Continuano le bugie dei radicali: pubblicato un video falso

Il Partito Radicale non è mai riuscito a superare l’1% di consensi, eppure riesce comunque ad avere un forte peso mediatico. E’ una vera anomalia italiana, non troppo facilmente spiegabile. Abbiamo già smascherato numerose loro falsità, come la propaganda radicale circa l’innocenza e la non pericolosità della Cannabis ad esempio.

Abbiamo anche sottolineato il loro rapporto “morbido” con i pedofili e sopratutto la loro difesa verso chi crea e visita siti web con immagini pedopornografiche. Sei bambini su dieci vengono adescati dai pedofili attraverso la rete e loro affermano, attraverso l’on. Marco Cappato segretario dell’Associazione Luca Coscioni e deputato europeo radicale: «Mi pare che i radicali siano stati e siano molto chiari nel denunciare i metodi da caccia alle streghe sui casi di pedofilia, così come il proibizionismo su internet […] Al centro delle varie operazioni antipedofilia c’è stata la demonizzazione di Internet, con procedimenti penali anche a carico di chi ha semplicemente visitato siti pedofili». Maurizio Turco, vicepresidente vicario del Partito Radicale, in risposta ad un articolo apparso su “Libero” in cui si chiedeva di bloccare il traffico di materiale pedopornografico in internet, ha scritto: «In uno Stato di diritto, essere pedofili, proclamarsi tali, o anche sostenerne la legittimità non può essere considerato reato […]. Si tratta di affermare il diritto -senza virgolette- di tutti e di ciascuno a non essere condannati -e nemmeno giudicati- sulla base della riprovazione morale che altri possono provare nei confronti delle loro preferenze sessuali». Su questa scia d’onda, sempre l’onorevole Marco Cappato, ha difeso nel 2006 al TG2 il diritto dei pedofili olandesi ad avere il loro partito politico, esprimendo il desiderio che la pedofilia venga regolata da leggi, «così non ci sarebbe violenza ma soltanto “amore”».

L’ennesima operazione losca dei radicali è per fortuna stata svelata su tantissimi quotidiani in questi giorni. Indaffarati nel voler togliere ogni esenzione ICI al mondo no profit e alla Chiesa, hanno infatti pubblicato un video risultato essere fonte di informazioni completamente false. Volevano infatti a tutti i costi dimostrare che la Diocesi di Ferrara non paga l’Ici su alcuni immobili di sua proprietà. Il video è stato pubblicato sul sito de “Il Corriere della Sera” e ha avuto ampio risalto. Peccato che il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani abbia annunciato che è stato commesso un “errore madornale” e che «l’arcidiocesi e il Seminario l’Ici la pagano. Eccome!». Ha anche riconosciuto che «Dietro questa vicenda c’è anche tanta politica», forse lasciando intendere alla pressione subita dai radicali. Il sindaco ha poi chiesto scusa, chiedendo «ai radicali ma anche all’editore che lo ha messo in rete, di ritirarlo per non perpetuare l’ingiustificata accusa nei confronti della Chiesa di Ferrara, con relativo e inaccettabile danno di immagine». Ha poi accennato alla «manutenzione straordinaria per la cattedrale di cui la diocesi si fa carico. Questa presa di responsabilità della Chiesa nei confronti di un patrimonio che appartiene a tutta la città deve essere invece sottolineata con forza». Ma ormai il danno è stato fatto. Il “Corriere” ha tolto il video dalle sue pagine e ha pubblicato un “articolo di riparazione” (in realtà su “Corriere TV” il video c’è ancora, anche se non sembra essere funzionante). “Avvenire” ha parlato di «falsità cattiva, montata scientificamente, ma non con scrupolo», e ha accusato i quotidiani di lasciarsi fregare dai radicali senza incrociare le fonti e senza verificare le bufale che inventano settimanalmente. Si legge: «è la conferma di una pericolosa degenerazione del buon costume civile e giornalistico. È una deriva che si può e si deve fermare». La presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia dice di avere acquisito il materiale che poi porterà in Consiglio.

I radicali, al posto di chiedere scusa, hanno incredibilmente dichiarato di essere «più di chiunque altro parte lesa», quindi più della Chiesa e della Diocesi di Ferrara che paga regolarmente l’Ici e viene diffamata comunque dalla stampa. Dicono anche che chiederanno i danni al Comune e ad “Avvenire”. Sul loro sito web (di Ferrara) il video comunque rimane presente e anche l’articolo che lo introduce dove si chiede di «diffondere questo video il più possibile». Al patetico vittimismo radicale ha risposto monsignor Danillo Bisarello, direttore dell’Ufficio amministrativo diocesano di Ferrara ed economo del seminario, e quindi della diocesi, a sua volta diffamato dai radicali: «Mi sono sentito profondamente offeso. E’ stata pubblicata una mia intervista in cui affermavo che nella nostra diocesi tutti gli enti ecclesiali pagano l’Ici per gli immobili non destinati esclusivamente al culto, per un importo di oltre 200mila euro annuali. Posso perciò confermare quanto dicevo nell’intervista rilasciata a dicembre: non basta la presenza di una cappella per il culto, all’interno di un’attività commerciale, per ottenere l’esenzione». Lo stesso giorno i radicali hanno chiesto all’assessore al Bilancio del Comune di Ferrara, Luigi Marattin (qualcuno già gli chiede, giustamente, le dimissioni), se per un certo elenco di strutture (hanno scelto solo enti ecclesiastici, tanto è profonda la loro ideologia anticlericale) ed egli ha sbagliato a dare le informazioni. Tuttavia i radicali , continua mons. Bisarello, «ovviamente non hanno contattato me personalmente, né i miei collaboratori. Gli avrei impedito di prendere una bella cantonata». Se fossero persone non ideologiche dunque non avrebbero sbagliato, se fossero!

 
AGGIORNAMENTO 23/02/12 DELLE 15:07
“Magicamente” il video della bugiarda inchiesta è stato rimosso dal sito web dei Radicali di Ferrara e sono state perfino barrate alcune frasi che invitavano alla diffusione dei contenuti.

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