Beatificati alcuni martiri della rivoluzione anticlericale spagnola del 1936

Nel maggio scorso abbiamo segnalato la pubblicazione di un volume in italiano sulla guerra civile spagnola del 1936, durante la quale -come ha detto Gabriele Ranzato, docente ordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa-, «le sinistre spagnole misero in atto contro la Chiesa una vera e propria persecuzione religiosa».

E’ arrivata recentemente la notizia della beatificazione di diciannove religiosi assassinati esclusivamente e indubbiamente in odio alla fede durante la Guerra Civile (nella foto due suore catturate). Padre Emilio Santa María, sacerdote mercedario, postulatore della causa dei martiri mercedari, ha risposto ad alcune domande per Zenit.it, spiegando che «la maggior parte morì nella regione di Lérida (o Lleida, in Catalogna, ndr), dominata dai repubblicani chiamati “rossi”, che erano comunisti, anarchici, socialisti radicali e massoni che nutrivano un fortissimo odio alla fede». Qualcuno può pensare che fosse una questione politica, ma non è così: «in quel momento non era per nulla una questione politica. Franco si sollevò nel luglio del 1936 e alcuni di loro morirono prima di allora, pertanto, non aveva una connotazione politica, né di sostegno a Franco né simili. Nel 1931, durante la Seconda Repubblica, i vescovi dissero pubblicamente che si poteva coesistere tranquillamente con la repubblica. Un’ulteriore prova che non ci fu alcuna connotazione politica è che venivano perseguitate non solo persone, ma anche distrutti conventi, chiese, rubati e bruciati oggetti religiosi, ossia tutto quello che rappresentava la fede cattolica. Li uccisero per il fatto di essere preti e frati».

Il religioso spiega cosa significhi essere “martiri” secondo la Chiesa cattolica: «nel martirio la chiesa prende in considerazione tre fattori: un atto violento con l’effusione del sangue, che provoca la morte, anche se non immediatamente, per esempio dopo giorni in seguito ai maltrattamenti subiti; da parte dell’aguzzino ci deve essere l’odio alla fede, come è successo in Spagna; chi muore accetta volontariamente il martirio ma non lo cerca, quando gli tocca lo accetta, per Cristo e per la fede». Una riflessione finale: «In Spagna, in quei tre anni furono uccisi dodici vescovi, 4mila sacerdoti e mille religiosi, oltre a migliaia di religiose e laici. E ci si chiede come sia possibile che in tredici anni il comunismo, un’ideologia atea e violenta, sia penetrato tanto nella società spagnola. C’erano anche la massoneria e un anticlericalismo spagnolo venuti da lontano. Queste persecuzioni, tuttavia, diedero molto frutto: dopo la guerra si registrò una straordinaria fioritura di vocazioni, confermando il tradizionale detto, secondo cui che il sangue dei martiri si è trasformato in semina vocazionale».

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