Ma davvero i Paesi più poveri sono anche più religiosi? E perché?

Secondo una delle più famose tesi laiciste, la religione sarebbe uno strumento nato per superare la paura della morte. Abbiamo già documentato, anche attraverso indagini sociologiche, che non è un’affermazione che trova riscontro nella realtà. Una seconda versione di questa stessa tesi, che viene pescata dal repertorio anti-teista in alternativa alla prima, vuole che la religiosità  sia più alta nelle Nazioni più povere del mondo e che quindi la religione sia utile a sopportare la lotta per la sopravvivenza quotidiana. La questione si può affrontare in diversi modi.

1) Innanzitutto non ci sarebbe nulla di strano, certamente –come dimostrano gli studi (realizzati in società prevalentemente cristiane)- le persone che credono in Dio vivono una vita qualitativamente superiore dal punto di vista psico-fisico: avere un senso ultimo verso cui orientare quotidianamente il proprio cammino, rende certamente l’esistenza più lieta, come è più gustoso (e probabilmente più ragionevole) compiere la fatica della scalata di una montagna se si è consapevoli di avere una vetta da raggiungere. Ma tutto questo non autorizza affatto sostenere che la fede sia un’illusione perché contribuisce ad una vita migliore. Chi afferma questo compie una fallacia argomentativa, confondendo banalmente la causa con uno degli effetti.

2) Occorre anche dire, come già affermato per la tesi sul “comfort dalla morte”, che il disagio economico/sociale può essere anche un forte stimolo per pensare allo scopo della propria vita, ad interessarsi di essa. Prendere coscienza della propria impotenza umana avvicina a Dio perché aiuta a vivere in semplicità d’animo (secondo l’ammonimento evangelico), in gratitudine per quello che si ha e che non è scontato avere. Al contrario, il ricco o il benestante sarà più tentato di crogiolarsi nell’illusione di essere “a posto”, di non avere bisogno di null altro o di nessun Altro, difficilmente vivrà in gratitudine e in semplicità. Non a caso Gesù stesso, dopo il rifiuto del giovane ricco a donare i suoi beni ai poveri e a seguirlo, disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio» (Mc 10, 17-30). L’essere materialmente benestanti porta facilmente al rischio di illudersi di essere davvero autosufficienti (a meno che arrivi un terremoto a spazzare via queste strane idee), basta soltanto guardare il consumo di antidepressivi nei Paesi ricchi e sviluppati a dimostrazione di come l’uomo abbia sempre bisogno di “altro” rispetto a quanto possiede. Il bisogno umano è insoddisfabile, a meno che trovi una Ragione ultima su cui finalmente riposare. Dunque, possiamo dire che la povertà è un forte antidoto all’illusione, per questo probabilmente alcuni studi mostrano che le persone meno benestanti sono anche più religiose.

3) E’ opportuno comunque segnalare l’articolo su “Psychologytoday” scritto da Derek Bickerton, professore emerito di linguistica presso l’Università delle Hawaii, il quale si definisce “paleo-scettico”, ovvero scettico verso tutto, scienza compresa. Bickerton confuta in ogni caso l’equazione “religione=povertà” spiegando che l’ateismo non prenderà il sopravvento nei Paesi sviluppati, anzi «è anche dubbio se l ‘Europa e Nord America possano mantenere il loro attuale livello di sviluppo economico. Tante civiltà hanno subito un crollo economico, perché dovrebbe essere la nostra l’unica eccezione?». Ovviamente tutto questo supponendo che la tesi sia corretta…ma entrando nel merito, occorre sottolineare che «negli Stati Uniti, -che fino a poco tempo fa erano uno dei Paesi più economicamente sviluppati, con alta disponibilità di sport e divertimento come presunti sostituti della religione-, la percentuale di atei oscilla tra un improbabile 9% e uno 0,04%». Oltretutto, «gli abitanti dei paesi secolarizzati, come Svezia, Danimarca, Francia e Germania, ammontano a non più di circa 158 milioni mentre la popolazione degli Stati Uniti è quasi il doppio». Volendo anche prendere tutta l’Europa, occorre includere «paesi come l’Italia (74% di credenti in Dio), Polonia (80%), Grecia (81%), Portogallo (81%) e Romania (90%). Anche l’Irlanda ha uno stabile 73% di credenti». Tutti questi sono Paesi economicamente sviluppati, contro i quali inevitabilmente si infrange la teoria laicista.

Volendo poi approfondire ulteriormente, è errata anche «la dicotomia “ateismo” da un lato e “Dio/religione” dall’altro. Che dire, altrimenti, di tutti quei cittadini europei – in prossimità o addirittura più della metà in alcuni Paesi – che non credono in Dio o in una religione particolare, ma credono in una sorta di spirito, di “maggiore potenza”, o “forza vitale”? Sicuramente gli atei non vorrebbero definirli come correligionari, e se non lo fanno i livelli di ateismo in Europa scenderebbero similmente a quelli degli Stati Uniti». La conclusione è che «in realtà, è molto probabile che i livelli di ateismo siano rimasti pressoché costanti in ogni momento e in ogni luogo». Lo stesso Marx, ideatore inconsapevole di questa bizzarra tesi laicista, definiva la religione come “oppio dei popoli”, ma dopo aver affermato che essa è anche «il sospiro della creatura oppressa, il cuore di un mondo senza cuore, e l’anima di condizioni senza anima».  Dunque, ha concluso Bickerton, «egli comprendeva chiaramente che la religiosità è più profonda e più complessa di quanto gli atei pensino. Gli atei si vantano di demolire illusioni, forse dovrebbero cominciare dalle loro».

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44 commenti a Ma davvero i Paesi più poveri sono anche più religiosi? E perché?

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  1. Francesco B. ha detto

    E comunque più poveri non significa certo più stupidi. La povertà materiale non è certo indice di povertà spirituale o povertà intellettuale.

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  2. Positrone76 ha detto

    Interessante articolo sebbene la Fede nella non esistenza di Dio ha delle sue ragioni che constano aanzitutto nello scandalo del male. La logica del cristiano e del cattolico ha il suo fondamento in Cristo, senza di esso questo mondo non avrebbe senso, come sostiene autorevolmente anche il Papa.

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  3. Sophie ha detto

    Per conoscere Dio più si è genuini e meglio è.
    Noi Europei siamo come dei bambini capricciosi, viziati e presuntuosi. Non a caso si crede sempre meno in Dio e non siamo mai stati tanto lontani da lui come ora. E gli effetti si vedono (non sto parlando di crisi economica)….

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  4. Leo ha detto

    C’è un aspetto che a mio parere non è secondario, e che l’articolo forse non coglie, o non coglie in pieno. La leggenda nera laicista contro la cattolicità e la fede, si alimenta in realtà con la facile equazione: meno Dio = più ricchezza e più progresso. Le nazioni secolarizzate del nord Europa (Svezia, Norvegia, Danimarca, Inghilterra, Finlandia, Germania, Olanda), ricche ed atee, sembrerebbero evidenziare una chiara verità della equazione di cui sopra: i cosiddetti PIIGS sono infatti Paesi più credenti e, guarda caso, più poveri. La fallacia di questa equazione sta nel fatto che si utilizza come parametro di valutazione il solo elemento economico-produttivo, che non è necessariamente sinonimo di progresso e di felicità tout-court. Si può essere più poveri economicamente (i PIIGS forse lo sono, ma su questo argomento tornerò più avanti) ma la coesione del tessuto sociale di una nazione radicata nei valori cattolici (famiglia, Ptria, Fede in Dio, lavoro, dono di sè al prossimo – leggi volontariato) è un fortissimo elemento di resistenza, speranza e desiderio di ricostruzione rispetto alle avversità. Anche quelle economiche. Insomma: meno ricchi, ma più resistenti. Quanto alla presunta incompatibilità dello sviluppo economico con la Fede, si può sicuramente argomentare che Milano, Monaco di Baviera, Barcellona, sono tra i posti dove è concentrata larga parte della ricchezza europea, e sono anche posti sicuramente meno “atei” ad esempio di Francoforte o Londra. La fragilità spirituale, prima o poi, sgretola ogni ricchezza materiale. La quale ricchezza materiale non è di per sè peccaminosa, se chi la possiede ha ben presente il fine ultimo della destinazione dei beni e dei doni che il Signore gli affida. Anzi, paradossalmente può essere via di salvezza e di redenzione, di santificazione, se fatta fruttificare e messa a vantaggio del bene comune (lavoro, responsabilità sociale, opere di bene). Con Amicizia!!

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  5. Andrea ha detto

    L’oppio dei Popoli è l’ideologia. E se lo diventa la Religione, è perché la Religione può farsi fondamentalismo; cioé ideologia spogliata di ogni Spiritualità. Non a caso non pochi che sono stati dietro le quinte del wahhabitismo Sunnita lo sanno che la gran parte di chi sostiene regimi simili sia ateo di fatto…

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  6. Luca ha detto

    Mi piace l’aggettivo “gustoso” riferito al vivere con uno scopo.
    Azzeccato

    E’ certo che vivere tanto per vivere e aspettare un giorno di morire… ha sicuramente meno gusto

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  7. Licurgo ha detto

    Che poi molto spesso la povertà dei Paesi poverissimi dipende dal controllo dell’economia dei Paesi più ricchi e dai meccanismi della speculazione: ben prima che in Europa si parlasse di debito, default ecc…il Fmi, con il ricatto del debito estero dei Paesi del Terzo Mondo ha depredato Africa e Centro-Sud America.
    E dietro questi enti c’è proprio la finanza dei Paesi citati come tendenzialmente atei e benestanti (Usa, Inghilterra, Germania per dire i primi, basta vedere i capitali delle grandi ditte e chi siede alla Bilderberg o alla Trilateral); ora poi la nuova tigre è la Cina, anch’essa tendenzialmente atea…per cui ‘da persona che non crede in una religione particolare’ (cit. dal post) dico che -se è vero quel che sostengo nei limiti delle mie conoscenze di economia politica davvero modeste e comuni e dunque anche smentibili- non è che gli atei fanno gran bella figura ad indicare certi Paesi come faro di civiltà e benessere.

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  8. nikon ha detto

    a proposito di luoghi comuni su povertà\religione e ricchezza\ateismo

    ho trovato lo studio di uno psicologo ateo americano, chiamato Nigel barber, secondo cui nell’2040, l’ateismo rimpiazzerà dell’tutto le religioni dalla faccia della terra, secondo lui il progresso economico e la ricchezza negli emergenti farà aumentare gli atei e ridurre i credenti…

    http://www.rai.it/dl/tg3/articoli/ContentItem-1ff48f7d-f884-4a31-b351-ea922fc474e5.html

    non so voi, ma a me sembra un ammasso di luoghi comuni ateisti messi insieme,

    P.S.
    l’ho voluto mettere poichè si parlava proprio come argomento l’equazione ateismo-ricchezza religione-povertà…

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    • Piero ha detto in risposta a nikon

      Per confutarlo basta citare la Corea del Nord.

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      • Andrea ha detto in risposta a Piero

        Scusa Piero, sostenere progresso implica ateismo non è equivalente a sostenere che ateismo implica progresso, tantopiù che l’ateismo nord coreano è dell’oligarchia e non certo della popolazione, quindi che paragone è?

        L’ateismo di stato non è l’ateismo di ogni singolo cittadino.

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        • Piero ha detto in risposta a Andrea

          Scusa Piero, sostenere progresso implica ateismo non è equivalente a sostenere che ateismo implica progresso

          Quindi che “vantaggio” avrebbe l’ateismo rispetto al progresso?
          Allora bisognera’ ammettere che non e’ vero che il Cristianesimo ha impedito il progresso scientifico e tutte le corbelleie che gli ateisti (non mi sembra corretto il tuo nome, tu sei ateo, non ateista, almeno a me sembra) vanno cianciando.

          Sostenere “progresso implica ateismo” non vuol affatto dire che il progresso avrebbe permesso di “smascherare” l’assurdita’ della religione ma, che, come avrebbe detto mia nonna “u c*lu troppu chinu” non ti fa guardare agli altri, non ti fa pensare al fine ultimo della tua vita, ecc ecc come ben riportato nell’articolo.

          L’ateismo di stato non è l’ateismo di ogni singolo cittadino.

          Questo e’ vero, tanto che i cristiani sono perseguitati solo per il loro essere cristiani, ma molti sono cresciuti immersi totalmente nel regime che il lavaggio del cervello ha fatto si’ che fossero atei anche essi. Se poi ci aggiungiamo che chi viene scoperto a predicare ed evangelizzare viene fucilato…

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          • Andrea ha detto in risposta a Piero

            io sono convinto che nel lungo periodo la riduzione di alcune asimmetrie informative e culturali tenderà a ridurre la necessità media di credere in qualunque religione.

            io NON SONO convinto (e non credo di aver mai sostenuto) che il Cristianesimo abbia impedito il progresso scientifico.

            Io sono convinto che le due precedenti frasi non siano in contrasto.

            il lavaggio del cervello produce atei quanto credenti, esso funziona solo con persone che hanno il cervello “lavabile” (che non sono dotate di o non hanno sviluppato un sufficiente spirito critico) , o con persone che si trovano in particolari condizioni psicofisiche ( e la minaccia di morte se non te lo fai lavare di sicuro aiuta).

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        • Salvatore ha detto in risposta a Andrea

          Tuttavia negli ateismi di stato c’è un altissimo tasso di atei: http://en.wikipedia.org/wiki/Religion_in_North_Korea

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          • Andrea ha detto in risposta a Salvatore

            guarda caso anche dove la “religiosità” è di regime, si riscontra la stessa correlazione.

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              • Andrea ha detto in risposta a Piero

                “Iran e Santa Sede hanno posizioni comuni nella lotto contro l’ateismo”, non l’ho detto io ma l’ambasciatore iraniano…

                Fortunatamente i due approcci si differenziano almeno nei mezzi 😉

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                • J.B. ha detto in risposta a Andrea

                  Mi devi dire in che occasione l’ha detta per correttezza.

                  P.s. : Ah beh, si certo, se dobbiamo ricostruire le relazioni tra stati in base a quello che dicono gli ambasciatori… sig! 🙁

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                • Piero ha detto in risposta a Andrea

                  Non ho capito dove in Iran tu ci vedi un altissimo tasso di atei…

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                  • Andrea ha detto in risposta a Piero

                    Io non sto capendo, in base al ragionamento esposto, a che titolo l’ateismo di regime dovrebbe generare più ateismo sincero nella popolazione rispetto a quanto la religiosità di regime non faccia altrettanto (generando cittadini sinceramente religiosi)

                    Ma soprattutto non capsico anche ove ciò fosse dimostrato, perchè la religione ne uscirebbe bene e l’ateismo male in virtù proprio di queste correlazioni.

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                    • Andrea ha detto in risposta a Andrea

                      L’unica cosa che mi è chiara, è che se uno mi minaccia di morte (perchè mi vuole ateo o religioso) io fingerò d’essere ateo o religioso così bene, che qualunque sondaggio mi farà sembrare sincero. Sempre che io non ritenga il mio ateismo o la mia religiosità un prezzo che sono disposto a pagare con la morte (ma questo succederà in un basso numero di casi e soprattutto nei credenti per i quali la religione è un valore, ad un ateo fingere di essere religioso costa molto meno che ad un credente fingere d’essere ateo secondo me)

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                    • Salvatore ha detto in risposta a Andrea

                      Sinceramente non ho capito dove si vuole arrivare. Certamente se il regime impone una religione (l’ateismo è una religione), la popolazione si troverà costretta a dichiarasi aderente a tale religione. Ma cosa c’entra con l’articolo?

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                    • Andrea ha detto in risposta a Andrea

                      Salvatore era una risposta a Piero che aveva precedentemente detto:

                      “ma molti sono cresciuti immersi totalmente nel regime che il lavaggio del cervello ha fatto si’ che fossero atei anche essi”

                      io sostengo semplicemente che il lavaggio del cervello ha effetto indipendentemente dai contenuti se la metodologia di lavaggio è effficace, e che quindi ciò non può valere più per l’ateismo di quanto non valga per qualunque altra cosa.

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                    • Piero ha detto in risposta a Andrea

                      @Andrea:

                      scusami ma mi sono perso… Puoi farmi un breve riassunto che sto un po’ ‘mbriaco? 😀

                      io sostengo semplicemente che il lavaggio del cervello ha effetto indipendentemente dai contenuti se la metodologia di lavaggio è effficace,

                      Certamente e’ vero, con il lavaggio del cervello posso anche farti credere che il comunismo e’ il miglior sistema politico! 😉
                      A parte gli scherzi converrai pero’ che ridurre all’ateismo e’ piu’ “facile”, se uno non conosce per niente il cattolicesimo (o un’altra religione in genere), come succede per le nuove “leve”.

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                    • Andrea ha detto in risposta a Andrea

                      “ridurre” (o amplificare?) a qualunque cosa è più facile se uno non conosce le alternative.

                      come col lavaggio del cervello, posso farti credere che il comunismo sia buono, allo stesso modo posso farti anche votare Berlusconi facendoti credere che siccome ha la zia suora, tanti bambini, e va in Chiesa, in fondo è potenzialmente un buon cattolico…

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                    • Piero ha detto in risposta a Andrea

                      Ma ceerto…

                      Posso farti credere che mettendosi in loden e andando alla Messa la domenica si difendono molto meglio gli interessi italiani, che la “spending review” non sono tagli, che per far CRESCERE l’Italia basti tassare di piu’, che basta mettere un fantoccio con su scritto “CATTOLICO” in un governo o in un partito per farti credere che difenda le istanze cattoliche, quando fa l’esatto contrario.
                      HAI PERFETTAMENTE RAGIONE!!!

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                • Salvatore ha detto in risposta a Andrea

                  @Andrea Ateista

                  La Santa Sede è così in guerra con gli atei che Benedetto XVI ha detto: «Gli agnostici che a motivo della questione su Dio non trovano pace e le persone che soffrono a causa dei nostri peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli “di routine”, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’ apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede»: http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/26/Agnostici_piu_vicini_Dio_dei_co_9_110926032.shtml

                  E altri ambienti cattolici: “Il nuovo ateismo è una sfida, ma nello stesso un’occasione propizia per purificare le immagini correnti di Dio, mettendole a confronto con l’unico e definitivo modello che
                  ci viene dalla rivelazione: Gesù Cristo”
                  : http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201203/120330fazzini.pdf

                  Valorizzare chi è lontano dalla fede: http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&last=false=&path=/news/cultura/2011/291q11-L-annuncio-del-Dio-vicino.html&title=L%E2%80%99annuncio%20del%20Dio%20vicino&locale=it

                  Accidenti che guerra e intolleranza nei vostri confronti, eh?

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  9. Eli vance ha detto

    Non comprendo come l’argomento secondo il quale i paesi che hanno una maggiore disponibilità di beni e servizi (progresso) e che espongono una maggiore percentuale di non credenti sia opponibile verso la religione.
    A me suona come una conferma a quanto detto a proposito della scelta fondamentale dell’individuo espressa nei Vangeli: ” o l’uomo serve Dio o mammona”, a partire da questo, l’individuo che risiede in un paese ricco è in grado di fare effettivamente una scelta tra il piacere temporaneo dei beni terreni o la ricerca a ciò che fornisce senso vivo alla sua esistenza.Contrariamente a un individuo di un paese povero che non può fare questa scelta, benchè possa sempre scegliere tra l’affidarsi a Dio e cercare la propria dignità o il disperarsi interiore.
    Che poi anche il disperarsi di non avere senso può assumere la forma della ricerca continua di soddisfazioni temporanee: beni,politiche, ideologie, visioni scientiste, sette ecc. Da ciò poi non vi è da stupirsi se per invidia un siffatto individuo non possa fare a meno di attaccare il credente, al posto di stare tranquillo sulle proprie posizioni.

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  10. lorenzo ha detto

    Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?
    Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?
    E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?
    E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?
    Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.
    CERCATE PRIMA DI TUTTO IL REGNO DI DIO E LA SUA GIUSTIZIA, E TUTTE QUESTE COSE VI SARANNO DATE IN AGGIUNTA. (Mt 6.25-33)

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  11. Piero ha detto

    Sarebbe interessante incrociare questi dati con quelli relativi al volontariato nei vari paesi, sia organizzazioni “laiche” sia organizzazioni di stampo cattolico.
    E quanta parte della popolazione viene aiutata da queste organizzazioni di volontariato.

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  12. Daphnos ha detto

    Chiedo scusa se la cosa che sto per dire non ha un particolare riferimento al testo, che personalmente condivido, ma a quest’ora della notte non mi viene in mente nessuna domanda migliore della seguente: c’è un motivo particolare per cui è stata scelta come foto per l’articolo la cartina dell’Europa nel 1919?

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  13. domenico ha detto

    Veramente il paese più ricco al mondo secondo l’ultima classifica Forbes e i dati del FMI è il Qatar dove il 94% dei cittadini considerano la religione una componente importante della loro vita.
    E’ vero che agli ultimi posti per ricchezza troviamo paesi molto religiosi ma sono tutti quanti paesi africani o asiatici sfruttati per secoli da quelle nazioni europee (Francia, Inghilterra, Olanda..) che ora si godono i frutti facendo la parte delle nazioni ‘sviluppate’.

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  14. Vincenzo ha detto

    Una piccola notazione che smentisce ulteriormente la tesi laicista. Il primo nucleo dell’economia moderna che ha portato allo sviluppo attuale si è formato nell’ambito cristiano cattolico: vedasi i banchieri fiorentini a partire dal 1300 e l'”invenzione” del metodo contabile della “partita doppia” da parte di un religioso (fra’ Luca Pacioli).

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  15. J.B. ha detto

    Forse non è corretto sostenere che ateismo=progresso economico e scientifico, tuttavia presso “l’opinione pubblica” è ormai assodato che molti pensino che ad un calo della religione corrisponda di conseguenza una società più ricca e tecnologica.
    Questa foto si trova in molte pagine di social network ad esempio:
    http://weknowmemes.com/wp-content/uploads/2012/03/religion-religioff.jpg

    Pertanto se in un paese c’è meno religiosità o persino non ce ne, automaticamente esso si svilupperà meglio e più eticamente.
    Ma è una “favoletta”, è una moderna illusione.
    Non vorrei fare quello che nomina sempre i comunisti e che li addita come nemici del mondo, però è storicamente accertato che nei pesi d’oltrecortina non solo la religione venne proibita, ma anche perseguitata (religiOFF).
    Effettivamente la Russia post-zarista ebbe un notevole incremento dello sviluppo economico/industriale e il miglioramento delle condizioni di vita economica rispetto a quelle precedenti, ma ad prezzo enorme, migliaia di vite di kulaki, requisizioni di massa, espropri, schiavitù, una guerra civile, una carestia enorme, la militarizzazione del lavoro ecc.
    Tuttavia molti paesi che rimasero religiosi, come gli States, ebbero, pur mantenendo la “religiON”, uno anch’essi uno sviluppo industriale, in alcuni casi anche molto più forte, distribuito ed etico rispetto a quello sovietico.

    Pertanto andate a visitare qualche città che ha vissuto la religiOFF, e ditemi se ci trovate le astronavi che volano e i megapalazzoni futuristici.

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  16. Matyt ha detto

    Secondo me l’articolo tratta in modo un po’ troppo semplicistico la faccenda.

    A mio giudizio, una lettura fondamentale per affrontare con almeno un minimo di discernimento l’argomento è “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” di Max Weber.

    La religione impatta sulle condizioni economiche nella misura in cui modifica la visione del mondo della popolazione: se il protestantesimo (e in modo particolare il Calvinismo, se non ricordo male) vede il successo terreno come emblema della predestinazione divina, è ovvio che in una società profondamente protestante la ricchezza viene vista con maggior favore, rispetto ad esempio in una nazione cattolica in cui il pauperismo (E’ più facile che un cammello passi nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli) è elevato a valore.

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    • Woody85 ha detto in risposta a Matyt

      Qui non c’entra nulla il tipo di religione professata e men che meno c’entra Weber.

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    • Vincenzo ha detto in risposta a Matyt

      in merito alle tesi di max Weber su protestantesimo/ capitalismo,Rodney Stark ne dà una convincente smentita nel libro “la vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza” (edizioni Lindau) In estrema sintesi nel libro si sostiene : ….Che il capitalismo sia nato dal mondo protestante è tesi ormai abbandonata…..il cattolicesimo è all’origine non solo del capitalismo, ma anche della scienza e della nozione di libertà personale…”

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    • Pino ha detto in risposta a Matyt

      sei rimasto indietro, ormai Max Weber è stato soppiantato da studi sociologici più recenti e più attendibili. Rodney Stark sostiene esattamente l’opposto e cioè che è stato il cattolicesimo a creare il capitalismo e che il protestantesimo è stato un elemento di freno. Da notare che Stark è agnostico e non ha alcun interesse a fare simili affermazioni se non il rigore scientifico delle sue analisi.

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