Nuovo studio: i dollari di Pio XII per sconfiggere Hitler

Pio XII scrive Più passa il tempo e più la leggenda nera contro Papa Pacelli si sgretola perché sempre più nuovi elementi riaffiorano a smentire i suoi accusatori. L’ultimo di questi  riguarda una ricerca effettuata dalla storica Patricia McGoldrick che, studiando sulle carte contenute nei National Archives britannici, ha scoperto come il Vaticano abbia combattuto il nazismo anche attraverso investimenti finanziari.

Infatti, fin dall’inizio della seconda guerra mondiale, la Santa Sede decise di spostare i suoi titoli e le sue riserve auree dalle zone dominate dai nazisti verso le banche degli Stati Uniti e della Gran Bretagna facendo degli USA il centro finanziario nella quale sostenere e amministrare la Chiesa Universale, investendo anche altri 10 milioni di dollari nell’economia americana. Protagonista di questa manovra finanziaria è stato Bernardino Nogara, membro della direzione della Banca Commerciale italiana che verrà chiamato nel 1929 alla guida delle finanze della Santa Sede.

Nei conti americani del Vaticano erano presenti principalmente i finanziamenti delle diocesi e i contributi dei fedeli e in misura minore (circa il 20%) i guadagni derivati dai titoli e dagli investimenti. Una parte del denaro è stato quindi investito nell’industria bellica statunitense, che pose fine alla bestialità di Hitler, mentre la maggior parte di esso è stato destinato in beneficenza per aiutare la comunità cattoliche perseguitate dall’occupante tedesco e per finanziare le attività umanitarie in favore delle truppe alleate e della popolazione vittima della guerra (Luca M. Possati, I dollari del papa contro Hitler, “L’osservatore Romano”, 1 febbraio 2013).

Molto si sa sull’aiuto che Pio XII diede agli ebrei, ma pochi ricordano i soccorsi che diede a tutte le popolazioni vittime del conflitto. A tal proposito papa Pacelli creò durante la guerra un “Ufficio Informazioni” per aiutare la ricerca dei prigionieri e dei dispersi che rimarrà attiva fino al 1947. Durante gli anni di attività, l’Ufficio Informazioni elaborerà 2.100.000 schede sui prigionieri di guerra e vittime della persecuzione e inoltrerà poco meno di tre milioni di richieste di informazioni alle nunziature apostoliche, ai cappellani militari e alla Croce Rossa. Molta gente poté così avere notizie sui congiunti dispersi: ad esempio, fra il 1941 e il 1945 si esamineranno 102.026 domande ebraiche e si riuscirà a stabilire contatti con successo in 36.877 casi (cifra tutt’altro che trascurabile tenendo conto delle condizioni generali e, in particolare modo, dello stato delle comunicazioni dell’Europa Centrale e Orientale dove convergevano la maggior parte delle ricerche).

Un’altra risposta concreta del papa all’emergenza della guerra fu la “Commissione Soccorsi”: nata nel settembre del ’39 per dare assistenza e conforto materiale ai polacchi, aumentò sempre più il suo raggio d’azione con l’estendersi del conflitto, andando a ricoprire diverse attività (elargizione sussidi, intervento per l’incolumità delle popolazioni civili, interessamento di detenuti politici e condannati a morte, ecc. (si veda, Francesca di Giovanni, Le risposte alla guerra dalla Chiesa di Pio XII, “L’Osservatore Romano”, 17 aprile 2012). Per fare solo un esempio: nel 1944 a Roma Pio XII organizzò carichi di farina per la città dopo che aveva già provveduto a fornire oltre centomila pasti caldi al giorno.

Dai documenti si evince dunque che Pio XII fu un nemico di Hitler e un soccorritore dei perseguitati. Su questo la campo la ricerca storica ha acquisito prove inconfutabili, ma i “detrattori” molto spesso non si basano sulla storia.

Mattia Ferrari

 

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28 commenti a Nuovo studio: i dollari di Pio XII per sconfiggere Hitler

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  1. Mattia ha detto

    Ringrazio Valeria Maggioni per avermi segnalato, ancora un anno fa, l’articolo riguardante gli aiuti di Pio XII.

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  2. manuzzo ha detto

    Condivido l’ultima frase: “…. spesso non si basano sulla storia”. Articolo interessante. Visto che di contabilità ne capisco qualcosa, sono disponibili copie dei libri contabili citati? (anche se non credo che i dati vengano pubblicati così facilmente..)

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  3. Daniele Borri ha detto

    Ma questi articoli arriveranno anche al rabbino di Roma Riccardo Di Segni, ormai uno tra i pochi ebrei che ancora sostiene le accuse a Pio XII?

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    • Zathor ha detto in risposta a Daniele Borri

      Basterebbe ricordargli che il suo predecessore Eugenio Zolli che fu rabbino di Roma proprio durante il nazismo, aspettò la fine della guerra, si battezzò e si convertì al cattolicesimo, acquisendo come nome di battesimo “Pio”, in onore di Pio XII: http://www.30giorni.it/articoli_id_3292_l1.htm

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      • domenico ha detto in risposta a Zathor

        questo articolo è altrettanto interessante perchè fa capire molte cose sulla Comunità ebraica di Roma a quei tempi:

        http://www.30giorni.it/articoli_id_10606_l1.htm

        Da notare anche come lo storico Rigano non abbia dubbi sul fatto che fu per ordine di Pio XII che si aprirono le porte dei conventi.

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        • Zathor ha detto in risposta a domenico

          Credo che quest’ultima sia una cosa ormai assoldata anche tra i più accessi accusatori…per fortuna!

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          • domenico ha detto in risposta a Zathor

            la Zuccotti non sembra ancora convinta.

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            • Mattia ha detto in risposta a domenico

              La Zuccotti afferma che non ci sono prove perché non ci sono rilievi documentali (cosa non propro vera dato che è stato trovato un diario di alcune suore di clausura che testimonia l’insistenza del papa per l’aiuto agli ebrei). La cosa assurda è che con lo stesso criterio si potrebbe dire che Hitler non ha ordinato l’olocausto e pare dimenticare che all’epoca tenere una prova documentale su questo genere di aiuti era alquanto pericoloso perché c’era il rischio che finissero in mani naziste. Alcuni storici hanno poi notato che la studiosa aveva un criterio alquanto bizzaro sulle testimonianze: pare avessero valore nel solo caso in cui erano sfavorevoli al papa.

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      • unafides ha detto in risposta a Zathor

        Forse deriva proprio da questa conversione la tenace campagna denigratoria verso Pio XII. La comunità ebraica romana non ha mai nascosto i numerosi “mal di pancia” causati dalla conversione del rabbino capo romano più influente dell’ultimo secolo, quindi ha combattuto la “causa” di quella conversione con le armi a disposizione, cioè la congiura e la diffamazione, approfittando anche del clima da “caccia alle streghe” che è seguito alla seconda guerra mondiale per almeno cinque decenni.

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      • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Zathor

        Il nome scelto da Israel Zoeller (questo il nome originario di questo straordinario rabbino) fu quello di “Eugenio”, in onore del nome di battesimo di papa Pio XII (Eugenio Pacelli). Il rabbino ebbe la delicatezza di aspettare la fine della guerra per farsi battezzare, onde non dare l’impressione di farlo per sfuggire al destino dei suoi correligionari, ma in realtà ebbe la visione di Nostro Signore ben prima della fine della guerra, mentre celebrava in Sinagoga il proprio ultimo rito pasquale giudaico (non ricordo esattamente in che anno). Si trattava di uno dei Rabbini più colti del mondo, professore universitario specializzato in lingue semitiche (e non a caso gli era stata affidata la comunità ebraica più antica).

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        • domenico ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

          la storica Anna Foa spiega molto bene quello che accadde:

          “Il conflitto ha radici che risalgono già al periodo iniziale del rabbinato romano di Zolli, ma si acuisce dopo l’armistizio, quando Zolli propone di cessare le funzioni religiose, di distruggere le liste dei contribuenti e degli iscritti alla comunità, di stanziare fondi per i più poveri e di invitare tutti gli ebrei a lasciare le proprie abitazioni e a nascondersi. Com’è noto, i dirigenti comunitari si oppongono con decisione a quello che vedono come un allarmismo eccessivo, frutto di paure personali, che rischiava di peggiorare i rapporti con l’esterno, cioè con le autorità fasciste e naziste. Essi continuano a confidare, fino alla mattina del 16 ottobre, nella rete di amicizie e relazioni consolidate con il regime negli anni precedenti e mai davvero rimesse in discussione nemmeno dalle leggi del 1938, senza rendersi conto della frattura qualitativa introdotta dall’occupazione della città a opera dei nazisti”.

          http://www.gliscritti.it/blog/entry/597

          Additare dopo la guerra come responsabile Zolli e poi il Vaticano fu un facile modo per far dimenticare quella ‘rete di amicizie e relazioni consolidate con il regime’ che portarono a sottovalutare la situazione.

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          • Nemo ha detto in risposta a domenico

            Almeno fino al 1934, come ci ricorda Sergio Romano ne: “I falsi protocolli” pag.103/104, Mussolini non solo rifiutava l’antisemitismo ma si definiva addirittura protettore della causa sionista:

            “[…] Negli stessi termini (si riferisce alla frase “Voi dovete creare uno Stato ebraico” rivolta a Weizmann da Mussolini il 17 febbraio 1934 a palazzo Venezia) si espresse con Nahum Goldmann, presidente del Comitato delle delegazioni ebraiche, il 13 novembre dello stesso anno (1934) […] “ Voi – gli disse – siete più potenti del signor Hitler. L’ho già detto al dottor Weizmann. Dovete avere un vero stato e non la ridicola “Home Nazionale” che gli inglesi vi hanno offerto. Vi aiuterò a creare uno Stato ebraico. La cosa più importante è che gli ebrei abbiano fiducia nel loro futuro e non si lascino spaventare da questo imbecille di Berlino. […] In Italia non si fa assolutamente nessuna differenza fra ebrei e non ebrei, in tutti i campi, dalla religione alla politica, alle armi, all’economia.”

            Quindi, che nella comunità ebraica italiana ci fosse ancora chi non credeva al voltafaccia del Duce, e confidasse in una “rete di amicizie e relazioni consolidate con il regime”, è fatto comprensibile.

            Purtroppo, le leggi razziali e l’alleanza con “ l’imbecille di Berlino” distrussero ogni simpatia (forse il termine giusto sarebbe “opportunismo”) di Mussolini per il popolo ebraico.

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  4. beppina ha detto

    Un bicchiere pieno al 99,9%; per taluni sarà sempre vuoto, non c’é niente da fare.

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  5. anna ha detto

    Il tempo galantuomo porta a riconoscere la limpida figura di Papa Pio XII.

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  6. Michele Silvi ha detto

    Pure la scelta di finanziare l’esercito alleato però non è affatto priva di implicazioni negative…

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    • Mattia ha detto in risposta a Michele Silvi

      In che senso?

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      • Michele Silvi ha detto in risposta a Mattia

        Nessuno dei partecipanti a quella guerra è esente da responsabilità, specie chi ha avuto l’ “onore” di sperimentare in campo la bomba atomica…

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        • Mattia ha detto in risposta a Michele Silvi

          Questo è vero però bisogna dire che tra tutti i partecipanti al conflitto gli angloamericani erano il male minore

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        • edoardo ha detto in risposta a Michele Silvi

          Andare in cerca di chi è esente da responsabilità in un teatro di guerra dichiarata, secondo me non ha senso.
          Quando l’Italia è entrata in guerra il 10 giugno 1940 a fianco della Germania, tutto quello che avvenne negli anni seguenti faceva parte delle conseguenze prevedibili.
          Questo vale sia per i 40.000 morti nostri per i bombardamenti angloamericani, che per i giapponesi delle atomiche.
          La prima guerra mondiale è stata la guerra dei gas, tutti e nessuno ne sono responsabili. L’industria militare era a quel livello lì, e quello si usò.
          Nella seconda si hanno altre armi, altre tattiche e per ultimo, l’atomica. E quello venne adoperato.
          Nel 1918 venne messo a punto un gas vescicatorio assai potente, il capostipite della famiglia delle arsine: la Lewisite, in America. Venne messo a punto anche il suo antidoto, il BAL, nei laboratori di Oxford.
          L’azione di questa nuova sostanza era molte volte superiore all’iprite, ed istantanea, mentre l’iprite richiedeva alcune ore per raggiungere la sua efficacia. Chi la collaudò, in America, le affibbiò il soprannome di Dew of Death, rugiada della morte.
          Era pronta per essere immessa nei fronti europei. Ma l’armistizio del novembre 1918 fermò tutto.
          Fu così che il mondo non ebbe la possibilità di conoscere la Lewisite.
          Il suo antidoto, però, è utilizzato ancora per gli avvelenamenti da arsenico, col nome di Dimercaprolo.
          L’artefice della strategia tedesca dei gas fu Haber, premio Nobel per la chimica (non per i gas, per la sintesi dell’ammoniaca).
          E l’inventore della Lewisite prima che si chiamasse Lewisite, fu un americano molto particolare, un personaggio assai significativo. Ma lui fu solo lo scopritore, e lo fu per caso, giostrando con acetilene, alluminio ed arsenico. Il giorno che la scoprì, finì all’ospedale. Quando capì cosa aveva fatto, nascose la formula per vent’anni e tenne il silenzio con tutti fino alla morte.
          Un ufficiale dell’esercito americano, rovistando tra i suoi cassetti, la trovò, ne intuì le potenzialità e ….il resto è storia nota. Quest’ultimo si chiamava Lewis. Il primo era un prete cattolico, docente di chimica organica.

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          • Daphnos ha detto in risposta a edoardo

            Caro Edoardo, ormai quel prete ha lanciato il sasso, e non si torna più indietro 😉 … una volta incontrai sul Giornalettissimo un tizio che sosteneva che l’obiettivo della Chiesa cattolica fosse quello di sterminare tutti gli uomini, prova ne è il fatto che usa Radio Vaticana per provocare appositamente tumori. Chissà come sarebbe contento di conoscere questa storia…

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            • edoardo ha detto in risposta a Daphnos

              Sui sassi lanciati in acqua, sono curioso di vedere.
              Comunque quel sacerdote non era assolutamente intenzionato a realizzare un aggressivo chimico, in tempi (fine 900-primi 900) in cui l’espressione “gas per uso bellico” non aveva alcun significato.
              Anche tra la prima sintesi ed l’introduzione dell’iprite in campo passarono alcuni decenni, e lo scopritore del composto non coincide con lo scopritore dell’uso, analogamente come sarebbe successo, qualche anno dopo, con la lewisite.
              Che realizzò quelle sostanze per primo, non cercava sostanze da guerra.
              A fine 800 nella chimica organica si procedeva ad una catalogazione di tutti i composti ottenibili con i procedimenti di allora, catalogati nelle varie famiglie di gruppi funzionali.
              Comunque quel sacerdote cattolico chimico e professore di organica, nel suo campo era un mago della chimica. Lui arrivò involontariamente a quel liquido scuro con l’odore di geranio che lo portò all’ospedale appena ne venne in contatto accidentale, e che in seguito qualcun altro chiamò Lewisite, catalogando i composti che otteneva studiano le reazioni dell’acetilene. Con i risultati dei suoi lavori si arrivò alla realizzazione della prima gomma sintetica.
              Parecchie altre volte è successo che qualcuno trova qualcosa lavorando per un altro settore di ricerca, si accorge che ha realizzato qualcosa di “strano” e la mette via senza comunicare ad alcuno. Anni dopo, qualcun altro trova le carte e le “mette a frutto”.
              Con esattamente questo sistema negli anni 60 fu trovato un procedimento abbandonato in una biblioteca per sintetizzare un narcotico di sintesi nuovo. Realizzato in privato da uno studente, fu chiamato MPTP, lo usò lui, lui lo diffuse ad amici…risultato: morbo di Parkinson indotto artificialmente. Lo studente che trovò quel foglio di carta chiuso in un libro dimenticato da decenni in uno scaffale polveroso di una biblioteca, quando capì cosa era successo, e che non ci sarebbe più stato ritorno, si gettò dalla terrazza dell’ospedale dove era ricoverato.
              Prima di restituire il corpo ai famigliari per le esequie, gli aprirono la scatola cranica e gli sezionarono il cervello. Da allora si è capito il meccanismo del Parkinson.
              Quello di prima era un’arsina, quest’ultima una piperidina.
              Attualmente le piperidine costituiscono l’ultima frontiera delle cosidette “Designer Drugs”.

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        • Controinformato ha detto in risposta a Michele Silvi

          l’uso di quei soldi è colpa dei militari, non della chiesa.
          eppoi il Manhattan Project era segreto, cosa cavolo vuoi che sapessero?

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          • edoardo ha detto in risposta a Controinformato

            E’ vero, accusare la chiesa cattolica di aver contribuito finanziariamente al progetto Manhattan è una balla talmente stupida che non andrebbe nemmeno confutata.
            L’hanno fatto in mezzo al deserto del New Mexico apposta per non farsi vedere, non so, eh?!
            Sostenere che Pio XII, oltre a sponsorizzare i nazisti, abbia sponsorizzato anche la bomba tonica…dico…ma neanche all’asilo infantile !!!

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