L’ipocrisia dei Radicali, finanziati con milioni di euro per la loro radio

Finalmente anche “Il Corriere della Sera”, seppur a pag. 13, si occupa del finanziamento pubblico a Radio Radicale. Lo stesso partito che finge di contrastare il rimborso delle spese elettorali ai partiti (anche perché sa bene che essendo ignorato dai cittadini non ci guadagnerà mai nulla in ogni caso), ma che poi si è sempre comportato peggio di tutti gli altri partiti politici.

Maurizio Turco e Mario Staderini difendono strenuamente il finanziamento pubblico alla loro radio politica, sostenendo che offre un servizio pubblico trasmettendo le sedute parlamentari. Peccato che siano anche commentate quotidianamente da Marco Pannella, che ogni giorno vi sia una lettura anticlericale dei quotidiani, che si dia voce agli incontri sui costi della Chiesa, che si parli di aborto, eutanasia, omosessualità senza contraddittorio e così via. Peccato che solo il nome, Radio Radicale, sia uno sponsor del peggior partito politico sulla scena italiana e che dunque lo Stato stia facendo pubblicità diretta, con i soldi dei cittadini, ad un partito politico assolutamente e fortunatamente di minoranza. I radicali, oltretutto, sono gli unici ad aver chiamato la loro radio come  il loro partito, c’è anche “Radio Padania” -è vero-, ma i leghisti non prendono nulla per essa, ma solo per il loro quotidiano.

In sei anni, si legge, i contribuenti hanno versato 60 milioni di euro in sei radio di partiti politici. In cima al podio, dice correttamente l’articolo, c’è Radio Radicale che si ciuccia «decine di milioni di euro per un servizio di diretta parlamentare che fa pure la Rai, e che riceverà quest’anno altri 4 milioni euro». Poi c’è la radio dei Verdi, “Ecoradio”, tre radio vicine al PD, “Roma Città Futura”, “Radio Galileo” e “Radiondaverde”, e una vicino alla Lega veneta. Ma nulla incassa soldi pubblici come gli ipocriti radicali.

Come ha scritto giustamente Francesco Agnoli su “Il Foglio”, parlando dell’8×1000: «sui soldi, quelli liberamente donati alla chiesa, c’è sempre un Curzio Maltese qui, un Radicale là, pronto a lanciare anatemi, a ripetere slogan, a riciclare luoghi comuni di piombo spacciati per oro puro. Non temono l’ipocrisia di parlare dal pulpito offerto loro dal miliardario di turno, o da una radio che costa ogni anno ai contribuenti italiani milioni di euro, e che è, nel contempo, molto spesso, espressione rancorosa di una chiesuola nichilista (che propone l’aborto al posto del battesimo, l’eutanasia dell’estrema unzione, e la droga libera come surrogato dell’eucaristia)». 

 

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