendo di chiudere un occhio, spostando l’attenzione sul fatto che Taylor aveva fondato un’associazione locale di SNAP e aveva svolto un buon lavoro. Quando l’esistenza di questa lettera è emersa pubblicamente, i leader dello SNAP hanno sempre rifiutato di riconoscerla pubblicamente.

Blaine ha infine ammesso di aver scritto questa lettera in un comunicato interno firmato anche dal Direttore Nazionale di Snap, David Clohessy (lo stesso che probabilmente ha recentemente invitato Marco Politi a tenere una conferenza contro la Chiesa cattolica). Alcuni leader dell’associazione, molto turbati dall’accaduto, hanno ovviamente chiesto che Blain si scusasse pubblicamente e si dimettesse. Questo non è mai avvenuto, addirittura è stato incredibilmente espulso dall’associazione chi ha fatto queste richieste in modo pubblico.

Come si evince dalla nota, la fondatrice di Snap voleva che la lettera in difesa del dott. Taylor rimanesse segreta. Eppure, fin dal suo inizio, lo SNAP ha ripetutamente chiesto le dimissioni di funzionari cattolici per la loro presunta “segretezza” e “privacy” nel trattamento di casi, risalenti a decenni prima, che hanno coinvolto alcuni sacerdoti. Nel loro comunicato Blaine e Clohessy invitano proprio i membri a non far emergere tutto questo, coprendo così l’esistenza di questa imbarazzante lettera. Come è stato sottolineato su www.the mediareport.com se SNAP avesse scoperto che un vescovo cattolico era l’autore di una lettera simile per conto di un prete accusato, la sua risposta sarebbe stata esplosiva, come anche quella mediatica. Questa è l’ipocrisia di chi combatte la Chiesa.

Ricordiamo infine che David Clohessy ha pubblicamente ammesso di aver pubblicato notizie che sapeva essere false riguardo la Chiesa cattolica, oltre non aver mai controllato le licenze lavorative dei consulenti delle vittime alle proprie dipendenze. Clohessy è stato anche chiamato a deporre presso la corte di Clayton in Missouri, per aver divulgato alla stampa fatti relativi al segreto istruttorio, con lo scopo di diffamare la Chiesa prima che le accuse venissero verificate dalla Corte. Clohessy si è anche rifiutato di rivelare le fonti dei suoi finanziatori e non intende presentare ai tribunali i documenti con i quali accusa i sacerdoti.

La redazione

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