La menzogna della “teoria del gender” e l’incapacità ad educare

Può sembrare una presa di giro, ma ahimè non lo è. Nils Pickert è divenuto famoso sui casi di cronaca in quanto si è messo ad indossare la gonna per imitare e solidarizzare con il bizzarro comportamento del suo piccolo di 5 anni.

Il padre, definito dai media “premuroso di sani principi”, non poteva certo obiettare al ragazzino che la gonna la usano le femmine, ma da “attento educatore” all’eguaglianza di genere ha preferito indossarla insieme al bimbo e passeggiare allegramente per le strade di Berlino. Dopotutto, si giustifica Nils, «non mi sta neppure così male».

Il problema è nel fatto che oggi se ne trovano molti di genitori così, (che, beninteso, grazie al cielo non arrivano ad indossare abiti dell’altro sesso), che accettano la teoria su l’eguaglianza di genere o cosiddetta “teoria del Gender”, e che la insegnano ai propri figli come corretta educazione per la crescita. Ritenuta corretta perché neutra, relativista, dunque svuotata del concetto di “educazione”. Ma cosa è questa fantomatica “Teoria del Gender” ? Cercherò in poche parole semplici di spiegarla.

Tradizionalmente gli individui vengono divisi in uomini e donne sulla base delle loro differenze biologiche, infatti il sesso e il genere costituiscono un tutt’uno. La “Teoria del Gender” propone invece una suddivisione, sul piano teorico-concettuale, tra questi due aspetti dell’identità:
a) il sesso (sex) che costituisce un corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici, maschili o femminili.
b) il genere (gender) che rappresenta una costruzione culturale, la rappresentazione, definizione e incentivazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita allo status di uomo, donna, gay, lesbo, trans, bisex e altri 17 generi, secondo la “Australian human rights commission”.

Il genere, secondo questa teoria, diventa un prodotto della cultura umana, il frutto di un persistente adeguamento sociale e culturale delle identità, ed è per questo che un uomo può illudersi di “scegliere” di diventare donna e così via. In sostanza, il genere è un carattere appreso o che io scelgo a mio piacimento, non qualcosa di pre-esistente.

Niente di più menzoniero. Come già sosteneva Sigmund Freud, che certo non lo si può definire un oltranzista cattolico, l’uomo e la donna sviluppano la propria psicologia interiorizzando il proprio corpo sessuato durante l’infanzia e l’adolescenza. Quando questo non accade, i soggetti non accettano il proprio corpo reale rappresentandone uno che non corrisponde alla loro realtà personale: il corpo immaginato è diverso dal corpo reale e da questo passo si arriva ad identificarsi per ciò che non si è, portando questi soggetti difronte ad un disorientamento sessuale.

Anche il Dott. Roberto Marchesini, noto psicoterapeuta, in una intervista alla rivista Il Timone, parlando della “teoria del Gender” così esplica : «Innanzitutto si tratta di un atteggiamento di ribellione nei confronti della realtà che non può che aumentare la sofferenza e l’angoscia nell’uomo. Secondariamente, questa teoria porta ad una visione che muta radicalmente la natura dei legami relazionali. La relazione, anche sessuale, non è più il compimento di un progetto della natura umana, ma diventa questione di scelta, anche ideologica, sradicata dal livello biologico, persino variabile nel tempo. Infine, come è nel destino di ogni ideologia, anche la “teoria del gender” si sta trasformando quasi in una dittatura, che limita la libertà di pensiero e di espressione e discrimina chi non si adegua a questa visione dell’uomo».

Signori, la natura, (apparte i casi facenti riferimento a gravi patologie, quali l’ermafroditismo) è costituita da maschi e femmine, uomini e donne, un motivo dovrà pur esservi. Non è dato a noi scegliere il proprio sesso, ma bensì di riconoscerlo, di rispettarlo ed identificarci in esso, “c’est la vie”. Quindi vi do un consiglio, se un domani vostra figlia vi chiedesse di farle la barba rispondete così: «No tesoro, la barba se la fa il babbo, semmai quando sarai più grande tu al suo posto ti metterai sulle labbra un bel rossetto», vedrete che la bambina non si scandalizzerà affatto.

Niccolò Corsi

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29 commenti a La menzogna della “teoria del gender” e l’incapacità ad educare

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  1. StefanoPediatra ha detto

    Il presente commento è parzialmente OT ed è in realtà una risposta che devo e non ho fatto in tempo a dare a MArco Comandè qui: http://www.uccronline.it/2012/09/12/lenigma-della-sfinge-e-il-continuum-dellesistenza-umana/#comment-87331

    In embriologia ed anatomia (materie per fortuna nelle quali ancora si parla di sesso e non di gender, materie evidentemente non “politicamente corrette”) per “caratteri sessuali primari” si intendono le gonadi maschile e femminile (testicolo, ovaio); i “caratteri sessuali secondari” sono, invece, gli organi copulatori. Perciò quanto ho scritto nell’articolo sull’embriologia umana non è un errore. Intorno all’11a-12a settimana dopo l’ovulazione, nel nuovo essere umano che si sta sviluppando nel ventre materno sono infatti chiaramente individuabili pene e scroto nel maschio e piccole e grandi labbra nella femmina, cioè i caratteri sessuali secondari.

    Chiedo scusa a tutti per l’OT. 🙂

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    • Marco Comandè ha detto in risposta a StefanoPediatra

      Ah si, in effetti consultando la rassegna di siti sul dimorfismo sessuale animale e umano, ho trovato tra l’altro questo bellissimo sito che avevo già consultato in precedenza:
      http://www.luciopesce.net/zoologia/sess3.html
      Sull’articolo riguardante il gender, ho qualche perplessità sul fatto che possano esistere realtà fisiche quali l’ermafroditismo e non realtà psicologiche quali la dissociazione tra aspetto fisico e personalità. Entrambi possono manifestarsi e se l’individuo non si sente “rappresentato” dai tratti sessuali che porta, allora l’intervento dello psicologo è consigliabile solo quando si possono evidenziare reazioni violente, altrimenti è l’ambiente familiare e scolastico a portare a un confronto con sè stessi e gli altri. Forzare uno che si sente omosessuale verso lo psicologo è una forma di violenza e di discriminazione.

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      • StefanoPediatra ha detto in risposta a Marco Comandè

        Cos’abbia poi questo a che fare con la mia precisazione (anatomica) precedente lo sa solo lei. 🙂

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        • Marco Comandè ha detto in risposta a StefanoPediatra

          Io facevo una domanda, poi hai risposto in questa pagina che tratta di gender, così ho messo in toto le mie riflessioni. Piuttosto, se vogliamo essere più realisti del re, mi piacerebbe sapere la sua opinione su come si è originato il dimorfismo sessuale tra uomini e donne, se si esclude la selezione sessuale tipica degli animali e della teoria darwiniana.

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  2. Giorgio P. ha detto

    Non c’è niente da fare, il Timone si riconferma miglior mensile italiano.

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  3. Roberto crociera ha detto

    stranamente ci sono pareri contrastanti :p ovviamente il cristianesimo è brutto e cattivo mentre la rivoluzione sessuale del 68 e la rivoluzione francesi hanno scacciato le tenebre . . . blablablablabla
    http://www.uar.it/nws/2010/08/08/gender-theory-e-identita/

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    • lorenzo ha detto in risposta a Roberto crociera

      Scrive Franco Buffoni(ironia del nome! ;-)) nel sito che hai indicato: “… In sostanza, l’identità sessuale di ogni persona è stabilita dal sesso biologico, dall’identità di genere (il sentirsi maschio o femmina), dal ruolo di genere (i comportamenti che ogni cultura definisce appropriati per un maschio e per una femmina) e dall’orientamento sessuale. L’orientamento sessuale nulla ha a che fare con l’identità di genere…”
      Quale identità sessuale può esservi un una persona che, avendo la strada indicata dal sesso biologico stabilito per natura, si ritrova con l’identità di genere che va da una parte, il ruolo di genera da un’altra e l’orientamento sessuale da un’altra ancora?
      Viviamo in un mondo malato che chiama normalità le sue malattie.

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  4. Andrea ha detto

    Quando leggo queste notizie mi viene da chiedermi se non stiamo dando tutti di matto.

    A questo punto spero che molto semplicemente costoro si stiano cercando di auto-inculcare idee alle quali essi stessi non riescono a credere per paura di dover affrontare le eccentricità dei figli, non vorrete mica che ci credano veramente a ‘ste boiate? O devo sperare che ci centri al più presto un meteorite che così di riffa o di raffa rinsaviremo da una malattia mentale collettiva ;( ;( ?

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  5. Enrico da Bergamo ha detto

    Esistono genitori che dicono faccio cosi perchè lo vuole mia figlia senza senso critico.

    Una curiosità si è studiato il consumo di psicofarmaci in età adulta tra figli cosi educati e tra i figli cresciuti in famiglie diverse dove magari i genitori educano invece di assecoindare?

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  6. Rebecca ha detto

    E pensare che tante coppie sane stanno ancora attendendo per l’adozione…

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  7. Alèudin ha detto

    poi a 14-16 anni:

    “Papà mi voglio drogare!”
    “Si dai, facciamolo insieme, evviva il progresso.”

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  8. Mariasole ha detto

    L’autodistruzione della figura della donna

    La mia generazione, come quella di qualsiasi persona nata dopo gli anni 80, non è stata cresciuta dai genitori, ma dai media. I nostri genitori hanno subito un lavaggio del cervello dal movimento liberal-femminista-ateo-estetico, sacrificandoci sull’altare della correttezza politica. Venne detto loro di non essere ‘oppressivi’ o ‘invadenti’ come successe ai loro genitori, concedendoci le nostre libertà e lasciandoci autonomia nella scelta del nostro personale cammino.
    Molto Political Correct… Ma concretamente che successe? Siamo stati letteralmente gettati in pasto ai lupi (“travestiti da pecore”).

    In mancanza di una guida o di un sistema di valori e con il disperato bisogno di averne uno, tipico di tutti i bambini, ci legammo all’unica forza che sembrò prendersi cura di noi – i media. Quindi, fin dalla nostra più tenera età, abbiamo assorbito incessantemente un messaggio: “‘Donne assatanate + uomini arrapati + sesso sfrenato = felicità”. Questo è l’unico messaggio che abbiamo ricevuto da mamma tv e sarà l’unico messaggio che le generazioni future riceveranno.

    Se si prende una generazione e la si priva di tutti i valori morali di tutte le linee guida e del supporto, di tutta la spiritualità e dell’umanità, bombardandola con esplicite, deumanizzanti immagini sessuali è questo ciò che si ottiene.

    Le donne di oggi si giudicano, non come madri, nutrici, o compagne, ma dalla velocità con cui gli uomini le umiliano e le degradano . Quello che 50 anni fa veniva considerato un trattamento degradante da parte degli uomini, ora è considerato un complimento.
    Recentemente una mia amica mi ha riferito, raggiante di orgoglio, come era riuscita ad ottenere il suo nuovo posto di lavoro con le sue gambe: “Il boss mi disse chiaramente che non ero in grado di svolgere il lavoro richiesto” “Ma pensò che sarebbe stato bello vedere ogni giorno quel paio di gambe”.

    I GENITORI SONO ALTROVE
    Il problema di fondo consiste ovviamente, nel fatto che nessun papà – o mamma – se ne interessano.
    Sono tutti troppo disperati per apparire ‘fighi’ ed essere gli ‘amici’ dei propri figli. L’idea di fornire un solido quadro morale ai figli, assumendosi la responsabilità per il loro sviluppo, piuttosto che lasciarli ad amici e Facebook, è un anatema.

    A titolo di esempio, questo Natale, sono andata a casa di mio zio e di mia zia. Hanno una figlia di 13 anni, tipicamente ossessionata dal suo telefonino e da facebook.
    Sua madre mi confessò di aver dei problemi nei rapporti con la giovane e mi chiese se io, prima dei 16 anni, avessi mai mandato a fanculo i miei genitori”. Rimasi scioccata. Le dissi che non avevo ancora mandato a quel paese nessuno dei due e che mai mi sarei sognata di farlo.

    A quanto pare però, questa è la tipica risposta che ottengono i miei zii.
    Tenete a mente che non ci sono ‘problemi familiari’, i genitori sono sposati con buoni posti di lavoro e con entrambi i figli che vanno a scuole private -nonostante ciò la prole è già “persa”.

    Le giovani ragazze, come mia cugina e come le fanciulle di tutto il mondo, vengono lasciate sole ed allevate dai media – i quali ripetono costantemente che tutto quello che hanno da offrire al mondo è l’involucro all’interno del quale vivono – di quanto arrapanti siano.
    Il loro valore nella vita, viene misurato a seconda di quante persone riescono ad accalappiare con la loro sensualità. Il vantarsi delle proprie ‘conquiste’ è un comune argomento di conversazione tra le giovani ragazze.

    FINGENDO DI ESSERE GIOVANI DONNE
    Questo lavaggio del cervello è talmente ampio che molte delle mie amiche – solari, attraenti, gentili e premurose – hanno cominciato ad avere rapporti non protetti con sconosciuti fin dall’adolescenza.
    Molte hanno abortito (i dati ufficiali nel Regno Unito mostrano che circa il 30% delle donne che desidera l’aborto non ha utilizzato alcun metodo di contraccezione), portandosi dentro un fardello per tutta la vita.
    Può questa quantità di sofferenza e di dolore essere giustificata da 5 minuti di sesso anestetizzato con qualcuno di cui probabilmente si dimenticherà presto il nome? Purtroppo, in qualche modo, generazioni di ragazze sono state convinte che fosse fattibile.

    Probabilmente potrei andare avanti con questo argomento per anni, descrivendo tutti gli avvenimenti deumanizzanti accaduti ai miei amici – che tutte le donne intelligenti e ben istruite si facciano avanti per combattere questo scempio!

    http://www.losai.eu/lautodistruzione-della-figura-della-donna/

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    • Antonio72 ha detto in risposta a Mariasole

      Cara Mariasole

      quello che dici è in parte vero, ma è dovuto proprio alla maggiore indipendenza e personalità della donna, cose che fino a qualche generazione fa erano impensabili. Tieni conto che, per esempio, la legge sul delitto d’onore, di fatto una licenza per gli uomini di uccidere mogli, figlie e sorelle, fu abolita solo nel 1981.
      Se penso solo alle due precedenti generazioni alla mia, la donna media italiana, soprattutto nel meridione, aveva un esclusivo ruolo senza alcuna possibilità di fuga: la chioccia massaia.
      Viceversa oggi le donne sono più istruite ed indipendenti, e quindi molto più intraprendenti, e talvolta aggressive perchè frustrate di non essere valorizzate adeguatamente da un mondo in prevalenza maschilista.
      E l’uomo, com’è cambiato? L’uomo in realtà è un temerario di natura, sì lo affermo senza alcun dubbio, la caratteristica prevalente dell’uomo nel rapporto con le esponenti dell’altro sesso è la vigliaccheria, lo è sempre stata.
      Per questa ragione la donna, che vorrebbe farsi strada in relazione ai propri meriti, viene così assurdamente ostacolata, ridicolizzata e vilipesa dall’uomo. Sono dunque la paura del maschio di perdere il proprio ruolo di dominio avuto in eredità per ragioni esclusivamente culturali che non hanno più ragione d’essere, l’angoscia che la propria inadeguatezza emerga in superficie,
      le forze motrici che scatenano questa incomprensione tra i generi e che si ripercuotono anche sull’educazione dei figli, i quali ovviamente non hanno colpe. Si deve allora avere il coraggio di trattarsi vicendevolmente da persone, prima che da uomo o da donna. Ci vuole più dialogo costruttivo e buona volontà, soprattutto da parte degli uomini, legati ancora a falsi pregiudizi di anacronistico e per molti versi ridicolo machismo.

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    • Simone Emili ha detto in risposta a Mariasole

      Confermo che ormai i media stanno condizionando la nostra capacità di giudizio. Una sera ho visto un episodio di “Private practice” in cui due psicologi studiavano il caso di una bambina che si sentiva un maschio. L’episodio si chiama “Il coraggio dei genitori” (“True colors” in inglese), non sono riuscito a trovarlo in streaming, comunque se vi capita guardatelo. Significativo è il modo in cui reagisce la dottoressa, orientata senza discussioni a prendere sul serio ciò che dice la bambina, e il modo in cui viene descritta la madre, una mezza isterica che non vuole nemmeno sentir parlare del problema della figlia. A parole è difficile spiegarlo, ma se guardate l’episodio vi renderete conto che la trama e i dialoghi sono tutti orientati a trasmettere il messaggio che l’identità di genere è una verità assoluta, che se una bambina dice di sentirsi un maschio non va aiutata a capire che è una donna ma va assecondata nelle sue sensazioni, e i genitori e chiunque si opponga a una tale “verita” sono dei poveri stupidi e pazzoidi. Vedere per credere! 🙂

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  9. Giacomo ha detto

    Ormai chi vuole piegare la massa al pensiero unico dominante vuole far passare il rispetto di se stessi e del proprio essere come qualcosa di sbagliato,di bigotto.

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  10. leon ha detto

    sono andati…stanno rendendo la fantasia un metodo ragionevole.La tv e i giornali insieme a uno psicologo che spara c..fotoniche che non potrebbe mai dimostrare la logica di cio che afferma,sono diventati l'”amen” di chi proprio non vuole ragionare ma lascia che siano altri a ragionare al suo posto.Sicuramente se li dicono che e “normale” deffinirsi defficenti esulteranno e si autoproclemaranno difensori di una qualche th scientifica

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  11. Antonio72 ha detto

    Colpisce molto questa frase:
    “Il genere, secondo questa teoria, diventa un prodotto della cultura umana, il frutto di un persistente adeguamento sociale e culturale delle identità, ed è per questo che un uomo può illudersi di “scegliere” di diventare donna e così via.”

    Mi sono sempre domandato come si bilanciano i pesi socio-culturali e biologico-caratteriali in un uomo. Insomma qual è l’esatta ripartizione, o se non altro approssimata, tra cultura e biologia che fa di un uomo quell’individuo unico ed irripetibile?
    Immaginiamo che un uomo conduca la sua vita senza mai specchiarsi (per una fobia o solo perchè non esistono specchi) fino ai quarant’anni, o anche prima. Poi arrivata all’età fatidica, un giorno improvvisamente si specchi. Ce la possiamo immaginare la sua reazione? Sono quasi certo che quasi tutti resterebbero meravigliati, sorpresi, forse scandalizzati dalla loro reale fisionomia, che risulterebbe incompatibile con l’immagine mentale che ci si era fatti di sè, dei rispettivi volti.
    E come potrebbe essere diversamente vista la varietà infinita dei volti umani? E come si potrebbe mai essere dipinta nella mente questa immagine se non esclusivamente dal rapporto con i propri simili, attraverso il rispecchiamento nello sguardo degli altri? D’altronde questa sorta di scandalo lo abbiamo anche senza esperimenti, durante il corso naturale di invecchiamento, tanto che si potrebbe dire che il vero segreto della vita è riuscire a mantenere l’animo giovane in un corpo in via di naturale decrepimento.
    Se per es. ci si specchiasse due volte, a 15 e a 65 anni, si avrebbe pressappoco la stessa reazione di questo esperimento: Ma come, questo vecchio sono ancora io? No, non può essere….
    Allora può accadere che non si accetti ciò che si è diventati e non solo a livello fisico, ed inevitabilmente nasce un conflitto che può essere lieve e dunque sopportabile o trascurabile, oppure purtroppo anche devastante per l’integrità della propria identità. Quindi ha ragione a Marco, salvo particolari situazioni di asocialità aggressiva e similari. Il vero discrimine è tra l’egosintonia e l’egodistonia, cioè per semplificare, vivere bene con se stessi oppure no, in relazione alle proprie intime aspettative.

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  12. Luca ha detto

    Che tristezza… mi domando ancora come ha fatto l’uomo a cadere così in basso.
    Per fortuna Dio è misericordioso

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  13. Linda ha detto

    Della teoria del gender si parla e straparla nei mass-media, ma per fortuna non nella vita delle persone che, almeno in Italia, credono ancora all’esistenza di uomini e donne che si sposano e mettono su famiglia.
    Questa è una delle follie del ventunesimo secolo; passerà, il buon senso finirà per prevalere di nuovo.

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  14. Roberto Reggi ha detto

    Ad essere precisi, un maschio che ha “preferenza per il travestitismo o per l’imitazione dell’abbigliamento femminile” ha un sintomo del disturbo dell’identità di genere (DSM-IV-TR, F 64.0, sintomo A2), riconosciuto come tale da psicologi e psichiatri. Forse giornalisti ed opinionisti, anche se si disinteressano di cosa dice la Chiesa, potrebbero informarsi su cosa è possibile indice di malattia mentale e cosa no.

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  15. Daniele ha detto

    La teoria del gender è una balla (infatti non è supportata da alcuna evidenza scientifica) inventata ad arte dalle lobby omosessualiste per tentare di giustificare le loro assurde richieste (matrimoni omosessuali, adozioni, ecc…).

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  16. Daniele ha detto

    Spesso chi vuole concedere le adozioni agli omosessuali dice: “Tra lasciare il bambino a due eterosessuali che lo maltrattano e due omosessuali che lo trattano con amore, io preferisco lasciarlo a questi ultimi”.
    Un ragionamento del genere è superficiale e pericoloso.
    Io replico con ironia: “Due genitori che siano al contempo eterosessuali e amorevoli nei confronti dei propri figli è diventato così difficile trovarli!?”
    Al di là dell’ironia (che però a volte è necessaria per confutare efficacemente e con poche parole alcune orrende teorie), rimane il fatto che dare il bambino ad una coppia omosessuale è di per sé una violenza, anche se i due genitori omosessuali fossero i più amorevoli di questo mondo. E’ una violenza perché al bambino viene fatto un torto gravissimo: cioè viene privato, per legge, della figura materna (nel caso di adozione da parte di due gay) o di quella paterna (nel caso di adozione da parte di due lesbiche). Questo ha conseguenze gravissime, documentate da qualsiasi onesto psicologo-psichiatra, sullo sviluppo psichico del bambino, che per crescere bene ha bisogno sia di una madre sia di un padre.
    Il fatto che in alcune (comunque pochissime) coppie eterosessuali avvengono dei maltrattamenti non giustifica di certo la legalizzazione della adozioni da parte di coppie omosessuali.

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