La psicologa Foà e le conseguenze dell’aborto sui genitori

Parlando di aborto, spesso si sottovalutano le drammatiche conseguenze che si ripercuotono sulla vita dei genitori. I traumi causati da un aborto procurato, infatti, si manifestano, purtroppo, anche a distanza di anni. Ne sa qualcosa la Dott.ssa Benedetta Foà, psicologa, e già consulente del CAV Mangiagalli di Milano che, da anni, è impegnata nella cura della sindrome post-aborto.

La sua vocazione a questa opera, nasce, come lei stessa ama ricordare, a Medjugorie; la psicologa, infatti, è partita alla volta del paese delle apparizioni mariane nel 1995 come volontaria dell’associazione “A.R.P.A.” fondata da A. Bonifacio, in qualità di volontaria per gli aiuti umanitari: «E’ stato durante questo periodo – racconta la Dott.ssa Foà che la parrocchia di Medjugorie ha chiamato in suo aiuto un esperto, il canadese dottor Philip Ney. Con lui abbiamo fatto un percorso di Counseling specifico su “Abuso sessuale e Aborto”. Questo seminario ha aiutato tutti (sacerdoti, suore, laici), ma a me ha veramente aperto un mondo fino a quel momento sconosciuto». A fronte di questo incontro la psicologa capì che, dopo gli anni necessari alla formazione universitaria, si sarebbe occupata di uomini e donne che soffrono “per non aver accettato la vita dei loro figli”.

Il frutto dei suoi studi, e della sua esperienza professionale, l’hanno portata a scrivere, come co-autrice, “Maternità interrotte”, un “manuale” in cui viene trattato il problema del post-aborto e le possibilità di cura; tra i vari progetti che la vedono in prima linea, c’è anche la costituzione di un centro a Milano che si occupa della cura e del recupero di coloro che soffrono del trauma identificato con il nome di “stress post-aborto”. Quello che può sembrare un comune trauma recuperabile in poco tempo, in realtà, può trasformarsi in un vero e proprio dramma, come spiega la dottoressa : «Dall’approvazione della legge 194 del 1978 solo in Italia sembra che ci siano stati 5.000.000 di aborti praticati: questo vuol dire che ci sono altrettante madri/padri che hanno perso uno o più figli. Non tutti stanno male nello stesso modo e con gli stessi tempi, ma quando ci si rende conto che un figlio manca all’appello, e che la responsabilità è propria, molti stanno veramente male. Ho ricevuto telefonate di donne che dopo 10/15 anni di distanza dall’aborto procurato sono cadute in una depressione tale da non riuscire più a lavorare, fino a non riuscire più ad uscire di casa».

L’aspetto più sorprendente, e al tempo stesso sconvolgente, è che lo stress post-aborto colpisce anche gli uomini quando, anche dopo molto tempo, si rendono conto di non aver accolto la vita dei loro figli : «Il pensiero si blocca e l’aborto che hanno fatto fare alla compagna può diventare un chiodo fisso, tanto da non farli progredire nel loro cammino di vita». Ed è presente anche nei bambini sopravvissuti all’aborto.

L’aborto è una piaga sociale ed umana, un dramma che continua ad essere sottovalutato da una cultura intrisa di relativismo etico che, troppo spesso, propone un modello completamente errato di libertà, fatto semplicemente di individualismo e totale assenza di responsabilità. Gli effetti dell’aborto, come ha ricordato la Dott.ssa Foà, non si ripercuotono solo sulla vita del bambino, che non potrà mai vedere la luce, ma anche su quella dei genitori, che, nel loro cammino personale, saranno inevitabilmente accompagnati da un macigno che continuerà a pesare sulle loro coscienze. In questa pagina abbiamo raccolto un elenco di studi scientifici sulla “sindrome post-aborto”, consigliato anche questo sito web specifico.

Nicola Terramagra

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