Krauss lo ammette: «l’Universo nato dal “nulla”? Solo marketing per vendere il libro»

Una cosa molto interessante da osservare è che i primi oppositori al cosiddetto neo-scientismo ateista, di cui il celebre astrofisico Stephen Hawking sembra voler essere un sostenitore, sono filosofi e umanisti che non possono certo essere definiti “religiosi”.

Parliamo ad esempio di Umberto Eco, il quale ha voluto rispondere alle durissime affermazioni dell’astrofisico inglese, contenute nel suo ultimo libro “Il grande disegno” (scritto assieme a Leonard Mlodinow), secondo cui «la filosofia è morta, non avendo tenuto il passo degli sviluppi più recenti della scienza, e in particolare della fisica. Così sono stati gli scienziati a raccogliere la fiaccola nella nostra ricerca della conoscenza». Eco ha fatto giustamente notare ai due fisici che «le risposte fondamentali che questo libro propone sono squisitamente filosofiche e se non ci fossero queste risposte filosofiche neppure il fisico potrebbe dire perché conosce e che cosa conosce». Il bravo fisico, ha continuato il semiologo e filosofo italiano, «non può che porsi il problema dei fondamenti filosofici dei propri metodi».

Recentemente è arrivata una risposta anche da Massimo Pigliucci, presidente del Dipartimento di Filosofia del CUNY-Lehman College, articolista di “Skeptical Inquirer” e noto militante laicista, anche se di posizioni aperte. Pigliucci se l’è presa in particolare con Lawrence Krauss, un altro “fisico con un complesso anti-filosofia” secondo le parole del filosofo americano. Anche Krauss –come abbiamo scritto in un precedente articolo– è un sostenitore dell’ultima moda scientista, ovvero l'”Universo nato dal nulla” e ha ribadito questo concetto in una recente intervista su “The Atlantic”. Pigliucci ha risposto a questo articolo, scrivendo: «In questi giorni è molto probabile incontrare fisici come Steven Weinberg o Stephen Hawking, che allegramente respingono la filosofia per motivi sbagliati, e ovviamente per una combinazione di profonda ignoranza e arroganza». Ora è arrivato anche Krauss, continua il filosofo, il quale «è orgoglioso del fatto che Richard Dawkins ha paragonato il suo ultimo libro, “Un universo dal nulla: perché c’è qualcosa piuttosto che niente”, a “L’origine delle Specie” di Darwin, sulla base del fatto che esso rovescia “l’ultima carta vincente del teologo”».

Dawkins andrebbe lasciato «impegnato nella sua stupida sorta di retorica iperbolica», ha sottolineato il filosofo, facendo poi notare che il volume di Krauss è stato “sbattuto a terra” dal filosofo David Albert sul “New York Times”. In seguito a questo articolo dissacratore, il fisico Krauss è arrivato ad insultare Albert definendolo “filosofo idiota”, ma Pigliucci ne ha preso le difese, chiamando Krauss “fisico cretino” e sostenendo che soffre «di una versione intellettuale del complesso di Edipo (si sa, la filosofia è stata la madre della scienza)». Krauss nella sua intervista ha affermato che «la filosofia non ha impatto sulla scienza», ed è dunque inutile. La filosofia “non progredisce”, ha ancora sostenuto. Pigliucci ha risposto che «l’attività della filosofia (la filosofia della scienza, in particolare) non è quella di risolvere problemi scientifici, abbiamo la scienza per questo» e che «il progresso in filosofia non è e non deve essere misurato con gli standard della scienza, proprio come la parola “progresso” deve essere interpretata in qualsiasi campo in base alle problematiche e i metodi di quel campo, non in base ai problemi e ai metodi della scienza (per inciso, come vanno i progressi in quella teoria delle stringhe, Lawrence? Sono passati 25 anni, e ancora nessuna prova empirica…)».

Il filosofo Pigliucci ha poi voluto affrontare la questione centrale, ovvero se l’universo sia nato o meno dal “nulla”, senza intervento esterno. La cosa curiosa, come ha fatto notare il filosofo, è che lo stesso Krauss nella sua intervista per la rivista americana, ha preso le distanze da tale asserzione: «Non credo di aver sostenuto che la fisica ha definitivamente dimostrato come qualcosa che potrebbe venire dal nulla». E allora, si è chiesto Pigliucci, «perché il titolo del libro recita proprio “Un universo nato dal nulla?”». Krauss ha poi rivelato che si tratta solo di questione di marketing: «non mi interessa niente di cosa il “nulla” significa per i filosofi, mi interessa il “nulla” della realtà. E se il “nulla” della realtà è pieno di roba, poi me ne andrò via con questo […]. Ma, in tutta serietà, non ho mai fatto tale affermazione…se avessi intitolato il libro soltanto come “Un universo meraviglioso”, non molte persone sarebbero state attratte da esso». Tirata d’orecchie obbligatoria, dunque, da parte di Pigliucci: «in tutta serietà, prof. Krauss, dovresti fare tuo il consiglio di essere onesto con i lettori. Rivendicare ciò che si vuole affermare, non quello che si pensa davvero, solo per vendere più copie del tuo libro, è uno specchietto per le allodole con i tuoi lettori».

Dunque lo slogan “l’universo nato dal nulla” (che rischia di fare la fine del leggendario “gene gay” o dell’“anello mancante” in campo biologico) è tutta una trovata pubblicitaria, come fu puro marketing la frase “Non fu Dio a creare l’universo” che nel settembre 2010 accompagnò sui media la pubblicazione dell’ultimo libro di Stephen Hawking, scatenando la reazione (negativa) di gran parte della comunità scientifica, filosofica e teologica.

La redazione

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16 commenti a Krauss lo ammette: «l’Universo nato dal “nulla”? Solo marketing per vendere il libro»

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  1. Max ha detto

    Ho letto quel post sul blog di Pigliucci. Se avete avuto una brutta giornata, leggetelo anche voi… vi farà tornare un po’ di sorriso 😀

    Non andate a leggere gli altri posts pero’, o potrebbe tornarvi il malumore.

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  2. Andrea ha detto

    Ecco quello della misurazione del progresso in filosofia mi sembra un tema interessante, non ho mai capito quali siano “problematiche e metodi in base ai quali ” un simile progresso possa essere misurato.

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    • Andrea ha detto in risposta a Andrea

      aiuto, mi aspettavo una valanga di dislike… e invece siete d’accordo?
      Poi però non cazziatemi quando non mi appassiono alla filosofia perchè non ne comprendo i progressi…
      Oppure la filosofia non fa progressi e questo è visto come un plus?

      Sono disorientato.

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      • Antonio72 ha detto in risposta a Andrea

        Allora forse consideri la scienza naturale un regresso della filosofia e non un suo progresso?
        La scienza si fonda sull’osservazione, ma prima dell’osservazione vi deve essere una molla che spinga all’osservazione. Ci si può chiedere per esempio cosa spingesse Galilei ad osservare i fenomeni naturali, dal moto dei pendoli fino al moto degli astri: solo curiosità? Inoltre la teoria viene prima dell’esperimento o l’esperimento segue la teoria? Il caso della celebre teoria della relatività di Einstein, fu proprio l’ultimo, come sappiamo. C’è da domandarsi se Einstein avesse mai potuto ipotizzare una teoria che contrastasse la sua personale visione di un mondo reale a prescindere dall’osservatore e perfettamente determinato. In un’altra replica ho citato il teorema di disuguaglianza di Bell. Ebbene questo teorema e la sua successiva verifica sperimentale dimostrarono che la visione del mondo di Einstein non è sostenibile. Eppure la teoria della relatività, perfettamente compatibile con la visione del mondo del grande scienziato, non è mai stata scalzata dalla meccanica quantistica. Per questa ragione Einstein non abbandonò mai la propria filosofia contraria a quella di Bohr, e che le loro “battaglie” si consumavano sulla diversa, anzi opposta, lettura della realtà che proviene dalla meccanica quantistica.
        Ora, se secondo te, queste “battaglie” ed altre simili, non possono contribuire al progresso della scienza, in quanto più attinenti al piano filosofico che scientifico, allora siamo d’accordo che filosofia e progresso siano del tutto incompatibili. In definitiva, secondo me Andrea, vuoi separare ciò che non può essere separato, a meno che non vuoi ridurre la scienza al “zitto e calcola!” e non allo scopo nobile galileiano di spiegare la natura della realtà.

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  3. EquesFidus ha detto

    Che figura, tra la voglia di far busco e quella di eliminare la fede in Dio costoro collezionano solo figuracce imbarazzanti una dopo l’altra, con tesi (come quella del multiverso o delle stringhe) indimostrabili o in aperto contrasto con le evidenze sperimentali che oggi possediamo. Ma perché non usare il senno, sapendo che il libro scritto non resterà nella cerchia di amici ma che capiterà nelle mani di persone realmente competenti (come accadde nei confronti dei libri di Dawkins ai suoi tempi) che smaschereranno ogni castroneria ivi scritta?

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    • pastor nubium ha detto in risposta a EquesFidus

      Purtroppo certi fumivendoli riescono a spacciare la propria robaccia ottenendo pure qualche pulpito sui media, come i nostrani odifreddi e augias…
      non è che non usano il senno: money from nothing…

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  4. Michele Forastiere ha detto

    La strategia argomentativa del “New Atheism” (includendo in questo “movimento” Krauss, oltre agli esponenti più noti – Dawkins, Harris, Dennett…) è diventata sempre più chiara nel corso dell’ultimo decennio: molto semplicemente, è non-argomentativa! Dichiarano di disprezzare la filosofia e di attenersi al più puro evidenzialismo scientifico, quando in realtà fanno solo della filosofia di bassa lega. L’ex-ateo Antony Flew li descrive così:
    In primo luogo, si rifiutano d’impegnarsi nei temi realmente impliciti nella questione sull’esistenza di Dio. […] Sono in difetto nel trattare il tema delle origini della razionalità radicata nel tessuto dell’universo, della vita intesa come agenzia autonoma, della coscienza, del pensiero concettuale e dell’io. […] Nessuno di questi scrittori presenta almeno una visione plausibile delmondo che giustifichi l’esistenza di un universo “che rispetta leggi”, che consente la sopravvivenza e che è razionalmente accessibile. Secondariamente, non mostrano coscienza degli errori e dei disordini che portano alla salita e alla caduta del positivismo logico.[…] Terzo, sembrano totalmente all’oscuro dell’enorme corpus di opere di filosofia analitica della religione, o dei nuovi e sofisticati argomenti generatisi all’interno del teismo filosofico” (da “Dio esiste”).
    Certamente è lecito ignorare secoli di pensiero razionale e scientifico, e affermare urlando che il proprio modo di vedere è l’unico corretto… però si dovrebbe accettare anche l’inevitabile prezzo da pagare per questa presa di posizione: la rinuncia a ritenere affidabili i processi mentali umani, compresi i propri, e smettere pertanto di parlare.

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  5. vincenzo russo ha detto

    Teoria unificata dell’Universo fisico e mentale .
    Ovvero dimostrazione dell’esistenza di Dio http:/ http://www.webalice.it/iltachione .
    SINTESI DELLA TEORIA:
    Dal fondo del finto vuoto dell’Universo ,ovvero dal finto nulla indeterminato di Heisenberg ,scaturisce praticamente un programma a microonde ,visto ai sensi come materiale,che rappresenta l’immagine a quattro dimensioni di spazio tempo di finta materia ,di un Universo immaginario o virtuale che dir si voglia.
    La materia virtuale è costruita quindi con teorema matematici che risultano consistenti come se fossero reali al sistema dei teorema matematici che simulano i sensi fisici apparenti. PROGRAMMA TRASMESSO-PROGRAMMA RICEVUTO DAL CERVELLO E INTERPRETATO DALLA MENTE;(visto,sentito,toccato,assaporato,odorato dalla MENTE).
    La Mente degli osservatori legge così il programma Televisivo virtuale dell’Universo , come se fosse reale,perché tanto prevede il contenuto del programma. SEMBRARE DI ESSERE MATERIA. CREDERE DI ESISTERE FISICAMENTE.
    La fisica quantistica svela però quest’ apparenza con la conoscenza unificata e nuova ,dei suoi esperimenti sconvolgenti, reinterpretati dalla teoria unificata dell’universo fisico e mentale.
    TRASMETTERE AGLI AUTORI CITATI NELL’ARTICOLO QUI SOPRA: http://www.webalice.it/iltachione .

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    • Andrea ha detto in risposta a vincenzo russo

      Ciao Vincenzo,
      perdonami se ho dato una lettura per ora solo superficiale alla mole di cose che hai scritto al link indicato, di primo acchito, non mi è chiaro come il tuo concetto di Dio-Programma (che da non credente, sposo tranquillamente) possa essere considerato (se lo è) compatibile col concetto cristiano di Dio, in quanto io lo vedo alquanto riduttivo del concetto di Dio per come viene inteso dalle religioni (in quel caso un ente dotato di intenzioni e fini specifici).

      Non ritieni che la materia esisterebbe comunque anche senza l’osservatore, e sarebbe se mai la sua definizione ad essere alquanto aleatoria in quanto inscindibilmente legata al punto di vista di quest’ultimo?

      es: il sasso è percepito come denso al nostro livello dimensionale, se fossimo alti un femtometro guardare un sasso sarebbe come guardare la volta celeste (più vuota che piena), ciò nondimeno il tutto sarebbe li con o senza di noi.

      Senza osservatore cos’è a quel punto lo spirito? Il codice del programma che genera quella materia?

      Ti chiedo scusa nel caso avessi completamente frainteso i contenuti della tua teoria..

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      • Antonio72 ha detto in risposta a Andrea

        Ciao Andrea,

        Bell dedusse il suo teorema della disuguaglianza su due presupposti:
        1) Esiste una realtà indipendente dall’osservatore
        2) E’ mantenuta la località e non esiste alcuna interazione più veloce della luce.
        I risultati sperimentali successivi di Aspect hanno dimostrato che uno di questi due presupposti deve essere abbandonato.
        Lo stesso Bell scelse di abbandonare la località, giustificando la scelta così: “Uno vuole poter avere una visione realistica del mondo, poter parlare del mondo come se fosse veramente lì, anche quando non viene osservato.”
        Viceversa uno dei più esperti di meccanica quantistica, Anton Zeilinger sostiene l’ipotesi radicale che realtà e informazione siano la stessa cosa, che poi sarebbe l’intepretazione classica di Copenaghen.
        Anche cambiando le dimensioni dell’osservatore il concetto è identico: sappiamo che il sasso è lì perchè lo osserviamo. Che senso ha sostenere l’ipotesi dell’esistenza di un sasso non osservato o di qualsiasi altra cosa senza averne alcuna informazione? Per quanto ne sappiamo, al di là del nostro orizzonte potrebbe dispiegarsi un cosmo caotico non adatto alla vita, oppure il medesimo universo ordinato che conosciamo. Ma ha senso parlare di qualcosa di cui non abbiamo alcuna informazione?
        Secondo me lo spirito non può, né potrà mai essere osservato, e dello spirito non potremmo mai avere un’informazione diretta ma solo indiretta, e quindi non scientifica.

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    • Mr. Crowley ha detto in risposta a vincenzo russo

      E’ il concetto di Matrix!.

      Dio e’ il programmatore!!!.

      Noi siamo esser che vivono in modo virtuale, quando moriamo entriamo nell’universo reale, cioe’ paradiso, purgatorio, inferno!.

      Interessante come idea.

      Beddamatrix!.

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  6. luca ferrara ha detto

    DIcevano i filosofi moderni, seguendo Tommaso, dal nulla nulla viene, ma questo non dimostra l’esistenza di Dio, e se pure si riesce a dimostrare l’esistenza di Dio, non si è ancora dimostrata l’esistenza del Dio cristiano che è Amore…solo se hai la fortuna ho la disposizione ad accoglierlo possiamo incontrarlo. Del resto una persona che crede nell’esistenza di Dio, ma non segue i precetti evangelici è un ateo…

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