A Washington viene riconosciuta l’obiezione di coscienza dei farmacisti

Certamente si ricorderà la pesante sconfitta incassata dai nemici della libertà di coscienza, devoti di Stefano Rodotà, quando vollero portare la questione dell’obiezione di coscienza dei medici al Consiglio d’Europa nell’ottobre 2010. Si aspettavano una risoluzione che restringesse tale facoltà e invece essa ne uscì ancora più tutelata. Nel marzo scorso, per quanto riguarda l’Italia, il Comitato Nazionale di Bioetica si è pronunciato a favore dell’obiezione di coscienza anche dei farmacisti che non vogliono dare la pillola del giorno dopo.

Il 22 febbraio 2012 nello stato di Washington (USA) un giudice federale ha stabilito che non si possono obbligare i farmacisti e i negozi a dispensare la “pillola del giorno dopo” contro le loro obiezioni religiose. La decisione è sicuramente meritoria, ma non andrebbe lanciato il messaggio che l’opposizione all’aborto sia solo una “questione religiosa”, sappiamo infatti quanti non religiosi sono nostri compagni di strada nel difendere la vita.

Segnaliamo un’intervista al prof. Cesare Mirabelli, noto giurista italiano, già Presidente della Corte costituzionale, il quale ha spiegato quali sono le basi del diritto alla vita e all’obiezione di coscienza in Italia: la legge 194 «protegge in maniera ampia l’obiezione di coscienza. Non ci può essere un interpretazione restrittiva alla legge perché il diritto all’obiezione di coscienza tutela un diritto fondamentale della persona, perciò tutte le attività che sono collegate all’interruzione volontarie di gravidanza non possono essere richieste a chi ha professato l’obiezione di coscienza»

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