Simposio medico di Dublino: «l’aborto non serve per salvare la vita della donna»

In Irlanda l’interruzione della gravidanza è illegale a meno che non sia in pericolo la vita della madre. La Costituzione irlandese, infatti, all’art. 40, terzo comma, afferma: “Lo Stato riconosce il diritto alla vita del bambino non nato e, con la dovuta considerazione per il pari diritto alla vita della madre, garantisce nelle sue leggi il rispetto, e nella misura del possibile, tramite le sue leggi, la difesa e la rivendicazione di tale diritto”. Tuttavia in un Simposio Internazionale sulla Salute materna, che si è svolto in questi giorni a Dublino, si è concluso che «l’aborto non è medicalmente necessario per salvare la vita di una madre».

Il simposio è stato organizzato dal “Committee for Excellence in Maternal Healthcare” presieduto da Eamon O’Dwyer, professore emerito di ostetricia e ginecologia presso la National University of Ireland (NUI), ed ha visto la partecipazione dei principali esperti del settore medico, ginecologi, psicologi e biologi molecolari.

Il prof O’Dwyer ha quindi formalmente approvato il comunicato ufficiale nel quale viene appurato che: «in qualità di professionisti esperti e ricercatori in ostetricia e ginecologia, affermiamo che l’aborto diretto non è medicalmente necessario per salvare la vita di una donna. Noi sosteniamo che esiste una differenza fondamentale tra l’aborto e i trattamenti medici necessari che si svolgono per salvare la vita della madre. Noi confermiamo che il divieto di aborto non influisce in alcun modo sulla disponibilità di fornire cure ottimali per le donne in stato di gravidanza».

L’Irlanda è da mesi sotto pressione da parte dell’Europa perché modifichi le sue leggi contrarie all’aborto, nonostante la Corte Europea dei diritti dell’uomo nel 2010 abbia stabilito che non esiste un “diritto umano all’aborto” ricavabile dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani e, pertanto, il divieto costituzionale irlandese di abortire non viola la Convenzione. Il dottor Eoghan de Faoite, membro del comitato organizzatore del simposio, ha dichiarato: «Questo simposio mette fine al falso argomento che l’Irlanda abbia bisogno dell’aborto, ed è stato incoraggiante ascoltare i relatori internazionali descrivere l’Irlanda secondo standard elevati di assistenza sanitaria materna e un basso tasso di mortalità materna». Effettivamente,  secondo l’UNICEF, la nazione irlandese -in cui l’aborto è illegale- vanta costantemente uno dei più bassi tassi di mortalità materna nel mondo (al primo posto nel 2005, e al terzo posto nel 2008).

Lo psichiatra Sean Ó Domhnaill, consulente medico di “Life Institute”, ente pro-life, ha accolto positivamente i risultati del simposio: «La dichiarazione di Dublino afferma che l’aborto non è medicalmente necessario, è un dato di fatto accettato da parte di esperti medici. Questo è un risultato significativo a livello mondiale, dimostra che l’aborto non ha posto nel trattamento sanitario delle donne e dei loro bambini non ancora nati». Effettivamente, dunque, crolla l’argomento più gettonato dei sostenitori dell’aborto, anche perché –come abbiamo già avuto modo di rivelare– recenti studi hanno stabilito che i paesi in cui l’aborto è illegale o soggetto a rigorose restrizioni (come l’Irlanda e il Cile) godono di bassi tassi di mortalità materna.

Nel 2011 i dati del Dipartimento Britannico per la Salute hanno anche dimostrato un’ulteriore riduzione del numero di donne irlandesi che si recano in Gran Bretagna per abortire. Una recente indagine ha inoltre evidenziato che il 70 per cento dei cittadini irlandesi sostengono la protezione costituzionale per la vita nascente, compreso il divieto di aborto.

 

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12 commenti a Simposio medico di Dublino: «l’aborto non serve per salvare la vita della donna»

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  1. Leon ha detto

    Libertà non è Negazione.Libertà non è Diritto.Libertà non è Dovere.Forse, dopotutto ,libertà è vita e rispetto.

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  2. W l’Irlanda, basterebbe solo questo a far nascere il desiderio di immigrare tutti là…

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  3. Antonio72 ha detto

    Nell’articolo si sostiene che in Irlanda vi è un basso tasso di mortalità materna e che questo è dovuto proprio alla non legalizzazione dell’aborto.
    Per prima cosa non mi pare che ci siano prove di questo rapporto di causa-effetto tra la legalizzazione dell’aborto ed una maggiore mortalità materna (sarebbe facile verificando la situazione legislativa nei due paesi che precedono l’Irlanda nella classifica del 2008 nonchè altri che si avvicinano molto alla statistica irlandese). Per esempio non è dimostrato neanche il rapporto tra la diffusione di anticoncezionali ed un minore tasso di abortività, anzi semmai è il contrario. La verità è che situazioni così complesse, come l’aborto e la mortalità materna, non derivano mai da un’unica causa. Il basso tasso di mortalità materna in Irlanda potrebbe essere spiegato dagli “standard elevati di assistenza materna”, i quali ovviamente non derivano dal fatto che l’aborto sia legale o meno.
    Infine c’è un evidente fraintendimento nella dichiarazione di quel medico, che mi pare grossolano, pur non essendo un medico. Nessuna persona razionale credo può sostenere che l’aborto sia un trattamento medico necessario per salvare la vita di una donna, a maggior ragione uno specialista. Ma di certo appare lecito credere che la gravidanza in casi estremi possa aumentare il rischio di compromettere la salute della donna, fino a metterne in repentaglio la vita. Aumentare il rischio di morte non significa affatto certezza di morte. Ma chi lo dovrebbe accettare questo rischio aumentato se non la donna stessa, trattandosi della sua vita?

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    • Laura ha detto in risposta a Antonio72

      Nell’articolo si dimostra -attraverso un link ad uno studio- che il divieto di aborto non è correlato all’aumento della mortalità materna. E’ ben diverso, leggi bene.

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      • Antonio72 ha detto in risposta a Laura

        Lo confesso, ho la colpa di essermi limitato a ciò che si dice nell’articolo:
        “che i paesi in cui l’aborto è illegale o soggetto a rigorose restrizioni (come l’Irlanda e il Cile) godono di bassi tassi di mortalità materna.”

        E poi che significa correlato? Anche la mente è “correlata” all’attività cerebrale del cervello. E allora? Si potrebbe correlare il tasso della mortalità materna ad un sacco di cose: la qualità del servizio sanitario come già detto, la competenza dei medici, l’alimentazione, il fumo, le infrastrutture urbanistiche e stradali, l’inquinamento, persino l’effetto serra.
        Affermare che il divieto dell’aborto non è correlato all’aumento della mortalità non significa un bel nulla.

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  4. Luigi Pavone ha detto

    Condivido le ultime affermazioni di Antonio 72, infatti la legislazione irlandase è sulla soglia del tribunale dell’Aia.

    Inoltre, consideriamo due ospedali H e H1, in H non si pratica l’aborto, mentre in H1 sì. E’ chiaro che se consideriamo H in sé stesso ci apparirà il paradiso della maternità. Ma è proprio questa la sistuazione in Irlanda, in cui la donna che intende portare avanti la gravidanza va alla stazione acquista per 10 euro un biglietto dell’autobus per recarsi negli ospedali irlandesi, mentre se non intende portare abanti la gravidanza compra un biglietto dell’autobus per 10,9 euro e va nei cattivi ospedali britannici. Il paradiso irlandese — che rischia di scatenare flussi migratori incontrollati — è il risultato di due legislazioni: quella proibizionistica pro-life irlandese E quella liberale pro-choice britannica. E’ il risultato di questa combinazione. Per gustare i frutti marci del proibizionismo pro-life occorre recarsi in paesi in cui non c’è quel combinato disposto delle due legislazioni.

    Sul piano teorico, la legislazione irlandese è contraria ai diritti umani fondamentali perché gli Stati hanno l’obbligo di tutelare la vita di tutti i cittadini, ma in questo non possono spingersi a esercitare diritti di possesso sul corpo dei propri cittadini.

    Sul versante pratico: non mi risultano esistano donne che abbiano abortito nelle carceri irlandesi, eppure sarebbe da stupidi pensare che nessuna donna irlandese abbia mai abortito.

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    • Laura ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Antonio non ha per nulla ragione perché non ha capito cosa c’è scritto nell’articolo, come ho fatto notare sopra.
      Il tuo ragionamento è confutato già nel finale dell’articolo dove si dimostra un netto calo di donne che si recano all’estero per abortire: http://www.zenit.org/article-26867?l=italian
      Oltretutto la maggioranza dei cittadini concorda con il divieto di aborto, dunque non ci sono lamentele.
      La Corte Europea ha dichiarato che la legge irlandese non è contraria alla Convenzione europea, quindi anche questo tentativo tuo è confutato.

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  5. pastor nubium ha detto

    “gli Stati hanno l’obbligo di tutelare la vita di tutti i cittadini”: appunto! di TUTTI i cittadini. “…non possono spingersi a esercitare diritti di possesso sul corpo dei propri cittadini”: non conosco la legislazione irlandese ma se è coerente allora anche la madre ha il diritto (e anche il dovere) di custodia ma non il diritto di possesso sul corpo del proprio figlio (a ciascuno il corpo suo!), dunque non può farci quel cavolo che le pare!

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    • Antonio72 ha detto in risposta a pastor nubium

      Vale anche il contrario, ovvero il feto non deve avere diritto di possesso sul corpo della donna.
      Mettiamo il caso in cui si debba scegliere tra la vita della donna e quella del feto. Chi sceglie per il feto, visto che evidentemente questo non può scegliere un bel nulla? Chiunque esso sia si arroga il diritto di decidere della vita della donna che, al contrario del feto, è dotata di piene facoltà razionali.

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      • GiuliaM ha detto in risposta a Antonio72

        Questo discorso è veramente agghiacciante, Antonio, qua ti sei superato in crudeltà.
        Secondo il tuo ragionamento, io posso decidere della vita e della morte di un minorato mentale o di un uomo in coma.

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