Il nuovo libro del filosofo Nagel: un altro duro colpo al neodarwinismo

 

di Enzo Pennetta*
*biologo

 

Dopo il libro di J. Fodor e M.P. Palmarini, “Gli errori di Darwin”, arriva un nuovo duro colpo per la teoria neodarwiniana, e anche stavolta giunge da un non credente. E così come la volta precedente, non proviene da un biologo, forse è un segno che la teoria è bloccata internamente da un super-paradigma, e che essa potrà essere messa in crisi solo dall’esterno.

Il titolo del nuovo libro di Thomas Nagel, docente di filosofia presso la New York University, è Mente  e cosmo: Perché la concezione materialistica Neo-Darwiniana della natura è quasi certamente falsa” (“Mind and Cosmos: Why the Materialist Neo-Darwinian Conception of Nature Is Almost Certainly False”, Oxford University Press), il messaggio non avrebbe potuto essere più dirompente.

Nagel è conosciuto sin dal 1974 quando per la «Philosophical Review» scrisse un articolo intitolato What is it Like to Be a Bat? contro il riduzionismo nelle scienze fisiche. Era dunque inevitabile che prima o poi affrontasse un argomento centrale in ogni dibattito sulla mente: la sua origine e quindi la teoria dell’evoluzione. Il libro di Nagel è essenziale e diretto, si tratta di un testo che affronta senza mezzi termini gli aspetti irrisolti della teoria neo-darwiniana ponendo precise domande che chiedono una risposta ai sostenitori della teoria, a pagina 5 troviamo ad esempio il seguente passaggio:  «Il riduzionismo fisico-chimico in biologia è la visione ortodossa, e ogni resistenza nei suoi confronti è vista come non solo come scientificamente scorretta, ma anche come politicamente scorretta. Ma da molto tempo trovo difficile da credere il racconto materialista di come noi e gli altri organismi esistiamo, inclusa la versione standard di come funzionino i processi evolutivi. Più dettagli impariamo sulle basi chimiche della vita e sulla complessità del codice genetico, più diventa non credibile il racconto standardizzato di come sia avvenuto».

Nagel conferma dunque quello che già da tempo andiamo dicendo: la critica al darwinismo incontra forti resistenze non tanto su basi scientifiche, ma in quanto è “politicamente scorretta”. Questa affermazione trova una forte conferma nella posizione assunta dal Consiglio d’Europa che ha deliberato in materia con un apposito documento sui “pericoli del creazionismo” (termine col quale si indica ogni obiezione alla teoria ortodossa). Ma nonostante le pressioni del “politically correct”, diventa sempre più difficile ignorare i dati scientifici che mettono sempre più in difficoltà la teoria, e col passare del tempo la mancanza di risposte soddisfacenti diventa sempre più difficile da giustificare.

Ma come dicevamo, ancora una volta la critica al darwinismo viene da una posizione non religiosa, non c’entra nulla il creazionismo, e così analogamente a quanto dovettero fare J. Fodor e M. P. Palmarini, anche Nagel deve fare la sua professione di ateismo per difendersi da quel tipo di accuse che bloccano in modo pretestuoso il dibattito: «Il mio scetticismo non è basato su credenze religiose, o nella credenza di qualche alternativa definita. Si tratta solo della credenza che le prove scientifiche disponibili, a dispetto del consenso dell’opinione scientifica, in questa materia non ci portano razionalmente a piegare l’incredulità del senso comune. E questo è particolarmente vero nel caso dell’origine della vita». E subito dopo aver fatto questa professione, Nagel affronta dunque il problema di una teoria alternativa a quella darwiniana, affermando che se essa non è ancora disponibile, quella attuale è comunque tanto insoddisfacente da non poter essere ulteriormente accettata.

Dopo aver affrontato argomenti come la mente e il riduzionismo, il libro di Nagel giunge infine alle sue conclusioni che inchiodano i sostenitori del neodarwinismo alla realtà dei problemi che affliggono la teoria: «In questo presente clima di dominante naturalismo scientifico, pesantemente dipendente dalla speculativa spiegazione darwiniana per ogni tipo di questione, e di attacco armato fino ai denti contro la religione, ho pensato che sia utile speculare su possibili alternative…. Una comprensione dell’Universo come fondamentalmente predisposto a generare la vita, e una spiegazione della mente che probabilmente richiede un forte distacco dalle solite forme di spiegazione naturalistica di quanto io adesso possa concepire»

Il darwinismo dunque non solo è una insoddisfacente spiegazione dell’origine delle specie, ma in quanto “-ismo” è ormai un’ideologia che permea ogni aspetto della realtà e che si propone come esplicativa di tutto. Un paradigma fondante della visione del mondo del “politically correct”, e che quindi è estremamente difficile mettere in discussione, ma ciononostante la conclusione del libro di Nagel non solo è ottimista, ma nella sua visione del futuro giunge ad essere impietosa verso lo stato attuale delle cose: «Le evidenze sperimentali possono essere interpretate per adattarsi a diverse teorie, ma in questo caso [della teoria neodarwiniana nda] il costo delle contorsioni concettuali e probabilistiche è proibitivo. Io sarei pronto a scommettere che l’attuale consenso dei benpensanti apparirà ridicolo in una o due generazioni (ovviamente potrebbe essere sostituito da un nuovo consenso anch’esso sbagliato). Il desiderio di credere degli uomini è inesauribile».

E’ difficile aggiungere altro alle parole conclusive di Nagel, se non che esse, insieme a quelle di Fodor e P.Palmarini, possono diventare un nuovo manifesto della critica al darwinismo e che per questo motivo devono essere diffuse e dibattute il più possibile.

P.S.
Segnaliamo sul sito web di Enzo Pennetta, Critica Scientifica, l’avvio dell’ottima iniziativa “Tavola Alta” in cui diversi docenti universitari si confronteranno sull’evoluzione biologica, consapevoli della necessità di una sua nuova interpretazione che la renda soddisfacente dal punto di vista scientifico, allontanandosi dall’assunto riduzionistico che malauguratamente la sostiene

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