L’incredibile conversione di Abby Johnson, direttrice del più grande ente abortista

Nell’ottobre 2009 Abby Johnson si è licenziata. Una scelta che fanno in tanti, d’altraparte. Bisogna allora dire che la Johnson era la direttrice di uno dei più importanti centri del Planned Parenthood degli Stati Uniti, cioè l’ente abortista più grande del mondo. La faccenda diventa assolutamente singolare se si viene a sapere che ha abbandonato la direzione dell’impero abortista dopo aver assistito ad un aborto in diretta, per andare a lavorare in un centro a favore dei diritti del nascituro, operando fianco a fianco con quanti pregavano per la sua conversione.

E’ una delle tante storie incredibili, rimbalzata alllora su tutti i quotidiani del mondo, come si può vedere ad esempio su The Washington Times, The Telegraph, Foxnews o AbcNews. La Johnson, 29 anni, ha lavorato per otto anni al Planned Parenthood fino a che -come dicevamo- ha assistito nel settembre 2009, attraverso una trasmissione per ultrasuoni, ad un feto “strizzato” mentre veniva aspirato via dal ventre materno. E’ più o meno ciò che è accauto a Bernard Nathanson, uno dei medici abortisti più noti degli USA miracolosamente convertitosi e passato con i pro-life proprio dopo l’introduzione degli “ultrasuoni” (cfr. Ultimissima 24/2/11).

Il 6 ottobre ha lasciato il suo lavoro di direttrice del centro di Bryan (Texas) e si è recata alla Coalition for Life (Coalizione per la Vita), un gruppo pro-vita che in quel momento stava partecipando in varie città statunitensi alla campagna “40 Giorni per la Vita”, seguita da 7 ex-collaboratori di clinche abortiste. La Johnson ha rivelato ciò che accade in tutto il mondo, cioè che il denaro non era speso per la prevenzione ma per gli aborti. A FoxNews.com ha dichiarato che riceveva istruzioni dai suoi capi regionali per incrementare il numero di aborti realizzati, per aumentare i profitti. Anche lei -leggiamo su Zenit.it, ha raccontato, ha iniziato a pregare per coloro che erano i suoi colleghi.

Nel gennaio 2011 Abby Jonshon (qui il suo sito web), nonostante i continui attacchi personali, ha pubblicato un suo libro di memorie nel quale spiega i motivi per cui ha lasciato l’industria dell’aborto per entrare nelle file del Movimento per la Vita. Il sito LifeNews pubblica il primo capitolo. Nel volume racconta del perché respinge la contraccezione e ha deciso di entrare nella Chiesa cattolica. Fin da subito è rimasta sconcertata notando che quel bambino non nato, dopo 13 settimane, era identico all’immagine che aveva visto di sua figlia durante la gravidanza. Questo bambino si dimenava e si torceva su se stesso per evitare di essere aspirato dagli strumenti. «Quel bambino si strizzava come un canovaccio, si arricciava su se stesso. Poi cominciò a scomparire nella cannula davanti ai miei occhi. L’ultima cosa che vidi fu la sua spina dorsale perfettamente formata venire risucchiata dal tubo, e poi era sparito», si legge nei primi capitoli. Il titolo è “UnPlanned” (SaltRiver 2011). Rivela anche, per la prima volta, di aver abortito due volte durante la sua vita passata. A causa della battaglia legale con la Planned Parenthood che ne seguì, non potè parlare dei molti aspetti su cui si basa il business del Planned Parenthood e del suo trattamento delle donne. La causa però è fallita e ora finalmente questo libro è stato pubblicato. Altri dettagli sono raccontati sulla Catholic News Agency.

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12 commenti a L’incredibile conversione di Abby Johnson, direttrice del più grande ente abortista

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  1. Elena ha detto

    Ma quante storie incredibili mamma mia! Questa donna guidava l’ente dell’aborto più importante del mondo e da un giorno all’altro va a guidare i pro choice…sono cose al limite del credibile!

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  2. Phantom ha detto

    Spero che il libro arrivi presto anche in Italia

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  3. Ercole ha detto

    Mi piace questo sito che riporta anche notizie più vecchiotte ma sconosciute ai più. Bravi!

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  4. gabriele ha detto

    in un commento sul sito uaar.it (questo sconosciuto), sotto un articolo relativo alla sentenza di strasburgo, c’era scritto che le loro proposte sarebbero diventate realtà in pochi anni per l’avanzare della secolarizzazione. però mi pere esageri, a vedere dai casi degli ex-abortisti riportati su questo sito . tempo addietro uno aveva anche detto che uccr sarebbe stato chiuso per mancanza di visite (clicca qui http://www.uaar.it/news/2011/03/01/antonio-socci-yara-come-maria-goretti/) . ecco il testo del commento : non visitatelo, se ne può fare benissimo a meno.
    le conclusioni che tirano seguono gli stessi ragionamenti deliranti e deviati per cui riescono, senza farsi schifo da soli, a credere in un dio d’amore mentre contemporaneamente perseguitano il prossimo.
    i siti senza visite sono destinati a sparire.) . penso che ad andare avanti così, o l’uuar sparirà o si riempirà di disadattati.

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    • gabriele ha detto in risposta a gabriele

      ops, scusatemi per il testo un po’intricato

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    • Lucy ha detto in risposta a gabriele

      Ma tu frequenti il sito dell’uaar? Credo non faccia bene avere a che fare con gente frustrata e depressa…esistono tanti altri luoghi interessanti su internet!

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  5. Joseph ha detto

    A proposito di conversioni eclatanti.
    Ci sono state tre persone alla base della liberazione dell’aborto USA: una donna (Norma Mc Corvey alias Jane Roe), un medico (Bernard Nathanson), un avvocato (Sarah Paddington). Due si sono convertiti, uno no. Chi è rimasto pro choice? La donna, che vive (nella fattispecie, avrebbe dovuto vivere) l’aborto sulla sua pelle? No. Il medico, che ci guadagna ma si deve sporcare le mani? Nemmeno. E’ l’Avvocato (e poi Politico), che ci guadagna in soldi, fama e potere senza sporcarsi le mani (non direttamante, almeno). Questo dovrebbe illuminarci su come funziona realmente il meccanismo della cultura abortista.

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    • Elena ha detto in risposta a Joseph

      Chi è Sarah Paddingoton? Sul fatto che ci sia un’impero economico dietro l’aborto, mi sono già illuminata da tempo 🙂

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      • Joseph ha detto in risposta a Elena

        E’ l’avvocato che assistè Norma McCorvey (aka Jane Roe) nella sua causa contro il procuratore Wade davanti alla Corte Suprema. Fu il più giovane avvocato (26 anni) a vincere una causa davanti alla Corte. Tutt’ora è impegnata nelle file pro choise.

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