Anche la German Medical Association contro eutanasia e suicidio assistito

La cultura cattolica è molto impegnata nel dibattito culturale circa la bioetica, ovvero le questioni morali legate alla medicina e alla biopolitica. E’ a tutti nota la posizione della Chiesa in difesa dell’essere umano dall’inizio del suo esistere (concepimento) alla morte naturale, respingendo da secoli attacchi gnostici, eugenetici, socialdarwinisti, nazisti e oggi radicali e laicisti, che hanno sempre voluto mettersi al posto di Dio (della natura per chi non crede), arrogandosi il diritto di decidere chi deve nascere e chi deve morire.

I più grandi alleati della Chiesa in questo dibattito, per quanto riguarda l’aborto, sono i medici e la tecnologia. Gli abortisti infatti sono costretti ad organizzare sempre più frequenti attacchi alla libertà dei medici di obiettare di fronte al lievitare del numero -attorno al 90%- di chi si rifiuta di eseguire l’uccisione di un essere umano, operazione chiamata tecnicamente “aborto”. Tutto è aiutato anche dall’ecografia 4D, che introduce anche la dimensione del tempo nell’osservazione del feto nel grembo materno, permettendo così alla donna di rendersi conto dell’abominio che sta compiendo. Non è un caso che il movimento pro-life negli USA stia finanziando l’acquisto di questi macchinari per permettere che ogni ospedale possa averne uno in dotazione.

Rispetto all’eutanasia, altro grande tema bollente dei nostri giorni, la questione non cambia: i grandi alleati alla voce cattolica e a tutti coloro che hanno a cuore il rispetto della vita umana (tra cui molti non credenti e agnostici), sono ancora una volta i medici, gli scienziati. Oggi, ad esempio, nel Regno Unito l’80% dei medici è contrario a eutanasia e suicidio assistito, secondo uno studio della rivista Palliative Medicine e proprio in questi giorni il presidente del Royal College of General Practitioners, Iona Heathha assunto attraverso uno studio  sul prestigioso British Medical Journal una posizione molto forte contro la legalizzazione del suicidio assistito.

L’Ordine dei medici francese pochi mesi fa ha condannato il dott. Bonnemaison, accusato di aver praticato eutanasia su quattro pazienti, mentre la New Zealand Medical Association un mese fa ha annunciato in un comunicato che l’eutanasia non è una pratica etica e non può essere tollerata in alcun modo. L’opposizione, ha continuato l’associazione professionale, rimarrà identica anche se la politica dovesse depenalizzarla o renderla legale.

Pochi giorni fa anche la German Medical Association, l’organo ufficiale di coordinamento dei medici tedeschi,  ha ribadito il deciso rifiuto verso l’eutanasia attiva (come già aveva fatto nel 2004) così come “l’uccisione del paziente”, affermando che «il coinvolgimento dei medici nel suicidio non è un compito medico». Nello stesso comunicato si sono scusati dell’aborto e dell’eutanasia eugenetica praticata dai medici durante il periodo nazista, primo periodo storico in cui queste attività vennero realizzate in modo sistematico.

 

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20 commenti a Anche la German Medical Association contro eutanasia e suicidio assistito

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  1. Michele Silvi ha detto

    Loro, che non ne sono direttamente responsabili, si scusano.
    In america si arrogano il diritto di imitare i nazisti…

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  2. CORRADO LUCIANI ha detto

    Morte naturale può essere un concetto molto elastico e altrettanto difficile è stabilire quando c’è accanimento terapeutico. Quel che è certo è che le strutture sanitarie hanno sempre meno personale, i familiari che debbono assistere pazienti terminali hanno sempre meno risorse economiche e lo stesso paziente, oltre a soffrire, sente di essere un peso. Viviamo in una società dove i lavoratori hanno sempre meno diritti e assistere un parente malato è un problema. Sarò un idealista ma credo che la Chiesa, più che interferire per avere certe leggi ad hoc deve pretendere una assistenza sanitaria più adeguata e, nel caso abbia sufficienti risorse economiche (secondo me ce l’ha) gestire ospedali modello che insegnino agli altri come va trattato un paziente. Più personale e meglio addestrato, anche dal punto di vista psicologico, e meno farmaci, una maggiore cura dell’ambiente e di alcuni dettagli (persino le barelle spesso sono talmente mal funzionali che per il paziente diventa avvilente restarci).

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  3. Anna F. ha detto

    Aspetto notizie della piccola Carlotta Maria , spero confortanti, da parte di papà Marco. Penso che molti che seguono il blog continuano a pregare per lei.
    Anna

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  4. stefan@ ha detto

    Ma leggetelo tutto il link alla release della German Medical Association. In realtà la loro posizione sul suicidio assistito si è ammorbidita, passando da “The physicians´ involvement in suicide contradicts medical ethics and can be punishable” nel 2004 a ““The physicians´ involvement in suicide is not a medical task.” nel 2011. Questo come riconoscimento di “the many different and individual concepts of morality of the physicians in a pluralistic society”.

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    • Rebecca ha detto in risposta a stefan@

      Non si è per nulla ammorbidito ma si è soltanto cambiato giudizio. La mutazione non è rivolta ad un ammorbimento ma al riconoscimento che non “è compito del medico”.

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    • Laura ha detto in risposta a stefan@

      Nel 2004 si parla di contraddizione, nel 2011 si dice che non è un compito medico. Mi pare più o meno la stessa cosa, caro Stefan@.

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      • stefan@ ha detto in risposta a Laura

        Ah, quindi passare da una formulazione che indica il suicidio assistito come contrario all’etica medica e punibile ad un’altra in cui si accetta l’esistenza di visioni etiche che lo contemplano e si afferma semplicemente che non è compito medico, per te è “più o meno” la stessa cosa. Complimenti.

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    • Antonio72 ha detto in risposta a stefan@

      stefano@

      Riprendo ciò che disse un celebre fisico e lo traduco in una massima con valenza sociale: quando si suddivide la materia si arriva ad un punto in cui la suddivisione perde di senso.

      Quando si vuole pluralizzare la società si arriva ad un punto in cui la pluralizzazione perde di senso, e quindi anche la società stessa.

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      • Marco Comandè ha detto in risposta a Antonio72

        La società in è stessa non esiste, ma è la somma di individualità e delle aggregazioni sociali in cui si riconoscono gli individui. Quindi il tuo aforisma è un non senso, o meglio è esageratamente platonico.

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    • Antonio72 ha detto in risposta a stefan@

      Si potrebbe anche dire: lo stadio successivo di una società liquida è l’evaporazione sociale.

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