La fede presente anche nei vips

Il noto attore e conduttore televisivo Flavio Insinna, che dall’inizio di questo mese conduce un nuovo programma su Canale 5 dopo la morte del padre, che lo ha tenuto lontano dalle telecamere per un anno, ha commentato ad “Avvenire” la sua rinascita dalla depressione: «Quando mio padre è morto so­no rimasto settimane sdraiato per terra a guardare il soffitto, ero scarmigliato e ingrassato. Il dolore resta, ma la fede mi ha aiutato», ha spiegato. «Davanti a una prova come la morte, la fede può vacillare. Ho un rosario sempre in tasca, regalatomi da un amico sacerdote. E sono riuscito a resi­stere. Ho cercato disperatamente di non sen­tirmi tradito, se no avrei avuto la sensazione di avere perso una partita due volte. Se pen­sassi di essere tradito dalla mia luce più for­te che è la mia fede cattolica, sarei nel deser­to. Nel Padre Nostro diciamo “sia fatta la tua volontà”: e io mi piego, sbando, però mi sfor­zo di restare appigliato con testardaggine».

Anche la poco simpatica (questione di gusti) Luciana Littizzetto ha avuto modo recentemente di parlare di sé e del suo privato: «Penso che l’unico senso della vita sia scritto nel Vangelo, che contiene il messaggio più forte e moderno che ci sia. Ma dipende da chi te lo racconta. Modernizzarsi non vuol dire avere un profilo Twitter o mettere le omelie su Internet: la modernità sta nell’essere accoglienti rispetto ai dolori del mondo». Non solo, modernizzarsi significa paradossalmente affondare ancora di più le radici nella Tradizione cristiana, senza piegarsi allo svarione progressista, come invece lei fa (e invita a fare). Peccato comunque che il fazioso quotidiano Libero abbia subito strumentalizzato questa riflessione della conduttrice.

Il celebre soprano spagnolo Montserrat Caballe ha cantato presso la Sagrada Familia di Barcellona a conclusione del Cortile dei Gentili. Per l’occasione ha rilasciato un’intervista in cui ha spiegato: «Sono stata fortunato ad avere una grande fede, perché i miei genitori erano devoti e così l’hanno passata a me. Ma questa convinzione è radicata nella mia esperienza personale, e in particolare in un momento che ricordo con grande emozione: in uno dei miei viaggi sono andata a pregare in una chiesa ortodossa, ho ritenuto di dovermi scusare alla Madre di Dio perché non ero in una chiesa cattolica. Ma ho sentito una voce che diceva: “Tutto è la mia casa”. Ero pietrificata, ero pallida». La soprano spiega la forte emozione nel cantare opere religiose, specialmente se «in una cattedrale o nella Sala Nervi in Vaticano. E’ quasi come sperimentare la profondità del dolore della Madre di Dio. La fede ti dà così tanto! L’arte e la bellezza sono una via privilegiata per andare vicino a Dio».

Pochi giorni fa l’Atletico Madrid ha vinto la Europa League (ex Coppa Uefa) battendo l’Altetic Bilbao per 3-0, con due gol dell’attaccante Radamel Falcao. Alla fine dell’incontro Falcao ha tolto la maglietta mostrando una frase del Vangelo «Credi, tu Vedrai la gloria di Dio». Alla fine del match ha detto in un’intervista«Grazie a Dio per questo dono. Sono grato ai miei compagni di squadra e allo staff tecnico. Dedico la vittoria a Dio, a mia moglie, alla mia famiglia e a tutti gli appassionati dell’Atletico».

Restando nel mondo calcistico, il celebre calciatore tedesco Franz Beckenbauer  ha scritto (oltre a decine di altri sportivi e uomini noti tedeschi) un contributo per il libro-omaggio a Papa Benedetto XVI per il suo 85esimo compleanno. In un suo articolo recente sull’Osservatore Romano ha raccontato dell’incontro avuto con lui, in udienza priva nel 2005: «È difficile descrivere un momento simile. Il carisma che emana quest’uomo, la sua serenità interiore e la sua dignità, la sua cordialità: tutto ciò mi ha profondamente impressionato. Ho conosciuto tanti personaggi importanti, ma questo incontro è stato qualcosa di speciale, certamente uno dei momenti più commoventi della mia vita che non dimenticherò mai […]. Nel corso del breve colloquio consegnai a Papa Benedetto XVI il gagliardetto ufficiale dei mondiali Fifa 2006. Ringraziò e fece gli auguri a noi e alla nazionale per i mondiali giocati in patria, che è anche la sua patria. E poi disse: “Guarderò molte partite in televisione”. Del momento della consegna del gagliardetto esiste una foto che ci mostra tutti e due, Papa Benedetto XVI e me. Oggi, quando viaggio, porto sempre con me questa foto. È in cima a tutto nella valigia. L’incontro con Benedetto XVI ha cambiato qualcosa nella mia vita. Da allora vado di nuovo più spesso in chiesa. Quando, poco dopo i mondiali, il Papa è venuto in Germania, ho letto tutti i discorsi che ha tenuto durante la sua visita. In questi continuava a ripetere: “Andate in Chiesa e testimoniate”. Sono parole che ho preso a cuore».

Queste persone sono al centro della vita pubblica, mediatica, persone stimate ed emulate. E’ importante che questo sia il loro approccio -chi più chi meno- alla vita, anche loro sono chiamati -come dice Beckenbauer citando il Papa- ad essere testimoni di quel che davvero conta, al di là dell’effimero successo mediatico. Questo è lo spunto che ha portato alla pubblicazione del libro “Anche loro, inquieti cercatori” (Messaggero editore 2012) di Vito Magno, ovvero una raccolta di oltre cento interviste a uomini e donne del mondo della cultura, dello spettacolo e della religione.

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