La neuroteologia: un verdetto sulla fede?


 

di Maria Beatrice Toro
*psicologa e psicoterapeuta

 

Nell’ultimo decennio si sono moltiplicate le ricerche in merito alla “neuroteologia”, ovvero lo studio della correlazione tra la percezione soggettiva di spiritualità e la chimica del cervello umano. Si tratta di un  campo di studi in espansione, che si presta bene a riflessioni di stampo sia psicologico che religioso. La questione centrale della neuroteologia è rappresentata da una domanda: in che modo il funzionamento del cervello influisce sulla capacità di fare esperienze di tipo spirituale/ religioso? La domanda in sé mostra un deciso spostamento di focus rispetto alla precedente posizione psicologica (che possiamo definire “scientista”), che affermava con decisione la totale irrazionalità della fede. In tempi postmoderni, in cui vecchie contrapposizioni sembrano meno significative, anche la contrapposizione fede/ragione sembra poter esser superata o, almeno, letta sotto una nuova luce.

La capacità di connettersi con il trascendente, qualcosa che vada oltre il proprio sé, rappresenta l’aspetto centrale della spiritualità, riscontrabile in diverse culture e religioni. Tale abilità trova delle corrispondenze nell’attitudine – riscontrabile a livello cerebrale – che alcune persone presentano in modo spiccato, di minimizzare il funzionamento del lobo parietale destro ed enfatizzare l’uso di altre zone. Attraverso la preghiera e la meditazione (che funzionano come un training che sviluppa le sopracitate abilità) si ottiene un progressivo affinamento della capacità di entrare in contatto con la dimensione spirituale.

I nuovi studi – pubblicati su International Journal of the Psychology of Religion – mostrano che la situazione neurologica corrispondente all’esperienza spirituale è più complessa di quanto avessero ipotizzato i primi studi di Newberg e D’Aquili: più che un’area distinta, secondo gli scienziati della University of Missouri, si tratterebbe di molteplici aree che si attivano secondo uno schema peculiare. Il dato della inattivazione del lobo parietale destro rimane confermato (basti pensare che chi subisce una lesione in quest’area tende a disinteressarsi di sé, aprendosi maggiormente agli altri e al trascendente),  mentre le altre aree coinvolte risultano essere il lobo frontale, ma anche zone sottocorticali. La spiritualità, in base a questi studi, ci appare come un qualcosa di dinamico che utilizza diverse parti del cervello per poter essere sperimentata.

Ma perché è così importante la capacità di inattivare il lobo parietale destro? Esso comprende aree destinate alla capacità di orientarsi nello spazio e nel tempo, che vanno perdute nell’esperienza spirituale. Diverse tecniche meditative sono orientate ad astrarsi dalla dimensione spaziotemporale concentrandosi su un punto o su una sequenza di parole: ciò apre la mente verso un’esperienza qualitativamente diversa, di attenzione a “qualcosa di più grande”. Brick Johnstone, professore di psicologia della salute, ha studiato venti individui con un trauma cerebrale che coinvolgeva il lobo parietale destro, trovando che si sentivano meno concentrati su se stessi e maggiormente disposti verso la spiritualità. In più, le persone religiose riescono ad attivare il lobo frontale, contemporaneamente alla disattivazione del lobo parietale destro.

Possono tali dati darci un verdetto sulla fede? La neuroteologia ci offre una serie di interessanti informazioni, come abbiamo visto, su alcuni nessi tra spiritualità e cervello: i “sensi” spirituali di cui parla la teologia trovano un loro corrispondente neurologico; e, aggiungerei, nulla di meno, nulla di più. La scienza, lo sappiamo, è una questione di metodo: un modo di conoscere la realtà attraverso prove, verifiche, falsificazioni, che non si muove, di per sé, nè in direzione religiosa, nè antireligiosa. Volerne fare un giudice di cosa sia vero e cosa non lo sia è, a mio parere, contrario allo spirito scientifico medesimo, che non pretende di trovare una verità ultima, ma, al contrario, cerca incessantemente di trovare ipotesi soddisfacenti per spiegare i fenomeni naturali; si tratta di ipotesi che vengono, nel tempo, soppiantate da idee nuove, in un movimento progressivo. Non credo, allora, che la neuroteologia “smascheri” la spiritualità rivelando la sua natura di effetto (o malfunzionamento) elettrico del cervello, ma, nemmeno, che mostri il “perché” dell’esperienza spirituale. La scienza mostra come i fenomeni avvengano, il “perché” è qualcosa di non scientifico.

Esiste, in base alla neuroteologia, una funzione del cervello che produce un senso di connessione con il trascendente: se si tratti di un “effetto collaterale” dell’evoluzione di altre abilità fondamentali per la sopravvivenza, quali la solidarietà e una disposizione speranzosa verso la vita, o della prova che l’uomo è capace di Dio, non sta alla ricerca neurologica spiegarlo; resta una questione di fede. Tentare di ridurre la spiritualità a movimenti neuro elettrici o, d’altro lato, voler usare i neuroni come prova dell’esistenza di Dio, possono esser visti come vestigia di antichi dibattiti, che opponevano scienza e fede. Eppure tante volte si è affermato che la scienza non può  provare, né confutare la veridicità di proposizioni metafisiche: si tratta di un upgrade di tale metodo oltre i suoi confini. La fede è un modo di fare esperienza diverso, che fa entrare il credente in una dimensione conoscitiva peculiare; oggi sappiamo che si entra in questa dimensione attraverso un funzionamento “tipico” del cervello. Il corpo umano funziona in modi diversi a seconda dei compiti che svolge: quando percepiamo qualcosa con la vista, si attiva il lobo occipitale, ed è bene saperlo, ma, per evitare commistioni improbabili, non è lì che dobbiamo cercare se la cosa vista ci sia davvero o se sia solo un’illusione dei sensi.

 

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36 commenti a La neuroteologia: un verdetto sulla fede?

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  1. Bichara ha detto

    Vorrei chiedere se si conosce un legame tra farmaci psicoattivi e in special modo antidepressivi e sentimento religioso
    Ho motivo di credere che ci sia un nesso…

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  2. Vincenzo ha detto

    Nella mia vita ho avuto occasione di avere svariate volte esperienze psicologiche che mi sento di definire “mistiche”. Queste sensazioni sono arrivate senza che io facessi nulla x provocarle o almeno cercare di indurle. Mi si sono presentate anche in momenti della giornata che nulla di solito hanno di “spirituale”. Inoltre in questi casi ero del tutto lucido e non avevo assunto alcuna sostanza che possa dare effetti di alterazione della psiche (non avevo bevuto neanche un goccio di vino). Queste sensazioni non lasciano storditi ma, al contrario, danno dopo una maggior energia e lucidità, anche sul lavoro. Ciascun “evento” dura qualche minuto. Penso che molte persone abbiano di queste esperienze, ma siano restie a confidarle x paura di essere prese in giro o addirittura di essere considerate psichicamente non normali. In merito a tutto ciò c’è una forte inibizione, soprattutto in ambienti di persone acculturate. Attualmente c’è una grande libertà nel discorrere di questioni legate alla sfera sessuale , entrando anche in particolari molto intimi senza alcuna remora, ma se si tocca un argomento come questo si ha spesso la sensazione di aver toccato una cosa sconveniente, un tabù.

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    • Bichara ha detto in risposta a Vincenzo

      Grazie di aver raccontato la tua esperienza.ma ti assicuro che il dono di avre queste esperienze è sconosciuta a me e credo a molti
      Io sono caduto nella trappola del materialismo e non vedo uscite..pregate per me…sono quasi 2 anni con l’anima in ginocchio perché ritorvo la gioia , la serenità e la fiducia che avevo prima…mi sento abbandonato dalla grazia di Dio..ma ho speranza perché sò che è amore e non mi lascerrà disperare fino alla morte

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      • Michele Forastiere ha detto in risposta a Bichara

        Coraggio, amico mio! La “notte oscura” è stata certamente sperimentata dai santi. Credo, anzi, che nessuno di loro sia stato immune dalla sensazione di essere abbandonato da Dio o di aver perso la fede; e questo per periodi più o meno lunghi: per qualcuno, come Santa Teresa di Calcutta, durò quasi tutta la vita! Anche San Pio da Pietrelcina ne soffrì atrocemente in gioventù. Se cose del genere succedono ai santi, figuriamoci a noi poveri peccatori!
        Di nuovo, coraggio! 🙂

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        • Bichara ha detto in risposta a Michele Forastiere

          Grazie Michele 🙂
          E’ un caso che il Signore suscita te che ti chiami Michele ad incoraggiarmi e che il tuo nome significa chi è come Dio – mi ca El ?????????????

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    • Antonio72 ha detto in risposta a Vincenzo

      @Vincenzo

      Anch’io ho avuto esperienze di questo tipo, anche se non so se definirle mistiche o altro. Per la precisione due volte e per pochi minuti, e come giustamente affermi, del tutto spontanee, senza che facessi alcunchè per provocarle e senza che fossi minimamente in uno stato alterato o eccitato.
      Anzi tutto al contrario.
      Poi leggendo qua e là ho trovato una spiegazione scientifica o meglio neuroscientifica di questa esperienza, in particolare nel libro “La scoperta del giardino della mente. Cosa ho imparato dal mio ictus cerebrale” della neuroscienziata e ricercatrice Jill Bolte Taylor.
      In un brano viene descritta pari pari la mia stessa “esperienza mistica”, anche se ovviamente io non ho mai avuto nessun problema cerebrale né subito operazioni chirurgiche a cranio aperto, come purtroppo è accaduto a quella giovane scienziata.
      Lei, da scienziata, non può che darne anche una spiegazione scientifica, anche se il libro è tutt’altro che un saggio scientifico, anzi racconta una esperienza di vita vissuta dal punto di vista umano ed emozionale. Secondo questa spiegazione nell’emisfero sinistro è presente un’area che definisce i “confini geografici” della nostra corporeità, che nel caso della neuroscienziata, è stata momentaneamente inibita. Devo dire che questa lettura ha avuto su di me un effetto ambivalente e contrastante: da una parte sono contento di essere venuto a conoscenza di esperienze simili avute da altri in quanto, come giustamente affermi, queste cose non si raccontano così alla leggera; dalla parte opposta sono rimasto deluso di sapere che una fettina di carne pulsante possa rendere conto di una esperienza che ti lascia con la certezza che la trascendenza non sia una chiacchera da visionari o allucinati, ma che sia reale e sempre presente nell’esistenza di qualsiasi uomo, anche se ne può avere la consapevolezza solo per pochi minuti. Ed è una trascendenza totalizzante molto strana, in cui si “sa” di essere parte di un bene universale, ed allo stesso tempo di essere noi stessi quel bene.

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    • pasto nubium ha detto in risposta a Vincenzo

      @Vincenzo
      Non sempre si tratta di inibizione: quelli di cui parli sono momenti preziosi e come tali non vanno banalizzati col bla bla delle esternazioni quotidiane, vanno covati e tesaurizzati, per condividerli s’ha da scegliere il momento e l’ambiente e il modo opportuni, perché attiene alla ‘sfera’ del sacro.
      @Bichara
      Non confondere l’esperienza mistica con le allucinazioni. Le sostanze psicotrope possono aiutare chi già vive il sacro come parte integrante della propria esistenza e che le sa gestire, come gli sciamani, per gli altri possono essere solo surrogati altamente tossici, creano illusioni, finzioni, poi magari ti fregano. Quanto al materialismo: in una certa dose serve a vaccinarci contro spiritualismi e spiritismi ingannevoli e travianti (ne è piena la ‘new age’). Se ti trovi in un periodo difficile cerca una guida, una persona di cui fidarti veramente e prenditi cura di qualcuno o di qualcosa, un animale, un orto o delle piante, aiuta qualcuno e qualcun altro aiuterà te. L’esperienza mistica è un’esperienza di apertura verso il creato, un perdersi per ritrovarsi, con gli altri, mai da soli. Tien duro, ma sii gentile con te stesso.

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      • Bichara ha detto in risposta a pasto nubium

        Grazie nubium , non era mia intenzione confondere esperienze mistiche e allucinazioni anche perche queste ultime hanno un quadro fenomenologico ben inquadrato in psichiatria…ma ho letto che le malattie epilettiche specialmente al lobo parietale causano esperienze mistiche(es.Paolo di tarso, Maometto e altri) e in taluni delle crisi epilettiche potrtarono a vere coversioni
        Gli antidepressivi non c’entrano con le allucinazioni ma con i neurotrasmetittori monoaminergiche che hanno a che fare con l’umore..ho una esperienza diretta di spiritualità alterata dal bupropione (quello che aiuta a smettere di fumare per intenderci) e non con gli inibitori della ricaptazione della seretonina (prosac & co.)o altri tipi

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    • Sophie ha detto in risposta a Vincenzo

      Cosa ti succede con precisione?

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  3. Michele Forastiere ha detto

    Articolo interessantissimo, che condivido totalmente!

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  4. Alcor vega ha detto

    Non cè dubbio ? e le fonti scusa ? in base a quale fonte a quale psichiatra e a quale ECG possiamo formulare una simile diagnosi?

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  5. Alcor vega ha detto

    Non cè dubbio ? permettimi io ho molti dubbi ed è ancora molto da studiare questo settore ed è molto complesso
    a parte che sono supposizioni ma senza scendere nello scientifico
    sè ammettiamo che Paolo era affetto di epilessia ammettiamo che non ci fù nessun progetto divino e nessun intervento su di esso quindi praticamente costruiremo tutta una colonna portante della società su semplici visioni?

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  6. Vincenzo ha detto

    @ Bichara (e Alcor vega). Non si può certo affermare che le esperienze mistiche di S. Paolo siano dovute a crisi epilettiche. Infatti, quali prove o anche solo indizi abbiamo a distanza di quasi 2000 anni? Se si afferma che solo la malattia mentale porti alle sensazioni mistiche si è evidentemente prigionieri di uno schema mentale “odifreddiano”, del tipo: “visto che la trascendenza non può e non deve esistere, in quanto tutto deve ricadere nell’ambito dei fenomeni esaminabili scientificamente, ne consegue che le esperienze mistiche non possono che essere il frutto di un malfunzionamento cerebrale “. Significativo che, a tal proposito, proprio Odifreddi, in uno dei suoi ultimi libri sulla matematica abbia apertamente insinuato che le esperienze mistiche del grande Blaise Pascal siano dovute ad una malattia mentale conseguenza di una caduta. Forse è anche x questo Suo dare x certe opinioni simili alle “odifreddure” che Lei, Bichara, è in crisi di fede. Le auguro sinceramente di superare questo Suo brutto momento.

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    • Bichara ha detto in risposta a Vincenzo

      Lasciamo stare Odifreddi (può elucubrare come piace a lui)Vincenzo,a distanza anche di secoli, ho letto recentemente che il califfo Harun Al Rashid ,da come descrivono i suoi comportamenti:urinava spesso e aveva sempre sete e mori di causa attribuibile a complicanze diabetiche..era appunto diabetico e cosi le allucinazioni di Maometto “che continuava a vedere indipendentemente dalla direzione degli occhi o la testa” e che aveva perdite di coscienza improvvise e brevi e altre allucinazione uditive:”il suono della campana mentre riceveva i versetti coranici ecc..si puo fare diagnosi postuma , ma il legame tra epilessia e sentimento religioso resta un mistero
      a prop. l’epilessia malattia neurologica non mentale perche non ha effetti sulle facoltà mentali..come depressione , schizzofrenia , paranoia…respettivamente umore , capacita di destinguere immaginazione dalla realtà e convinzioni improbabili

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      • Vincenzo ha detto in risposta a Bichara

        Il fatto che l’epilessia possa dare anche sensazioni di tipo mistico è certo (vedasi anche a tal proposito le testimonianze, in qualità di sofferente di tale malattia, del grande scrittore russo Dostoiesvskj). Però non tutte le situazioni psicologiche definibili “mistiche” devono x forza di cose essere ricondotte ad uno stato patologico. In relazione a quanto da me testimoniato nell’intervento di cui sopra, penso di essere sempre stato in buono stato di salute mentale.

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  7. Jerry52 ha detto

    Intanto vorrei complimentarmi con tutti per il tono cortese usato fin qui, cosa che non è spesso capitata altre volte. Poi vorrei far notare che il risultato di una ricerca scientifica va interpretato correttamente: pochi anni fa era uscito già un articolo più o meno simnile, in cui si sosteneva che, poiché stimolando una certa zona del cervello si aveva l’esperienza della presenza di Dio, allora Dio non esisteva. Io che sono medico, parlandone con un mio amico sacerdote, gli facevo notare che,spesso,durante gli interventi neurochirurgici, si stimolano delle aree cerebrali. Allora il paziente operato può avere esperienze visive, tattili e sensoriali in generale. (ad esempio può vedereuna fragola, un cane, un bambino).Questo dimostra forse che la fragola, il cane ed il bambino non esistono, perché sono il prodotto del suo cervello? Attenzione, quindi: i dati sperimentali sono una cosa, interpretarli correttamente un’altra.
    Per Bichara: l’esperienza del contatto col divino è bellissima, ma forsa Dio apprezza ancora di più chi continua a cercarLo mentre non lo trova. Un abbraccio a tutti.

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    • Antonio72 ha detto in risposta a Jerry52

      Mi dispiace Jerry52 ma il suo paragone tra l’esperienza delle fragole e l’esperienza di Dio non è pertinente.
      Mentre la prima è un’esperienza che tutti hanno avuto e su cui tutti possono concordare, l’ultima non lo è affatto, e credo nemmeno per lo stesso soggetto che ha avuto l’esperienza della presenza di Dio.
      In altre parole, avere l’esperienza della presenza di Dio non può essere, né mai sarà, un’esperienza oggettiva valida per tutti. Nel senso che si può avere tale esperienza in migliaia di modi diversi o solo credere di averla avuta. Insomma chi può stabilire oggettivamente, e quindi scientificamete, quale sia esperienza di Dio e quale non lo sia? Non a caso le veggenti, le quali dicono di avere avuto visioni oggettive in quanto comuni a più soggetti (si pensi a Lourdes), vedono pur sempre un’entità su cui tutti possono ammettere l’esistenza, atei compresi. Ovvero per questi ultimi una donna con un velo che riprende le varie statue che rappresentano la Madonna e di cui i pastorelli ed altri credenti hanno di certo avuto esperienza.
      Ma Dio chi lo ha mai visto o può vederlo? E chi può dire cosa significhi avere l’esperienza della presenza di Dio?

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      • Jerry52 ha detto in risposta a Antonio72

        Cerco di chiarire il mio pensiero: l’esperienza “DI Dio” è per sua natura indicibile ed incomunicabile, come del resto troviamo nella Bibbia (“Dio nessuno l’ha mai visto”) e negli ardui tentativi di comunicare le esperienze mistiche. Un classico quale “La nube della non-conoscenza” afferma proprio questa difficoltà nel fare e comunicare l’esperienza della presenza di Dio. E fin qui siamo d’accordo. Ma veniamo alla fragola e all’oggettività: forse stimolando un’area del cervello posso far rivivere una particolare esperienza già vissuta, in cui ricordo bene QUELLA fragola che ho mangiato: questo sarebbe relativamente oggettivo (dico relativamente perché poi posso trovarla più dolce di quanto sembrerebbe ad un altro). Ma è più facile che io provochi l’IDEA di fragola,ed allora questa sarebbe la sintesi di tutte le fragole che ho mangiato in vita mia, una fragola ideale, con l’aggiunta del mio gusto personale, e allora l’oggettività andrebbe a farsi benedire. In effetti il discorso sull’oggettività di qualsiasi cosa, comprese le percezioni sensoriali, ci porterebbe troppo lontano.
        Quello invece che intendevo è che non bisogna aver fretta di interpretare i dati di una ricerca: in fondo, stimolando un’area cerebrale posso ottenere immagini, ricordi, sensazioni, ma anche idee, astrazioni, non necessariamente derivanti da esperienze sensoriali. Un altro esempio: i Parkinsoniani hanno spesso la sensazione che ci sia qualcuno dietro di loro (anche se non è vero). Ovviamente questa non è un’esperienza paranormale, ma derivata da un’attivazione cerebrale, non di natura epilettica.
        Allora, quello che in sintesi volevo dire è: stiamo attenti ad attribuire un significato a ciò che otteniamo stimolando aree cerebrali: questo non può provare né negare l’esistenza di Dio.

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        • Antonio72 ha detto in risposta a Jerry52

          Ora, è leggermente più chiaro anche se qualsiasi idealità soggettiva della fragola non può che riferirsi all’ente fragola, che è oggettivo. Cosa che evidentemente non può essere con l’ente Dio, non essendo oggetto dell’esperienza. Per es. gli stessi parkinsoniani hanno la sensazione che ci sia qualcuno dietro di loro, come d’altronde potrebbe avercela anche un soggetto sano. E questa sensazione è di certo soggettiva. Ma non si può dire lo stesso quando si voglia riferire la sensazione pura ad un oggetto, in quanto quest’ultimo può essere oggetto dell’esperienza o non esserlo affatto, quindi può essere rispettivamente un leone, un uomo o un albero, come può essere una fata, un folletto o un vampiro.
          Ma mentre nel primo caso nessuno può negare l’esistenza di un leone, un uomo o un albero, in quanto oggetti dell’esperienza e quindi verità oggettive, nell’ultimo tutti (o quasi) saranno portati a negare l’esistenza di una fata, un folletto o un vampiro, in quanto non oggetti dell’esperienza. Vale anche con Dio qualora durante l’esperienza mistica o presunta tale, Esso fosse considerato altro dal soggetto che l’esperisce, e non uno stato dell’essere.

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  8. Alcor vega ha detto

    bhe per esempio a Medjugore i veggenti sembrerebbero soffrire di epilessia eppure le indagini mediche non sono d’accordo sulla semeiologia purtroppo il sintomo in medicina non è sinonimo di malattia ,cioè chi ha il raffreddore ha il naso otturato ,ma non è necessariamente vero che chi ha il naso otturato abbia il raffreddore

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    • Raffaele ha detto in risposta a Alcor vega

      Ma, solo per curiosità, potrei sapere dove hai sentito che i veggenti di Medjugorje sembrerebbero soffrire di epilessia? No, perché tutte le commissioni mediche che hanno fatto test su di essi hanno escluso proprio l’epilessia, oltre a sogno e sonno. Lo sento per la prima volta.

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    • Gab ha detto in risposta a Alcor vega

      In realtà delle indagini mediche ci furono eccome. Una delle commissioni presiedute allora dallo stesso attuale Benedetto XVI diedero un definitivo parere negativo sulla questione “Medjugorie”. Oggi, per il fatto che le “visioni” continuano si sta preparando un’altra commissione. Probabilmente si darà l’ultima parola sul caso.

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      • Raffaele ha detto in risposta a Gab

        Gab, posso dirti con certezza che non c’è mai stata una commissione medica su Medjugorje con a capo Ratzinger, né tantomeno c’è mai stato un parere negativo sulla questione Medjugorje. O forse dovremmo chiarire cosa intendi x “negativo”. Se x “negativo” intendi che la Chiesa ha affermato la non soprannaturalità del fenomeno (constat de non supernaturalitate) ti sbagli, l’unico pronunciamento della Chiesa ad oggi è il non constat de supernaturalitate, cioè al momento non si può dire se sia soprannaturale o no, cioè la Chiesa non conferma, ma neanche smentisce Medjugorje. Vorrei capire cosa intendi tu x negativo, visto che tale parere non è negativo, ma attendista, è solo un rinvio. Inoltre ti informo che la commissione di cui parli è già stata costituita nel 2010, ha a capo card. Camillo Ruini, e non darà l’ultima parola sul caso, perché x dare l’ultima parola bisogna attendere la fine dei fenomeni da valutare.

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        • Raffaele ha detto in risposta a Raffaele

          Ah, preciso che l’attuale commissione è stata istituita presso la Congregazione della dottrina e della fede, ed è diversa dalle commissioni che finora hanno vagliato i fenomeni. Le commissioni che hanno finora indagato sono commissioni prettamente mediche, composte da un equipe italiana quella dell’84, da un equipe dell’università di Montpellier nell’85, da un’altra commissione italiana nel 98 e da una commissione francese nel 2005. L’attuale commissione è invece costituita prevalentemente da cardinali e religiosi, ma non so se si avvarranno anche di medici.

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        • Alcor vega ha detto in risposta a Raffaele

          Come non ci sono indagini mediche per epilessia ? Nè sei certo ?

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          • Raffaele ha detto in risposta a Alcor vega

            Si, ne sono certo perché le ho studiate una per una. Un anno e mezzo fa ho iniziato con UCCR la mia collaborazione e il primo lavoro che mi è stato assegnato è stato questo, quello di studiare tutto ciò che di medico è stato prodotto su Medjugorje. Ho prodotto un lungo dossier che riassume in modo semplice e comprensibile anche a chi non è pratico di medicina i risultati che si sono avuti, commissione x commissione. Metteremo anche i tracciati ECGgrafici ed EEGrafici in modo d facilitare la comprensione di quanto detto per iscritto. Inoltre mi sono procurato molti video di tali studi, alcuni ce li ho in esclusiva, altri sono estrapolati dalle varie trasmissioni televisive che si sono fatte su questo. Il testo è pronto, ma il lavoraccio sta nel tagliare uno x uno i video, ed inserirli al posto giusto, quindi giustamente la redazione UCCR si sta prendendo tutto il tempo x fare ciò. D’altronde non mi pare affatto una priorità, sono molto più contento di leggere le ultimissime, x quello c’è tempo e un po’ alla volta pubblicheremo tutto. Oltre al dossier riassuntivo, che si limita ad elencare schematicamente i risultati, ci saranno anche sezioni dedicate all’approfondimento degli studi delle singole commissioni (si tratta di decine o centinaia di pagine x ogni commissione) in cui si spiega x filo e x segno ciò che è riassunto nel dossier. Infine, quando il tutto sarà pronto, scriverò una sezione sulla posizione della Chiesa (quella ancora non l’ho scritta, ma ho già letto tutto il materiale), e (questo veramente se avrò tempo, ci sta che ci vogliano anni) farò una sezione dedicata a tutte le obiezioni scientifiche che ci sono al fenomeno, partendo dalla lettura dei principali testi che confutano tali studi. Questo x fare in modo che ognuno si faccia una sua idea. Ti posso dire che c’è stato un chiaro pronunciamento sull’epilessia sia da parte della commissione di Montpellier dell’84, sia da parte della commissione italiana del 98. Addirittura quella dell’84 non ha ricercato tali segnali di epilessia solo nel tracciato EEGrafico, ma anche nella valutazione dei potenziali uditivi dell’esame otorinolaringoiatrico. Insomma ad oggi con certezza ti posso dire che non ci sono evidenze di epilessia nei veggenti, il che cmq non significa che il fenomeno sia veritiero. Significa solo che non sono epilettici, punto. Quando sarà pubblicato il dossier vedrai i nomi con le date in cui sono stati compiuti tutti questi studi, e laddove ne abbiamo i tracciati, verranno mostrati. Fidati che è interessante.

            che prima o poi pubblicheremo

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            • Raffaele ha detto in risposta a Raffaele

              il nome intendo dire studio x studio sarà indicato il nome del medico/dei medici che hanno compiuto il singolo esame

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  9. Alcor vega ha detto

    Raffaele ma guarda che non ho detto che sono epilettici ma le indagini scientifiche hanno sondato anche questo aspetto

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    • Raffaele ha detto in risposta a Alcor vega

      Ah, ok, avevo inteso la frase “i veggenti sembrerebbero soffrire di epilessia” come un’affermazione del fatto che avessero dei sintomi di epilessia. Cmq l’importante è chiarire che secondo gli studi svolti non soffrono di epilessia, sottolineo che ciò non sta ad indicare necessariamente che i fenomeni siano veritieri (ci sono però pronunciamenti scientifici sul fatto che si esclude la finzione).

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    • Raffaele ha detto in risposta a Alcor vega

      eh si, qui trovi molto, puoi trovare proprio i pronunciamenti di cui ti parlo. Ciò che pubblicheremo noi però sarà più comprensibile, più chiaro e anche più sintetico, con rimandi ad eventuali approfondimenti kilometrici

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  10. Alcor vega ha detto

    Si ho preso spunto dai veggenti perchè un osservatore avrebbe sicuramente chiamato in causa l’epilessia come nel caso di S.Paolo eppure di essa non si tratta ,ecco perchè poi ho fatto l’esempio del raffreddore

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