L’Occidente e l’ONU accusati di aver promosso l’aborto selettivo in India

All’inizio di giugno il nostro Aldo Vitale commentava l’incredibile sproporzione tra maschi e femmine in India a causa dell’aborto selettivo (cfr. Ultimissima 10/6/11)

Su questo argomento un recente saggio sta alzando un grosso polverone negli Usa e in Europa. Si chiama “Unnatural Selection” ed è scritto da Mara Hvistendahl corrispondente della celebre rivista “Science”. La Hvistendahl accusa senza mezzi termini l’Occidente di aver avuto un ruolo di primo piano nella situazione asiatica. Suggerisce che i governi occidentali hanno promosso attivamente l’aborto e la selezione del sesso, favorendo le politiche di liberalizzazione dell’interruzione di gravidanza e sovvenzionando le vendite dei macchinari ad ultrasuoni come una forma di controllo della popolazione. Accusa ad esempio il Population Council di aver inviato suoi rappresentanti in India per fondare un dipartimento di fisiologia della riproduzione, il quale avrebbe poi inaugurato la selezione sessuale con conseguente aborto di centinaia di feti femminili. La scrittrice (sedicente agnostica) non si vuole allineare con i pro-life o i pro-choice, riservando critiche ad entrambi, come quella di essere troppo concentrati sulle questioni di politica interna.

Come si legge sul Guardian, nel 1979 la Cina accolse 50 milioni di dollari dall’UNFPA, una delle principali agenzie dell‘ONU, destinati ad essere usati nella terribile politica del figlio unico e nella promozione dell’aborto selettivo, tanto che nel 1985 il presidente americano Ronald Reagan decise di tagliare 46 milioni dollari ai fondi per l’UNFPA. In Asia, negli ultimi diedi anni, sono “scomparse” 160 milioni di bambine e il modello ha avuto ripercussioni in Azerbaigian, Georgia e Armenia, nei Balcani e in Albania (rapporto tra sessi del 115/100). Gli esperti sostengono che la mancanza di donne porterà presto alla diffusione dell’omosessualità, violenze e crimini, come il “commercio delle donne”.

Tutto questo è dimostrato e tuttavia l’UNFPA si rifiuta di affrontare i propri errori e affrontare il problema, dice la Hvistendahl. «Le conseguenze della principale agenzia delle Nazioni Unite nella promozione dell’aborto selettivo in India sono immense». In un’editoriale del New York Times si citano anche come complici la Fondazione Rockefeller e ovviamente Planned Parenthood. L’articolo conclude dicendo: «La tragedia non è che 160 milioni di bambine sono “mancanti”. La tragedia è che sono morte». Un’ulteriore approfondimento è possibile trovarlo in questo articolo.

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